Charly's blog

Ipse dixit: l’Italia, la nuova Cina d’Europa

Volete rimettere a posto l’economia italiana? Ecco la ricetta [1]:

«Tornare all’economia reale liberalizzando il mercato del lavoro occupando quei settori che i cinesi d’Italia stanno abbandonando: dal tessile all’agricoltura intensiva».

Un ritorno alla terra e al tessile, suona quasi come la decrescita a km 0. Ma l’idea proposta è assai differente, vediamola.

—- Tornano i cinesi d’Europa: gli italiani —-

La produzione, si sa, è figlia del lavoro. Vediamo un po’ qual è il piano in cantiere:

Si tratta di conquiste storiche e poi, già approvare il Jobs Act, è stata un’impresa per il governo. «Il Paese si salverà riconoscendo i propri errori. Siamo stati in prima fila, ma siamo stati squalificati dall’economia mondiale e ora dobbiamo rimetterci in coda. Abbiamo perso il treno dell’economia basata sulla conoscenza e l’alta tecnologia, ora dobbiamo diventare i cinesi d’Europa. Riappropriarci di quei settori che imprenditori e lavoratori cinesi lasciano liberi in Italia».

Quali? «L’agricoltura intensiva, per esempio. Ma anche il tessile (a cui vanno abbinati tempi rapidi di pronta consegna), forse la meccanica… Ma dovremmo rivedere i salari. Se non lo faremo accanto a un’economia formale moderna nascerà un grande filone di economia domestica informale e un terzo di economia criminale: sarà la ‘messicanizzazione’del Paese».

Cosa vuol dire diventare i cinesi d’Europa? Il modello di sviluppo cinese si è finora basato sul costo del lavoro ridicolo impiegato in una produzione di massa a basso contenuto tecnologico. In pratica la Cina è diventata la fabbrica del mondo, non l’ufficio design, di marketing, HR, eccetera, che rimanevano dove sono sempre stati. Ultimamente la Cina sta tentando la scalata all’hi-tech, ma per ora gli Stati Uniti guidano saldamente la classifica delle imprese nel settore.

Piccolo inciso. La specializzazione produttiva cinese non ha portato il colosso asiatico in rotta di collisione con i paesi scandinavi o il Regno Unito, ma ha ferocemente danneggiato l’economia italiana. Perché? Per il semplice motivo che l’Italia ha ampi settori della propria economia che producevano, o producono a fatica, la stessa tipologia di prodotti. Per questo motivo le tirate alla Tremonti contro la globalizzazione rea di impoverire o di distruggere le economie non hanno la stessa presa ovunque: non tutti i paesi ne risultano danneggiati.

Tornando a noi, se consideriamo le specializzazioni produttive l’Italia era già la Cina d’Europa fino a quando non ha dovuto cedere il passo alla vera Cina. Si sosterrà, magari, che se i cinesi mollano questi settori si potrà tornare alla carica. Solo un momento:

Fonte: Wikipedia.

Fonte: Wikipedia.

L’abbiamo detto, no? Quel che conta è il costo del lavoro e anche se l’Italia non può vantare gli stipendi più alti, i salari sono nella side A della classifica europea. Non a caso si parla di liberalizzare il mercato del lavoro e di rivedere i salari: « Ma per fare la differenza bisognerebbe liberalizzare il mercato del lavoro, abolire il salario minimo». Unite i puntini per capire dove si vuole andare a parare: tagliare gli stipendi e mettervi a raccogliere le patate.

—- Niente italiani in Cina? Più cinesi in Italia —-

Perso, ormai, il mercato cinese rimane l’idea di delocalizzare i cinesi in Italia:

A maggio, secondo gli ultimi dati Istat, sia le esportazioni (-0,2%) sia le importazioni (-1,2%) sono in diminuzione congiunturale. Il surplus commerciale è di 5 miliardi. Che cosa potremmo fare di più, per esempio, in Cina? «Ormai quella corsa è andata. Avremmo dovuto investire di più al momento opportuno, delocalizzare prima. Sì, abbiamo ancora qualche carta da giocare nell’agroalimentare e nella moda. Ora dovremmo cercare di attrarre i cinesi in Italia: non solo nelle località turistiche, ma anche nelle nostre università, nel mercato immobiliare. Rimane però la necessità di cambiare la legislazione…».

Non solo come turisti, ma anche come studenti o imprenditori. Niente decrescita, si tratta di fare i cinesi giusto per non rischiare di fare i messicani anche se non vedo tutta questa differenze fra i due modelli economici.

Tutto considerato sono proprio contento di aver espatriato…

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[1] Cfr. http://www.albertoforchielli.com/2016/08/01/basta-ossessione-delle-banche-investiamo-su-tessile-e-agricoltura/.

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Questa voce è stata pubblicata il 2 agosto 2016 da in economia con tag , , , , , , .
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