Charly's blog

Sul referendum (2° parte)

Lasciamo la parola a Benigni sulla Costituzione e sul quesito referendario [1]:

E allora che bisogno c’è oggi di cambiarla, questa Costituzione?
“Infatti farebbero bene ad attuarla, prima di pensare a cambiarla. La Carta è nata come una promessa alle generazioni future. Noi siamo qui riuniti – disse Calamandrei in quei giorni – per debellare il dolore e per ridurre la maggior quantità possibile di infelicità. Ci rendiamo conto? In questo senso la Costituzione, come la democrazia, è un paradosso, perché chiede a tutti le virtù di pochi”

Salvo poi aggiungere che sì, si può cambiare il testo della Costituzione più bella del mondo. O, meglio, solo una parte: «Io sono affezionato particolarmente alla prima parte, quella dei diritti e dei doveri, che per fortuna nessuno vuole toccare. Ma sulla parte dell’ordinamento dello Stato intervenire si può, anche tenendo conto della fase storica in cui la Costituzione è nata, dopo un periodo di umiliazione del Paese e delle sue istituzioni». Con tanto di sì annunciato nel referendum venturo:

E anche se capisco profondamente e rispetto le ragioni di coloro che scelgono il “no”, voterò”sì””.

Perché?
“Sono trent’anni che sento parlare della necessità di superare il bicameralismo perfetto: niente. Di creare un Senato delle Regioni: niente. Di avere un solo voto di fiducia al governo: niente. Pasticciata? Vero. Scritta male rispetto alla lingua meravigliosa della Costituzione? Sottoscrivo. Ma questa riforma ottiene gli obiettivi di cui parliamo da decenni. Sono meglio del nulla. E io tra i due scenari del giorno dopo, preferisco quello in cui ha vinto il “sì”, con l’altro scenario si avrebbe la prova definitiva che il Paese non è riformabile”.

Leggendo bene si può notare che Benigni, giustamente, opta una divisione fra la prima parte del testo dedicata ai diritti e ai doveri e la seconda parte che descrive l’ordinamento dello Stato. Al riguardo, voi cosa ne sapete?

—- Il testo della Costituzione più bella al mondo —–

La Costituzione ha in comune con la Bibbia l’aspetto singolare che tutti ne parlano ma nessuno si è mai preso il disturbo di leggere il testo in questione. Siccome questo è un blog per persone con un minimo d’intelligenza agiamo in modo rivoluzionario e diamo un’occhiata al dettato costituzionale in modo da parlare con cognizione di causa [2].

I primi dodici articoli presentano i diritti fondamentali del cittadino, nulla di nuovo o rivoluzionario: «La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale». Per la cronaca la Dichiarazione Universale dei diritti umani è stata firmata nel 1948 ed è a sua volta debitrice di quella del 1789.

 Gli articoli 13 e 54 descrivono i diritti e i doveri: dall’inviolabilità della libertà personale, del domicilio e  della corrispondenza alla libertà di associazione, di espressione e le tutele giuridiche. E poi il ruolo e l’enfasi data all’educazione, alla sanità, senza dimenticare il lavoro:

Art. 35

La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni.

Cura la formazione e l’elevazione professionale dei lavoratori.

Promuove e favorisce gli accordi e le organizzazioni internazionali intesi ad affermare e regolare i diritti del lavoro.

Riconosce la libertà di emigrazione, salvo gli obblighi stabiliti dalla legge nell’interesse generale, e tutela il lavoro italiano all’estero.

Art. 36

Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.

La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge.

Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi.

Art. 37

La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione.

La legge stabilisce il limite minimo di età per il lavoro salariato.

La Repubblica tutela il lavoro dei minori con speciali norme e garantisce ad essi, a parità di lavoro, il diritto alla parità di retribuzione.

Art. 38

Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale.

I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria.

Gli inabili ed i minorati hanno diritto all’educazione e all’avviamento professionale.

Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato.

L’assistenza privata è libera.

Splendido, no? Peccato che non siano applicati… Ed eccoli i doveri:

Art. 52

La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino.

Il servizio militare è obbligatorio nei limiti e modi stabiliti dalla legge. Il suo adempimento non pregiudica la posizione di lavoro del cittadino, né l’esercizio dei diritti politici.

L’ordinamento delle Forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica.

Art. 53

Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.

Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.

E pazienza se devi dare tutto per non avere in pratica niente. Sia come sia, questi elementi sono validi? Certo, ma mi trovate una Costituzione che non riesce neppure a enunciare le libertà fondamentali? La prima parte della Costituzione è valida esattamente come lo sono le altre costituzioni dei paesi occidentali. I problemi iniziano, ahinoi, con la seconda parte dedicata alla descrizione dell’ordinamento complessivo dello Stato.

