Charly's blog

Il referendum sulle trivelle: quid est razionalità?

Il recente referendum sulle trivelle pone l’occasione per interrogarci sulla natura della razionalità dato che è stata spesso tirata in ballo fino ad essere adottata come slogan dal comitato che promuoveva l’astensionismo [1]:

Siamo un gruppo di persone ottimiste, convinte che il mondo è in continua evoluzione, e che il catastrofismo non aiuta a crescere e a costruire il futuro. Il progresso avanza solo con lo sviluppo. Siamo razionali perché vogliamo contrastare paure, allarmi ingiustificati, luoghi comuni. E difendere davvero l’ambiente con il lavoro, e grazie alla ricerca, alla scienza e alla tecnica. Per questo siamo impegnati contro il referendum del prossimo 17 aprile, che affronteremo con le armi della ragione e del buon senso. Sempre con un sorriso sulle labbra.

Razionali, insomma, armati di dati e fatti. Solo una domanda: cos’è la razionalità?

—- Razionalità, fini&mezzi —-

È piuttosto comune vedere la razionalità associata a concetti quali il progresso, lo sviluppo, la scienza. Ma siamo sicuri che la razionalità possa essere associata solo a una specifica visione del mondo? Se si prendono in considerazione le scienze sociali la razionalità è assai differente dal comune sentire [2]:

Per ‘razionalizzazione’ si intende l’affermarsi della razionalità nei più diversi ambiti della vita. Il termine ‘razionalità’ in questo contesto non significa semplicemente ‘ragione’, ma va inteso in una accezione doppiamente specifica. In primo luogo, esso non si riferisce alla razionalità scientifica o teorica, ma alla razionalità dell’agire. A sua volta l’agire razionale è definito non tanto da quelle caratteristiche più generali alle quali di solito si pensa quando si qualifica un’azione come ‘razionale’ – sensatezza, comprensibilità, logicità, ecc. – bensì da elementi quali la regolarità, la ripetibilità, la controllabilità, la dominabilità dei corsi dell’azione, e soprattutto la conformità allo scopo sulla base di criteri soggettivi, in cui emerge in primo piano l’aspetto dell’efficienza calcolabile (conformemente all’etimologia latina: ratio = calcolo, computo, e in senso lato raziocinio). Così nell’accezione moderna ‘razionalità’ significa primariamente ‘razionalità rispetto allo scopo’, che Max Weber definisce nel modo seguente: “Agisce in maniera razionale rispetto allo scopo colui che orienta il suo agire in base allo scopo, ai mezzi e alle conseguenze concomitanti, misurando razionalmente i mezzi in rapporto agli scopi, gli scopi in rapporto alle conseguenze, e infine anche i diversi scopi possibili in rapporto reciproco”

E non solo, la dicotomia fra scopo e valori è un ulteriore elemento aggiuntivo da tenere in considerazione:

È importante in questo contesto la contrapposizione tra razionalità rispetto allo scopo e razionalità rispetto al valore: “Agisce in maniera puramente razionale rispetto al valore colui che – senza riguardo per le conseguenze prevedibili – opera al servizio della propria convinzione relativa a ciò che ritiene essergli comandato dal dovere, dalla dignità, dalla bellezza, dal precetto religioso, dalla pietà e dall’importanza di una ‘causa’ di qualsiasi specie” (ibid., p. 21). Il concetto moderno di razionalità non include la valutazione razionale di questi orientamenti verso valori e scopi superiori, che attengono alla sfera puramente soggettiva di una decisione in ultima istanza privata; in questa prospettiva l’agire razionale rispetto al valore va considerato sostanzialmente irrazionale. Il concetto di razionalità così inteso è circoscritto di conseguenza al rapporto ottimale tra determinati scopi, i mezzi a disposizione e le conseguenze prevedibili, dove anche gli scopi possono essere oggetto di una valutazione critica per quanto riguarda la raggiungibilità in rapporto ai mezzi a disposizione, il grado di desiderabilità in rapporto alle conseguenze negative, e infine la compatibilità con altri scopi.

L’utilizzo comune del termine razionalità è debitore, invece, dell’idea di ragione di stampo filosofico: una mente priva di emozioni che tramite al suo mero rimuginare giunge alle profonde verità del cosmo. E da cui discende l’organizzazione sociale ed etica. Detto anche un sinonimo di “fantasie” usando termini assai più prosaici.

