Charly's blog

Una bambina, una maestra e le best practices dell’ITIL

Il mio progetto di continuare ad analizzare la fallacia della globalizzazione di paglia si è arenato quando mi sono imbattuto in questo pezzo di Germellini [1]:

Gentile monsieur Stéphane Solomon, considero una provocazione stimolante la lettera da Lei scritta alla maestra di suo figlio per chiederle il permesso di scontare in sua vece la punizione che l’insegnante ha inflitto al bambino. La storia è presto detta. La maestra sgrida un’alunna impacciata: «Tu leggi proprio male!». Il piccolo Solomon, suo figlio, vive sulla propria pelle l’umiliazione inferta alla compagna e redarguisce l’insegnante: «Così non si fa!». La maestra punisce l’atto di insubordinazione mettendogli una nota e, quando lui per reazione sbatte il quaderno sulla cattedra, gli infligge un’ora di castigo. A quel punto entra in scena Lei, monsieur Solomon, scrivendo una lettera pubblica in cui, con un stile tra l’ironico e l’enfatico, rivendica la responsabilità di avere educato il bambino ai valori della Giustizia e del Rispetto, rigorosamente maiuscoli. E conclude con la richiesta di essere punito al suo posto.

Ohibò, cosa mi tocca leggere?

—- Giustizia&rispetto nella scuola —-

Ecco il testo della lettera del padre [2]:

La prego di volermi scusare il comportamento di mio figlio Eythan, che si è lasciato trasportare durante la lezione esclamando: “Questo non si fa!”. Ho educato mio figlio all’Ottimismo e alla Comunicazione positiva, per suscitare in lui i valori come il Rispetto e la Giustizia. Ed è per tale ragione che mio figlio non ha potuto trattenersi dall’esprimere il proprio dolore quando ha sentito dire a un’ allieva timida e riservata: “Tu leggi male. Non mi piacerebbe ascoltarti mentre mi racconti una storia!”. Eythan sa che questo tipo di giudizi può influenzare una persona, ancora di più se manca già di fiducia in se stessa. Dunque non ha saputo trattenere la sua empatia. In breve: d’ora in poi saprà che in alcuni ambienti queste cose esistono ancora. La prossima volta sarà meno sorpreso da questo tipo di affermazioni. Detto questo, forse avrei dovuto prepararlo prima. Io sono dunque al 100% Responsabile dell’Energia di cui ha dato prova nel mezzo del vostro corso. Per tale ragione io le propongo di essere punito al suo posto e di passare con lei i 55 minuti di punizione previsti dalle ore 15.05 alle ore 16.

Il Gramellini, tuttavia, non nasconde alcune perplessità: «Non pensa di avere delegittimato la maestra davanti a tutta la classe? Ma soprattutto non teme che, a furia di tenerlo sotto una campana di vetro, proteggendolo da ogni frustrazione, suo figlio crescerà senza gli anticorpi necessari ad affrontare una vita dove gli capiterà spesso di andare a sbattere contro le ingiustizie e l’ottusità del potere?».

A differenza del moralista de la Stampa, più che perplessità l’episodio mi ha divertito: voi sapete cos’è l’ITIL?

—- L’ITIL a scuola! —-

Ecco la definizione di ITIL da parte della solita Wikipedia: «Information Technology Infrastructure Library (ITIL) è un insieme di linee guida ispirate dalla pratica (Best Practice) nella gestione dei servizi IT (IT Service Management) e consiste in una serie di pubblicazioni che forniscono indicazioni sull’erogazione di servizi IT di qualità e sui processi e mezzi necessari a supportarli da parte di un’azienda» [3]. A dispetto della descrizione altisonante, si tratta di un insieme di linee guida dedicate all’organizzazione dei processi aziendali e non mancano, ovviamente, le istruzioni su come procedere in caso di critiche e/o feedback. Per prima cosa:

  • Una critica e/o il feedback devono essere tenuti privatamente;
  • Si deve seguire il modello sandwich: si parte con una nota positiva, si evidenzia la criticità, si chiude con una nota positiva;
  • La critica e/o il feedback deve essere specifico, descrittivo e puntuale, non moralista;
  • Si deve trattare anche come porre rimedio alla criticità;
  • Il tono deve essere assertivo, non aggressivo o passivo;

Da come l’episodio è stato descritto risulta lecito supporre che la docente non abbia minimante tenuto conto di questi fattori. Con tutta probabilità perché non li conosce né si è mai curata di fare delle ricerche sull’argomento, sapete com’è, essere preparati pare brutto.

—- Delegittimare il prof? Fanno tutto da soli… —-

In una qualsiasi azienda seria la docente si sarebbe ritrovata a discutere della questione con il proprio superiore, con tanto di richiamo comportamentale. D’altronde non è un mistero che si tratti i bambini in un modo che se applicato agli adulti porterebbe rapidamente alla rissa o a un’aula giudiziaria. Come al solito i docenti di qualsiasi grado e profilo scolastico si delegittimano da soli per via di contenuti ridicoli e metodologie d’insegnamento che non dovrebbero neppure essere chiamate tali.

Si obietterà che la scuola non è un’azienda, nulla da eccepire, ma vorrei anche sottolineare che la scuola non è né un’azienda né un’istituzione seria. Non mi rimane che manifestare tutta la mia solidarietà al piccolo che ha le palle di intervenire a difesa di una compagna di scuola, nonché la mia umana pietà per il fatto che avrà a che fare con la fantagenialità di questi fantageni per anni e anni.

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[1] Cfr. http://www.lastampa.it/2016/09/29/cultura/opinioni/buongiorno/la-scuola-del-padre-l0fskyyN0rFOMFzLgY4JkK/pagina.html.

[2] Cfr. http://www.ilgiornale.it/news/cronache/padre-chiedere-scontare-punizione-posto-figlio-colpa-mia-1312197.html.

[3] Cfr. https://it.wikipedia.org/wiki/ITIL.

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Questa voce è stata pubblicata il 1 ottobre 2016 da in società con tag , , , , , .
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