Charly's blog

Il precariato uccide? Ma l’Italia non è il mondo…

Dopo la lettera arriva la chiamata alla vendetta [1]:

Per Michele e la nostra generazione l’unica garanzia è la vendetta“. È la scritta minacciosa comparsa nella notte sulla torre di Legacoop, in viale Aldo Moro a Bologna, con chiaro riferimento al caso del grafico 30enne morto suicida nei giorni scorsi in Friuli. Accanto alla frase è stato disegnato il simbolo del collettivo Hobo, che ha poi “rivendicato” il gesto sulla propria pagina Facebook.

“Assassina é la precarietà, assassini i governi che ci vogliono rubare la felicità. Lo urliamo sul muro di Legacoop – scrive Hobo – istituzione dello sfruttamento e di un ministro del lavoro assassino: l’unica certezza é il nostro odio, l’unica garanzia é la nostra vendetta. Per Michele, per la nostra generazione. Pagherete caro, pagherete tutto”.

Mi riferisco, ovviamente, alla lettera del precario suicida pubblicata pochi giorni fa. Ma la questione è decisamente più complessa di come possa apparire a prima vista.

  

—- Le parole di un addio —-

Una precisazione fondamentale: non so se qualcuno si è preso il disturbo di controllare l’autenticità della lettera o della storia. Certo, adesso è uscita la lettera della fidanzata ma anche qui sarebbe da controllare. Per i fini di questo post, tuttavia, la questione non è molto importante ma nel caso non dimenticate di indagare sull’autenticità o meno della storia.

Passiamo, ora, al testo:

Ma le domande non finiscono mai, e io di sentirne sono stufo. E sono stufo anche di pormene. Sono stufo di fare sforzi senza ottenere risultati, stufo di critiche, stufo di colloqui di lavoro come grafico inutili, stufo di sprecare sentimenti e desideri per l’altro genere (che evidentemente non ha bisogno di me), stufo di invidiare, stufo di chiedermi cosa si prova a vincere, di dover giustificare la mia esistenza senza averla determinata, stufo di dover rispondere alle aspettative di tutti senza aver mai visto soddisfatte le mie, stufo di fare buon viso a pessima sorte, di fingere interesse, di illudermi, di essere preso in giro, di essere messo da parte e di sentirmi dire che la sensibilità è una grande qualità.

Per poi proseguire:

Da questa realtà non si può pretendere niente. Non si può pretendere un lavoro, non si può pretendere di essere amati, non si possono pretendere riconoscimenti, non si può pretendere di pretendere la sicurezza, non si può pretendere un ambiente stabile.

Nella lettera di un 30enne suicida un j’accuse per un futuro senza prospettive. Due ragazzi su 10 non trovano un’occupazione, in Italia sono oltre il 40%.

A quest’ultimo proposito, le cose per voi si metteranno talmente male che tra un po’ non potrete pretendere nemmeno cibo, elettricità o acqua corrente, ma ovviamente non è più un mio problema. Il futuro sarà un disastro a cui non voglio assistere, e nemmeno partecipare. Buona fortuna a chi se la sente di affrontarlo.

Per concludere con un «Complimenti al ministro Poletti. Lui sì che ci valorizza a noi stronzi».

Al di là del dramma umano, che cosa dire di questa lettera? Per prima cosa da alcuni passaggi nella lettera si intuisce facilmente un malessere generale non dovuto solamente al mondo del lavoro ma, in pratica, a tutti gli aspetti della vita di una persona. Non reputo corretto considerare una tragedia simile un simbolo legato al precariato dato che la questione è palesemente più complessa.

 

—- Giovani, muovete il culo! —-

Ma gli spunti di riflessioni non finiscono qui. Fra le varie reazioni scatenate dalla lettera segnalo la seguente [3]:

Ovviamente la maggior parte sono commenti alla “governo ladro”, “sistema bastardo” e “povera vittima”. Non voglio tentare neanche per un secondo di commentare il gesto di chi se n’è andato perché non ne ho né il diritto né l’interesse. Quello che mi preme dire, invece, è che io non mi sento follemente arrabbiata solo con un “sistema” generico, impersonale, intangibile; io mi sento arrabbiata col sistema reale, e mi dispiace sottolinearlo, ma del sistema reale fanno parte anche tutti quei miei coetanei che adesso puntano il dito verso un responsabile invisibile. Siamo tutti responsabili. Tutti: dal primo all’ultimo, e non solo chi arriva nei palazzoni con le auto blu.

Ed ecco Miss Politica Impegnata:

Partecipo più o meno attivamente alla vita di questo Paese da quando avevo 15 anni, ora ne ho venticinque e sono già stanca, amareggiata e stufa. Non dalla classe politica, ma dalla mia generazione. Sì, lo sono anche dalla prima categoria, però da quella te l’aspetti, dalla seconda no. Ero rappresentante del mio liceo e organizzavo conferenze a cui non veniva nessuno perché “meglio i tornei di calcetto e pallavolo”. Alle manifestazioni talvolta un po’ di gente c’era, ma il più delle volte per saltare scuola o per vivere un pizzico di quell’atmosfera sessantottina di cui abbiamo sentito solo parlare. Poi sono cresciuta ed ho iniziato ad andare all’università e ad altri incontri pubblici: sulla questione dell’acqua, conflitti vari, giornalismo, crisi giovanile, complesso di Telemaco, Costituzione italiana… indifferente l’argomento, c’era sempre una sola costante: ero l’unica (o quasi) a non avere la testa grigia. I miei coetanei non ci sono mai, li si vede in massa solo quando c’è da fare aperitivo.