—- Lo Stato? Si è rotto —-

Partiamo dal disegno complessivo come illustrato dall’art. 114:

La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato.

I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni sono enti autonomi con propri statuti, poteri e funzioni secondo i princìpi fissati dalla Costituzione.

Siccome « La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali», l’art. 117 ne disciplina le competenze fra i vari enti tramite:

  • Legislazione esclusiva;
  • Legislazione concorrente;

L’elenco è bello dettagliato ma per quanto mi sforzi ogni volta non sono mai riuscito a trovare una logica o un disegno unitario nelle varie assegnazioni. E vi lascio immaginare quanti contrasti normativi e giuridici possono venire fuori grazie alla legislazione concorrente.

L’art. 118 si occupa degli enti locali:

Le funzioni amministrative sono attribuite ai Comuni salvo che, per assicurarne l’esercizio unitario, siano conferite a Province, Città metropolitane, Regioni e Stato, sulla base dei principi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza.

I Comuni, le Province e le Città metropolitane sono titolari di funzioni amministrative proprie e di quelle conferite con legge statale o regionale, secondo le rispettive competenze.

E sul piano finanziario « I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno autonomia finanziaria di entrata e di spesa, nel rispetto dell’equilibrio dei relativi bilanci, e concorrono ad assicurare l’osservanza dei vincoli economici e finanziari derivanti dall’ordinamento dell’Unione europea».

Il disegno complessivo risulta complesso e illogico: se si adotta un’ottica centralista si dovrebbe far fuori le regioni, simili ai lander tedeschi, e puntare sulle province, simili ai distretti francesi. Se si adotta il federalismo si dovrebbe fare il contrario e non di certo tenere entrambe le soluzioni. La vulgata dominante richiede, chissà perché poi, l’abolizione delle province ma si guarda bene dal descrivere in dettaglio la ripartizione delle competenze (si veda il TUEL) fra i comuni e le regioni.

—- E la casta? —-

Ed eccoci all’orribile casta, il numero dei parlamentari alla Camera e al Senato:

Il numero dei deputati è di seicentotrenta, dodici dei quali eletti nella circoscrizione Estero.

Il numero dei senatori elettivi è di trecentoquindici, sei dei quali eletti nella circoscrizione Estero.

Ovvove, ovvove! Peccato che le vere problematiche non siano un paio di scranni in più o in meno ma l’organizzazione complessiva degli organi di governo. La Camera e il Senato presentano le stesse funzioni senza che ci sia un effettivo controllo sull’attività del Governo: in genere chi ha la maggioranza in una camera ha la maggioranza nell’altra e nelle poche volte che non è successo, si veda Prodi nel 2006, l’attività legislativa è risultata bloccata quasi del tutto.

Altra problematica viene dal ruolo del Presidente del Consiglio nell’art. 92:

Il Governo della Repubblica è composto del Presidente del Consiglio e dei ministri, che costituiscono insieme il Consiglio dei ministri.

Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri.

Il Primo Ministro è una figura piuttosto debole che non può neppure cambiare i ministri in autonomia e risulta inferiore per poteri al Cancelliere tedesco nonostante il fatto che il modello tedesco è tanto parlamentare quanto quello italiano.

E le noie non finiscono qui: l’ordinamento fiscale e tributario appena accennato nel testo fra cui l’infame art. 81:

Lo Stato assicura l’equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio, tenendo conto delle fasi avverse e delle fasi favorevoli del ciclo economico.

Il ricorso all’indebitamento e’ consentito solo al fine di considerare gli effetti del ciclo economico e, previa autorizzazione delle Camere adottata a maggioranza assoluta dei rispettivi componenti, al verificarsi di eventi eccezionali.

Ogni legge che importi nuovi o maggiori oneri provvede ai mezzi per farvi fronte.

La magistratura il cui operato non di certo esente dalle critiche, il CNEL che non è mai servito a niente. Tirando le somme, se dovessi votare un quesito referendario proponente una riforma della Costituzione usando il testo attuale voterei “no”. La Costituzione in vigore non è affatto la più bella del mondo, anzi, e rimane solo da vedere se il testo riformato sia migliore o peggiore.

[continua…]

Approfondimenti:

_ la Camera: http://leg16.camera.it/391?conoscerelacamera=9.

_ il Senato: http://www.senato.it/1010.

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[1] Cfr. http://www.repubblica.it/politica/2016/06/02/news/_la_nostra_costituzione_e_la_piu_bella_del_mondo_ma_si_puo_cambiare_per_avere_le_riforme_-141117894/?refresh_ce.

[2] Cfr. http://www.lacostituzione.it/testi_2001.php.

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Questa voce è stata pubblicata il 3 giugno 2016 da in politica con tag , , .
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