Charly's blog

Fallacie retoriche per tutte le stagioni: dall’uomo di paglia alla globalizzazione di paglia (1° parte)

In ambito retorico esiste la cosiddetta fallacia dell’uomo di paglia [1]:

In una discussione una persona sostituisce all’argomento A un nuovo argomento B, in apparenza simile. In questo modo la discussione si sposta sull’argomento B. Così l’argomento A non viene affrontato. Ma l’argomento B è fittizio: è stato costruito espressamente per mettere in difficoltà l’interlocutore (ecco perché “fantoccio”). Se l’operazione retorica riesce sembrerà che l’avversario sia riuscito a smontare l’argomento A. Tutto sta nel far sembrare che A e B coincidano.

L’argomento fantoccio è generalmente un argomento più debole di quello iniziale e per questa ragione più facile da contestare. L’argomento può essere costruito:

  • estremizzando l’argomento iniziale;

  • citando fuori contesto parti dell’argomento iniziale;

  • inserendo nella discussione una persona che difenda debolmente l’argomento iniziale e confutando la difesa più debole dando l’impressione che anche l’argomento iniziale sia stato confutato.

  • citando casi-limite dal forte impatto emotivo;

  • citando eventi avvenuti sporadicamente e/o accidentalmente e presentandoli come se fossero la prassi;

  • forzando analogie fra argomenti solo apparentemente collegati tra loro;

  • semplificando eccessivamente l’argomento iniziale;

  • inventando una persona fittizia che abbia idee o convinzioni facilmente criticabili facendo credere che il difensore dell’argomento iniziale condivida le opinioni della persona fittizia.

Non sorprende scoprire che venga adoperata anche in ambito politico, in particolar modo con la globalizzazione e il mercato del lavoro.

—– La globalizzazione, l’arcigna nemica del genere umano —-

Arrivano i profughi e i migranti? Colpa di un perfido piano ordito dal capitale, che diamine [2]:

La si continua a chiamare immigrazione di massa. In realtà andrebbe etichettata come deportazione di massa di esseri umani. Questo è il vero volto delle odierne ondate migratorie che stanno sconvolgendo l’Europa. Si finge di voler accogliere e integrare: in realtà, si giubila all’arrivo dei migranti proprio come – secondo l’esempio di Marx – il vampiro festeggia quando vede sangue.
SERVONO NUOVE MASSE DI SCHIAVI. Perché il Capitale vincente giubila all’arrivo dei migranti? Perché, pur potendo farlo, non ne regola i flussi? Non è difficile capirlo, per chi voglia procedere con la propria testa e senza seguire le correnti del politicamente corretto e del pensiero unico artatamente preordinato.
Il Capitale ha bisogno di masse di schiavi ricattabili e senza diritti, disperati e disposti a tutto pur di sopravvivere. Ne ha bisogno per tre ragioni: 1) perché può sfruttarli senza riserve, nel modo più efficace, come materiale umano disponibile; 2) perché può usarli, nella lotta di classe, come strumenti per abbassare il costo della forza lavoro, costringendo il lavoratore italiano e francese a lavorare nelle stesse condizioni del migrante (è la marxiana legge dell’esercito industriale di riserva); 3) perché può far sì che prosperino le lotte tra gli ultimi (autoctoni contro immigrati) e che la lotta resti nel piano orizzontale dei servi in lotta con i servi e mai si verticalizzi nella forma del conflitto tra servo e signore.