Colpa dell’individualismo, ovvio:

Ognuno è a testa china sulla propria strada, in mezzo a smartphone, ambizioni, menefreghismo e bicchieri di vino. È una grossa generalizzazione, sicuramente, ma che siamo imbottiti di un individualismo spesso quanto le nostre speranze è innegabile.

E se non è colpa dell’individualismo è colpa nostra, comunque [4]:

Ha colpito anche me. Ma lo ha fatto in senso opposto. Mi ha suscitato una grande rabbia non contro un’epoca che precarizza il lavoro, anzi, siamo franchi, tende ad ucciderlo, ma contro tutti quei ragazzi che hanno usato una lettera scritta da un ragazzo depresso e arrabbiato per giustificare le proprie debolezze e i propri fallimenti. Gettando sulle spalle degli “altri” – la globalizzazione, l’Unione europea, l’incapacità delle élite di governo, etc.. – la difficoltà di realizzare i propri sogni, la fatica di essere felici. Senza rendersi conto che la realizzazione di un sogno è sforzo ed è anche fortuna. Non sempre avviene. «Io non me ne faccio niente del minimo, volevo il massimo, ma il massimo non è a mia disposizione», scrive Michele. Come se il massimo e il minimo fossero due scatole di cereali sullo scaffale del supermercato. E non invece parole vuote se non le riempiamo noi, ogni giorno, di contenuto.

Com’era quella storia della colpevolizzazione delle vittime?

 

—- Ma l’Italia non è il mondo —-

Tutto bello, solo una domanda: da quando l’Italia è il mondo? Guardiamo questo grafico sul tasso di disoccupazione comparando i paesi del Gruppo di Visegrand e l’Italia:

 tasso-disoccupazione-italia

Ecco quello giovanile:

 disoccupazione-giovanile

Passiamo alla Romania, un paese che ha la disoccupazione di poco al di sopra del 4%, e diamo un’occhiata a quella giovanile:

 disoccupazione-giovanile-romania

Questi sono paesi selezionati in modo arbitrario e il confronto può essere effettuato con molti altri. Il risultato, tuttavia, non cambia: non siamo di fronte a un problema generazionale o globale, ma è una realtà italiana condivisa eventualmente con altri paesi. Le condizioni del mercato del lavoro italiano sono figlie del pessimo andamento economico e delle pessime politiche del lavoro implementate finora e l’unica soluzione razionale è fare le valigie e salutare tutti con un #ciaone.

Immagino che un simile scelta mi condanni come individualista o traditore agli occhi delle varie miss politica, ma non m’importa. L’ho già scritto ma mi ripeto: non ho nessun dovere a salvare le personi stupide dalla propria stupidità. E per quanto riguarda la Tassa Grigia – l’avere a che fare con la stupidità degli over 50 sempre e comunque – ho scritto un libro sull’argomento [5]:

 manuel-zarli-gerusia

Ripeto: non ho nessun dovere verso chi mi chiama bamboccione, sfigato, sdraiato, ignorante. Io mangio e campo tranquillo. Per i mister Teste Grigie la pacchia è sul punto di finire. E se sono convinte che un paio di “risorse” africane li salverà, beh, tanti auguri. Senza dimenticare, poi, quelli che vogliono fare dell’Italia la Cina d’Europa

__________________________________________________________

[1] Cfr. http://bologna.repubblica.it/cronaca/2017/02/08/news/_vendetta_per_michele_trentenne_suicida_a_udine_scritta_su_torre_legacoop_a_bologna-157856563/.

[2] Cfr. https://www.investireoggi.it/fisco/precariato-uccide-giovani-la-lettera-michele-suicida-30-anni/?refresh_ce.

[3] Cfr. http://espresso.repubblica.it/attualita/2017/02/08/news/se-michele-si-e-suicidato-e-anche-colpa-di-noi-giovani-egoisti-senza-coscienza-sociale-1.295002.

[4] Cfr. http://bianchi.blogautore.espresso.repubblica.it/2017/02/08/michele-una-gioventu-senza-coraggio/.

[5] Cfr. https://www.amazon.it/Gerusia-perch%C3%A9-difendersi-dalle-gerontocrazia-ebook/dp/B00O1FLWZC.

Annunci

2 commenti su “Il precariato uccide? Ma l’Italia non è il mondo…

  1. Fabio
    19 febbraio 2017

    La teoria del nexus of contracts è una dottrina sviluppatasi nell’ambito dell’analisi economica del diritto, secondo cui la società sarebbe riconducibile ad una rete (nexus) di accordi tra privati (quindi di contracts).

    un contratto deve fare in modo che il lavoratore debba fare gli interessi di chi dà il lavoro

    se i bonus, etc sono sufficienti, lui lavorerà sui suoi interessi
    —-
    poi il managerialism (la separazione del controllo dalla proprietà): chi controlla
    —–
    il diamond model per la capacità della popolazione locale
    —-

  2. Fabio
    19 febbraio 2017

    il problema dell’italia è che è arretrata dal pdv della conoscenza, dell’industria, etc….

    e crede che l’italia è italia…la migliore del mondo..e che purtroppo per una strana congiunzione astrale vogliono che vada indietro…

    e poi quando un paese parla di miracolo economico, vuol dire che pensa che sia dovuto al caso e non per una certa fortuita combinazione di fattori

    tre cose che la fanno retrocedere inesorabilmente

    p.s. bisogna sempre parlare di estrema illogicità quando si parla di italia

I commenti sono chiusi.

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 10 febbraio 2017 da in economia con tag , , , , .
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: