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Gli italiani sono analfabeti? Non tutti (1° parte)

Titola la Stampa che il 70 per cento degli italiani è analfabeta: «Non è affatto un titolo sparato, per impressionare; anzi, è un titolo riduttivo rispetto alla realtà, che avvicina la cifra autentica all’80 per cento» [1]. Ecco il problema:

 sono incapaci di ricostruire ciò che hanno appena ascoltato, o letto, o guardato in tv e sul computer. Sono incapaci! La (relativa) complessità della realtà gli sfugge, colgono soltanto barlumi, segni netti ma semplici, lampi di parole e di significati privi tuttavia di organizzazione logica, razionale, riflessiva. Non sono certamente analfabeti “strumentali”, bene o male sanno leggere anch’essi e – più o meno – sanno tuttora far di conto (comunque c’è un 5 per cento della popolazione italiana che ancora oggi è analfabeta strutturale, “incapace di decifrare qualsivoglia lettera o cifra”); ma essi sono analfabeti “funzionali”, si trovano cioè in un’area che sta al di sotto del livello minimo di comprensione nella lettura o nell’ascolto di un testo di media difficoltà. Hanno perduto la funzione del comprendere, e spesso – quasi sempre – non se ne rendono nemmeno conto. 

Terribile, no? Ma attenti che non si tratta di tutti gli italiani. Vediamo di chi si parla.

 

—- Ma i dati da dove vengono? —-

La fonte di questi dati? Duplice e la prima è la survey IALS (International Adult Literacy Survey) lanciata dall’OCSE/OCDE nel 1992. Nel 1996 si ebbe la seconda ricerca del progetto (Second International Adult Literacy Survey, SIALS), che ha fornito a più riprese i risultati tra il 1995 e il 2000 [1]. Lo scopo delle due ricerche non era la valutazione delle conoscenze o la capacità di leggere e scrive, la classica dicotomia fra analfabeti e non, ma capire quanto e come la popolazione presa in esame sia in grado di leggere e capire quel che legge. Questa capacità viene definita competenza alfabetica funzionale: si tratta della capacità di raccogliere e utilizzare le informazioni reperibili in testi scritti, in grafici, in tabelle e di eseguire operazioni, calcoli, risolvere problemi. Non si tratta di appurare delle conoscenze, ma delle competenze in tre ambiti distinti:

_ capacità di lettura e scrittura in relazione a testi di prosa;

_ capacità di lettura e scrittura in relazione a testi schematici quali grafici, tabelle e carte meteorologiche;

_ capacità di lettura e scrittura in relazione a testi a contenuto quantitativo;

 

Il tutto suddiviso su cinque livelli. Ecco i risultati:

 

Tabella n° 1. Distribuzione dei rispondenti italiani alle prove IALS-SIALS.

 

1° livello

2° livello

3° livello

4°/5° livello

Testi in prosa

34,6%

30,9%

26,5%

8%

Grafici

36,5%

32,2%

25,3%

6%

Calcoli, problemi

32%

31,4%

27,6%

9%

Fonte: Invalsi

 La variante età risultò essere un fattore determinante. Nel test dei testi in prosa le maggiori competenze alfabetiche si trovavano negli under 35, mentre i risultanti più deludenti appartenevano agli over 45. Gli over 55 erano concentrati quasi al 90% nei primi due livelli. Complessivamente il 70-75% dei rispondenti della classe d’età 46-55 e più l’80-88% della classe d’età 56-65 si posizionava nei primi due livelli. La prestazione della classe più giovane, tuttavia, non era affatto esaltante e più del 50% dei rispondenti si fermava ai primi due livelli.

La ricerca evidenziò, inoltre, che la scarsa scolarizzazione della popolazione italiana fosse un elemento critico per la comprensione del fenomeno. All’epoca poco più di un terzo della popolazione poteva vantare soltanto la licenza media (34,5%), neppure un terzo un diploma di scuola superiore (27%) e quasi un altro terzo solo la licenza elementare (32,3%). La popolazione laureata non raggiungeva neppure il 7%. A distanza di anni la situazione non è migliorata più di tanto. Nel 2007 il 48,2% della popolazione in età 25-64 anni poteva vantare solo una licenza di scuola media e nella coorte d’età 20-24 anni poco più del 75% ha conseguito una licenza media superiore, mentre poco più del 40% dei giovani si è iscritto all’università.

