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Perché l’Impero Romano è crollato?

Di tanto in tanto è facile imbattersi nella fatidica domanda “perché cadde l’Impero Romano”. In realtà la storia è piena di regni o imperi crollati o distrutti, talvolta dopo pochi anni talaltra dopo secoli. E devo dire che ci sono stati imperi molto più interessanti come quello britannico o come lo pseudo impero americano. In effetti io cambierei il quesito: perché mai l’Impero Romano non sarebbe dovuto crollare?

—- Come si arrivò all’Impero —-

La storia dell’Impero Romano non è altro che la storia di una mancata pianificazione sia per la fase di conquista sia per quella amministrativa. Se prestate attenzione alla cronologia delle conquiste romane potrete notare un trend:

  • Lazo;
  • Toscana e Italia centrale;
  • Isole e Nord Italia;
  • Spagna e costa balcanica;
  • Grecia e Tunisia;
  • Turchia e Siria;
  • Gallia;
  • Egitto;
  • Britannia;
  • Africa e Dacia;

Fino ad arrivare al limes del Reno – Danubio e al mutevole confine asiatico. Le conquiste non hanno seguito nessun piano strategico – tipo quello nazista, per dirne uno – ma si sono realizzate poco alla volta in base alle esigenze e alle opportunità. Una volta presa l’egemonia nel Lazio ci si è liberati degli Etruschi per poi imbattersi nei Sanniti e nei Celti. Ma una volta avuto la meglio è stata la volta delle città greche e poi di Cartagine. Il conflitto punico ha portato Roma tanto in Spagna quanto in Grecia e una volta invischiati nello scacchiere geopolitico ellenistico il passo è breve per finire in Egitto.

Una volta formatosi l’Impero, inoltre, Roma ebbe non pochi problemi di natura amministrativa che vennero in parte risolti con un interventismo minimo (paga le tasse e non rompere, poi fai come vuoi). Ma purtroppo per i teorici del laissez faire la mancata omogeneità culturale sarà poi un prezzo da pagare come si vedrà in seguito.

Ma soprattutto l’organizzazione politica romana è sempre stata instabile:

  • La Monarchia crolla e lascia il passo a un sistema repubblicano di nome, oligarchico di fatto;
  • La Repubblica soffre del contrasto fra plebei e patrizi e poi l’ascesa dei Cavalieri;
  • Le conquiste portano alla distruzione della classe dei contadini – soldato, si veda i Gracchi e Mario;
  • Guerre servili e la guerra sociale;
  • Dittatura militare con l’affermarsi del Principato e dell’elezione dell’imperatore;
  • Impero su base dinastica: guerre civili, scontri fra pretendenti;

Non quella che può essere definita come una forma di organizzazione politica di successo.

—- Il fallimento della politica, il trionfo della geografia —-

Guardiamo la cartina dell’Impero romano:

Fonte: Wikipedia.

Fonte: Wikipedia.

Che notate? L’estensione delle frontiere ha portato a due fronti principali:

  • Il limes del Reno – Danubio;
  • Il confine con la Partia prima e la Persia poi;

E due minori:

  • Il Vallo scozzese;
  • Il confine africano;

Una simile estensione porta con sé un dilemma assai scontato: perché mai chi abita in Egitto dovrebbe finanziare la difesa della Britannia e chi abita in Britannia dovrebbe impugnare le armi contro i Persiani? Dal punto di vista strategico le minacce all’Impero erano localizzate e mai globali. Anche durante il crollo dell’Occidente la parte orientale ne rimase bene o male fuori e fra i Vandali e i Persiani erano i secondi la vera priorità.

Una difesa condivisa, quindi, era credibile solo in presenza di enormi vantaggi economici o di omogeneità culturale. Ma nel primo caso la globalizzazione del Mediterraneo, questo era l’Impero, ha portato alla marginalità economica dell’Italia che viveva delle risorse altrui e al sopravvento della parte orientale. In più l’uniformità culturale era un miraggio e benché la parte latina e greca fosse quella dominante non si devono dimenticare tutte le altre culture e le lingue presenti al di qua del Limes e poi, infine, gli elementi germanici che vennero fatti entrare (i Franchi su tutti).

