Charly's blog

Ma il bail-in è incostituzionale? Ah. Quindi?

Eravate fra quelli che si lamentavano dell’intervento statale a salvataggio delle banche? Bene, dal primo gennaio è entrato in vigore il bail-in: a salvare le banche in difficoltà non interverrà più lo Stato, ma dovranno farsi carico delle perdite anche i privati a partire dagli azionisti, poi gli obbligazionisti delle subordinate, gli obbligazionisti senior e infine i correntisti con depositi superiori a 100mila euro. Se tutto questo non fosse ancora sufficiente a coprire le perdite interverrà un fondo che sarà finanziato dalle banche, mentre continueranno ad essere garantiti i depositi fino a 100mila euro. La logica nella norma è evidente: «prima di usare i soldi di tutti i cittadini per salvare una banca è bene che il conto venga pagato da chi quella banca l’ha gestita, cioè gli azionisti, e poi da chi ha scommesso sulla sua solidità, cioè gli obbligazionisti. In questo modo si “responsabilizzano” queste figure, che sapendo che dovranno pagare parte del fallimento, sono incentivate ad amministrare in maniera efficiente» [1].

—- Il bail-in è incostituzionale? —-

Tutto bello, al netto degli obbligazionisti spennati, se non fosse che il bail-in presenta qualche lieve problematica sule versante della costituzionalità. Un articolo de la Voce ne illustra le criticità [2]:

  • Art 3: «Le procedure di bail-in si applicano anche a chi ha investito prima dell’entrata in vigore della nuova normativa, senza contezza dei possibili rischi. Simile disciplina retroattiva non è di per sé incostituzionale, ma deve essere valutata secondo il rigoroso scrutinio della ragionevolezza.Art 47: «La Costituzione italiana precisa che la Repubblica “incoraggia e tutela il risparmio”. […] La normativa sul bail-in, invece, prevede che i risparmiatori possano essere chiamati a rispondere con i propri risparmi per le situazioni di dissesto della banca».
  • 47: «La normativa sul bail-in, invece, prevede che i risparmiatori possano essere chiamati a rispondere con i propri risparmi per le situazioni di dissesto della banca. Con l’evidente frustrazione dell’incoraggiamento al risparmio, che deve essere interpretato proprio come investimento del surplus monetario, funzionale allo sviluppo del ciclo economico, e non come mero accumulo di ricchezza».
  • 41: «La disciplina del bail-in prevede la possibilità per l’Autorità di risoluzione di intervenire nella disciplina di rapporti fra privati. I penetranti poteri previsti dalla direttiva consentono di modificare in corsa le condizioni contrattuali ed economiche alle quali sono stati sottoscritti i prodotti di investimento e di risparmio. Ciò è compatibile con il principio costituzionale che riconosce (e protegge) la libertà di iniziativa economica privata?»
  • 42: «La Costituzione è chiara nell’affermare che la proprietà privata può essere espropriata solo per ragioni di interesse generale e a fronte di un indennizzo».
  • 24: «La nuova disciplina attribuisce ampi poteri all’Autorità di risoluzione delle crisi bancarie (da noi la Banca d’Italia) senza, tuttavia, prevedere un completo sistema di contrappesi e di garanzie. In particolare rileva l’assenza di strumenti di controllo democratico ex ante (e ciò incide sul rispetto dell’articolo 1 della Costituzione) e la limitazione degli strumenti di difesa ex-post».

Non sono un grande esperto di diritto, ma non ho difficoltà a farmi convincere che il bail-in sia in contrasto con il dettato costituzionale. Bene, ma una domanda rimane: che si fa?

—- Le banche saltano: l’eredità della crisi —-

Il sistema bancario italiano è in crisi non tanto per le sparate folkloristiche che si sentono in giro – la corruzzzzione, la cricca e altre amenità simili – , ma per questo motivo assai terra-terra [3]:

I crediti deteriorati sono quelli che le banche hanno concesso a famiglie e imprese e che non sono stati più rimborsati. La causa principale dell’aumento di questi crediti andati a male è la recessione che ha colpito l’Italia. I crediti deteriorati si dividono in varie categorie, a seconda del loro grado di deterioramento: quelli in sofferenza sono i più problematici, i più difficili da recuperare.

La più devastante crisi economica dai tempi della Seconda Guerra Mondiale ha colpito prima aziende e i lavoratori per poi arrivare alle banche: a chi prestano alle banche se non ai lavoratori e alle imprese? La disoccupazione ai massimi storici, i fallimenti delle aziende che si susseguono senza sosta portano come conseguenza le voragini nei conti delle banche.

Per coprire le voragini ci sono due modi:

  • Soldi pubblici;
  • Bail-in;

Se scartiamo il bail-in, rimane solo l’intervento pubblico che ci porta al problema successivo: i soldi chi li mette? Lo Stato italiano non ha una grande capacità di spesa mentre è francamente intuibile la risposta all’idea di usare i soldi degli altri (spoiler: prrr!).

E si badi bene che non è un problema italiano, ma europeo: «Le banche europee hanno in pancia 1.000 miliardi di euro in crediti deteriorati, un numero equivalente al Pil della Spagna o il 7,3% del Pil dell’Unione europea.  […]L’Italia è nella lista nera con un dato nettamente sopra la media: 16,7%. I crediti deteriorati in Italia corrispondono al 17,1% del Pil. […]  Peggio delle banche italiane, sempre in termini di crediti ormai inesigibili ci sono le banche cipriote, con una media di circa 50%, seguite dalle slovene a 28,4%, dalle irlandesi al 21,5% e dalle ungheresi al 18,9%.»

E siamo tornati al principio di questo post: che fare?

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[1] Cfr. http://www.ilpost.it/2016/07/09/banche-italia/

[2] Cfr.  http://www.lavoce.info/archives/42081/bail-in-incostituzionale/.

[3] Cfr. http://argomenti.ilsole24ore.com/parolechiave/crediti-deteriorati.html?refresh_ce=1.

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Questa voce è stata pubblicata il 16 luglio 2016 da in Uncategorized con tag , , .
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