Charly's blog

Noi Italia: i dati Istat, 1° pillola

Avendo già sostenuto in passato che sarebbe molto più istruttivo studiare i rapporti dell’Istat rispetto a Manzoni o al latino, vorrei portare alla vostra attenzione il report Istat Noi Italia [1]:

Noi Italia. 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo” offre un quadro d’insieme dei diversi aspetti economici, sociali, demografici e ambientali del nostro Paese, delle differenze regionali che lo caratterizzano e della sua collocazione nel contesto europeo. La pubblicazione presenta una selezione dei più interessanti indicatori statistici, spaziando dall’economia alla cultura, al mercato del lavoro, passando dalle condizioni economiche delle famiglie, alla finanza pubblica, all’ambiente.

Partiamo dall’aspetto più ovvio di una popolazione, la demografia.

—- Demografia portami via —-

Nel 2014, la popolazione italiana è composta «da oltre 60 milioni di residenti, registrando un incremento minimo rispetto all’anno precedente» e «nel corso del 2014, il tasso di crescita naturale si assesta su un picco negativo mai raggiunto dal biennio 1917-1918». Il problema è che questa popolazione è piuttosto squilibrata se prendiamo in considerazione le varie coorti d’età e al 1° gennaio 2015 «l’indice di vecchiaia assume proporzioni notevoli, salendo a quota 157,7%, mentre l’indice di dipendenza raggiunge un valore pari a 55,1%». È da notare che l’indice di vecchiaia è passato dal valore 135,7 del 2004 al 157,7 del 2015.

  Per quanto riguarda la dinamica migratoria, si osserva un rallentamento nella crescita dovuto all’aumento dell’emigrazione italiana e alla concomitante diminuzione dell’immigrazione straniera. Nel frattempo «il tasso di fecondità totale continua a diminuire, attestandosi su 1,37 figli in media per donna, mentre occorrerebbero circa 2,1 figli in media per donna per garantire il ricambio generazionale. L’età media al parto, pari a 31,5anni, rimane stabile rispetto all’anno precedente». Fra l’altro non ci si sposa neppure più e i matrimoni diminuiscono «scendendo a 189.765, con un calo maggiore dei primi matrimoni degli sposi entrambi italiani e con il 43,1% celebrato con rito civile. Infine, relativamente alle separazioni e ai divorzi sono stati rispettivamente 89.303 e 52.355, con un aumento negli ultimi 15 anni del 24,1% e del 39,3%».

Se si considerano gli stranieri «all’inizio del 2015 risiedono in Italia oltre 5 milioni di cittadini stranieri (1,9% in più rispetto all’anno precedente) che rappresentano l’8,2% del totale dei residenti. Risultano in calo sia gli ingressi dall’estero, sia le nascite di bimbi stranieri. Alla stessa data sono regolarmente presenti 3.929.916 cittadini non comunitari (55 mila unità in più rispetto al 2014). Dal 2011 il flusso di nuovi ingressi di cittadini non comunitari verso il nostro Paese risulta in flessione. Durante il 2014 sono stati rilasciati 248.323 nuovi permessi, quasi il 3% in meno rispetto all’anno precedente. Il decremento riguarda, in particolare, i permessi per motivi di lavoro; in diminuzione anche quelli per motivi di famiglia mentre aumentano i permessi per asilo/motivi umanitari».

Il risultato è scontato:

  • Pochi figli;
  • Il flusso degli stranieri cala e a loro volta si adeguano al trend dei pochi figli;
  • La popolazione invecchia;

Chi lo dice all’Inps? Nuove riforme del lavoro in vista…

—- Il mondo del lavoro —-

A braccetto con la spesa previdenziale troviamo la situazione del mondo del lavoro e, sorpresa, «si riducono i divari tra italiani e stranieri: nel 2014 il tasso di occupazione (20-64 anni) degli stranieri si attesta al 62,1% contro il 59,6% degli italiani; il tasso di disoccupazione diminuisce solo tra gli stranieri, che però continuano a presentare una disoccupazione più elevata (16,9% contro il 12,2% degli italiani ); il tasso di inattività per i 15-64enni cresce solo tra gli stranieri, tra i quali però è più basso (29,6% a fronte del 36,8%)». Come non ricordare la storiella degli stranieri che hanno voglia di lavorare a differenza dei nativi? Non a caso il tasso di occupazione degli stranieri cala dal 70,4 del 2004 al 62,1 del 2014, succede quando capitano le crisi economiche epocali. E se volete completare il quadro provate a chiedervi in quali settori lavorativi si accasano gli italiani all’estero e in quale settore si accasano gli stranieri in Italia. Qualcuno ha detto strategia Bangladesh?

Tasso disoccupazione giovanile

Tasso di disoccupazione giovanile

 Più in generale «nel 2015 in Italia il tasso di occupazione 20-64 anni sale al 60,5% (+0,6 punti sul 2014), confermando un forte squilibrio di genere. Prosegue la crescita del tasso di occupazione dei 55-64enni, cresciuto di 2 punti sul 2014 e non lontano dal 50% della strategia europea». Peccato che l’aumento di occupazione riguardi soprattutto i dipendenti a termine, la cui incidenza arriva al 14%, circa mezzo punto in più rispetto al 2014. Il tasso di disoccupazione «scende di 0,8 punti rispetto al 2014, riportandosi dopo due anni sotto il 12%. Più elevata la riduzione del tasso tra i 15-24enni (-2,4 punti), che si conferma però più elevato tra le donne (42,6% a fronte del 38,8% degli uomini). Poco meno di sei disoccupati su dieci cercano lavoro da oltre un anno, in riduzione dal 60,7% di un anno prima. Il tasso di mancata partecipazione, che dà conto di quanti sono disponibili a lavorare pur non cercando attivamente lavoro, rallenta per la prima volta dal 2006 (0,4 punti in meno rispetto al 2014)».

Niente da fare, non c’è Jobs Act che tenga.

Tasso disoccupazione giovanile Europa

Tasso di disoccupazione giovanile Europa

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[1] Cfr. http://noi-italia.istat.it/.

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Questa voce è stata pubblicata il 8 aprile 2016 da in Diamo i dati, economia con tag , , , , , , .
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