Charly's blog

Sul referendum (1° parte)

A ottobre la cittadinanza italiana è chiamata a esprimere il proprio parere sull’ennesima riforma costituzionale, la terza dal 2000, e al riguardo Renzi ha ben pensato di trasformare l’evento in un referendum sulla sua persona [1]:

Non c’è il rischio che il referendum sulla riforma costituzionale si trasformi in una consultazione pro o contro Renzi? “Il rischio c’è ma la riforma costituzionale deve essere votata sul Senato, sulle regioni, sul funzionamento della democrazia e non su di me. Poi io è chiaro che devo trarre le conseguenze se non ce la facciamo e vada a casa”, ha detto Renzi.

Anche la Boschi non è da meno e ha annunciato che «Se vince il No al Referendum anche io lascerò la politica» [2]. Bene, diamo un’occhiata alla cosa.

—- A che serve la Costituzione? —-

Lo so che questo paragrafo evidenzierà l’ovvio, ma visto che viviamo in un paese dove ci sono dei tizi convinti che la lettura di due poesie scritte 700 anni fa fornisca il “senso critico” e non, ovviamente, la conoscenza specialistica della materia oggetto di discussione pubblica, preferisco rimarcare l’ovvio non una, me diverse volte.

Prima di tutto si deve far notare che la Costituzione non si limita all’enunciazione dei principi generali del quadro legislativo, ma delinea in modo preciso la configurazione dell’ordinamento statale. In termini pratici il dettato costituzionale stabilisce come si viene eletti  e per che cosa (Camera, Senato, regioni). All’interno di quel “che cosa” vengono stabiliti i poteri e i controlli di ogni elemento degno di rilievo costituzionale in modo da disciplinare l’attività di governo in un quadro normativo coerente.

È ovvio che un referendum su una singola materia non si possa e non si debba considerare come un referendum sull’attività complessiva di un esecutivo. Se l’attività fosse meritoria ma la riforma no non la si dovrebbe comunque far passare, mentre se l’attività fosse deficitaria ma la riforma fosse in ogni caso valida la si dovrebbe comunque approvare. Discorso a parte per il ministro che ne ha promosso l’iter legislativo: nel caso specifico la sconfitta ne dovrebbe segnare la fine dell’esperienza ministeriale ma non di certo quella politica.

Più in generale in caso di dimissioni dell’esecutivo Renzi potrebbe venir fuori un altro esecutivo tecnico piuttosto che un nuovo esecutivo a maggioranza grillina (l’unica alternativa nei numeri attuali) e considerato che quest’ultimi fanno di tutto per evitare impegni di Governo potrebbe persino venir fuori un atto di sabotaggio per evitare l’amaro calice.

Morale? Si dovrebbe votare in merito al testo costituzionale e non per calcoli politici e men che mai per gli 80 euro e per le altre mancette elettorali promesse dall’attuale esecutivo. La Costituzione è importante e il voto dovrebbe essere informato e consapevole, salvo poi subire le conseguenze di uno Stato inefficace e caotico.

—- Sì, ma la legge elettorale? —-

La Carta, per quanto fonte primaria del diritto italiano, non esaurisce in sé tutti gli elementi di cui tenere conto. A parte il TUEL, Testo Unico degli Enti Locali, l’elemento da tenere in considerazione per i nostri fini è la legge elettorale: l’Italicum. In sintesi eccone le caratteristiche salienti [3]:

  • Alla lista di maggioranza relativa che ottiene almeno il 40% dei voti validi vengono assegnati 340 seggi, pari al 54% del totale,
  • In caso di mancato raggiungimento della soglia si procede al ballottaggio fra le due liste più votate;
  • Niente coalizioni o alleanze;
  • Soglia di sbarramento del 3%;
  • Suddivisione del territorio nazionale in 100 collegi plurinominali;
  • Capilista bloccati;
  • Possibilità di esprimere due preferenze;

Significa che se al primo turno le due liste più votate sono al 25% con un’affluenza al 50%, al secondo turno una delle due potrebbe ottenere la maggioranza con un’affluenza ancora minore. Lo scopo della legge è quello di privilegiare la governabilità a discapito della rappresentatività e, fin qui, nulla da eccepire. La rappresentanza è un mezzo e non un fine, altrimenti 100 partiti non sarebbero sufficienti. Quel che stona è vedere un premio di maggioranza unito al doppio turno e alla soglia di sbarramento.

Sia come sia, il rischio è che una minoranza arrivi alla stanze del bottone con i pochi voti che riesce a raccattare. Questo ci porta al punto successivo: che cosa può e che cosa non può fare questo Esecutivo?

[continua…]

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[1] Cfr. http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2016/04/13/renzi-al-salone-del-mobile-di-milano-_960a2d70-72dd-440e-b011-c3f951f89a0e.html.

[2] Cfr. http://www.corriere.it/politica/16_maggio_22/referendum-boschi-veri-partigiani-voteranno-si-43a7f594-201e-11e6-9888-7852d885e0fc.shtml.

[3] Cfr. http://www.giurdanella.it/wp-content/uploads/2015/04/italicum-testi-a-confronto.pdf.

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Questa voce è stata pubblicata il 30 maggio 2016 da in politica con tag , , , .
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