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Pianto e stridore di denti: il destino del proletariato nel mondo globale (2)

Ripartiamo dalla definizione di ceto medio [1]

insieme eterogeneo di gruppi sociali (detto anche classe media) che si collocano in una posizione mediana, per reddito e prestigio, tra il ceto o classe superiore (aristocrazia, grandi proprietari terrieri, alta borghesia industriale o finanziaria) e i ceti o classi inferiori(lavoratori meno qualificati e retribuiti dell’industria, dell’agricoltura e dei servizi). Nel ceto medio vengono compresi commercianti, artigiani, impiegati pubblici e privati, ma anche gruppi sociali come i liberi professionisti, il clero, i militari. I confini e gli elementi costitutivi del ceto medio restano comunque incerti, ed esistono opinioni divergenti sulla posizione e il peso che esso ha nelle società industriali avanzate.

Non tutti possono rientrare nel ceto medio, no?

 

 

—- Voto ergo di ceto medio sono —-

Ahinoi e ahiloro le percezioni non sempre corrispondono alla realtà, in particolar modo le percezioni di sé [2]:

Ancora nel 2006 quasi il 60% della popolazione (indagine Demos-Coop) si auto-collocava tra i ceti medi. Il 28% nelle classi popolari (i ceti medio-bassi). Il 12% nelle classi più elevate. L’Italia media aveva radici profonde impiantate nel Nord e basi solide tra i lavoratori autonomi e i liberi professionisti (questi ultimi, però, posizionati più in alto). Anche il 60% degli operai, allora, si sentiva “ceto medio”. 

Negli ultimi anni la situazione è cambiata:

L’ascensore sociale, in pochi anni, si è inceppato. E oggi la maggioranza assoluta degli italiani ritiene di essere discesa ai piani più bassi della gerarchia sociale (Sondaggio Demos-Fond. Unipolis). Coloro che si sentono “ceti medi” sono, infatti, una minoranza, per quanto ampia. […] I lavoratori autonomi: meno del 40% di essi si considera “ceto medio”. Oltre il 50%, invece, si percepisce di classe medio-bassa. La stesse misure si osservano nel Nord. La cui distanza sociale, rispetto al Mezzogiorno, sotto questo profilo, appare molto ridotta. Anzi, il peso di coloro che si auto-posizionano in fondo alla scala sociale, nel Nordest (55%) – “patria” della neo-borghesia autonoma – è superiore rispetto al Sud (53%). Gli operai, infine, sono tornati al loro posto. In fondo alla scala sociale (63%).

A risultare particolarmente sorprendente è la percezione che gli operai hanno di sè: si consideravano come ceto medio il 60,5% di loro nel 2006, mentre il valore è calato al 31% nel 2014 [3]. E qui risiede il problema: i proletari hanno pensato di essere altro, con i risultati che si possono vedere.

 

 

—- Votare contro i propri interessi: il ceto medio —-

Com’è possibile che gli operai, gli ultimi, si sentissero parte del ceto medio? Si potrà sostenere che sia stato il risultato di una congiuntura particolare: il benessere economico ha garantito l’ascesa socio-economica di quelli che nel secolo prima venivano considerati i miserabili. Ma l’avvento della globalizzazione (delocalizzazioni, immigrazioni) e delle innovazioni tecnologiche ne ha insediato la posizione socio-economico, con poi la Crisi come detonatore finale della situazione.

Si tratta di una descrizione credibile del problema, ma non ci si deve dimenticare delle preferenze elettorali dei signori del ceto medio. Oggi in molti si stupiscono che il proletariato/ceto medio voti Trump, ma ci si dovrebbe ricordare che sono gli stessi che in buona parte hanno votato per il blocco politico capeggiato da Berlusconi. E cosa prometteva il fu Cavaliere? La rivoluzione liberale con i suoi capisaldi:

  • libera circolazione delle merci;
  • libera circolazione dei capitali;
  • libera circolazione della forza lavoro;

Semplice, no? Non per gli esponenti del ceto medio visto che sono gli stessi che si lamentano delle merci a basso prezzo dei cinesi, delle bolle finanziarie e degli immigrati. Ma a forza di ridurre i lacci e i lacciuli degli Stati, come dicevano i simpatici esponenti politici dell’autonominatosi ceto medio, si sono rimosse le barriere che regolavano le merci e la finanza e solo l’immigrazione resiste (per ora). Poi, ovviamente, le condizioni dei lavoratori peggiorano:

  • le imprese delocalizzano;
  • o assumono a condizioni peggiori vista l’assenza di contratti nazionali;

Con la conseguente corsa al ribasso delle condizioni lavorative. Si badi bene che la sinistra non è meglio visto che applica le stesse politiche ma, almeno, è da un pezzo che gli ex campioni del proletariato hanno abbandonato gli autonominatosi signori del ceto medio.

