Charly's blog

Mercato akbar: di merendine, scuole e compagni di merenda liberisti

In origine era la sospensione di uno studente per smercio di merendine illegali [1]:

Uno studente diciassettenne dell’Itis Pininfarina di Moncalieri ha scoperto di avere la stoffa del vero imprenditore. Si è messo a comprare merendine, che poi rivendeva ai compagni a un prezzo più basso rispetto al bar della scuola. La cosa ha preso piede e il mercato è diventato molto florido. Così florido che i professori se ne sono accorti e lo hanno sospeso per una decina di giorni.

Da notare la recidività: «L’allievo del Pininfarina è stato bocciato e in parte la colpa è stata anche di quel suo traffico di merendine. Quest’anno si è ripresentato a scuola e ci è ricascato: la scorsa settimana è stato di nuovo beccato a smerciare snack. E ora la scuola deve di nuovo decidere come punirlo, con l’aggravante che il ragazzo è recidivo». Tutto semplice se non fosse che una forza assoluta che trascende la dimensione umana si è messa in moto: il libero mercato.

 

 

—- Fra compagni di merendine ci si capisce —-

Ma prima di tutto vediamo il perché della sospensione:

Stefano Fava, il preside del Pininfarina, è netto: «Questo è un problema di legalità. La scuola, insieme ai saperi, alle conoscenze, alle abilità, deve anche insegnare a questi ragazzi a essere cittadini e dunque a rispettare le leggi». Anche se si tratta soltanto di merendine, vendere prodotti in nero non è proprio un’attività nobile, tanto meno in un istituto superiore. Secondo il dirigente c’era poi un problema di sicurezza alimentare: «Non vogliamo inibire la sua vena imprenditoriale, ma dobbiamo pensare al benessere e alla salute dei nostri studenti. Non sappiamo da dove provenissero quelle merendine, né se fossero scadute o mal conservate. E se i nostri allievi fossero stati male? A me le famiglie consegnano ragazzi sani e si aspettano che glieli restituisca tali», evidenzia Stefano Fava.

E ripetiamo l’ovvio: «Lo avevamo già avvisato, abbiamo anche parlato con la famiglia: quel tipo di attività, oltre a non essere legale, poteva anche causare problemi di sicurezza alimentare. Evidentemente, però, il ragazzo non si è ancora reso conto che il suo comportamento non va bene». Beccato una volta il nostro piccolo imprenditore ha insistito nella cosa, imperterrito come è giusto che sia. Le leggi o i regolamenti? Non valgono mica per i capitalisti o per un arcitaliano.

Ma qualcuno non concorda con questa visione, i liberali-liberisti della Fondazione Einaudi [2]:

La Fondazione Luigi Einaudi di Roma ha deciso di assegnare una borsa di studio al ragazzo che commerciava merendine nell’Istituto Pininfarina di Moncalieri  perché la sua attività non è da perseguire ma da promuovere. In un Paese dove l’iniziativa privata è spesso ostacolata riteniamo che il ragazzo abbia invece messo in pratica molti degli insegnamenti di von Hayek e dello stesso Einaudi. Ben lungi dal premiare una azione sbagliata noi guardiamo ed ammiriamo il suo spirito di iniziativa: è proprio quest’ultimo ad essere premiato. È per questo motivo che la Fondazione Luigi Einaudi, la cui mission è la diffusione e la valorizzazione del pensiero liberale, ha deciso di assegnare una borsa di studio al giovane studente assieme ad alcuni volumi dei maestri del liberalismo.

Mi chiedo se fra i volumi dei maestri del liberalismo ci siano anche gli scritti vergati dall’Einaudi medesimo in favore del Fascismo [3]:

