Charly's blog

Il paradosso dell’eccellenza: la promozione dell’ignoranza

Di tanto in tanto escono sulla stampa articoli volti a gloficare il sistema universitario americano [1]:

Anche quest’anno, fra i cento atenei universitari più prestigiosi del mondo, non c’è spazio per quelli italiani. A dirlo è il Times Higher Education che, a inizio maggio, ha pubblicato la classifica “World Reputation Rankings” del 2016. L’istituto ha messo a confronto le università di 133 Paesi basandosi sulle risposte circa l’eccellenza nella ricerca e nell’insegnamento fornite da selezionati panel, divisi per discipline, formati da accademici, con un provato curriculum di pubblicazioni alle spalle. Quello che è emerso non sorprende: come succede da anni ormai, a nominare la classifica sono le università statunitensi, mentre quelle italiane rimangono escluse. Negli Usa conferma la sua eccellenza l’università di Harvard che è al primo posto, seguita dal MIT (Massachusetts Institute of Technology) di Boston e da Stanford University. Le europee, invece, entrano in classifica a partire dal quarto e quinto posto con le inglesi Cambridge e Oxford. A chiudere l’elenco dei migliori dieci atenei ci sono solo università americane, tutte conosciutissime e da anni in testa alle classifiche. Così Berkeley, Princeton, Yale e Columbia si confermano fra le più ambite dagli studenti di tutto il mondo. Gli Usa battono l’Europa. Su cento atenei, 43 si trovano lì, mentre solo 31 in Europa.

Ma allo stesso tempo non mancano articoli che evidenziano quanto l’elettore americano sia un povero ignorante [2]:

Mai come oggi tantissime persone assai poco informate prendono decisioni che hanno ripercussioni su tutti quanti. Basta studiare la pochezza dell’attuale campagna presidenziale americana per capire come il problema più urgente nella politica degli Stati Uniti non sia l’influenza delle grandi aziende, dei sindacati, dei media e nemmeno quella dei soldi. Il problema principale siete voi, gli elettori americani. Eliminando i milioni di elettori irresponsabili che non si prendono il disturbo di imparare i meccanismi più basilari della Costituzione, o le proposte e la storia del loro candidato preferito, forse potremmo riuscire ad attenuare le conseguenze della sconsideratezza del loro voto.

E se vi dicessi che l’una è la conseguenza dell’altra cosa?

 

 

—- Il paradosso dell’eccellenza: la diffusione dell’ignoranza —-

Quel che sembra un paradosso è, in realtà, una conseguenza della ricerca dell’eccellenza. Per capirlo basta prendere in cinsiderazione due elementi:

  • cos’è l’eccellenza;
  • come la si consegue;

Che le idee su cosa sia l’eccellenza non siano del tutto chiare è piuttosto evidente da tutti quelli che si ripropongono di fare della scuola pubblica una scuola d’eccellenza. Ma l’eccellenza, definizione alla mano, è un qualcosa che eccelle sopra il resto e se, tutti sono eccellenti, su che cosa mai si potrà eccellere? Allo stesso tempo la mediocrità è uno stato comune e diffuso e se la condizione di cui sopra fosse rispettata, allora, l’eccellenza diverrebbe la nuova mediocrità.

L’eccellenza, quindi, è uno stato che per definizione non può essere raggiunto da tutti ma, di per sè, la cosa non è un problema per via del fatto che anche la mediocrità è ricercata e richiesta in molti settori e ambiti. La fanatica ricerca dell’eccellenza, però, ci porta al secondo punto: come fanno le università americane a raggiungere l’eccellenza? Banale, selezionando. Le università americane prenderanno solo i migliori docenti, ma i suddetti migliori docenti non si sprecano mica a lavorare con i mediocri o gli scarsi per innalzarne il livello, sia mai. Invece si selezionano i migliori studenti da mezzo mondo a cui viene servita la migliore educazione possibile. Buon per loro, ma gli altri?