 

 

—- Il grande riflusso: Globalizzazione, indietro tutta —-

Si può facilmente concordare con le analisi volte a descrivere il riflusso della Globalizzazione, la rinascita degli Stati e del nazionalismo e, allo stesso tempo, si può deridere una classe intellettuale incapace di capire la situazione. Ma non si deve dimenticare che il “ceto medio impoverito” è anche formato da persone che hanno votato contro i propri interessi per anni e anni.

Come finirà? Male, direi: tutto questo parlare di ceto medio serve solo a nascondere la questione del proletariato. Il proletariato è tornato sulla scena politica e la soluzine non è di certo la ventilata abolizione del diritto di voto nè il baloccarsi con inutili sogni di start up o imprenditoria diffusa. Il rischio è quello di annegare in un mare di violenza…

[fine]

 

Approfondimenti:

_ precariato esplosivo: http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/03/03/precari-leconomista-sono-la-nuova-classe-esplosiva-occorre-redistribuire-ricchezza-con-reddito-di-cittadinanza/2496586/.

_ luogo sociale del rischio: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Le-radici-della-crisi-del-ceto-medio-Intervista-ad-Arnaldo-Bagnasco-c27cf15d-123e-4986-866f-74e5cf20bbfa.html.

_ abolire la democrazia: http://ilpedante.org/post/la-dittatura-degli-intelligenti-quelli-della-paidocrazia.

_____________________________________________________________

[1] Cfr. http://www.treccani.it/enciclopedia/ceto-medio.

[2] Cfr. http://www.repubblica.it/politica/2014/02/03/news/la_fine_dell_italia_del_ceto_medio_la_piccola_borghesia_si_sente_povera-77561594/.

[3] Cfr. http://www.demos.it/a00948.php.

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8 commenti su “Pianto e stridore di denti: il destino del proletariato nel mondo globale (2)

  1. Rettiliano Verace
    9 dicembre 2016

    In pratica, gli operai italiani avevano le pezze al culo ma si credevano di essere tanti piccoli Berlusconi e vivevano molto oltre le loro possibilita’ reali, tra prestiti, crediti al consumo e altre cose del genere. Io ci lavoravo con quella gente, e mi ricordo ancora la spocchia e l’arroganza con cui disprezzavano quelli che consideravano “proletari”, ossia immigrati e terroni. Vuoi sapere quanto mi dispiace del fatto che si siano trovati col culo per terra? Vadano al diavolo loro, le loro vacanzine pagate con i prestiti e i loro vestiti fighetti comprati riempiendo i cassetti di cambiali.

    • Charly
      9 dicembre 2016

      Eh, temo il mare di violenza…

      • Rettiliano Verace
        9 dicembre 2016

        Quale mare di violenza? Se mai ce ne sara’ uno (dubito) non lo faranno certo quei quattro deficienti di ex berlusconiani / leghisti ora passati in massa a Grullo/Salvini. Gli unici con le palle di ribellarsi sono gli immigrati, ma quei coglioni non protesteranno mai insieme a loro, si sentono superiori. Sono convinti di essere ancora “middle class” e che tanto tra poco le cose si sistemeranno e torneranno come negli anni 80!

  2. Rettiliano Verace
    10 dicembre 2016

    Dimenticavo: storicamente, questo finto ceto medio di pezzenti che anelano alla working class ha SEMPRE votato contro i propri stessi interessi. Basti pensare all’esempio di Hitler: la classe sociale che lo ha votato e’ stata la “lower middle class”, proprio quella che e’ stata prima affamata dalle sue politiche e poi sterminata dalla guerra.

    • Charly
      10 dicembre 2016

      Non necessariamente violenza contro le élite, ma piuttosto uno stato di violenza diffusa. Tipo il Messico o il Brasile. Mi piace la vita noiosa 😀

      • Rettiliano Verace
        10 dicembre 2016

        Ehmmmmm, Messico e Brasile hanno una storia un “tantinello” diversa da quella italiana…

      • Charly
        10 dicembre 2016

        E vorrei che rimanesse tale!

      • Rettiliano Verace
        11 dicembre 2016

        Tranquillo, non credo proprio che saremo colonizzati dagli spagnoli o dai portoghesi.

I commenti sono chiusi.

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Questa voce è stata pubblicata il 27 novembre 2016 da in politica con tag , , , , , , .
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