Dopo la presa di potere da parte di Mussolini, sulla quale Einaudi non intervenne, i propositi del nuovo governo, precisati ora dal neo-ministro delle Finanze De Stefani, andavano nel senso auspicato. Si prevedeva in effetti la restituzione all’esercizio privato di tutte le funzioni economiche assunte dallo stato «per ragioni di urgenza durante la guerra, o di ubbidienza all’imperativo demagogico del dopoguerra». In particolare, ma non solo, si prevedeva l’affidamento dei telefoni a compagnie private; lo sfrondamento dalle ferrovie di tutti i servizi accessori in attesa di vedere se e in quale misura potessero essere anch’esse trasferite, quanto alla gestione, ai privati; la riduzione al minimo dei servizi marittimi sovvenzionati. Forte dell’esperienza dei governi precedenti, ribadì la sua speranza che alle parole seguissero i fatti: «ora che i principi liberali sono tornati al potere, giova sperare che la promessa dell’on. Mussolini di infondere in essi un nuovo spirito di realizzazione sia mantenuta». Seguirono innumerevoli articoli, spesso tecnici, nei quali Einaudi dette il suo assenso alla politica economica e finanziaria del fascismo, in particolare per quanto riguardava la sua ricerca costante del pareggio di bilancio, attraverso una nuova politica tributaria, la riorganizzazione dell’amministrazione pubblica, la lotta a tutte le forme di protezionismo.

Giusto per capire quanto si dia valore al rispetto della legge…

 

—- E l’innovazione di vendere merendine, ecco. Mercato Akbar! —-

Quelli del Centro Einaudi non sono gli unici compagni di merendine del simpatico Zio Paperone in erba. Non manca chi esige delle giuste punizioni, ma per i docenti e non per il piccolo Bill Gates dei succhi di frutta: «Tutta la vicenda per noi è indecente. Una punizione è necessaria, ma per i docenti, non certo per il giovane e intraprendente studente» [5]. Ohibò, e perché mai? Ecco il perché:

In primo luogo, c’è un chiaro problema istituzionale. La scuola dovrebbe occuparsi di formare gli studenti per il mondo del lavoro e per la loro vita. Che uno studente venga sospeso (e forse anche bocciato – non lo sappiamo, ci fermiamo alle informazioni disponibili) per via di una sua condotta che ha creato del benessere senza nuocere praticamente a nessuno, è sconvolgente. Ammesso e non concesso che lo studente fosse nel torto, da questi nuovi – e autoproclamatisi – detentori della verità pubblica (i suoi docenti), ci aspetteremmo la volontà di correggere, non punire, gli errori. In secondo luogo, c’è un problema culturale. Il comportamento dei docenti incarna perfettamente il cancro che sta ammazzando l’Italia: l’dea che l’innovazione debba essere autorizzata e regolamentata.

Curioso, io pensavo che nel novero dell’innovazione ci fossero il pc, la fusione nucleare, la robotica e non lo smercio dei panini. E che dire dell’innovazione degli abusivi, degli scafisti che promuovono la libera circolazione delle risorse di boldriniana memoria e di chi evade il fisco? Ah già, Stato ladro…

Il dramma purtroppo non si ferma qui. Secondo il preside della scuola, lo studente sarebbe stato punito anche a fini “rieducativi”, ovvero per insegnargli la legalità. Vendere merendine a scuola, secondo il suddetto, non sarebbe un’attività legale. Su quali basi il preside giunga a queste conclusioni non ci è dato saperlo. Ci chiediamo se il preside abbia mai comprato un libro usato ad una bancarella, su amazon o su ebay: i venditori avevano una licenza? Quindi dove si troverebbe la differenza tra queste attività – tutte legali – e quanto fatto dallo studente? Qui scorgiamo due problemi enormi. Da una parte c’è la pericolosa pretesa di trasformare la propria etica personale in legge, peraltro senza conoscerla a fondo. Dall’altra, c’è la preoccupante tentazione di arrogarsi poteri e diritti senza le necessarie competenze: siamo sicuri che, in caso di manifesta illegalità, la scuola sia chiamata a sanzionare e non invece a contattare le autorità competenti? Non vorremmo che qui ad aver commesso l’illecito sia qualcun altro…

Qui non ci siamo proprio. Il fanciullo era già stato sanzionato una volta ma, da bravo kapitalisten/arcitaliano, ha continuato imperterrito nella cosa. Normale che scattino le consegueze, no? All’interno della scuola c’è un insieme di regole e leggi e se le infrangi ne paghi il prezzo. A meno che si possa non studiare o non fare i compiti perché non c’è l’articolo penale sulla questione. Suvvia. Fra l’altro vorrei far notare che sarebbe bastato smerciare il tutto al di fuori della scuola e fuori dal raggio d’azione dei docenti per evitare il problema e la punizione. Magari l’hanno bocciato perché il nostro avrà sì il fiuto degli affari ma non brilla per altre qualità…

