Charly's blog

I giovani ignorano la storia! Sì, ma qualcuno ignora i dati statistici…

Piccolo giochino da fare sotto l’ombrellone. Leggete il testo e trovate l’errore [1]:

È così, c’è poco da fare, l’oceano del passato non arriva più a lambire la spiaggia del presente. Anche Huckleberry Finn rifiuta la storia di Mosè e della manna nel deserto quando scopre che Mosè è morto da secoli, della gente morta un ragazzo non sa che farsene, dice Huck e forse ha ragione. Ma per la mia generazione, e quella di mio padre, e quella di mio nonno  –  e più indietro non vado  –  il passato non era un tempo che svaniva insieme ai foglietti del calendario. Certi morti non erano mai morti. Fossero gli eroi greci o quelli del Risorgimento o Che Guevara, fosse Mozart o John Coltrane o Luigi Tenco, i grandi continuavano a vivere nell’immaginazione e nella riconoscenza dei ragazzi. Una catena d’acciaio o una ghirlanda di fiori univa il meglio al meglio, la bellezza alla speranza, la forza alla fiducia. Leggevo Dostoevskij e Tolstoj come se fossero dei fratelli maggiori, non li collocavo nel regno cupo dei morti, le loro parole erano vive, non sussurrate da un tempo lontanissimo fino a perdersi nell’incomprensibilità. E i quadri di Bellini e quelli di Morandi entravano a far parte dello stesso museo interiore, ogni giorno una nuova opera si sistemava su una parete vuota: e le pareti erano infinite, come le meraviglie del passato. Oggi i ragazzi non si voltano più indietro, gli prende subito la tristezza perché alle spalle avvertono solo un cimitero degli elefanti. La vita è adesso, qui e ora, e poi di nuovo qui e ora, e quello che è stato è stato, e tutte le chiacchiere dei vecchi sono fumo nel vento. Il presente si nutre di se stesso, digerisce se stesso e va avanti. L’arte, il pensiero, la letteratura dei secoli andati è lenta, è puro impedimento vitale, ruminamento in epoca di fast food.

E no, non si tratta della solita generalizzazione o dell’innalzare a livello universale un’esperienza locale. La risposta è nei numeri che, guarda caso, non vengono dati.

—- Numbers, numbers, where art thou? —-

La tesi sostenuta dall’articolo è semplice:

  • I giovani di oggi ignorano il passato e se ne fregano;
  • Mica come quelli di ieri che mangiavano pane e latino;

L’autore del testo, Marco Lodoli, è nato nel 1956 completando presumibilmente l’istruzione obbligatoria fra il 1962 e il 1981 (elementari, laura in lettere) [2]. Diamo, quindi, un’occhiata al livello complessivo dell’alfabetizzazione scolastica dal secondo dopoguerra ad oggi:

Tabella n° 1. Popolazione residente per livello d’istruzione in età superiore di 6 anni.

  1951 1961 1971 1981 1991 2001
Analfabeti 12,9 8,3 5,2 3,1 2,1 1,5
Senza licenza 17,9 34,2 27,1 18,2 12,2 9,7
Licenza elementare 59 42,3 44,3 40,6 32,5 25,4
Licenza media 5,9 9,6 14,7 23,8 30,7 30,1
Diploma 3,3 4,3 6,9 11,5 18,6 25,9
Laurea 1 1,3 1,8 2,8 3,8 7,5

Fonte: Istat, Serie storiche, 2011.

Niente che non si sapesse già, negli ultimi 50 anni il livello scolastico non ha fatto che innalzarsi. Con il risultato che segue:

Tabella n° 2. Popolazione di oltre 15 anni per titolo di studio.

Titolo di studio Valori
Licenza elementare o meno 10.946
Licenza media 16.480
Diploma 2-3 anni 3.089
Diploma 5 anni 15.240
Laurea 6.395
Totale 52.151

Fonte: Istat, 2013.

Ricordando sempre che l’Italia ha un tasso di alfabetizzazione scolastica assai inferiore a quello di mezza Europa.

Secondo voi, perché sono finito a parlare di titoli di studio? Per un motivo, in verità, assai scontato: si sostiene che «ai ragazzi non arriva più niente di tutto quel mondo che ha ospitato e educato generazioni e generazioni», ovvero la «filosofia greca, alla potenza e all’atto, alla maieutica e all’iperuranio, alla letteratura latina, alla poesia italiana da Petrarca a Luzi, al pensiero cristiano e a quello rinascimentale, con le loro differenze e le loro vicinanze, ai poemi cavallereschi e agli angeli barocchi, all’idealismo tedesco e al simbolismo francese, a Chaplin e Bergman, Visconti e Fellini», no? Ed è logico presupporre che l’ideologia umanistica venga trasmessa dalla scuola, giusto? Peccato che i dati statistici ci rivelano che fino a pochi anni fa ben pochi studiavano e che quasi tutti venivano mandati a lavorare. Non notate la lieve contraddizione? Come diavolo è possibile per una persona con la licenza elementare conoscere le scienze delle merendine filosofiche greche o la letteratura del 18° secolo?

—- Er contadino con il PhD di storia—-

La lamentela sull’ignoranza del passato è ancor più gustosa: i giovani ignorano il passato, si dice, e vivono in un eterno presente. Sarà, ma prima com’era? Abbiamo già visto il post 1945, vediamo il post Risorgimento. Una preziosa fonte d’informazione viene dal censimento del 1861: all’epoca gli analfabeti superavano i 14 milioni, il 74,7% della popolazione e agli albori del Novecento gli analfabeti erano ancora la metà della popolazione, mentre in Francia, Germania e Regno Unito la percentuale era assai minore. Per poi giungere al 1951: gli analfabeti erano più di 5 milioni, pari al 12,9% della popolazione di età superiore a sei anni, e i cittadini privi di licenza elementare erano quasi 13 milioni ovvero il 30,8% della popolazione.

In pratica si vuole sostenere che i ¾ della popolazione che non erano neppure in grado di leggere e scrivere avessero un profondo amore per l’ideologia umanistica nonché un’approfondita conoscenza storica degli ultimi 5.000 anni. Vi sembra credibile? A me no. D’altronde a scrivere certe genialate succede se si studia il latino e non la statistica…

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[1] Cfr. http://www.repubblica.it/speciali/repubblica-delle-idee/edizione2012/2012/10/31/news/addio_cultura_umanista_per_i_ragazzi_non_ha_senso-45646258/.

[2] Cfr. https://it.wikipedia.org/wiki/Marco_Lodoli.

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Questa voce è stata pubblicata il 6 agosto 2016 da in società con tag , , , .
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