Charly's blog

Brexit: l’inutile esercizio di democrazia?

Per quanto ami dilettarmi sulle sciocchezze sparate dagli europeisti da salotto, basta una sola dichiarazione per rendere l’idea della consistenza degli argomenti dei sostenitori del leave britannico [1]:

Nigel Farage has disowned a pledge to spend £350 million of European Union cash on the NHS after Brexit. The Ukip leader was asked on ITV’s Good Morning Britain programme whether he would guarantee that the money pledged for the health service during the campaign would now be spent on it. Speaking on the morning of the referendum result he however said he had never made any such pledge. “No I can’t [guarantee it], and I would never have made that claim. That was one of the mistakes that I think the Leave campaign made,” he said.

Non male, vero? Beninteso, non biasimo Farage per aver detto una marea di sciocchezze o di bugie, biasimo gli elettori per essere così stupidi da non saper contare. O da essere sprovvisti dei più basilari elementi di logica: e se vi dicessi che il Brexit non è servito a niente e che tutto potrebbe rimanere come prima?

—- Brexit: la reazione politica —-

La prima reazione che viene in mente dopo la Brexit è quella politica, così ben sitentizzata dal solito Schauble [2]:

Germany’s finance minister, Wolfgang Schäuble, has slammed the door on Britain retaining access to the single market if it votes to the leave the European Union. In an interview in a Brexit-themed issue of German weekly Der Spiegel, the influential veteran politician ruled out the possibility of the UK following a Swiss or Norwegian model that would allow it to enjoy the benefits of the single market without being an EU member. “That won’t work,” Schäuble told Der Spiegel. “It would require the country to abide by the rules of a club from which it currently wants to withdraw. If the majority in Britain opts for Brexit, that would be a decision against the single market. In is in. Out is out. One has to respect the sovereignty of the British people.”

Perfettamente logico, d’altronde: se ci si lamenta del mercato unico e della libera circolazione delle persone perché mai poi si vorrebbe farne parte? Una volta escluso il Regno Unito dal mercato unico – via con i dazi – si può procedere con gli inglesi sul Continente [3]:

English abroad

E poi la riduzione del peso politico dell’Inghilterra: adesione lampo della Scozia e riduzione del ruolo linguistico inglese. Con l’uscita dei britannici il tedesco diviene la lingua più parlata d’Europa per numero di madrelingua e poi a seguire l’italiano e il francese. E la city di Londra può dire addio al suo primato finanziario, mi dicono che Parigi sia una città bellissima…

Ci sarebbe un danno economico? Certo, ma chi lo può reggere meglio, un continente o l’Inghilterra?

—- Brexit: la reazione economica —-

Viviamo in un’epoca dove l’economia è culturalmente egemone e a dispetto di quel che spesso si dice è meglio così. Per dire, con una mentalità economica ci saremmo evitati un paio di conflitti mondiali, bastava fare due calcoli sui costi e sui benefici. Lo stesso vale, ovviamente, per quanto riguarda la Brexit. Vediamo un paio di dettegli:

  • Interscambio commerciale;
  • Mobilità;

Una guerra commerciale fra il Continente e l’isoletta non conviene né agli uni né agli altri. Anche una battaglia sull’immigrazione è poco sensata: ci sono molti più europei in Inghilterra che non extracomunitari inglesi sul Continente, ma il sistema economico inglese ha bisogno sia dei lavoratori poco qualificati sia di quelli qualificati europei mentre non è vero il contrario. E di sicuro gli europei sono più gestibili degli asiatici o degli africani vista la comunanza culturale.

Il risultato è che basterà seguire l’esempio norvegese: l’Inghilterra per accedere al mercato unico dovrà accettarne le regole, fra le quali la libera circolazione di merci, capitali e persone. In pratica non cambierà quasi niente con l’unica differenza che l’Inghilterra ha perso la Scozia, i fondi europei e non ha più voce in capitolo nelle decisioni politiche. E anche con eventuali accordi bilaterali fra i paesi europei e gli extracomunitari inglesi cambierà poco.

Con il risultato che qualcuno dovrà rendere conto delle promesse fatte [4]:

“It’s a crucial split within the Leave group,” said Gerry Stoker, professor of political science at Southampton University. “It was absolutely clear that a lot of their supporters weren’t just voting for ending new immigration, but for sending back existing immigrants.”

Non cambierà nulla se prevarranno le ragioni economiche, mentre in caso di vittoria delle ragioni politiche gli inglesi si ritroveranno isolati ed esclusi dal mercato unico europeo. Un spledido” much ado about nothing”, mi sa, con tanti saluti all’esercizio della democrazia: non si batte la realtà con i voti.

Approfondimenti:

_ nothing will change? http://www.telegraph.co.uk/news/2016/05/20/our-deal-with-the-eu-after-brexit-will-look-very-much-like-the-o/.

_ fate presto? http://www.independent.co.uk/news/uk/politics/eu-referendum-brexit-boris-johnson-michael-gove-vote-leave-a7100431.html.

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[1] Cfr. http://www.independent.co.uk/news/uk/politics/eu-referendum-result-nigel-farage-nhs-pledge-disowns-350-million-pounds-a7099906.html.

[2] Cfr. http://www.theguardian.com/politics/2016/jun/10/no-single-market-access-for-uk-after-brexit-wolfgang-schauble-says.

[3] Cfr. http://www.lastampa.it/2016/04/29/esteri/brexit-se-gli-espatriati-inglesi-diventano-lago-della-bilancia-3jKEcRO3s8lio3m1iG1PZJ/pagina.html.

[4] Cfr. http://www.bloomberg.com/news/articles/2016-06-25/brexit-leaders-prepare-to-disappoint-supporters-on-migration.

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Questa voce è stata pubblicata il 26 giugno 2016 da in Uncategorized con tag , , .
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