Esempio pratico. Immaginiamo di partire con 100 studenti che, dopo un severissimo percorso scolastico, porta al conseguimento della licenza elementare per solo 50 aunni. Di questi la metà viene scartata al momento dell’iscrizione nella scuola secondaria inferiore e dei rimanenti 25 alunni solo in 12 conseguono la licenza media. Ancora una volta solo la metà riesce isciversi alle superiori e solo in 3 finiscono il percorso scolastico. E fra gli ultimi 3 solo uno si laurea…

In sintesi:

  • 50 alunni senza licenza elementare;
  • 38 alunni con solo la licenza elementare;
  • 9 con la licenza media;
  • 2 diplomati;
  • 1 laureato;

Non dubito che l’unico laureato sia la reincarnazione di Einstein nel corpo di Mozart, ma rimane il fatto che il 50% della popolazione presa in esame non possa vantare neppure la licenza elementare e che il 38% lì si fermi. Pochino, non trovate?

 

 

—- Seleziono, fesso sono —-

In linea generale sono dell’idea che nella vita si debba essere estremamente selettivi: persone, lavoro, paesi. Tant’è che nelle pagelle delle elementari scrivevano che non mi relazionavo con tutti… Ma c’è un settore dove della selezione non dovrebbe esserci traccia: la scuola. Ci si può lamentare quanto si vuole del fatto che la cittadinanza fallisca anche nel più banale degli esercizi:

Quando qualche anno fa Newsweek aveva chiesto a mille elettori americani di fare l’esame per la cittadinanza, circa il 30 per cento non era stato in grado di dire chi fosse il vicepresidente degli Stati Uniti; oltre il 60 per cento non conosceva la durata del mandato di un senatore; il 43 per cento non sapeva che i primi dieci emendamenti della Costituzione americana sono conosciuti come la Dichiarazione dei Diritti; solo il 30 per cento sapeva che la Costituzione è la legge suprema degli Stati Uniti. Grazie a un altro studio, condotto dall’Annenberg Public Policy Center, abbiamo scoperto che solo il 36 per cento del campione intervistato è stato capace di citare tutti e tre i poteri del governo americano. Queste sono le persone che eleggono chi definisce la struttura fondamentale dell’ordinamento giudiziario degli Stati Uniti, e spesso le nostre vite.

Ma se si adotta il metodo estemamente selettivo americano – scuole valutate sulla resa degli studenti misurata tramite test standard con coseguente allocazione delle risorse e dei docenti – non ci si può poi lamentare della coesistenza del MIT e dell’asineria più sconcia. Hai voluto l’eccellenza? Prendi anche gli scarsi e così impari a concentrare risorse e mezzi su pochi dimenticando gli altri. Per non parlare del fatto che se cacci gli alunni dalla scuola non potranno mai migliorare.

Ma ci si dovrebbe anche porre un’altra questione: ma queste nozioni sono parte del percorso scolastico o no? Non so l’America, ma in Italia mi è capitato più volte di avere a che fare con medici e ingegneri la cui ignoranza sulle tematiche di dibattito pubblico è così abissale da rientrare appieno nel celebre paradosso di Platone. Ma qui la colpa risiede nella mancata consapevolezza e non nella mancata conoscenza: Dante, Manzoni e latino fanno male, c’è poco da fare.

Morale? La democrazia può funzionare solo con una cittadinanza preparata e in grado di esprimersi sulle questioni di dibattito pubblico. Per conseguire l’obiettivo c’è solo un modo: riformare la scuola. E come si è già detto, bocciare è inutile visto che ognuno è il mglior giudice di sè stessi: in un mondo dove le skills fanno la differenza fra la fame e la pancia piena ognuno è libero di condannarsi come meglio crede né tantomeno esiste l’obbligo di salvare lo stupido dalla propria stupidità. Ma questo giochino funziona solo se la scuola insegna cose utili e necessarie, vedi le scienze sociali e naturali, e non la fuffa figlia del fanatismo umanista. Alla fine sempre lì si torna.

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[1] Cfr. http://www.repubblica.it/europa/2016/05/09/news/le_migliori_100_universita_del_mondo_l_italia_non_c_e_-57960/.

[2] Cfr. http://www.ilpost.it/2016/05/25/democrazia-voto-ignoranti/.

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Questa voce è stata pubblicata il 30 ottobre 2016 da in Uncategorized con tag , , , .
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