Charly's blog

I millennials sono demotivati? No, sono razionali

I Millennials? Sembra che siano piuttosto demotivati sul posto di lavoro [1]:

I Millennials lavorano solo per sbarcare il lunario, ma la maggior parte di loro non ha un vero scopo nella vita. E per molti questo scopo non coincide con le loro mansioni.

gallup-millennials

Terribile, no? Ecco a voi: «E avere una working class così spompata, estenuata, demotivata è un problema sociale e, in prospettiva, anche economico. Che fare allora per galvanizzare quella che il rapporto definisce la generazione più incompresa della storia?»

 

 

—- Diamo i dati: il Report di Gallup —-

Guardando il Report della Gallup viene fuori un quadro un pochino diverso [2]. Corrisponde al vero che i Millennials spesso non sentano una forte appartenenza alla propria azienda:

ONLY 29% OF MILLENNIALS ARE engaged, meaning they are emotionally and behaviorally connected to their job and company. Another 16% of millennials are actively disengaged, meaning they are more or less out to do damage to their company. The majority of millennials (55%) are not engaged, leading all other generations in this category of workers. Not engaging millennial workers is a big miss for organizations. The millennial workforce is predominantly “checked out”― not putting energy or passion into their jobs. They are indifferent about work and show up just to put in their hours.

Ma non necessariamente sono alla ricerca attiva di un altro lavoro:

they feel indifferent about their job and company ― and indifferent and entitled are not synonymous. Many millennials likely don’t want to switch jobs, but their companies are not giving them compelling reasons to stay. When they see what appears to be a better opportunity, they have every incentive to take it. While millennials can come across as wanting more and more, the reality is that they just want a job that feels worthwhile ― and they will keep looking until they find it. […] Millennials also show less willingness to stay in their current jobs. Half of millennials ― compared with 60% of non-millennials ― strongly agree that they plan to be working at their company one year from now. For businesses, this suggests that half of their millennial workforce doesn’t see a future with them. […] A Gallup study found that 60% of millennials say they are open to a different job opportunity; this is 15 percentage points higher than the percentage of non-millennial workers who say the same. Millennials are also the most willing to act on better opportunities: 36% report that they will look for a job with a different organization in the next 12 months if the job market improves, compared with 21% of non-millennials who say the same.

Insomma, se capita ci si muove e mal che vada si sbarca il lunario. Non manca, ovviamente, il costo economico della cosa: «Gallup estimates that millennial turnover costs the U.S. economy $30.5 billion annually».

 

 

—- Il costo della flessibilità, baby —-

Ricapitoliamo: i Millennials non sono particolarmente legati alla propria azienda, sono spesso insoddisfatti della propria posizione lavorativa e se si presenta l’occasione cambiano lavoro. Le conseguenze sono ovvie:

  • costo finanziario dettato dal turnover;
  • calo produttività: l’elevato turnover porta a una dispersione di conoscenza e al mancato accumulo dell’esperienza;

Ma sbaglio o la mobilità professionale non è altro che la tanto decantata flessibilità? Se analizzato sotto il punto di vista della razionalità economica il comportamento dei Millenials non dovrebbe sorprendere. In un mondo di contratti a termine è normale non mostrare interesse per le aziende di passaggio: che potrà mai importarmi del destino dell’azienda fra 6 anni quando il mio contratto scade fra 6 mesi? Si deve tenere conto, inoltre, che anche le figure manageriali si muovono in un’ottica di breve periodo senza curarsi del lungo per lo stesso identico motivo.

In più molte aziende non presentano opportunità di crescita o di sviluppo professionale visto che per un Marchionne ci devono essere decine di migliaia di impiegati. Senza prospettive di lungo termine, bloccati in una posizione statica e alla lunga ripetitiva è normale guardarsi attorno. Ma sbaglio o i fan boys del mercato inneggiano estasiasti alla prospettiva che le aziende si rubino i dipendenti ogni due per tre? Ecco hanno appena scoperto il costo economico della flessibilità:

  • lungo periodo non considerato;
  • crollo produttività;

La fessibilità ha senso solo per le posizioni di basso livello facilmente rimpiazzabili – o per quelle di elevato completamente autonome – ma è rischiosa per le figure di medio livello. Per questo motivo le aziende cercano di porre mano alla cosa chiedendo anni di esperienza in modo da avere lavoratori perfettamente autonomi. Tutto bello se non fosse che senza lavorare non puoi farti l’esperienza…

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[1] Cfr. http://www.dagospia.com/rubrica-4/business/lavoro-debilita-uomo-millennials-lavorano-solo-sbarcare-136531.htm.

[2] Cfr. http://www.gallup.com/businessjournal/191435/millennials-work-life.aspx.

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Questa voce è stata pubblicata il 4 dicembre 2016 da in economia con tag , , .
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