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Fallacie retoriche per tutte le stagioni: dall’uomo di paglia alla globalizzazione di paglia (2° parte)

Stufi del complotto massone e omosessualista contro la famiglia? Ecco a voi il complotto del capitalismo globalista [1]:

Se la famiglia comporta, per sua natura, la stabilità affettiva e sentimentale, biologica e lavorativa, essendo hegelianamente fondamento dell’“eticità”, la sua distruzione risulta pienamente coerente con il processo oggi in atto di precarizzazione delle esistenze condotto spietatamente dall’ordine neoliberistico. Non è difficile da capire.

E dopo i marxisti contro il Capitale, ecco a voi i familisti contro la globalizzazione!

—- L’ultima dei Marxisti: a difesa della famiglia tradizionale —-

Lasciamo la difesa della famiglia borghese ai marxisti di oggi:

La distruzione neoliberistica del welfare State si accompagna, allora, sul côté dei costumi, all’aggressione – anzitutto ideologica – ai danni dell’istituto familiare, in nome della precarizzazione integrale delle esistenze e della deeticizzazione, affinché l’individuo sradicato resti completamente solo e in balia delle leggi della competitività universale, mero consumatore sradicato, senza identità e senza storia, senza radici e senza progetti. È solo in questo orizzonte che si comprende nella sua reale portata, emancipativa solo per il nesso di forza capitalistico, l’oggi in atto aggressione alla famiglia come luogo della stabilità etica borghese: si tratta di un processo di disgregazione dei presupposti simbolici della famiglia non meno che delle sue valenze educative, del significato sociale e della funzione di solidarietà e di naturale welfare state, della struttura di luogo di responsabilità e di accoglienza. L’ “evaporazione del padre” (Lacan) propria del capitalismo edipico procede, dunque, di conserva con l’annichilimento della famiglia, nel trionfo dello sviluppo della società dell’insocievole socievolezza a capitalismo avanzato, in cui l’individuo autocratico e autistico è attore del consumismo e oggetto di una manipolazione totale.

A parte per l’Oskar Giannetto di turno, è abbastanza evidente che non si produce per produrre ma per vendere. E per vendere ci vuole qualcuno che compri, no? Il capitalismo, di conseguenza, non ha un grande interesse a sabotare la demografia di un paese a meno che non si desideri avere un numero inferiore di clienti. Mi trovate l’imprenditore che vuole avere meno clienti e meno guadagni? Solo uno, dai.

Capito che il capitalismo non attenta alla demografia, si obietterà che il bersaglio è la famiglia tradizionale. Un momento, fatemi capire: le 15 enni non vengono date in sposa a degli sconosciuti tramite matrimoni combinati è per colpa di MTV? Che orrore! Certo che se la televisione avesse tutto questo potere di manipolazione non si capisce perché i voti elettorali non coincidano con i desideri delle élite, si veda per la Brexit. Più in generale: il divorzio non ha distrutto la famiglia, ha solo preso atto che le coppie possono scoppiare. Sempre che si non voglia, beninteso, imporre uno sposalizio contro la volontà dei contraenti. Lasciamo ai marxisti, allora, l’onore della difesa dei matrimoni feudali dato che, a ben pensare, la libera scelta del partner è palesemente fondata su un conto economicista…

E gli omosessuali? Complotto del capitalismo! Leggere per credere [2]:

Ecco allora che l’odierna difesa delle coppie omosessuali da parte delle forze progressiste non ha il proprio baricentro nel giusto e legittimo riconoscimento dei diritti civili degli individui, bensì nella palese avversione nei confronti della famiglia tradizionale e, più in generale, di tutte le forme ancora incompatibili con l’allargamento illimitato della forma merce a ogni ambito dell’esistenza e del pensiero. Il neoliberismo oggi dominante è un’aquila a doppia apertura alare: la “destra del denaro” detta le leggi strutturali, la “sinistra del costume” fornisce le sovrastrutture che le giustificano sul piano simbolico. Così, se la “destra del denaro” decide che la famiglia deve essere rimossa in nome della creazione dell’atomistica delle solitudini consumatrici, la “sinistra del costume” giustifica ciò tramite la delegittimazione della famiglia come forma borghese degna di essere abbandonata, silenziando come “omofobo” chiunque osi dissentire.

Tutto bello se non fosse che le forze definite turbo capitaliste si rivelino poi essere conservatori in ambito sociale, mentre le forze progressiste critiche contro il capitale sono le stesse che inneggiano ai matrimoni omosessuali. E ancora una volta non si capisce perché il capitale debba distruggere la famiglia: la famiglia consuma di più di un individuo e se non ci si vuole muovere da un posto, nessun problema, ci si può sempre godere la disoccupazione. Tanto la mancanza di forza lavoro è più un mito che altro e le aziende non chiudono per mancanza di candidati.

—- La finanza o dei ricatti alla democrazia —-

La ricordate la Grecia che si era opposta alla dittatura finanziaria? Ecco a voi [3]:

In Grecia, come in Italia ed in altri paesi, governi di destra e di sinistra hanno generato un colossale debito che viene fatto ricadere sulle spalle dei popoli: non si tratta di danni collaterali, ma dei risultati di scelte scellerate. La Grecia, muovendosi con coraggio, ha compiuto un audit sul suo debito, identificando le componenti legittime, quelle illegittime e quelle tossiche. Il pacchetto di iniziative che il governo guidato dal Primo Ministro Tsipras ha proposto mira a consentire alla Grecia di restituire la parte legittima del debito, quella dovuta, ma senza strangolare il paese nelle catene del debito illegittimo. La Grecia si è vista rifiutare dall’ Europa la richiesta, assolutamente legittima, di fare approvare dal suo Parlamento le proposte sulle quali Syriza ha vinto le elezioni. Il pacchetto contiene riforme coraggiose e fondamentali come quelle che prevedono la lotta alla evasione fiscale e alla corruzione, l’istituzione di un’autorità fiscale indipendente, la riforma dell’ imposta sul reddito, la regolamentazione e tassazione delle frequenze televisive.

Salvo poi finire con un “obbedisco” da parte del Governo rivoluzionario di Tsipras. E come dimenticare, poi, la dittatura delle agenzie di rating? La parola a Fassina [4]:

Non sorprendono le parole del rappresentante di Fitch oggi a Londra sulle conseguenze negative sul rating dell’Italia in caso di vittoria del No al referendum costituzionale. Sono le stesse valutazioni pronunciate prima del voto sulla Brexit e prima del referendum sul Memorandum della Troika ad Atene esattamente un anno fa. La democrazia è un fastidioso impaccio per gli interessi più forti. Ma le agenzie di rating hanno dimostrato una grave miopia, short-termism in termini tecnici. Guardano al brevissimo periodo, ai report trimestrali. Ma la stabilità si costruisce sul consenso largo non sul ricatto o su meccanismi elettorali e istituzionali che trasformano una minoranza di voti in maggioranza assoluta. Si costruisce dopo aver archiviato le fallimentari ricette che le agenzie di rating continuano a raccomandare e avviato investimenti pubblici e regolazione dei movimenti di capitali, oltre che di merci e servizi. In Italia, la vittoria del No al referendum costituzionale è condizione necessaria per aprire la strada alla stabilità reale e allo sviluppo.

Davvero orribile questa finanza che vuole comandare la democrazia, vero? Solo una domanda: se le agenzie di rating stabilissero che il vostro rating è pari a Z-, a voi, cosa cambierebbe? Nel mio caso assolutamente nulla perché non mi finanzio sui mercati finanziari. Eccolo qui l’inghippo: le democrazie, o gli Stati più in generale, si mettono nelle mani altrui per via delle loro necessità finanziarie. Dopodiché mi pare ovvio che chi presti cerchi di valutare l’affidabilità economica del richiedente tramite le proprie valutazioni o facendo affidamento sulle agenzie di rating. Se poi il giudizio è errato poco importa, le agenzie si limitano a fornire le proprie valutazioni e poi sta alle persone valutarne la credibilità.

Le alternative non le vedo a meno che non si voglia imporre il sequestro coatto delle risorse altrui. Se sul proprio suolo la cosa si chiama tassazione, non vedo come la si possa applicare ai cittadini stranieri lecitamente in possesso delle proprie risorse finanziarie.

Se non si vuole sottostare ai mercati finanziari delle due l’una:

  • Non ci si rivolge ai mercati finanziari;
  • Ci si rivolge soltanto ai propri cittadini;

E per carità di patria taccio su chi confonde la variazione dei tassi di cambio come politica economica e  la monetizzazione del deficit con l’idea che basti stampare moneta per comprare tutto.

[continua…]

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[1] Cfr. http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/02/03/perche-leconomia-aspira-a-dissolvere-la-famiglia/2429932/.

[2] Cfr. http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/06/21/di-family-day-e-distruzione-della-famiglia/1799898/.

[3] Cfr. http://www.infooggi.it/articolo/la-grecia-al-bivio-cedere-al-ricatto-della-finanza-o-scegliere-la-democrazia-e-la-difesa-dei-diritt/81291/.

[4] Cfr. http://www.stefanofassina.it/news/fitch-da-agenzie-rating-grave-miopia-democrazia-impaccio-per-interessi-forti/.

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9 commenti su “Fallacie retoriche per tutte le stagioni: dall’uomo di paglia alla globalizzazione di paglia (2° parte)

  1. epifaniog
    9 ottobre 2016

    Nei desiderata del Potere vi è l’idea che le aziende producano a manetta per esportare, in modo da determinare una plus valenza nella bilancia dei pagamenti. Che poi non sia possibile che in tutto il mondo si verifichino plus valenze è un problema che non sembra riguardare costoro.
    Se avessero a cuore la domanda interna innalzerebbero i salari, in modo da favorire un incremento dei consumi, che andrebbe a sua volta ad alimentare una ripresa dell’occupazione. Ma tanto, esiste forse ancora un’industria in Italia?
    A me sembra del tutto evidente che ci vogliono infelici e spaventati.
    Anche tutta questa canea in favore di immigrati (musulmani) e omosessuali non mi sembra affatto casuale.

    • Charly
      10 ottobre 2016

      Io continuo ad aspettare il tasso di occupazione degli immigrati/profughi/clandestini. Quando supererà quello dei nativi ne riparleremo.

      • Luca C.
        11 ottobre 2016

        Nelle vie intorno a casa mia stanno spuntando come funghi market di bengalesi e frutterie di nordafricani. Pensi che non ci siano strutture finanziare che li sostengono? E sì, il tasso di occupazione, in quell’ambito del piccolo commercio sta già superando quello di quello che tu chiami nativi.

      • Charly
        12 ottobre 2016

        Quindi la Fiat o la Giochi Preziosi chiama gli stranieri da fuori per poi far loro aprire dei negozi al dettaglio? Bell’idea. La mia multinazionale se li fa venire poi li assume..

      • epifaniog
        12 ottobre 2016

        Che c’entrano la Fiat e Giochi Preziosi… qui stiamo parlando del fatto che i maghrebini e i bengalesi hanno, o ricevono da qualcuno, i capitali per aprire esercizi commerciali al minuto (e questi sarebbero quelli che “emigrano perché hanno fame”).
        Qui stiamo parlando, più in generale, del fatto che il potere capitalistico tende a superare e attaccare i sistemi di valori tradizionali, e ad attaccare, anche violentemente, l’etica borghese, per esempio tacciando di omofobia chiunque osi opinare sui matrimoni gay.
        Anche perché personalmente non è che ci creda poi molto all’equazione: forze turbocapitaliste conservatrici in campo sociale e forze progressiste contrarie al capitale. Durante la presidenza Clinton negli USA c’è stata una politica molto più liberista che durante la presidenza Reagan, tanto per dire… e il finanziere Soros mi sembra in effetti piuttosto progressista, anche se i suoi orientamenti di politica economica non sono un esempio di socialismo.

      • Charly
        13 ottobre 2016

        I valori tradizionali? Tipo far sposare una 15 enne a un 40 enne per un pezzo di terra? O lapidare le vestali perché non sono più vergini?
        Il capitalismo di per sé non esiste, esistono alcuni attori che perseguono i propri interessi. Soros è uno di quelli, Giochi Preziosi un altro. Se il capitale punta all’immigrazione di massa si dovrebbero fare i nomi: BMW? Deutsche Bank? E poi perché non li assume? Ah già, il perché l’ho spiegato.
        L’immigrazione è sempre esistita: qui si sostiene che il capitale – aspetto i nomi – punti all’invasione di gente ultraconservatrice e tradizionalista per diffondere l’omosessualità. Lo-gi-co.
        E sorvolo sul fatto che il capitale attacchi l’etica borghese – successiva a quella guerriera fra l’altro – visto che siamo passati all’anti Weber 🙂

  2. epifaniog
    13 ottobre 2016

    E dai, su… ce ne corre di strada tra il far sposare le quindicenni per un pezzo di terra e Nicki Vendola che si compra il figlio bello e fatto da un’indonesiana sconosciuta. Quello di cui parli tu non è etica borghese, è etica paleocontadina. E lascia perdere Deutsche Bank, che ha già i suoi guai…

    • Charly
      15 ottobre 2016

      Se si parla di etica tradizionale è quella, tant’è che viene tuttora praticate nel terzo mondo. Se poi fa cagare il cazzo, colpa mia non è.

      • epifaniog
        16 ottobre 2016

        Non mi piace il linguaggio che hai preso a usare. Ciao.

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Questa voce è stata pubblicata il 5 ottobre 2016 da in economia con tag , , , , , .
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