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La media del 6 per accedere alla Maturità? Sempre tempo perso…

Che dire della scuola italiana se non che si tratti di un cantiere perennemente aperto? Ecco la nuova riforma [1]:

Dal prossimo anno sarà una notte prima degli esami per molti più studenti. Dal 2018, infatti, si potrà essere ammessi alla maturità avendo la media del 6, voto di condotta compreso. La novità? Non sarà più richiesta la sufficienza in tutte le materie.

Terribile, no?

—- Ovvove, ovvove! Non si studia più —-

Scontate le reazioni. Si parte dalla solita mistica della difficoltà come bene fine a sé stesso [2]:

Inutile quindi rinfacciare ai maturandi di oggi le pene dei maturi di ieri, tanto più che ieri come oggi la percentuale dei promossi è tranquillamente superiore al 90%. E tuttavia si spera e prega che l’esame non diventi troppo facile. Intanto perché è, o era, una delle poche prove serie esistenti in questo Paese. E poi perché, se nella vita gli esami non finiscono mai, questo era davvero una pietra miliare, un rito di passaggio, la prima avvisaglia che si diventava «grandi» e che, insomma, il tempo delle mele e del cazzeggio non sarebbe durato per sempre. Forse per la prima volta, ci si scontrava con la realtà, che è anche prova, selezione, talvolta delusione. Che è poi la ragione per cui da adulti si ricorda la maturità con un sollievo intenerito che diventa quasi nostalgia.

Quella che potrebbe essere definita come “Sindrome di Dark Souls”. Per poi arrivare all’altra mistica dominante, quella del merito e dell’impegno [3]:

Ecco, di fronte a provvedimenti cosí mi chiedo per quale oscuro motivo stiamo dando ancora una sforbiciata ai concetti di eccellenza, di impegno, di merito, insomma per quale motivo stiamo sdoganando giorno dopo giorni la mediocritá  e il livellamento verso il basso. Perché un motivo ci deve essere, per quanto distorto: andare verso l’azzeramento del valore legale del titolo di studio? privilegiare l’alternanza scuola lavoro rispetto allo studio fine a sé stesso? rientra in questa stessa strategia il tentativo di abolire il liceo classico?

Senza dimenticare il bau bau del 21° secolo, l’analfabetismo funzionale:

Vorrei che qualcuno mi spiegasse perché i ripetuti allarmi sull’analfabetismo funzionale non inducono ad una maggiore attenzione ai messaggi che vengono inviati alle giovani generazioni, e cosa é accaduto a noi, genitori di questi figli, che siamo stati peró forse l’ultima generazione di figli che ha studiato alla vecchia maniera, libri, sudore, esercizi di greco e matematica, analisi logica a quintali, verbi irregolari di inglese e francese. Cosa ci è successo, per volere all’improvviso per i nostri figli tutto facile, tutto spianato, tutto facilitato e in discesa? Sappiamo che poi questi ragazzi si areneranno alla prima difficoltá, al primo colloquio di lavoro andato male, al primo sogno professionale che non si realizza immediatamente?

Se non fosse che, come si è già visto, nel novero degli analfabeti funzionali entrano i più anziani e non i più giovani che sono ancora a perdere tempo sui banchi di scuola. Spieghiamo il concetto in termini semplici per tutte le prof di latino là fuori:

i più asini non sono quelli che si vuole che non facciano nulla nella scuola di oggi, ma quelli che studiavano come matti nella scuola di ieri

Ironia della storia, direi.

—- La Maturità? Ma si  mangia? —-

Il discorso in sé si può chiudere in due mosse. La prima vede il solito test del giornale: prendere un quotidiano a diffusione nazionale come la Stampa e il Corriere e date un’occhiata alle notizie presenti nelle varie pagine. Si troveranno concetti rientranti nelle seguenti discipline:

  • Economia;
  • Scienze politiche;
  • Sociologia;
  • Informatica;
  • Biologia;

E molto altro ancora. Se preferite il tutto già amalgamato si parla della globalizzazione, del populismo, della quarta rivoluzione industriale, della Singolarità Tecnologica. Avete mai preso in esame argomenti del genere nei 13 anni spesi sui banchi di scuola? No, meglio sprecare tempo per Manzoni e Boccaccio. Tanto si vota sul Decameron, mica sulla riforma costituzionale.

