Charly's blog

Gli italiani sono analfabeti? Non tutti (2° parte)

Partiamo da dove eravamo rimasti. Si è detto che il potenziamento dell’istruzione non è una soluzione al problema. Sapete perché? Perché il danno è già stato fatto e parliamo di persone che la scuola l’hanno conclusa già da un pezzo. Diamo, ora, un’occhiata a chi legge e a chi non legge.

  

—- Scemo chi legge? —-

Prendiamo i sempre comodi dati dell’Istat [1]. Ecco la percentuale di chi ha letto almeno un libro nei 12 mesi precedenti:

 letto-almeno-un-libro

E la percentuale di chi non ha letto almeno un libro nei 12 mesi precedenti:

 non-hanno-letto-un-libro

Ed ecco chi che è legge:

Con riferimento alla condizione professionale, i livelli di lettura sono superiori alla media tra dirigenti, imprenditori e liberi professionisti (61,4%), direttivi, quadri e impiegati (61,9%) e studenti (60,2%). I livelli di lettura più bassi si registrano, invece, tra i ritirati dal lavoro (34,5%), le casalinghe (31,6%), gli operai (30,2%) e le persone in altra condizione (24,2%) (Tavola 5). Un ulteriore elemento che condiziona in modo determinante l’esperienza della lettura e il rapporto con i libri è l’ambiente familiare. La lettura si conferma fortemente condizionata dalle abitudini familiari e la propensione alla lettura dei bambini e dei ragazzi si dimostra direttamente correlata alla presenza di genitori che hanno l’abitudine di leggere libri: la quota di lettori di chi ha madre e padre lettori, tra i bambini in età scolare di 6-10 anni (63,7%) e tra i ragazzi di 11-14 anni (66,8%) è oltre il doppio rispetto a quella di coloro che hanno entrambi i genitori non lettori (rispettivamente 26,7% e 30,9%).

Si viene a delineare una vera e propria «emergenza nel nostro paese. Da oltre quindici anni, al di là delle oscillazioni di breve termine, la popolazione dei non lettori è ancorata a una quota pari a circa il 60% delle persone di 6 anni e più, e non si vedono segnali di ripresa. Anche le caratteristiche costitutive dei non lettori appaiono persistenti e confermano fattori di disuguaglianza e di svantaggio di natura quasi strutturale».

Per una volta è l’Istat stessa a mettere insieme i puntini:

La lettura è condizionata dalla capacità degli individui di comprendere e interpretare in modo adeguato il significato dei testi scritti, una competenza di base indispensabile per garantire un’effettiva capacità di accesso, gestione e valutazione delle informazioni, e quindi di crescita individuale e collettiva; questa capacità (literacy) in Italia è molto bassa. Secondo l’Indagine sulle competenze degli adulti (Survey of Adult Skills – PIAAC) dell’Ocse3 relativa al 2012, i punteggi medi di literacy della popolazione italiana tra 16 e 65 anni sono ben al di sotto della media dei paesi partecipanti. Con un valore medio di 250 punti l’Italia si colloca agli ultimi posti nella graduatoria internazionale a fronte di una media Ocse pari a 273 punti (Figura 8). Il 27,9% degli adulti italiani si situa, infatti, nella prima classe delle competenze di literacy o addirittura in quella inferiore, quelle cioè che coinvolgono semplici operazioni cognitive di base. In particolare, il 5,6% della popolazione (3,4% la media Ocse) non arriva nemmeno al livello 1 (Tavole 29 e 30). Lo svantaggio italiano si manifesta in tutte le possibili disaggregazioni socio-demografiche ed economiche: sono infatti costantemente inferiori alla media Ocse i punteggi dei giovani fra 16 e 24 anni, che si collocano all’ultimo posto, il 21mo; quelli dei più anziani (55-65 anni), che si piazzano al 20mo; i maschi (ultimi in classifica); le femmine (penultime); le persone con istruzione di livello medio-inferiore; le persone con istruzione di livello universitario (21/21); i madrelingua italiani (21/21); gli stranieri di madrelingua diversa dall’italiano (17mo posto su 21); i lavoratori qualificati (21/21) e quelli non qualificati (21/21).

Non si legge e i risultati sono ovvi.

 

—- Ma i bocciati leggono? —-

Sono due i fattori che influiscono maggiormente sulla capacità di lettura:

  • il livello di scolarizzazione;
  • l’ambiente economico;

Partiamo dal primo elemento che risulta essere piuttosto ovvio:

Tabella n° 1. Popolazione per titolo di studio (dati espressi in migliaia)

 

50-54

55-59

60-64

65+

Elementare o nessun titolo

401

649

1.101

7.804

Media

1699

1368

1.096

2.315

Diploma 2/3

381

263

227

336

Diploma 5

1343

1073

819

1.459

Laurea

539

480

415

713

Totale

4364

3.853

3.658

12.626

 Fonte: Istat, 2013.

 

Nel complesso il livello di scolarizzazione italiano è molto basso e le classi d’età più anziane registano la performance peggiore. Si è detto che si legge pochissimo e il 70% della popolazione non ha le capacità cognitive sufficienti per comprendere quanto scritto in questo post. Come mai? Per via dei bassi livelli di scolarizzazione dato che la lettura è un’attività che richiede una capacità cognitiva considerevole. Non ho problemi a leggermi un libro di 400 pagine per via del mio background scolastico, ma non si ci può aspettare lo stesso da chi si è fermato alle elementari. Si era già visto il perché e il per come e dobbiamo dire grazie alla maestrina dalla pennina rossa che si dilettava nel bocciare in massa gli studenti. Se li cacci dalla scuola dopo un paio di anni non puoi aspettarti dei grandi risultati, no?

In aggiunta al desolante scenario non si deve dimenticare il contesto economico. Ricordiamo che si legge di meno al Sud e che l’economia italiana è specializzata in attività di medio e basso livello. La conseguenza è che leggere ad ampio spettro non serve né per trovare un lavoro perché non c’è proprio o, se c’è, è di basso livello. Una situazione amabile specie in sede di voto elettorale…

 

Approfondimenti:

_ overeducation: http://www.lavoce.info/archives/11660/troppo-educati-per-lavorare/.

 

[conclusione]

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[1] Cfr. http://www.istat.it/it/archivio/178337.

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Questa voce è stata pubblicata il 15 gennaio 2017 da in società con tag , , , .
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