Charly's blog

Una legge contro le bufale? Speriamo sia una bufala

La parola dell’anno 2016? Post-verità: «the Oxford Dictionaries Word of the Year 2016 is post-truth – an adjective defined as ‘relating to or denoting circumstances in which objective facts are less influential in shaping public opinion than appeals to emotion and personal belief» [1]. Nonostante fosse in uso già precedentemente, il termine ha conseguito nuova gloria grazie ai recenti avvenimenti politici:

The concept of post-truth has been in existence for the past decade, but Oxford Dictionaries has seen a spike in frequency this year in the context of the EU referendum in the United Kingdom and the presidential election in the United States. It has also become associated with a particular noun, in the phrase post-truth politics. 

Tutto bello? No.

—- Contro le bufale! —-

Non mancano i colpevoli, ovviamente [2]:

L’iniziativa realizzata su impulso di Big G punta a fornire risorse, strumenti di verifica, analisi e comprensione, specialmente a professionisti ed esperti del settore che si muovono in un ambiente sempre più permeato da cattiva informazione. I casi di notizie false, non attendibili o inventate di sana pianta, messe in circolo nel web, si moltiplicano e anche in Italia abbondano. Come quelli più recenti emersi in occasione del terremoto dell’agosto 2016. Siamo nell’età d’oro della falsa informazione, che porta guadagni a vantaggio di chi la produce. A causa, naturalmente, degli introiti pubblicitari che si intasca il sito cliccato da un utente quando attratto dal clamore provocato ad arte dalla finta informazione.

E così i sociali network sono sotto accusa perché spesso e volentieri «diventano veicoli di rapida diffusione di fake (falsi), trasformando bufale in fenomeni virali». E laddove c’è il problema ecco lesto l’intervento del legislatore [3]:

La Germania vuole punire Facebook e altre piattaforme social per la diffusione delle bufale: 500 mila euro di multa per ogni notizia falsa non rimossa entro 24 ore. L’ipotesi sarebbe allo studio da parte della coalizione di governo tedesca che include l’Unione Democratica Cristiana, il partito di Angela Merkel, e potrebbe tramutarsi in una nuova legge. Lo riporta il sito Deutsche Welle. La mossa sarebbe dettata dalla preoccupazione per gli effetti sulle prossime elezioni in Germania, nel 2017, della proliferazione di notizie false e di intrusioni dall’esterno. Di cyberattacchi e “false informazioni” provenienti dalla Russia, ad esempio, aveva parlato l’8 novembre la stessa cancelliera Merkel affermando che questa attività potrebbe giocare un “ruolo” in campagna elettorale. Thomas Oppermann, capogruppo del partito socialdemocratico (Spd), in un’intervista a Der Spiegel ha suggerito multe di 500 mila euro nel caso in cui siti come Facebook non provvedano rapidamente a rimuovere materiale dannoso.

Tutto bello, no? E no, ve l’ho già detto.

—- Quid est bufala? —-

L’idea di punire ballisti e bufalari non può che riscontrare il mio favore… in un mondo utopico. Partiamo da un caso pratico: cos’è una bufala? Leviamo subito dal piatto l’enfasi posta su «emotion and personal belief» dato che, non essendo anglosassoni, siamo perfettamente consapevoli del peso della componente emotiva e dei frame nella discussione politica. Ancorandosi al concetto base di bufala, la si potrebbe ritenere come notizia falsa creata e diffusa in maniera più o meno consapevole. Ma così facendo andiamo incontro a una difficoltà palese nella definizione di cos’è vero e di cos’è falso. E ancor più difficoltà ci saranno nel separare i fatti dalle opinioni. Volete un esempio? Per secoli è andata di moda l’idea che la religione sia il fondamento della morale umana. Peccato che sia un balla bella e buona sotto almeno tre punti di vista:

  • Biologia\etologia: l’etica umana è di chiara derivazione biologica sulla quale poi si innesta un lavoro di riflessione razionale;
  • Storia: l’etica è cambiata nel corso dei secoli e persino dei decenni in maniera considerevole né la sua mutevolezza si fermerà. L’etica fra 500 anni sarà tanto diversa dalla nostra come la nostra lo è da quella di 500 anni fa [4];
  • Sociologia: incrociando due dati statistici viene fuori che il tasso di religiosità è correlato alla povertà e alla violenza e non all’ateismo;

