Charly's blog

Fallacie retoriche per tutte le stagioni: dall’uomo di paglia alla globalizzazione di paglia (3° parte)

Oggi vi presento la glocalizzazione [1]:

Termine, sinonimo di glocalismo, formulato negli anni Ottanta del secolo scorso in lingua giapponese, successivamente tradotto in inglese dal sociologo Roland Robertson e poi ulteriormente elaborato dal sociologo polacco Zygmunt Bauman, per indicare l’applicazione a livello locale dei prodotti o servizi creati grazie allaglobalizzazione, attraverso un processo che mette in relazione le specificità delle singole realtà territoriali con il contesto internazionale (per es. l’utilizzo del web per fornire servizi di carattere locale ma a livello internazionale). Se da un lato la g. rappresenta il tentativo di difendere l’originalità della cultura, della produzione e delle identità locali dal conformismo e dall’appiattimento della globalizzazione, dall’altro lato è la forma con cui singole specificità locali, modellandosi su canoni e forme globalizzate, aspirano ad assumere rilevanza internazionale, secondo il motto think global, act local. Dal 2001 è attivo anche il Glocal forum, un’organizzazione internazionale nata con l’obiettivo di creare una rete di coordinamento globale delle singole realtà locali riguardanti circa 120 città di tutto il mondo.

  La glocalizzazione ci permette di prendere in esame un altro mito relativo alla globalizzazione: la morte dello Stato – nazione.

—- Globalizzazione: la morte dello Stato! —-

  Negli anni ’90 si discuteva, in effetti, dell’imminente fine degli Stati-nazione per mano dei flussi di capitali, merci e persone globalizzati e globalizzanti. Si argomentava che le imprese potevano sganciarsi da un territorio per librare leggere dove il vento le portava. Tutto bello, ma le suddette imprese da qualche parte devono pur atterrare e la domanda che si pone e dove sia il posto più adatto. Prendiamo ad esempio la multinazionale malvagia X specializzata nella produzione dei manufatti m. Il nostro cattivone vuole spostarsi e come fa? Prende un atlante e vaglia le possibili opzioni. Tante, tantissime visto che la Terra è una pianeta? Niente affatto: le imprese per operare hanno bisogno di determinate condizioni. Eccole qua, non necessariamente in ordine d’importanza:

  • Tassazione favorevole;
• Manodopera idonea allo scopo;
• Infrastrutture fisiche;
• Infrastrutture “sociali” (criminalità, quadro legislativo favorevole, corruzione);

  Non ci sono solo le delocalizzazioni in Asia, ci sono anche quelle nell’Europa dell’Est dove la popolazione ha spesso un tasso di scolarizzazione superiore a quello italiano. E chi è il tizio che si occupa della produzione delle condizioni di cui sopra? Lo Stato. Ci sarà pur un motivo se ogni anno si pubblica una classifica degli Stati più competitivi al mondo, no? Le aziende hanno bisogno di tutta una serie di servizi che non sono in grado o che non vogliono procurasi da sole.

—- Ma le aziende possono fare lo Stato! —-

  Si obietterà che le aziende possano ricoprire le stesse funzioni di uno Stato in un contesto di libero mercato. Per carità, sarà anche vero, ma perché mai dovrebbero farlo? Torniamo dalla nostra amica multinazionale x che decide di localizzare in Somalia dove lo Stato ladro non c’è. Il risultato? Tanto per cominciare deve garantirsi la sicurezza e la dotazione infrastrutturale. In più ha bisogno di una manodopera capace di svolgere la mansione richiesta e se si tratta di un quadro intermedio il saper leggere e scrivere aiuta. La cosa richiede anni di investimento con il rischio sempre presente che la forza lavoro non si riveli adatta o che preferisca andarsene (al netto della reintroduzione della servitù della gleba). Un investimento considerevole, no?
Si obietterà che la multinazionale x non deve occuparsi in prima persona e può subappaltare alle multinazionali y e z. Sì, ma i privati vogliono farsi pagare, vero? Gli Stati, invece, a volte ti pagano anche solo per insediarsi nel loro territorio. Offendo, ovviamente, sia una infrastruttura fisica sia una sociale e una manodopera funzionale alle esigenze aziendali. Il tutto in cambio di un livello occupazionale garantito, che comunque rientra nelle necessità aziendali, e di una manciata di tasse. Ai cinici non sfuggirà che le tasse pagate dalla multinazionale x sono insufficienti a finanziarie i beni di cui sopra e che, paradossalmente, sono i lavoratori a finanziare le imprese. Se non fosse per il fallimento del modello sovietico si potrebbe sostenere che sarebbe molto più logico il monopolio di Stato…

—- Ma gli Stati sono in crisi! —-

  Si potrebbe abbozzare che gli Stati – nazioni siano in crisi e soggetti a perdita di potere e integrità territoriale. Ma è facile ribattere che ad essere in crisi sono alcuni Stati – nazione storicamente determinati e non lo Stato – nazione in sé. Prendiamo l’Italia: la secessione del Nord è la morte dello Stato? No, è la morte di uno Stato, l’Italia, che viene sostituito da un altro. In termini logistici è lo smembramento di un’organizzazione inefficiente a favore di un’altra più idonea a raccogliere i flussi globali… fornendo gli stessi servizi di uno Stato efficiente. Insomma, dopo uno Stato – nazione c’è spazio soltanto per un altro Stato – nazione.
In più è da notare che la crisi degli Stati – nazione si registra soltanto in due parti del mondo:

  • Le ex colonie europee dove i confini sono solo delle linee tracciate sulla carta;
• L’Unione Europea dove la UE schiaccia sia la democrazia sia le competenze statali mettendo in crisi i Governi che risultano incapaci di risolvere i problemi causati su scala continentale;

  Gli Usa, la Cina, il Canada, la Russia, il Giappone e tanti altri non presentano, infatti, gli stessi fenomeni.
Volete confutarmi? Nessun problema, investite in Somalia o in Afghanistan e non in Svizzera: lì lo Stato non c’è…

 Approfondimenti:

_ competitività per nazioni: http://reports.weforum.org/global-competitiveness-report-2015-2016/.

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[1] Cfr. http://www.treccani.it/enciclopedia/glocalizzazione_(Lessico-del-XXI-Secolo)/.

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Questa voce è stata pubblicata il 12 ottobre 2016 da in economia con tag , , , , , .
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