 

—- Semianalfabeti uber alles —-

La sconda fonte è la PIAAC: si tratta di un’indagine internazionale a cui hanno aderito 24 paesi. Nel caso italiano sono stati coinvolti circa 4600 rispondenti di età compresa fra i 16 e i 65 anni. Lo scopo della ricerca è sempre quello di valutare le competenze cognitive su due differenti dimensioni: la literacy e la numeracy. Non esiste in italiano una traduzione letterale di queste due parole e con questi termini s’intende:

 

_ literacy: “l’interesse, l’attitudine e l’abilità degli individui ad utilizzare in modo appropriato gli strumenti socio-culturali, tra cui la tecnologia digitale e gli strumenti di comunicazione per accedere a, gestire, integrare e valutare informazioni, costruire nuove conoscenze e comunicare con gli altri, al fine di partecipare più efficacemente alla vita sociale”;

_ numeracy: “l’abilità di accedere a, utilizzare, interpretare e comunicare informazioni e idee matematiche, per affrontare e gestire problemi di natura matematica nelle diverse situazioni della vita adulta”;

 

 Sono stati definiti sei livelli di competenza che variano su una scala da 0 a 500 punti: sotto il livello 1 (0-175);

  •  livello 1 (176-225);
  • livello 2 (226-275);
  • livello 3 (276-325);
  • livello 4 (326-375);
  • livello 5 (376-500);

I valori al di sotto del livello 1 indicano una modestissimo competenza al limitedell’analfabetismo, mentre i livelli 4 e 5 indicano una piena padronanza delle competenze richieste. Il livello 3 viene considerato come il livello minimo indispensabile per un inserimento positivo nelle dinamiche economiche e sociali.

 

Tabella n° 1. Percentuale di persone che raggiungono il livello 2 e che superano il livello 3.

 

% fino a livello 2

% livello 3 e superiore

Italia

70

30

Germania

51

47

Francia

57

42

Spagna

67

32

USA

50

46

Media OCSE

48

50

Fonte: ISFOL.

 

Nel complesso la classe d’età 25-34 ottiene i risultati migliori, al contrario della classe 55-65 che ottiene quelli peggiori. La classe 16-24 e 25-34 presentano rispettivamente il 35% e il 34% al livello 3, mentre la classe 55-65 presenta la maggiore percentuale di persone al di sotto del livello 1 (10%) e il maggior numero di persone ferme al livello 1 (31%).

Rispetto alla rilevazione precedente si deve notare che i risultati sono migliorati: sono aumentati i punteggi medi di literacy ed è diminuito il gap con la media OCSE. La spiegazione di questo fenomeno è dovuto all’uscita della coorte d’età dei nati fra le due guerre mondiali. Non a caso mentre i risultati delle classi d’età più giovani sono grossomodo rimasti invariati, i miglioramenti più consistenti si possono trovare negli over 45. Il gap nella literacy, ad esempio, è passato dai 63 punti a favore dei più giovani (16-24 anni) rispetto ai più anziani (55-64 anni) ai 30 punti dell’ultima rilevazione. Ciononostante i risultati migliori crescono con l’aumentare della scolarizzazione anche se il gap con la media OCSE non segue lo stesso trend. Se a livello di educazione primaria si registrano i punteggi medi di literacy pari a 235 e di numeracy pari a 229 con un gap di 11 e 8 punti, a livello universitario i valori sono rispettivamente 281 e 280 con un gap di 16 punti.

 

—- Non così semplice, baby —-

Per i dati rimanenti rimando alle ricerche in questione. Lo scenario che ne esce fuori, in ogni caso, permette di delineare un quadro più ampio che tocca ad esempio settori quali:

  • la scuola;
  • la lettura;
  • la democrazia;

Ma mi occuperò della cosa in un altro post. Anticipo solo che non basta promuovere l’istruzione come in genere si sente dire in giro per risolvere il problema.

[… continua]

_________________________________________________________

[1] Cfr. http://www.lastampa.it/2017/01/10/blogs/il-villaggio-quasi-globale/il-per-cento-degli-italiani-analfabeta-legge-guarda-ascolta-ma-non-capisce-MDZVIPwxMmX7V4LOUuAEUO/pagina.html.

