Charly's blog

Il reddito di cittadinanza: dalla salsa elvetica a quella grillina

In terra elvetica si è svolto un referendum per l’implementazione di un reddito di cittadinanza, un reddito garantito quale che sia la situazione occupazionale per il mero motivo di essere cittadini [1]:

I promotori avevano proposto come base di discussione un importo mensile di 2.500 franchi (circa 2.300 euro al cambio attuale) per gli adulti e di 625 franchi (circa 570 euro) per adolescenti e bambini. Secondo i calcoli del Governo, ciò avrebbe comportato versamenti annuali pari a 208 miliardi di franchi (circa 190 miliardi di euro). Una cifra che avrebbe potuto esser coperta, non per intero, da prestazioni della sicurezza sociale e da prelievi sui redditi da attività lucrativa. Alla fine, pur con questa copertura, sarebbero comunque mancati all’appello 25 miliardi di franchi (circa 23 miliardi di euro), da reperire per forza di cose con aumenti delle imposte o con tagli alle spese.

Il responso è stato negativo e il 76,9% dei cittadini ha bocciato il quesito referendario. Ma considerando che anche i grillini hanno avanzato una proposta di legge, sbandierata ai quattro venti come reddito di cittadinanza, è meglio dare un’occhiata in dettaglio.

—- Il reddito di cittadinanza elvetico —-

Una particolarità del refrendum svizzero è che fra i suoi promotori figurano anche imprenditori e uomini del mercato [2]:

UNA PROPOSTA A FAVORE DELLA COMPETITIVITÀ. Imprenditore, leader del partito dei verdi liberali, membro del comitato esecutivo di SwissTech, l’ente che si occupa di sostenere l’avviamento di aziende innovative, Dupertuis è invece convinto dell’esatto contrario. Studi in informatica, specializzazione alla University of Virginia, a 23 anni ha lasciato il posto da dipendente per fondare la Ecowiss, una società di gestione di contatori intelligenti che aiuta cittadini, imprese e amministrazioni a controllare i ridurre i propri consumi e i cui proventi sono addirittura legati ai risparmi ottenuti dai clienti.

«PER 18 MESI HO LAVORATO GRATIS». «Per realizzare l’idea e arrivare sul mercato», racconta a Lettera43.it, «ho investito i miei risparmi e per 18 mesi ho lavorato gratis fino a che non ho trovato un partner commerciale».
Ci sono voluti due anni, poi sono venute le soddisfazioni, compreso l’inserimento tra le migliori 10 start up svizzere. Ma oggi ripensando a quei momenti, spiega: «Non avevo una famiglia e dei figli da mantenere, oggi non potrei permettermelo».
Dalla sua biografia viene la convinzione che il reddito incondizionato sia la soluzione per affrontare «le dinamiche del mercato del lavoro e dell’ecosistema economico che verrà».

E non solo, di tanto in tento spuntano dei sostenitori dell’idea che militano nella destra politica. Com’è possibile, allora, che chi sputi sul welfare poi sì illumini sulla via di un reddito base incondizionato? Per alcune ragioni abbastanza solide:

  • Il reddito di cittadinanza andrebbe a sostituire tutta una serie di prestazioni welfaristiche: dai sussidi di disoccupazione alle pensioni, dagli assegni familiari alle misure di sostegno al reddito. Il risultato è una drastica riduzione dei vari dipartimenti e delle voci di spesa dello Stato a favore di uno solo, con somma gioia dei piccoli capitan mercato che odiano lo Stato;
  • La necessità economica: come si è già detto il mondo del lavoro potrebbe essere fortemente colpito dall’automazione dell’economia con conseguente crollo dell’occupazione. Un reddito garantito manterrebbe l’ordine sociale e una platea di consumatori per le merci prodotte dai simpatici robottini. Ovviamente si parla di una cifra sufficiente per non morire di fame e non di una che eliminerebbe l’incentivo per trovare un’altra fonte di reddito;
  • E questo ci porta al punto successivo: l’imprenditorialità. Veniamo da un ventennio dove siamo passati dall’idea di dover essere imprenditori di sé stessi all’imperativo di dover essere dei startupper. È bastato omettere il piccolo dettaglio che l’80% delle attività imprenditoriali chiude entro 3 anni [3]. È un modello idoneo, a vostro giudizio, per organizzare un paese? Un reddito garantito permetterebbe di avere un gruzzolo con il quale iniziare o con il quale acquisire skills da rivendere sul mercato.

Insomma, il reddito di cittadinanza non è quella cosa tanto radicale e da squatter che potrebbe sembrare a prima vista, ma è più in giacca e cravatta di quanto si pensi. L’Economist ha sintetizzato bene i punti della questione [4]:

There would be benefits. Poorer workers (and people who work for no income, like stay-at-home mums) would get a big boost to their incomes. Many people might use the payment to invest time and money in education or training. Entrepreneurship would become less risky. A more robust safety net would give workers more bargaining power with employers, and force firms to work harder to retain workers (and to make productivity-boosting investments). Yet there would also be big downsides. Many people might choose not to work at all; social tensions might rise. The availability of a basic income would almost certainly harden attitudes towards immigration.

E passiamo ora al caso italiano.

—- Il reddito di cittadinanza grillino —-

Il paradosso del caso italiano, e più segnatamente grillino, è che il reddito di cittadinanza da loro proposto è tutto fuorché un reddito di cittadinanza. Si tratta, infatti di un sussidio di disoccupazione universale come esistono negli altri paesi europeo, né più né meno. Basta guardare la proposta di legge in merito [5]: «Il beneficiario, esclusi i soggetti in età pensionabile, deve fornire immediata disponibilità al lavoro presso i centri per l’impiego territorialmente competenti». E via con gli obblighi:

a) fornire disponibilità al lavoro presso i centri per l’impiego territorialmente competenti e accreditarsi sul sistema informatico nazionale per l’impiego; b) sottoporsi al colloquio di orientamento di cui all’articolo 3 del decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 181, e successive modificazioni; c) accettare espressamente di essere avviato a un progetto individuale di inserimento o reinserimento nel mondo del lavoro; d) seguire il percorso di bilancio delle competenze previsto nonché redigere, con il supporto dell’operatore addetto, il piano di azione individuale funzionale all’inserimento lavorativo; e) svolgere con continuità un’azione di ricerca attiva del lavoro, secondo le modalità definite d’intesa con i servizi competenti, documentabile attraverso l’accesso dedicato al sistema informatico nazionale per l’impiego e con la registrazione delle azioni intraprese anche attraverso l’utilizzo della pagina web personale di cui all’articolo 10, comma 9, sulla quale possono essere salvati i dati riferiti alle comunicazioni di disponibilità di lavoro inviate ed ai colloqui effettuati. L’azione documentata di ricerca attiva del lavoro non può essere inferiore a due ore giornaliere; f) recarsi almeno due volte al mese presso il centro per l’impiego; g) accettare espressamente di essere avviato ai corsi di formazione o riqualificazione professionale in tutti i casi in cui l’ente preposto al colloquio di orientamento e al percorso di bilancio delle competenze, rilevi carenze professionali o eventuali specifiche propensioni. Tali corsi si intendono obbligatori ai fini della presente legge, salvi i casi di comprovata impossibilità derivante da cause di forza maggiore; h) sostenere i colloqui psico-attitudinali e le eventuali prove di selezione finalizzate all’assunzione, su indicazione dei servizi competenti e in attinenza alle competenze certificate.

Con il paradossale risultato che mentre negli altri paesi di parla di reddito di cittadinanza in Italia si parla di sussidio di disoccupazione universale (senza dimenticare la conseguente abolizione della Cassa Integrazione). Sempre con vent’anni di ritardo…

Sia come sia se ne parlerà ancora. Basta che si utilizzi le definizioni in modo consono giusto per evitare che si parli di una cosa invece di un’altra, specie in presenza di un elettorato non particolarmente sveglio e/o preparato.

Approfondimenti:

_ il futuro? http://www.startupover.com/.

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[1] Cfr. http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2016-06-05/referendum-svizzera-no-reddito-cittadinanza-si-tempi-piu-veloci-l-asilo–164826.shtml?uuid=ADnmnUW.

[2] Cfr. http://www.lettera43.it/economia/macro/reddito-di-base-se-la-proposta-viene-da-destra-e-liberali_43675248258.htm.

[3] Cfr. http://www.lastampa.it/2013/11/10/economia/febbre-da-startup-si-rischia-la-bolla-otto-su-dieci-falliscono-in-tre-anni-1PAzov4i1MHwAOqauVm1oK/pagina.html.

[4] Cfr. http://www.economist.com/blogs/economist-explains/2016/06/economist-explains-4.

[5] Cfr. http://www.senato.it/leg/17/BGT/Schede/Ddliter/testi/42593_testi.htm.

 

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Questa voce è stata pubblicata il 11 giugno 2016 da in economia con tag , , , , .
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