Charly's blog

Pianto e stridore di denti: il destino del proletariato nel mondo globale (1)

Avete mai letto il seguente passo dal Vangelo secondo Matteo: «Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni 50 e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti» [1]? Domanda retorica, in realtà, dato che se siete cattolici credete nel “dio” modello Ikea – modulare e scomponibile come più aggrada – perché nulla sapete della vostra religione o della vostra dottrina. Ma è un passo che ben si addice alla condizione del proletariato di inizio secolo. Vediamo perché.

—- Il duro lavoro alla prova dei fatti economici —-

Avevamo già avuto modo di leggere una testimonianza interessante riguardante l’elettorato che ha premiato Trump evidenziando la mancanza di rispetto, potere e soldi. Da quella testimonianza emerge anche un altro fattore da tenere in considerazione: la concezione del lavoro e del merito. In un mondo di crescenti diseguaglianze:

Ci sono un sacco di grafici che mostrano come le diseguaglianze economiche siano in crescita da decenni. Molte delle storie che le persone mi hanno raccontato riguardo la traiettoria delle loro vite evidenziano il legame con quei grafici, che mostrano come dalla metà degli anni Settanta ci sia stato qualcosa che è andato sempre più storto. Per la grande maggioranza delle persone arrivare a fine mese è diventato sempre più difficile. Credo che questo faccia parte della storia. La rabbia è montata piano pianoÈ così che funziona il risentimento: continua ad aumentare finché non succede qualcosa. La convergenza di alcune cose fa sì che le persone se ne accorgano: sono davvero incazzato. Sono vittima di ingiustizie.

Vi sono ampi strati della popolazione che mettono in relazione il reddito al duro lavoro inteso come logorio fisico:

Forse il modo migliore per spiegare come queste cose sono intrecciate tra loro è evidenziare il peso della concezione di duro lavoro e di merito nel modo in cui questi risentimenti pesano sulla politica. Sappiamo che quando le persone riflettono sul dare o meno il loro sostegno a determinate linee politiche, spesso quello a cui pensano è se i beneficiari di queste linee politiche sono meritevoli. Di frequente questi calcoli sono intrecciati al concetto di duro lavoro, perché nella cultura politica americana tendiamo a far equivalere il duro lavoro con il merito. Molti degli stereotipi razziali hanno a che fare con l’idea di pigrizia. Perciò quando queste persone giudicano chi lavori sodo e chi no, spesso i non-bianchi non figurano bene nei loro giudizi. Ma non sono solo i non-bianchi. Queste persone dicono: Stai seduto tutto il giorno dietro una scrivania? Quello non è duro lavoro. Le persone che fanno un duro lavoro sono quelli come me: io sono un taglialegna, mi alzo alle 4:30 e mi spacco la schiena. Lo faccio da tutta la vita. Sto logorando il mio corpo per guadagnarmi da vivere. Dal mio punto di vista, attraverso il risentimento e questa concezione di merito possiamo riuscire a capire come l’ansia economica e quella razziale siano intrecciate.

Tutto bello se non fosse che la cosa non ha la minima base economica. Il reddito dipende dalla quantità di persone interessate ai tuoi servizi/beni e non dalle ore lavorate. Fra gli arrabbiati troviamo una concezione del lavoro quasi marxiana, direi.

—- Ceto medio? No, proletari! —-

Il duplice shock Brexit-Trump viene di solito letto nel frame “rivolta del ceto medio” contro la politica e/o la globalizzazione [2]:

«Non voglio demonizzarla, anzi», ammette Raffaele Jerusalmi, però è chiaro che la caduta delle barriere globali «ha avuto un forte impatto negativo sul ceto medio di cui il referendum sulla Brexit e l’elezione di Trump sono riflesso diretto, alla stregua del fiorire e dell’affermarsi di movimenti populisti in paesi come Grecia, Francia, Germania e Italia». Chi ha dubbi rilegga le cronache di questi mesi, lo shock britannico e quello americano erano già scritti. «Non è un caso – concede l’amministratore delegato di Borsa Italiana – che i due paesi che più aggressivamente hanno pensato, a torto o ragione, che la globalizzazione fosse una grande opportunità si ritrovano il conto politico più salato: non è un caso perché pagano l’indebolimento e la perdita di fiducia della classe media».

Ed ecco Renzi pronto a rassicurare il ceto medio [3]:

“Se si ferma il Paese chi ne fa le spese non sono i mercati finanziari internazionali, quelli la pelle la salvano sempre… Se si blocca il Paese ne paga le spese il ceto medio, chi vuole arrivare alla fine del mese”

Un momento, ma stiamo davvero parlando del ceto medio che non arriva a fine mese? Proviamo a dare un’occhiata alla definizione di ceto medio [4]:

insieme eterogeneo di gruppi sociali (detto anche classe media) che si collocano in una posizione mediana, per reddito e prestigio, tra il ceto o classe superiore (aristocrazia, grandi proprietari terrieri, alta borghesia industriale o finanziaria) e i ceti o classi inferiori (lavoratori meno qualificati e retribuiti dell’industria, dell’agricoltura e dei servizi). Nel ceto medio vengono compresi commercianti, artigiani, impiegati pubblici e privati, ma anche gruppi sociali come i liberi professionisti, il clero, i militari. I confini e gli elementi costitutivi del ceto medio restano comunque incerti, ed esistono opinioni divergenti sulla posizione e il peso che esso ha nelle società industriali avanzate.

Qualcosa non torna, decisamente. E quel che non quadra è il fantasma che si aggira per l’Europa: il proletariato.

[continua…]

————————————————————————————————

[1] Cfr. http://www.laparola.net/testo.php?versioni%5B%5D=C.E.I.&riferimento=Matteo13.

[2] Cfr. http://www.lastampa.it/2016/11/12/economia/donald-e-brexit-sono-figli-della-rivolta-del-ceto-medio-oqMxSJ4M2DHzbCyVnSGJxI/pagina.html.

[3] Cfr. http://www.askanews.it/politica/referendum-renzi-se-si-ferma-paese-paga-ceto-medio-mica-mercati_711948286.htm.

[4] Cfr. http://www.treccani.it/enciclopedia/ceto-medio.

Annunci

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 25 novembre 2016 da in politica con tag , , , .
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: