Charly's blog

Tu, o lavoratore italiano, ma sei davvero in competizione con miliardi e miliardi di lavoratori stranieri?

Un sito davvero interessante è Italians in fuga, ricco di spunti e idee. Ma talvolta può capitare di imbattersi in un paio di fantastiche amenità come la seguente:

Meritocrazia vuol dire che il 110 e lode può aiutarti a trovare un lavoro ma dal primo giorno di lavoro in poi non conta più nulla. Sei un ingegnere civile e sai progettare molto bene un ponte? Magari la meritocrazia premierà chi è meno brava come ingegnere ma sa gestire meglio le relazioni interpersonali, ha migliori capacità di persuasione, si esprime meglio, è più organizzata…. All’azienda non importa da dove arrivi, importa come produci. Meritocrazia vuol dire che il collega/concorrente cinese, pachistano o messicano ha le tue stesse possibilità. Se lui o lei produce meglio e più in fretta di te, hai voglia a richiedere ‘meritocrazia‘! La meritocrazia premia chi se lo merita davvero. Tutti pensiamo di meritarcelo. Purtroppo non tutti siamo bravi come pensiamo di essere e la ‘meritocrazia‘ del mondo del lavoro ce lo fa capire molto in fretta. E fa male quando ti viene fatto capire che non sei bravo quanto pensavi di essere.

Fino ad arrivare alla conclusione che «Meritocrazia vuol dire che, andando all’estero,  scegli di metterti in competizione con miliardi di persone piuttosto che milioni come faresti in Italia». Al netto della solita storiella della meritocrazia, mi viene un quesito: miliardi? E perché non fantastiliardi?

—- Una giornata in globalistan —-

Prendiamo una giornata tipo in questo selvaggio mondo globalizzato dove siete messi in competizione con miliardi e miliardi di persone. Vi svegliate, vi preparate e salite in automobile salvo poi scoprire che il mezzo non vuole saperne di accendersi. Con due chiamate risolvete il problema: con la prima prenotate dal meccanico, con la seconda chiamate il taxi. Arrivati in ufficio si arriva veloci allo short break di mezza mattinata: via di panino dal paninaro. E poi pranzo e via al baretto incorporato all’azienda. Fine giornata, e via a casa tramite il bus che ferma a 20 metri da casa. Giornata finita? No, manca la partita di calcetto con gli amici al centro sportivo e poi un promemoria per domani sera: il dentista vi aspetta…

Ricapitoliamo il tutto:

  • Il meccanico;
  • Il tassista;
  • Il paninaro;
  • Il barista;
  • Il proprietario del centro sportivo;
  • Il dentista;

Vi sembrano figure professionali in competizione con miliardi di persone? E certo, chiamate il tassista da Pechino e andate dal dentista di Mosca, immagino. Questo banale excursus ci dimostra che molte figure professionali sono fisicamente ancorate al posto geografico e che non possono essere messe in competizione con il resto del mondo. A soffrire in modo diretto sono i produttori di merci che possono essere smerciate in località diverse (ma non ovunque), mentre chi fornisce i servizi se la può cavare allegramente (e laddove non ci sono i limiti geografici abbiamo i confini culturali: mai sentito parlare della Torre di Babele?).

—- Italians in fuga: usate i vostri assets! —-

Torniamo al nostro italico che agogna la meritocrazia: dove va il nostro eroe? A Londra, ovviamente, la moderna Babilonia. Si vede che servire i tavoli è il sogno di molte persone… Primo appunto: per quanto Londra sia bella grande, rimane comunque una minoranza all’interno del Regno Unito. I datori di lavoro hanno bisogno quasi sempre di persone che sono presenti in loco. Primo corollario: siete in competizione solo con le persone presenti nel posto designato. Già con questo possiamo dire addio ai miliardi e miliardi di concorrenti per un posto di lavoro visto che saranno sì miliardi, ma sono dispersi ai quattro angoli del mondo.

Secondo appunto: le persone presenti in loco potrebbero non candidarsi per mancanza d’interesse (studenti, pensionati, già occupati) o per mancanza di skills. Se si lavora nel settore medico si è in competizione con le altre persone del settore, mentre se si lavora come cameriere si è in competizione solo con chi si candida per quella posizione. E solo questi due appunti hanno ridotto il numero dei rivali da miliardi e meno di un milione, e poi da un milione a neppure un centinaio o a poche centinaia. Prendiamo il lavoro più base che esista: ma quante persone volete che si candidano per fare il cameriere per una posizione lavorativa? Una rapida ricerca in alcuni siti di offerte di lavoro in Italia permette di scoprire che i candidati si misurano in decine o alla peggio alcune centinaia. Anche ammettendo che Londra sia più complessa di Milano, e quanti mai potranno essere? Secondo corollario: siete in competizione solo con le persone presenti in loco e che si candidano alle stesse posizioni.

Terzo e finale appunto: siete italiani, usate il vostro asset primario. E no, non mi riferisco alla “creatività” o alla “cultura”, ma alla vostra lingua, l’italiano. Si parla della seconda lingua più parlata d’Europa alla pari con l’inglese (come lingua madre) [2] nonché lingua ufficiale della quarta economia in Europa e dell’ottava al mondo. Se vi candidate per posizioni lavorative che richiedono l’italiano sarete in competizione solo con altri madrelingua – per quanti bravi, sarete sempre in vantaggio sugli stranieri per meri motivi di nascita – disposti a spostarsi nella stessa sede di lavoro. Parliamo di milioni? No e neppure migliaia. Forse arriviamo al centinaio solo in determinati sedi lavorative iperinflazionate (Londra, Parigi, Barcellona). Per tutto il resto, se optate per altre sedi la concorrenza crolla a picco visto che tutta questa fila di italiani disposti a venire in quelle località non ci sono. Magari arrivano, ma nel frattempo potete acquisire esperienza e nuove skills per poi vedere cosa fare in futuro. Sempre meglio che portare i piatti ai tavoli, no? Ma io sono choosy, si sa.

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[1] Cfr. http://www.italiansinfuga.com/2013/01/27/la-cruda-realta-della-meritocrazia/.

[2] Cfr. https://en.wikipedia.org/wiki/Languages_of_the_European_Union.

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Questa voce è stata pubblicata il 26 aprile 2016 da in economia con tag , , , .
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