Charly's blog

L’élite alla riscossa? Ma se non hanno capito niente… (1° parte)

E dopo tanti articoli critici nei confronti dell’élite ecco a voi la riscossa delle élite [1]:

L’élite è il nemico. Intellettuale, salottiera, radical-chic, fighetta. Lo dicono tutti. Se la Gran Bretagna è uscita dall’Europa, se Trump è presidente degli Stati Uniti, se i grillini spopolano da noi e così via, è tutta colpa di questo insidioso nemico. Ecco, ho inevitabilmente pensato leggendo un articolo qualche giorno fa: quel nemico sono io. Quanto a te, caro lettore, se hai tra le mani questo giornale, ci sono buone probabilità che lo sia anche tu.

L’élite si ribella? Possibile, ma prima dovrebbe riflettere un minimo. Sono pur sempre élite, no?

 

—- Sono élite e me ne compiaccio —-

Ma prima vediamo l’articolo originale apparso sull’Independent per mano di Eliane Glaser [2]:

Forget the City. Forget Wall Street. Forget hedge-fund managers and multinational CEOs. Forget the fact that eight people, all men, own as much wealth as half the world’s population – and I’m certainly not one of them. No, it is people just like me, along with burned-out MPs, journalists on zero-hours contracts and members of the creative precariat, who are now regarded as the imperious masters of the universe.

The new philistine oligopoly has pulled off a devastating coup. It has diverted public anger away from financial and corporate power and turned it onto experts, politicians, journalists and intellectuals: those who keep us safe, improve society, hold our leaders to account, and increase the sum of human knowledge. They’ve turned class struggle into culture wars, and replaced the fight against inequality with anti-intellectualism. 

Il riferimento, ovviamente, è all’esperienza anglosassone: «Big business is not the problem, it’s big government, they insist – while quietly centralising control, removing state support for the vulnerable, and taking the heat off the super-rich». E in quanto tale esiterei a elevare un’esperienza locale a una globale. In Europa c’è la UE, la struttura elitaria per eccellenza, non dimentichiamo.

Ed ecco la chiamata alle armi:

No. We need to start saying difficult things. It’s time for progressives to stop being in a muddle about “elitism”, to stop being petrified of being branded a snob if we stand up for what we believe is important, true and good in our society. It’s time to defend the positive elite values of rigorous expertise, difficult ideas, judicious government and well-resourced journalistic scrutiny.  Democracy and civilisation are being destroyed for the benefit of the real power elite, all in the name of “the people”.

L’analisi dell’autrice è per molti versi condivisibile, per altri meno. Vediamo il perché.

 

—- Se solo l’élite smettesse di autoelogiarsi… —-

Che Trump non possa essere considerato il paladino dell’uomo della strada visti i suoi trascorsi mi pare ovvio: è un figlio di papi né più né meno. Ma allo stesso tempo non si deve dimenticare che l’élite economica è finita sotto accusa tanto quanto il nostro simpatico giornalista radical-chic. Pur non essendolo, d’altronde, Trump si è fatto eleggere come amico del popolo e come uomo della strada. Ripeto: l’élite economica non viene affatto risparmiata come ben dimostra la narrazione contro l’élite globalista.

La critica all’élite, quindi, non è indirizzata tanto verso gli esperti e gli scienziati o nei confronti degli specialisti e dei giornalisti in quanto tali. Si critica le élite per quello che lorsignori fanno, per quello che dicono e per quello che non fanno. Semplice, no? Se non fosse che l’élite intellettuale non può esimersi dai suoi fantasmi ideologici:

Eliane Glaser ce l’ha con coloro che più hanno da guadagnare da questo cambio delle carte in tavola. Ce l’ha con Trump e quello che lei chiama l’oligopolio filisteo, ma è inevitabile vederci un’accusa più ampia che ha a che vedere con il clima ideologico che sostiene questi oligopoli: i nuovi populismi e la loro scomunica sistematica di tutto ciò che il loro nemico aveva di più caro: competenze rigorose, idee complesse, buon governo, giornalismo condotto con scrupolo e dotato di risorse adeguate.

Per i populisti di oggi, indubbiamente, Eliane Glaser è il nemico. E, ancora una volta, lo siamo anche noi. E dopo la Brexit e Trump, sappiamo che noialtri nemici italiani possiamo dire di essere avanti: grazie a un ventennio apripista passato a staccarci di dosso le penne e la pece, quando alla fine siamo stati derubricati da membri dell’establishment comunista e forcaiolo a servi della Kasta, non abbiamo fatto una grinza.

Insomma, odiate noi delle élite? Ma perché noi siamo intelligenti, mica come voi. Infatti chi osare criticare non ha pensieri complessi:

Quando tollera nelle sue schiere persone dalle competenze dubbie, quando alle idee complesse preferisce il sentimentalismo e le proprie stanche mitologie, o si arrende a idee meno complesse ma rassicuranti, auto-assolutorie, quando governa per slogan ma protegge lo status quo

Viene quasi da chiedersi: ma se non sei élite, sei davvero umano?

 

[… continua]

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[1] Cfr. http://www.pagina99.it/2017/02/12/sono-elite-e-me-ne-vanto/.

[2] Cfr. http://www.independent.co.uk/voices/metropolitan-liberal-elite-donald-trump-brexit-stand-up-for-ourselves-and-ideas-a7559891.html.

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Questa voce è stata pubblicata il 24 febbraio 2017 da in politica con tag , , .
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