E per non farsi mancare niente ecco la guerra alla stabilità: «L’odierno capitalismo flessibile ha da tempo dichiarato guerra alla stabilità in ogni sua forma. Esso aspira a rendere tutto mobile e on demand, dalla produzione delle merci all’esistenza dei soggetti. Per questo mira a precarizzare integralmente le vite: per farlo, deve rendere “liquida” (Bauman) l’intera società. Deve dissolvere l’eticità di matrice hegeliana, ossia la stabilità lavorativa, sociale, sentimentale. Deve, di conseguenza, annientare il posto fisso di lavoro, la famiglia stabile, i diritti sociali e, non da ultimo, la casa di proprietà come fondamento della stabilità esistenziale. Il precariato si caratterizza, in effetti, per l’impossibilità strutturale di costituire una famiglia e, con essa, di mettere al mondo figli. L’intermittenza contrattuale e salariale gli impedisce permanentemente di stabilizzare la vita etica in senso lavorativo e familiare, negandogli il diritto a un lavoro stabile e a una casa di proprietà» [3]. E poco importa se il capitale in quanto unico centro pensante non esiste dato che si tratta della sommatoria degli individui dotati sì di capitale ma con differenti idee e interessi…

—- La tesi alla prova: la Germania del milione di profughi —-

Vista l’ipotesi cerchiamo un esperimento per verificarne la veridicità. Abbiamo visto che ci servono una marea di migranti senza margini di trattativa, disperati e pronti ad accettare tutto. La storia recente è stata così gentile dal fornirci un caso esemplare: il milione di profughi arrivati in terra germanica. Se la tesi della “globalizzazione è brutta&cattiva” corrisponde al vero dovremmo avere a che fare con una colossale sostituzione di personale, siriani e iracheni al posto dei tedeschi. Ecco a voi la dura replica della realtà [4]:

Assumere i migranti? In Germania non se le parla: sono appena 54 in cinque mesi. Il che fa prevedere un impatto forte su tassi di disoccupazione dei prossimi anni nel Paese che a questi numeri sta molto attento. I dati del ministero delle Finanze, ripresi dalla ‘Bild’, fanno capire che il problema è reale: i senza lavoro cresceranno in media, l’anno prossimo, di 110 mila unità, portando il totale a 2,86 milioni. E sarebbe il primo segno ‘+’ per la disoccupazione su base annuale dal 2013. Entro il 2020, poi, i disoccupati arriveranno a 3,1 milioni, record dal 2020. Vero che dovrebbe salire anche il numero di occupati, di oltre un milione, tanto da portare il totale a 44,1 milioni entro il 2020.

Intelligente questo capitale tedesco: vuole gli immigrati per distruggere il lavoro e poi non li assume! Paradossale, vero? Solo se non avete mai letto un libro di sociologia economica. Le aziende non assumono il personale in modo casuale, ma per soddisfare le proprie esigenze produttive e organizzative. Le suddette esigenze possono richiedere profili a elevata specializzazione o profili a bassa o nulla. Le aziende, inoltre, sono alla ricerca di vantaggi competitivi sul mercato che non si limitano solamente al contenimento del costo, ma possono puntare  anche sulla ricerca, l’innovazione, l’elevato livello dei servizi che un sottopagato non può garantire. Capito perché la NASA non de localizza in India e non assume persone analfabete?

Nel caso tedesco la massa di profughi è inoccupabile per via delle mancate conoscenze linguistiche e anche dopo aver ovviato in parte al problema, il madrelingua laureato rimane tutt’altra cosa, potrebbe non avere le competenze richieste dal mercato del lavoro. Aggiungendo al tutto l’appeal inesistente dei mercati del lavoro d’origine, la diagnosi è presto emessa: a parte i pochi qualificati a carattere tecnico e scientifico, sempre a rischio di sottoccupazione per via della qualità del sistema d’istruzione dei paesi di provenienza, la maggior parte dei profughi è condannato a un’esistenza che si dipana fra i sussidi e lavori precari. Com’è che diceva il boss dell’A-Team? Vado matto per i piani ben riusciti?

