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I gufi al tempo del Jobs Act

Renzi, non poco tempo fa, si beava dei risultati conseguiti dal suo Jobs Act [1]:

Roma, 31 mag. (askanews) – “Il mercato del lavoro è finalmente in movimento, perché il Jobs Act sta funzionando. Abbiamo smentito i gufi che fino a ieri sostenevano che, una volta cessati gli incentivi, l’andamento dell’occupazione avrebbe ricevuto uno stop. Niente di più falso. È sufficiente? No. C’è ancora da tanto da fare, ma siamo sulla buona strada”. Lo scrive su Facebook il presidente del Consiglio Matteo Renzi, commentando i dati Istat sul lavoro.

Per poi concludere che «a maggio 2016 abbiamo registrato il dato di occupazione più alto da quattro anni a questa parte, con quasi mezzo milione di occupati in più da quando sono in carica. In un anno l’occupazione è aumentata più dell’1%, pari a 215 mila persone, mentre il numero degli inattivi è sceso di 292 mila unità. I disoccupati, in un anno, sono scesi di 93 mila unita. Non solo. In un anno, i lavoratori a tempo indeterminato sono aumentati di 279 mila unità, pari all’1,9%. Buone notizie anche per i giovani: tra i 15 e i 24 anni gli occupati sono 988.000, in aumento di 11.000 unità su marzo e di 74.000 unità su aprile 2015»

—- Diamo i dati: le cessazioni e le nuove attivazioni —

Diamo un’occhiata ai dati forniti dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali [2]:

Nel II trimestre del 2016 si registra un calo del numero di attivazioni rispetto allo stesso periodo del 2015 pari a -12,1%. Gli avviamenti a Tempo Indeterminato rappresentano il 16% del totale avviamenti del trimestre, attestandosi sul valore medio registrato nel II trimestre degli anni precedenti al 2015. La dinamica degli avviamenti per tipologia di contratto evidenzia una riduzione dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato (-29,4%) e dei contratti di Collaborazione (-25,4%), scendono anche gli avviamenti a tempo determinato (-8,7%) in misura maggiore per la componente femminile (-15,2%) meno per quella maschile (-2,4%). Da sottolineare l’aumento del +26,2% dei contratti di Apprendistato, segno dei recenti interventi volti a rafforzare tale strumento di ingresso nel mercato del lavoro (in particolare Garanzia Giovani).

Meno contratti, insomma, ma si registra anche «La riduzione di nuove attivazioni si accompagna però con una stabilizzazione dei contratti in corso. Infatti, nel secondo trimestre 2016, si registrano 84.334 trasformazioni: 62.705 da Tempo Determinato a Tempo Indeterminato e 21.629 da Apprendistato a Tempo Indeterminato». Per un totale di 83.966 lavoratori, poca roba.

Passando alle assunzioni viene fuori che «il 70,5% delle assunzioni effettuate nel secondo trimestre 2016 ha interessato contratti di lavoro a Tempo Determinato (1.730.848 unità), 392.043 quelli a Tempo Indeterminato (pari al 16% del totale) e 87.426 i contratti di Collaborazione (il 3,6% del totale). I rapporti di Apprendistato avviati sono stati 81.877 pari al 3,3% del totale».

Tipologia contratti di lavoro

Tipologia contratti di lavoro

Se si considera l’analisi della dinamica dei contratti, «rispetto al secondo trimestre del 2015, mette in evidenza un calo dei rapporti di lavoro a Tempo Indeterminato pari a -29,4% (163 mila unità in meno). Scendono anche gli avviamenti di contratti a Tempo Determinato, -8,7% (circa 164 mila unità in meno) e i contratti di Collaborazione, -25,4% (quasi 30 mila unità in meno). Aumentano invece in misura significativa le attivazioni di contratti di Apprendistato: +26,2% pari a 17 mila unità oltre alle Altre tipologie di contratto, +1,6%».