Il secondo punto riguarda, invece, il semplice fatto che nel mio CV non scrivo più la mia formazione secondaria superiore lasciando solo la laurea e i corsi aziendali. Sapete com’è, all’estero non sanno neppure cosa sia il liceo scientifico né si curano di saperlo. In effetti in sede di colloquio nessuno mi ha mai chiesto delle mie esperienze scolastiche né tantomeno di Dante o Petrarca. La si potrebbe chiudere qui, allora, dato che la Maturità non serve proprio a nulla e il voto relativo non ha nessun valore. O, meglio, non dovrebbe averlo al netto dei geni che lo vogliono utilizzare come chiave d’ingresso per l’università. Così chi ha due 7 in italiano e matematica passerà avanti a chi ha un 2 in italiano e un 10 in matematica al momento dell’iscrizione alla facoltà di matematica. Furbo, non c’è che dire.

—– Ma io sono pignolo… —-

Si potrebbe chiudere il discorso lì, ma si possono dire ancora un paio di cose di sicuro interesse. Partiamo ricordando che siamo nell’era della post verità e che risulta piuttosto scorretto affermare che la maturità sarà più semplice. Nei vari progetti di riforma, infatti, si vuol dare un maggior peso alla carriera scolastica aumentando il numero dei crediti relativi. Si dovrà aspettare e vedere, insomma.

Altro punto viene dalla curiosa idea che il menù della scuola sia fisso e immutabile e che come tale lo si debba accettare. In termini pratici devi sciropparti le materie imposte dall’auctoritas e in caso di mancanza si deve ripetere l’anno anche se vuol dire ridare nuovamente le materie in cui, invece, te la cavavi benone. Sarebbe più sensato strutturare la scuola per esami come all’università o, in alternativa, dividere le materie per livelli. Se ti fermi al livello base della materia x devi raggiungere un livello più avanzato in quella y. Che poi si chiama specializzazione produttiva e a essa rimando.

Senza dimenticare poi il paradosso derivante dall’utilizzo della media aritmetica: un 4 in storia romana e un 8 in storia medievale producono un bel 6 aritmetico con conseguente sufficienza e tutti risultano essere felici e contenti. Chissà perché, poi, la ripetizione di questo meccanismo non è più accettato se applicato non solo all’interno di una materia ma fra le materie…

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[1] Cfr. http://www.lastampa.it/2017/01/17/italia/cronache/per-sostenere-lesame-di-maturit-baster-la-media-del-QPwU7c2R4mChCsQLPQTXlJ/pagina.html.

[2] Cfr. http://www.lastampa.it/2017/01/17/cultura/opinioni/editoriali/maturit-pi-facile-anche-no-grazie-eGUClzlKxIitjbEW1QZaYM/pagina.html.

[3] Cfr. http://www.talentilucani.it/11381-2/.

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2 commenti su “La media del 6 per accedere alla Maturità? Sempre tempo perso…

  1. cor-pus15
    22 gennaio 2017

    che i nuovi esami di stato finali della scuola superiore siano resi piu` facili dalla riforma governativa e` un fatto indiscutibile: ma non per la questione del 6 di media richiesto per l’ammissione, anziche` la sufficienza in tutte le materie attuale (questo sarebbe il meno: il 6 in tutte le materie e` oggi un fatto formale; prima si decide di ammettere e poi, se lo si fa, si da` il 6 in tutte le materie, con un rito grottesco; da questo punto di vista passare alla media e` perfino certamente positivo), ma per l’eliminazione della terza prova scritta, che puo` riguardare tutte le discipline.

    i nuovi esami si limiteranno a due prove scritte, quindi a due sole discipline (a meno che il Ministero non si inventi qualche prova interdisciplinare, ma sarebbe probabilmente un disastro).

    che i programmi scolastici siano da rivedere e` indiscutibile.

    ma questo che cosa c’entra con la serieta` degli esami?

    la prima cosa da realizzare per una scuola migliore sarebbero degli esami seri.

    senza esami seri qualunque cosa viene insegnata soltanto per finta.

    https://corpus15.wordpress.com/2017/01/15/la-buonascuola-buonista/

    • Charly
      23 gennaio 2017

      Mah, la riforma è ancora un cantiere aperto e aspetterei di vedere il risultato finale. Per ora sospendo il giudizio.
      Per il resto, più che sugli esami seri basta insegnare delle cose serie: se sei furbo le impari, se non lo sei crepi.

I commenti sono chiusi.

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Questa voce è stata pubblicata il 22 gennaio 2017 da in società con tag , .
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