—- Il peccato dei giorni nostri: la mobilità —-

Se chiedete in giro, sarà difficile non trovare qualcuno che non si lamenti della propria situazione lavorativa: il capo, i colleghi, lo stipendio. Ma, allora, perché non cambiano? I sostenitori della tesi presa in esame in questo post appoggiano anche il modello di comunità che può essere definito “il cane che piscia sul muro”: dopo il primo contratto, si contrae un mutuo, ci si sposa, si sfornano marmocchi. Tutto bello, ma l’effetto collaterale è la riduzione della mobilità con conseguente calo del potere contrattuale. Se non ci si può allontanare più di tanto da un posto, le possibili posizioni lavorative calano enormemente. Si passa da un continente, un paese, a una provincia. Le aziende lo sanno e non hanno molti incentivi per viziare i lavoratori: tanto non se ne vanno.

Viceversa un lavoratore mobile può cambiare azienda con maggiore facilità: una città, una regione o un paese differente non sono limiti insormontabili. In più si può far leva sulla necessità delle aziende che cercano il vostro profilo in modo da strappare condizioni lavorative molto favorevoli.  D’altronde l’economia è lo studio dell’allocazione delle risorse in maniera efficiente in condizione di scarsità e, si sa, chi ha bisogno è meno schizzinoso di chi vive nell’abbondanza. E vale anche per il datore di lavoro: la flessibilità è un’arma a doppio taglio e tirare troppo la corda può finire con un bel dito medio da parte del lavoratore.

Dopodiché esiste sicuramente anche un precariato volto a schiacciare le condizioni lavorative come si è assistito negli ultimi anni, ma si tratta per lo più dei profili a basso appeal e nulla mobilità. Tutti gli altri possono muoversi in cerca di lidi migliori, se hanno le skills per farlo, mentre per i profili di elevato livello parlare di precariato è ridicolo. Ve lo ricordate Mario Monti? Ecco, è il classico tizio che cambia lavoro dopo poco tempo e non mi pare che abbia mai preso una fregatura…

Il grande equivoco di questi anni è stato quello di considerare alla stessa stregua fenomeni fra loro diversi come il precariato di basso livello e le opportunità di alto livello (ma anche di medio). E quando si parla di alto e medio livello si dovrebbe prendere in esame come raggiungerlo (istruzione) e come ovviare alle differenze dettate dalla nascita. Spoiler: fra i paese europei con maggior mobilità sociale troviamo quelli con minore diseguaguaglianza e caratterizzati dal welfare universale. Indovinate perché.

[continua…]

___________________________________________

[1] Cfr. https://it.wikipedia.org/wiki/Argomento_fantoccio.

[2] Cfr. http://www.lettera43.it/firme/basta-retorica-i-migranti-sono-i-nuovi-deportati_43675259973.htm.

[3] Cfr. http://www.lettera43.it/firme/vogliono-toglierci-la-casa-per-schiavizzarci-meglio_43675261248.htm.

[4] Cfr. http://www.italyjournal.it/2016/09/10/germania-migranti-appena-54-assunti/.

Annunci

Un commento su “Fallacie retoriche per tutte le stagioni: dall’uomo di paglia alla globalizzazione di paglia (1° parte)

  1. epifaniog
    9 ottobre 2016

    Sarà… a me sembra comunque che ci sia una volontà politica ben precisa di far entrare una massa smisurata di africani e di asiatici nei nostri territori con modalità emergenziali. Perché altrimenti non avremmo le navi della marina italiana che pattugliano le acque territoriali libiche, con le conseguenze che tutti sappiamo. Tutti questi migranti poi sono, nella quasi totalità, giovani e in ottima salute. Dunque, ideali per svolgere lavori faticosi e per riprodursi.
    Poi, succede che in Germania e in altri paesi si verifichino degli stupri su scala di massa (magari con qualche gravidanza)… tutto casuale?
    E grazie, che non li assumono. Non sono regolari. Probabilmente molti di loro lavoreranno in nero. Ma intanto non sloggiano.
    A me sa tanto di genocidio… se poi ti sei messo a fare il debunker, inutile che parliamo.

I commenti sono chiusi.

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 28 settembre 2016 da in economia con tag , , , , .
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: