Charly's blog

Dalli al consumismo! Ancora?

Al netto del solito vuoto bla bla su profughi e migranti – mai affrontare per davvero le questioni in ballo, mi raccomandoil Papa in carica se la prende con il consumismo [1]:

Sogno un’Europa dove i giovani respirano l’aria pulita dell’onestà, amano la bellezza della cultura e di una vita semplice, non inquinata dagli infiniti bisogni del consumismo; dove sposarsi e avere figli sono una responsabilità e una gioia grande, non un problema dato dalla mancanza di un lavoro sufficientemente stabile”

Il consumismo cattivo? Ma davvero? Ancora?

—- Consumismo, consumismo, where art thou? —-

Come al solito partiamo dalle basi ed ecco una definizione del fenomeno [2]:

Fenomeno economico-sociale, tipico/”>tipico dei paesi a reddito elevato ma presente anche nei paesi in via di sviluppo, consistente nell’aumento dei consumi per soddisfare i bisogni indotti dalla pressione della pubblicità e da fenomeni d’imitazione sociale diffusi tra ampi strati della popolazione. Il concetto di ‘consumo vistoso’ è stato utilizzato da T.B. Veblen per descrivere la propensione ad acquistare beni apprezzati non tanto per il loro valore intrinseco, quanto per l’attribuzione di status sociale di classe agiata, che dal loro possesso può derivare. F. Hirsch ha definito ‘beni posizionali’ i beni di cui usufruiscono coloro che occupano una posizione sociale di prestigio. Sono desiderati e acquistati proprio perché segnalano distinzione e status sociale, ma la loro offerta non può essere aumentata più di tanto, sia perché scarseggiano, sia perché il loro godimento si deteriora quante più persone vi accedono (risorse di status symbol o determinati servizi sociali).

Complessivamente il suddetto fenomeno viene letto sotto due elementi:

  • Superfluo;
  • Impatto ambientale;

Se si considera il primo elemento non troviamo nulla di nuovo sotto il Sole dato che già Epicuro ne parlava [3]: «Così pure teniamo presente che per quanto riguarda i desideri, solo alcuni sono naturali, altri sono inutili, e fra i naturali solo alcuni quelli proprio necessari, altri naturali soltanto. Ma fra i necessari certi sono fondamentali per la felicità, altri per il benessere fisico, altri per la stessa vita». Certo, mi è difficile immaginarmi le poleis greche ricoperte di centri commerciali, ma magari è un limite mio.

Ed ecco una definizione plastica per i tempi più recenti [4]: «Con l’andare del tempo, man mano che cresceva il benessere e il mercato si poneva al centro di tutto, si consolidava anche l’idea che possedere più beni possibile, anche quelli superflui, fosse il modo per dare un significato all’esistenza». Insomma, consumo ergo sum: si consuma non per soddisfare dei bisogni ma per colpa della pubblicità cattiva.

Facile, no? Solo una domanda: ma qual è il livello di consumi necessari e di quelli superflui e chi lo stabilisce?

—- Er consumismo: quando inizia? —-

A prima vista è facile lanciarsi contro l’obsolescenza programmata [5]: «Stop all’acquisto sfrenato di prodotti fini a se stessi, costruiti solo per essere distrutti o sostituiti in breve tempo perche’ se si rompono non si possono piu’ aggiustare (obsolescenza programmata) o perche’ non sono piu’ di moda in quanto e’ uscito “l’ultimo modello” (obsolescenza percepita)». Ma, un momento, si vuol forse dire che senza l’obsolescenza programmata – ovvove ovvove! – cellulari e compagnia vanno bene? Ma si potrebbe argomentare che sono beni superflui e non necessari, come direbbe l’Epicuro di turno. Quindi eliminiamo tutta l’elettronica, in blocco. Ma abbiamo davvero bisogno delle automobili? No e neppure delle bici. E i libri? Abbiamo davvero bisogno di tutta quella carta quando si può ciaciarare in ambito comunitario?

Se a tutto questo uniamo poi l’imbatto ambientale abbiamo delle belle sorprese. Che dire, infatti, del bagno in casa? Permettetemi di presentarvi il Presidente William Henry Harrison [5]:

Partendo da una piattaforma politica estremamente vacua e indistinta la campagna elettorale di Harrison si concentrò sul definire il candidato “l’uomo della capanna di tronchi e del sidro forte” (Log cabin and hard cider candidate), dipingendolo come il naturale referente dei duri uomini della frontiera, e ridicolizzando il rivale Martin Van Buren come un dandy effeminato che aveva persino “installato una vasca da bagno alla Casa Bianca” (fino a quel momento la residenza presidenziale ne era evidentemente priva).

Bagno in casa? Suvvia, che bisogno c’è. E poi, lavarsi tutti i giorni? E perché mai? Il forno elettrico? Ma basta accendere il fuoco con la legna, no? In pratica si torna allegramente alla preistoria e all’epoca dei cacciatori raccoglitori. Forse, in verità: l’estinzione della megafauna d’epoca glaciale potrebbe essere dovuta alla caccia dell’uomo preistorico con buona pace degli amici ambientalisti.

La morale della favola è che i consumi non sono aumentati per via della pubblicità, ma per soddisfare i bisogni delle persone. Ne volete una controprova? Rinunciate al consumo idrico del bagno in casa. Appunto. E tanto per rimanere in tema, la pubblicità non ha creato dei bisogni artificiali come si sente spesso dire, ha solo strutturato i bisogni già esistenti. Basta guardare i quadri rinascimentali per incontrare la moda e i consumi vistosi alla Veblen. O quel che rimane del Partenone.

Un ultimo appunto sulla questione ambientale. Nell’arco di mille anni luce ci sono milioni di stelle e invece di perdere tempo con queste sciocchezze si dovrebbe porre il vero quesito: come fare per piegare lo spazio-tempo per aggirare il limite della velocità della luce? Spoiler: pregare non basta.

____________________________________________________________

[1] Cfr. http://www.adnkronos.com/fatti/esteri/2016/05/06/papa-francesco-costruire-ponti-abbattere-muri_FboEFs1sRb7RyFYtJjn2PM.html.

[2] Cfr. http://www.treccani.it/enciclopedia/consumismo/.

[3] Cfr. http://www.percorsiinteriori.it/filosofia/Lettera_felicita.htm.

[4] Cfr. http://www.altrapagina.it/wp/economia-basta-consumismo/.

[5] Cfr. https://it.wikipedia.org/wiki/William_Henry_Harrison.

Annunci

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 7 maggio 2016 da in società con tag , , , .
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: