Charly's blog

La Brexit e il frame irrazionaldemagogo

Dopo la Brexit non mancano gli interventi posati e motivati [1]:

 “Pura demagogia pensare di chiedere nel nostro paese il referendum per l’uscita dall’Europa”. Così il presidente emerito Giorgio Napolitano, in un’intervista a Rainews24, ha commentato le proposte referendarie avanzate da Lega e 5Stelle all’indomani della Brexit. “Considero semplicemente un’aberrazione il referendum inglese, istituto che non è previsto dalla nostra costituzione che saggiamente ha escluso consultazioni popolari sui trattati internazionali”, ha aggiunto. “Dall’Italia mi aspetto continuità nella tradizione di integrazione e auspico un clima meno stridente rispetto all’esigenza di un Paese che si consolida e non si destabilizza”, ha concluso.

Re Giorgio non è il solo a profferire simili esternazioni: nel giorno della Brexit è una continua recriminazione contro il dilagare del populismo e della demagogia a danno della ragione che risiede in un campo soltanto. Chissà perché chi tutto sa non riesce a spiegarsi perché perda sempre.

—- Poppppulista, demagggoogogo! —-

Viene fuori, infatti, che le scelte politiche di una parte sono dettate dalle emozioni, mica dalla ragione [2]:

Per pensare con calma, per pensare razionalmente, occorrono tempo, tranquillità e mente sgombra da altre preoccupazioni. Tutto questo è possibile in un contesto di relativa prosperità e sicurezza, un contesto che oggi, in Europa, va rapidamente dileguandosi. Siamo troppo preoccupati per il lavoro, i figli, il futuro. Sotto la pressione di tanta insicurezza, perdiamo la capacità di pensare con chiarezza: ed è proprio allora che si fa avanti il politico più pericoloso, il demagogo, con il discorso, la retorica, l’immagine, il manifesto che non si rivolgono affatto alla mente, ma direttamente alle emozioni più primitive e potenti, alla pancia.

Emotività, non razionalità: «Di fronte all’impossibilità di operare una scelta davvero ponderata, per il gran numero di variabili e di incognite in gioco, mi è parso inevitabile che noi, il popolo, saremmo stati obbligati a fare una scelta emotiva, anziché razionale. Le istanze di identità nazionale e culturale, in particolare, sono molto difficili da tradurre in termini razionali».

Senza dimenticare, poi, l’odiato populismo: «Il vero oppio è il populismo che predica l’assenza di responsabilità che non siano di altri. La responsabilità non è mai mia né nostra, ma sempre degli immigrati, dei “burocrati di Bruxelles”, della Corte europea dei diritti umani, dei “buonisti”, delle lobby» [3]. Insomma, chi ha votato Brexit è un emotivo irrazionale, populista e demagogo. E, insulto massimo, un nazionalista. Basta dimenticare che gli europeisti vogliono creare una supernazione europea per superare i nazionalismi. Genialità pura tale da trascendere il principio di non contraddizione di aristotelica memoria. Un populista immagino.

—- Razionalità e Brexit: where art thou? —

Che la UE sia disfunzionale e inefficace è apertamente ammesso anche degli europeisti più sfegatati. Il record degli insuccessi è noto: economia, immigrazione, umiliazioni politiche a danno dei paesi del Sud, violazioni costanti dei regolamenti europei se ti chiami Germania, eccetera.

Ma al netto del disastro targato UE proviamo a vedere se le accuse di irrazionalità e populismo abbiano un benché minimo fondamento. Beninteso, che la campagna del leave fosse imbastita su una sequela di sciocchezze è assodato, ma lo stesso vale per il remain. L’uscita del Regno Unito, se si adotta una logica economica, non può portare ai disastri minacciati:

  • Il Regno Unito è un importatore netto e i dazi andrebbero a colpire le attività europee;
  • In terra inglese risiedono molti cittadini europei: la cacciata degli inglesi dal continente sarebbe speculare a quella degli europei dall’isola britannica;

Lo si può fare seguendo una logica politica, certo, ma i cocci poi li raccolgono tutti. In compenso i furboni della UE si sono messi in un guaio con le loro minacce di fuoco&fiamme:

  • Se tengono fede alle loro minacce oltre al danno economico mostreranno il vero volto della UE, un volto di certo non democratico;
  • Se non fanno nulla dimostrano di essere una chiacchiera;

Ma loro sono quelli razionali e logici. Come no. Vediamo, allora, l’aspetto demografico della Brexit:

YouGov Brexit giovani

Abbiamo già avuto modo di vedere che il termine razionalità non è fatto sinonimo della ragione delle scienze delle merendine filosofiche. Invece di accusare gli anziani e i meno istruiti, proviamo a vedere le basi razionali della loro scelta:

  • Sono anziani;
  • Poco istruiti;
  • Poco mobili;
  • Non parlano lingue le straniere;

Detto in termini più semplici: le possibilità offerte dal mercato unico non sono a loro appannaggio, ma soltanto delle persone più giovani e istruite (che razionalmente hanno votato remain). Anch’io stando fuori dall’Italia apprezzo l’ambiente internazionale e cosmopolita e pur non essendo neppure lontanamente nei grandi centri politici e economici (Londra, Bruxelles, Parigi, lavori da top 1%), mi rendo conto del divario fra la dimensione globale e quella locale.

I locali, in compenso, subiscono danno dal’immigrazione e dall’apertura dei confini economici (come le PMI italiane, d’altronde). Che volete che facciano, che si auto immolino? Eddai. Ma no, i mister razionalità&logica persistono nel non voler capire, peccato che poi i risultati siano quelli che sono.

Approfondimenti:

_ UK raus: http://www.lettera43.it/economia/macro/brexit-schuble-e-il-piano-segreto-anti-uk_43675251173.htm.

_ No UE, no cry: http://www.lettera43.it/firme/non-c-e-da-piangere-per-il-crollo-di-questa-europa_43675251099.htm.

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[1] Cfr. http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2016/06/24/brexit-napolitano-demagogia-lega-m5s_7d831d70-22bb-466f-9bc5-6179208785f9.html.

[2] Cfr. http://www.corriere.it/esteri/16_giugno_22/eclisse-dell-ragione-brexit-c46bd9f6-38b1-11e6-af01-13e8abfd5afa.shtml.

[3] Cfr. http://stradeonline.it/istituzioni-ed-economia/2111-il-populismo-e-l-oppio-dei-popoli.

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2 commenti su “La Brexit e il frame irrazionaldemagogo

  1. Connacht
    25 giugno 2016

    David Cameron ha voluto usare il referendum contando che non passasse il leave, di modo da usarlo come spauracchio per negoziare con l’UE termini ad hoc vantaggiosi per il Regno Unito. La scommessa non gli è riuscita, e pur avendo promesso di impugnare subito l’articolo 50, si è inventato le dimissioni da ottobre per guadagnare tempo e sperare in ribaltoni o in trattative più clementi (uscire subito è più dannoso per i britannici che uscire fra qualche anno). In un colpo solo ha mostrato imbecillità, incompetenza e faccia di bronzo. Complimenti, dove non riuscirono l’Invincibile Armada, Napoleone e la Luftwaffe, forse riuscirà lui. Col rischio di consegnare definitivamente, oltre alle masse (proletarie?), anche il governo all’UKIP e ai demagoghi* upper class che si reggono manipolando gli umori della massa.

    Nigel Farage & compagnia bella ugualmente non contavano realmente di vincere. Volevano sfruttare una percentuale per il leave alta ma non vincente, di modo da presentarsi alle prossime elezioni con una buona base elettorale di disperati per vincere, fare anche loro lo spauracchio con l’UE ma contemporaneamente scaricare ogni responsabilità e fallimento alla stessa perché formalmente non avrebbero avuto i numeri per chiedere l’uscita. Ora che invece i numeri li hanno, stanno già rimangiandosi molte promesse, chiedendo all’UE di uscire ma rimanendo nel mercato comune con i soli vantaggi (risposta: pernacchia) e ammettendo che molte delle affermazioni demagogiche* dei mesi precedenti erano gonfiate se non false (tipo i 300 miliardi di sterline dati all’UE). Ora cosa faranno non si sa, ma dato che nel loro programma politico è previsto un macellaio sociale non da poco mi sa che se la ritroverebbero nel culo gli stessi sostenitori del brexit che votano per loro.

    Secondo me la soluzione è nel migliorare le condizioni sociali del “popolino incolto e plebeo” per il quale molti vorrebbero rimuovere il diritto al voto. Quei leavers che, stando ai sondaggini pre-referendum (per quanto possano valere visto che davani anche la vittoria del remain), sono over-40 a bassa istruzione*, sono anche in larga parte appartenenti alle working class e middle class del ceto più basso. Difatti i più anziani di Londra, che fanno parte delle classi più benestanti, hanno comunque votato in buona parte remain. Il problema, complesso*, è quindi di natura economica e sociale (e politica). Io, posso solo dire che in my humble opinion la soluzione si dovrebbe ricercare nel welfare e nell’investimento nei servizi, evitando magari di ottenere una tassazione da paese scandinavo con livello di welfare italiano (quello “ammammà”). Però immagino che per gli oppositori degli interventi statali sarebbe inaccettabile, in particolare i sostenitori della Tatcher. Io non approvo la sua idea politica, e non la approvavano nemmeno i minatori degli anni ’80 che oggi le sono sopravvissuti e si trovano divisi fra laburisti e ukippini. 🙂

    In conclusione però c’è da dire che il futuro è dei giovani istruiti e internazionalisti, quindi coltivare il proprio orticello alla lunga non paga.

    *: si dice che è tipico della demagogia offrire risposte semplici e di pancia a problematiche complesse. A me pare che gridare e condividere ossessivamente “chi ha votato è idiota ignorante e ottuagenario rincoglionito” ricada nella definizione.

    • Charly
      25 giugno 2016

      Infatti. Cameron è un genio.

I commenti sono chiusi.

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Questa voce è stata pubblicata il 24 giugno 2016 da in politica con tag , , , , .
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