Si badi bene che lo stesso accade all’interno di un’azienda e in caso di violazione del regolamento interno le conseguenze sono ovvie:

  • richiamo;
  • sospensione;
  • licenziamento;

Ma per saperlo devi aver lavorato almeno un giorno della tua vita e non aver fatto solamente ricerca in scienze delle merendine politiche. E qualcosa mi dice che in un qualunque Stato di diritto, quello che piace tanto ai liberali, in caso d’infrazione del quadro normativo vigente scatta la punizione. Ma mal che vada, in caso di fallimento imprenditoriale il nostro Rockfeller dei panini può dedicarsi alla ricerca e alla promozione del pensiero liberale. Le qualità non gli mancano, a quanto pare.

E per finire, se non siete d’accordo con loro vedete di crepare [5]:

C’è un lieto fine, almeno, in tutto ciò. Nella Second Machine Age, l’era dell’innovazione orizzontale, dei big data, dell’Internet of Things e così via, la superficialità e la mediocrità verranno spazzate via, disintegrate come ha scritto Tyler Cowen nel suo libro Average is Over. Forse il loro compagno imprenditore avrà successo in futuro o forse no. Se certo era riuscito a fare un business da decine di migliaia di euro, in una scuola, con margini di pochi centesimi su ogni articolo, qualcosa di management lo deve capire. Ma questo non è il punto. Questa valanga di innovazione distruttrice non sta solo colpendo – e colpirà ancora più duramente in futuro – l’Italia, ma un po’ come l’angelo della morte nell’Egitto di Mosè andrà a bussare direttamente alla porta di questi individui. Ci sarà da ridere per qualcuno: dubitiamo questi saranno quelli con il sorriso sulle labbra.

Tutto bello se non fosse che l’esito della morte del lavoro è, con assai maggior plausibilità, la morte del capitalismo lasciando sulla strada un socialismo tecnologico o un nuovo feudalesimo. Sia come sia, sullo sfondo della scena potete sentire un “mercato akbar!” declamato a gran voce. Ve l’avevo detto che anche il capitalismo è una religione, no? Ma loro sono civili e non usano le scimitarre, il lavoro sporco lo lasciano alla disoccupazione. Morale? La Brexit, Trump, Putin e soci vari: costoro se li meritano tutti. Annegheranno in un mare di violenza e non capiscono neppure il perché. Poracci…

 

P.S.

E non dimentichiamo la pirateria, causa di progresso:

Il contrabbando e la pirateria, favorendo la creazione di un sistema di prezzi internazionali, hanno progressivamente indebolito le pretese dello Stato assoluto – che invece fondava il suo potere su prezzi centralizzati – e così favorito in ultima istanza la democrazia in Europa.

Sarei curioso di vedere se gli autori dell’articolo fossero disposti a sostenere la stessa cazzata in caso di di stupro+furto+omicidio da parte della fratellanza dei pirati del Pininfarina. Perché questo è quello che facevano i pirati, Capitan Uncino è un’eccezione signori miei. Un personaggio da cartone animato, tipo il capitalista.

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[1] Cfr. http://torino.repubblica.it/cronaca/2016/11/21/news/torino_sospeso_per_aver_creato_un_mercato_nero_delle_merendine-152443542/.

[2] Cfr. http://www.fondazioneluigieinaudi.it/ragazzo-delle-merendine-sospeso-la-fondazione-einaudi-lo-premia/.

[3] Cfr. http://www.luigieinaudi.it/percorsi-di-lettura/lib/einaudi-e-lavvento-del-regime-fascista.html.

[4] Cfr. http://stradeonline.it/diritto-e-liberta/2430-lo-studente-che-vendeva-merendine-e-la-scuola-dei-mediocri.

[5] Cfr. http://stradeonline.it/diritto-e-liberta/2475-la-scuola-dei-mediocri-e-la-societa-dei-miserabili.

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Questa voce è stata pubblicata il 14 dicembre 2016 da in economia con tag , , , , .
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