Se l’ipotesi religiosa fosse vera, l’etica della Bibbia dovrebbe essere facilmente condivisibile anche al giorno d’oggi, cosa che non è vera neppure per i cattolici che s’inventano fantasiose allegorie e metafore per spiegare la violenza vomitata da “dio” in persona a Mosè e compagni di merendine. Gli stessi cattolici, sia chiaro, che si guardano bene dal mettere in pratica i precetti evangelici nella cui assurdità non figurano concetti base della vita contemporanea quali lo Stato di diritto o la Costituzione. E non parliamo poi dell’Islam per carità di patria…

È una balla, una bufala, quindi? Altroché, ma ai religiosi è comodo diffondere la storiella per una mera questione di propaganda. Le bufale, non a caso, sono dei casi di propaganda al netto dei siti di clickbaiting. Ma se sanzioniamo la propaganda temo che della politica rimarrà ben poco come la battaglia referendaria di un paio di settimane fa ha ben dimostrato. Vorrei anche far presente che è facile puntare il dito su Facebook, ma non mi pare che la stampa nostrana se la cavi meglio. Voi l’avete vista la fine del mondo dopo la Brexit, l’elezione di Trump o l’esito referendario? Bufale o propaganda?

—- L’attore misconosciuto: chi crede alle bufale —-

Il rischio di una legge antibufala, quindi, è che non sia altro che una censura di tutti i fatti e di tutte le opinioni sgradite all’establishment. È facile bollare come bufale le notizie false che circolano sui clandestini, ma anche il post che avevo scritto sul fallimento della convivenza multiculturale, per quanto realizzato tenendo conto di quanto si insegna delle facoltà di scienze sociali, potrebbe essere considerato una bufala dai sostenitori asini del multiculturalismo.

Non ci sono alternative, allora, al dilagare delle bufale e dell’odio online? No, ci sono. La prima, assai semplicemente, è quella di muoversi nel solco del quadro legislativo italiano. Così su due piedi mi vengono in mente delle fattispecie di reato quali la calunnia, la diffamazione, l’incitazione alla sovversione e all’odio razziale. Senza dimenticarsi l’art 656 del Codice Penale che «prevede come reato la pubblicazione o la diffusione di notizie false, esagerate o tendenziose per le quali possa essere turbato l’ordine pubblico» [5].

Il secondo elemento da tenere in considerazione è chi alle bufale ci crede. Come al solito ci si dimentica che i fessacchiotti che credono alle balle sono tali a dispetto degli anni spesi nel percorso scolastico (quale che ne sia stato il rendimento). Non si potrebbe, quindi, partire con la revisione dei programmi scolastici inserendo tutti gli elementi necessari alla comprensione del mondo contemporaneo? Ma anche qui è un già detto

Approfondimenti:

_ guida per le bufale: http://www.butac.it/le-guide-di-bufale-un-tanto-al-chilo/.

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[1] Cfr. https://en.oxforddictionaries.com/word-of-the-year/word-of-the-year-2016.

[2] Cfr. http://www.lastampa.it/2016/11/02/tecnologia/idee/social-network-testate-e-agenzie-giornalistiche-tutti-insieme-contro-le-bufale-sul-web-uIDQSHHRx8ZbuYTfZ7XEXJ/pagina.html.

[3] Cfr. http://www.ansa.it/sito/notizie/tecnologia/internet_social/2016/12/19/germania-multe-a-fb-su-fake-news_849b3dd8-7ef8-4b18-ba7d-70bee985bb90.html.

[4] Persino in caso d’immortalità di massa l’etica cambierà lo stesso.

[5] Cfr. http://www.treccani.it/enciclopedia/divulgazione-di-notizie-false_(Diritto-on-line)/.

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Questa voce è stata pubblicata il 20 dicembre 2016 da in Uncategorized con tag , , , , , , , .
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