—- Referendum, teocrazie e razionalità —-

Razionalità, allora, non vuol dire agire secondo ragione, ma rendere coerente il proprio comportamento rispetto

  • Agli scopi;
  • Ai valori;

Si deve rimarcare con forza questo punto. Prendiamo una società teocratica – il ruolo pubblico della religione, no? – come quella talebana: è razionale? Per il comune sentire no di certo, niente progresso, niente sviluppo. Il discorso cambia se, però, prendiamo in considerazione i valori dei talebani: se la preminenza è data ai valori religiosi (con relativo bagno di sangue) a discapito di altri (progresso e sviluppo) non si può che concludere che l’Afghanistan è un assolo di pura razionalità (rispetto ai valori).

Nella società Occidentale a predominare è la razionalità rispetto agli scopi con conseguente riduzione all’homo oeconomicus dei grafici e delle statistiche. Le riforme politiche non sono in teoria orientate alla proclamazione di valori, ma alla realizzazione di scopi pratici e quantificabili (benessere). O, meglio, si prova a farlo finché non si scontra con la politica applicata all’elettorato che è una emanazione di principi&valori (data l’incapacità media dell’elettorato). Un esempio classico viene dalla riforma del lavoro: scopo razionale (aumentare gli occupati per aumentare il PIL, anche se è l’aumento del PIL che aumenta il numero degli occupati…) vs lo scopo valoriale (kapitalismo reale vs quel che rimane del socialismo).

Bollare come irrazionali dei comportamenti non condivisi non è sbagliato, è peggio: stupido. Per quanto non si possa condividere il referendum sulle trivelle – io avrei votato no, ma non essendo residente non ho potuto votare – il quesito rientrava nella categoria della razionalità rispetto ai valori. I valori da promuovere erano quelli ambientalisti ed ecologisti e pazienza se non li si possano mettere in pratica senza conseguenze ovvie sul tenore di vita delle persone (razionalità rispetto agli scopi). Per abbattere l’impronta ecologica c’è un metodo facilissimo che è quello di tornare alla società pre-industriale: prego, dopo di voi.

Si deve notare che è anche il fronte del no presentava una razionalità rispetto ai valori dello sviluppo&progresso, anche se hanno cercato di argomentare sugli scopi con il solito corollario di dati&tabelle. Senza dimenticare, tuttavia, che è più facile far fallire il quorum piuttosto che far vincere il no. L’invito all’astensionismo, quindi, è stato perfettamente razionale sia secondo gli scopi sia secondo i valori.

—- La base dell’umanità: la razionalità? —-

Siamo tutti razionali, allora? Sì. Ma allo stesso tempo con la razionalità si può fare poco perché non detta gli scopi dell’agire umano. L’etica umana è infatti un’evidente elaborazione culturale di una base biologica in continuo cambiamento (la cultura, non la biologia). La nostra bio-cultura da uomo occidentale è tanto diversa da quella del 16° secolo quanto lo sarà da quella del 26° e i liberali che proclamano la fine della storia sono tanto teneri quanto asini.

In termini pratici e tornando alla questione, per quanto sia utile distinguere fra la razionalità rispetto allo scopo rispetto a quella rispetto ai valori, si deve notare che gli scopi obbediscono ai valori. L’homo oeconomicus segue il PIL perché il suo modello valoriale è di stampo commerciale e non guerriero (i cui scopi verrebbero assoggettati ai sui valori marziali: l’educazione militare, ad esempio, rispetto a quella da ragioniere). Basta confrontare Achille con Zio Paperone per farsene un’idea. E se vi chiedete da dove vengono i valori non leggete un presunto libro sacro, ma guardate un documentario sul mondo animale.

Morale della favola? Non dispensate facili patenti di razionalità e irrazionalità, ma cercate di capire le fondamenta dell’agire umano. È molto più utile e istruttivo: c’è della razionalità in quella irrazionalità, parafrasando un nobile danese di qualche secolo fa.

Approfondimenti:

_ razionalità ed emozioni: https://haecceitasweb.com/2010/07/06/il-mito-della-razionalita-pura-il-ruolo-delle-emozioni-nei-processi-conoscitivi/.

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[1] Cfr. http://ottimistierazionali.it/perche-or/.

[2] Cfr. http://www.treccani.it/enciclopedia/razionalizzazione_(Enciclopedia-delle-scienze-sociali)/.

 

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Questa voce è stata pubblicata il 20 aprile 2016 da in Uncategorized con tag , , , , , .
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