Nel secondo trimestre 2016, «ai 2.454.757 rapporti di lavoro attivati corrispondono 1.848.138 lavoratori. La maggior parte di questi ha un’età compresa tra 25 e 34 anni, 518.272 individui (il 28%); 444.845 sono quelli d’età compresa tra i 35 e i 44 anni (il 24,1%). Rispetto al secondo trimestre 2015, a fronte della riduzione del 12,1% dei contratti attivati, il numero dei lavoratori interessati diminuisce in misura inferiore, pari a -8,9%. Il numero medio di avviamenti per individuo è pari a 1,33, era 1,38 nel secondo trimestre 2015: ciò sta a significare una maggiore permanenza sul lavoro da parte degli individui interessati da nuove attivazioni ovvero percorsi lavorativi meno frammentati nel periodo analizzato».

Contratti per classe d'età

Contratti per classe d’età

L’analisi per tipologia contrattuale «mostra una prevalenza del numero di cessazioni dei rapporti a Tempo Determinato (65,5% del totale, pari a 1.439.787 unità), cui seguono le cessazioni dei contratti a Tempo Indeterminato (21,4% del totale pari a 470.561 unità), nonché una quota significativa di Altre tipologie (6,6%, pari a 145.063 unità) e di rapporti di Collaborazione (4,9%, pari a 107.743 unità). Più contenuta l’incidenza percentuale sul totale delle cessazioni di rapporti di Apprendistato (1,6%, pari a 34.708 unità)». Decisamente interessanti risultano motivi di cessazione: «il numero di rapporti di lavoro che termina alla naturale scadenza è pari 1.433.114 unità (-13,1% rispetto allo stesso periodo del 2015). Diminuiscono anche le cessazioni per Dimissioni (-23,9%, pari a -92.188 unità), i pensionamenti (-41,4%, pari a -9.817 unità), le conclusioni contrattuali per cessata attività (-10,3%, pari a -1.684) mentre aumenta il numero dei Licenziamenti (7,4%, pari a 15.264 unità)». Il calo delle dimissioni è un campanello d’allarme perché potrebbe essere motivato dalla scarsa possibilità di trovare un altro impiego o dal rischio di perdere l’articolo 18 se si passa alle nuove tipologie contrattuali.

—- L’analisi dei numeri —-

In breve la situazione è come segue:

  • Le nuove attivazioni sono in calo;
  • Ma il saldo con le cessazioni rimane positivo;
  • Il 70% dei nuovi contratti è a tempo determinato;
  • Si registra una scarsa mobilità lavorativa;

Eppure se si considera l’andamento del tasso di occupazione e di quello di disoccupazione veniamo da un trend relativamente positivo:

Tasso di occupazione e di disoccupazione

Tasso di occupazione e di disoccupazione

Il timore è che finiti gli incentivi fiscali il mercato del lavoro torni nella sua condizione di stasi lasciando facilmente intuire che cosa succederebbe in caso di nuova recessione. Se dobbiamo aspettare ancora un trimestre per poter dare una valutazione complessiva dell’impatto del Jobs Acr, ma l’impressione è che sia stato piuttosto modesto, si può già registrare il fallimento dell’intervento governativo per arginare il precariato. Morale? Ci sono molte possibilità che i gufi rideranno per ultimi.

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[1] Cfr. http://www.askanews.it/politica/lavoro-renzi-smentiti-i-gufi-il-jobs-act-sta-funzionando_711824658.htm.

[2] Cfr. http://www.lavoro.gov.it/documenti-e-norme/studi-e-statistiche/Pagine/default.aspx.

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2 commenti su “I gufi al tempo del Jobs Act

  1. Alessandro Mattedi
    21 settembre 2016

    Uhm, se va male tempo che nemmeno i gufi rideranno.

    • Charly
      21 settembre 2016

      Se sono residenti all’estero sì 😛

I commenti sono chiusi.

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Questa voce è stata pubblicata il 11 settembre 2016 da in economia con tag , , .
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