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9 commenti su “Gli italiani sono analfabeti? Non tutti (1° parte)

  1. Rettiliano Verace
    14 gennaio 2017

    Dimmi, Charly, sei abbastanza vecchio da avere fatto la visita militare? Io si, al Maricentro di Taranto, e ancora oggi tremo al pensiero. Circa la metà dei ragazzi di leva era completamente analfabeta, e anche tra gli altri la grande maggioranza non riusciva a compilare moduli semplicissimi, che sembravano scritti per un bambino di quinta elementare. Io avevo la quarta superiore ITIS (17 anni mai bocciato), mi trattavano da scienziato e mi chiedevano di compilargli i moduli! Ti rendi conto? Si trattava di diciassettenni analfabeti, non di vecchi di 78 anni. Che razza di vita avranno fatto quei ragazzi? Quelli che non saranno entrati come volontari dell’esercito o forze armate saranno finiti a fare i delinquenti o a spalmare calcina, un analfabeta non ha altre possibilità di carriera!

    • Charly
      15 gennaio 2017

      Sono dell’86, leva sospesa. In realtà per i semianalfabeti ci sono delle posizioni lavorative basta che non siano legate alla necessità di scrivere o interpretare testi scritti. Dal classico operaio da catena di montaggio, ai lavori di fatica come il muratore fino a qualcosa di più elaborato come l’arte bianca. Dipende, ovviamente, anche dalla specializzazione produttiva del
      paese e nel caso italiano c’è parecchia trippa. Una causa-effetto.

      • Rettiliano Verace
        15 gennaio 2017

        No. In fabbrica o in cucina devi sapere leggere, io ho lavorato in entrambi i campi. Per l’analfabeta restano solo i lavori di pura manualita’, ormai quasi del tutto scomparsi grazie all’automazione.

      • Charly
        15 gennaio 2017

        Non si parla di analfabetismo puro, ma di semi analfabetismo.

      • Rettiliano Verace
        15 gennaio 2017

        Aspe’, mi sono spiegato male. I ragazzi di leva che ho visto a Taranto erano tra l’analfabeta funzionale e l’analfabeta totale, e sono sicuro che nel corso degli anni siano regrediti verso lo stato di analfabeta totale, non avendo piu’ letto o studiato niente. L’analfabeta funzionale puo’ lavorare, ce ne sono tantissimi in tante professioni, ma l’analfabeta di ritorno no a meno che non spalmi la calcina in cantiere.

      • Charly
        15 gennaio 2017

        Dati alla mano gli analfabeti sono il 5%, il 70% sono gli analfabeti funzionali. Comunque possono dedicarsi anche ad altre attività manuali: idraulico, elettricista, panettiere o piccole attività economiche (pizzeria, ambulante).

      • Rettiliano Verace
        15 gennaio 2017

        Elettricista? Ma tu hai una vaga idea di che preparazione teorica ci voglia per fare l’elettricista? Usare un multimetro? Leggere uno schema? Montare un rele’ o un differenziale senza ammazzarsi e senza ammazzare nessuno? Ovviamente ci sono i “praticoni” che “unn’aio sturiato ma u’mistiere u’sacciu”, ma si tratta di bestie che a poco a poco stanno facendo la fine che meritano. Scusa ma secondo me stai “parlando senza cognizione di causa”. Che lavoro fai?

      • Charly
        17 gennaio 2017

        HR Administrator. Il che non toglie che un elettricista si perderebbe nel mio post che è banale come pochi e che a fare l’elettricista finiva e finisce chi ha non ha studiato (studiare conta). Non confondiamo il tirare un cavo elettrico dal capire di geopolitica. Ah, mio padre è un ambulante e prima ancora un operaio, mia madre una casalinga. Il padre del marito di mia sorella un idraulico e il ragazzo dell’altra mia sorella un benzinaio.
        Quello è il mio mondo, lo conosco di prima mano.

  2. Pingback: La media del 6 per accedere alla Maturità? Sempre tempo perso… | Charly's blog

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Questa voce è stata pubblicata il 12 gennaio 2017 da in società con tag , , .
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