Morale della favola? Che l’Impero nacque in modo caotico e resse bene per davvero per un secolo, ma alla fine le forze centrifughe vennero tenute sotto controllo solo con la forza militare che ebbe anche l’’effetto di drenare l’economia con la tassazione e la costruzione del relativo apparato amministrativo. In  effetti non dovrebbe sorprendere più di tanto che l’Impero crollò vista la totale assenza di motivazioni a sua difesa, ma che sopravvisse dopo il periodo dell’Anarchia Militare per un altro secolo e mezzo. Ma è anche vero che l’Impero del Tardo Antico era romano solo di nome e non di fatto, esattamente come quello bizantino.

—- Historia magistra vitae —-

Che lezione possiamo trarre dall’esperienza politica romana? Tanto per cominciare la geografia batte la politica e non è un caso se in Europa non si è mai avuto un potere dominante su tutto il continente dopo la caduta di Roma: la frammentazione politica è figlia di quella geografica e chi è andato più vicino all’obiettivo è stato Hitler. Peccato che la cosa sia durata 5 anni.

Secondo cosa, l’Impero Britannico ebbe una strategia di disimpegno assai più intelligente. Invece di consumare le propri risorse tenendo insieme i pezzi i britannici smantellarono l’Impero creando il Commonwealth che, pur non essendo minimamente comparabile all’Impero, è in grado di procurare vantaggi economici che per quanto ridotti non presentano comunque costi.

Terzo fattore, a dispetto di quel che si pensa l’Impero romano non è stato l’apice del mondo classico ma la sua distruzione. Il peso per mantenere il dominio sul bacino del Mediterraneo ha portato sia al soffocamento dell’economia sia alla stagnazione della cultura e della tecnologia. Non a caso non si studiano gli autori del Tardo Antico per via della loro insignificanza se comparati al periodo classico o al basso Medioevo. E se l’Europa del 15° secolo ti supera in tecnologia e conoscenza, ragazzo mio, hai parecchi problemi. E per carità di patria non cito il Rinascimento.

L’esperienza romana, infine, dovrebbe essere di monito a coloro che delirano dietro agli Stati Uniti d’Europa. Un’entità politica comune è talmente irrealizzabile che hanno provato a forzare la mano con l’Euro con i risultati che ben vediamo, mentre il fattore da difendere a tutti costi è il mercato comune per via degli innegabili vantaggi che porta con sè. Un valido modello da cui trarre ispirazione, quindi, è la Lega Anseatica e non l’Impero.

Approfondimenti:

_ la Lega Anseatica: http://www.treccani.it/enciclopedia/lega-anseatica_(Enciclopedia-Italiana)/.

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3 commenti su “Perché l’Impero Romano è crollato?

  1. magiupa
    18 novembre 2016

    concordo sull’analisi storica,meno sulla possibilità degli stati uniti d’Europa.
    Per l’aggregazione in fututro molto conteranno le pressioni esterne,niente unisce quanto un straniero comune…sta già accadendo.
    Che poi si risolva in una bella cosa sarà tutto da vedere.

    • Charly
      19 novembre 2016

      Io vedo più un rischio di separazione, si veda i paesi dell’Est. Alla fine si vedrà solo vivendo, come al solito.

      • magiupa
        19 novembre 2016

        potrebbe sembrare simile ma l’evoluzione recente mi porta a pensare che sul lungo termine le somiglianze prevarranno.
        nn è un auspicio,io avrei voluto si un Europa unita ma voluta, nn costretta.

I commenti sono chiusi.

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Questa voce è stata pubblicata il 18 novembre 2016 da in Uncategorized con tag , , .
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