Charly's blog

Dio non vuole più: i cattolici alle prese con l’eutanasia

La cronaca recente ha cambiato i miei piani e invece di scrivere la seconda parte della controffensiva delle élite preferisco occuparmi di un’altra questione [1]

Ma intanto questo era il giorno di Dj Fabo, quarant’anni compiuti il 9 febbraio. Era il giorno per ricordare i suoi viaggi in India, la passione per la moto, l’amore e gli amici, la musica sempre. E questa ostinazione. Questa forza straordinaria per arrivare fino a qui. Così si è chiusa la notte senza fine di Dj Fabo, come lui stesso aveva definito la sua esistenza dopo l’incidente. Dentro un mattino limpido di sole, davanti a un campo di calcio con l’erba profumata. «Mi chiamo Fabiano Antoniani», ha detto all’infermiera. Poi ha morso il pulsante. Erano le undici e quaranta di mattina. Si è addormento dopo pochi minuti. La sua stanza era piena di luce. «Fabo adesso è libero» ha detto Marco Cappato. Ed era davvero un bel modo di chiamare la morte.  

E così torniamo a parlare del testamento biologico, dell’eutanasia o come meglio preferite chiamarla.

 

—- Dio? Meglio non citarlo… —-

Ecco la posizione del Vaticano [2]

“Porre fine ad una vita è sempre una sconfitta. Tutto questo deve rattristarci tutti, e anche interrogarci”. E’ il commento di mons. Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita. Sulle polemiche per la mancanza in Italia di una norma sul fine vita l’arcivescovo ha aggiunto: “La legge non può per sua natura regolamentare situazioni così drammatiche; si rischia di creare ‘la cultura dello scarto di cui parla il Papa“.

Per poi preseguire: «sulla vicenda del fine vita, invece, dobbiamo dire che si sta montando una facile strumentalizzazione sul fatto che l’Italia non abbia una legge che consente di portare al termine ultimo vicende come quella di dj Fabo. Ma dare spazio a quel tipo di leggi significa disattendere il principio di solidarietà, che è il cardine della nostra carta costituzionale. Se passasse il principio che il medico e lo Stato devono sempre assecondare la volontà di un paziente, si finirebbe per ritenere che alcune disabilità e alcune malattie sono un peso per la società. Questo sarebbe molto grave, perchè invece proprio in questi casi c’è bisogno di assistenza, solidarietà, conforto, aiuto. Invece, nel caso in cui ci troviamo davanti a una disabilità, che provoca sicuramente grande sconforto, non significa che la vita sia finita. Ecco, se questi due confini si avvicinano, il rischio è che prenda piede una visione della malattia e della disabilità come qualcosa di non più accettabile. Questo sarebbe davvero un capovolgimento dei principi democratici e di civiltà degli ordinamenti occidentali»

In realtà è un non sequitur grande come una casa perché è il diretto interessato che ha scelto in quel modo salvo restando che tutti quelli che la pensano diversamente non subiscono la minima costrizione. Cosa che non può essere detta per la posizione contraria.

Ed ecco la classica argomentazione dell’indisponibilità della vita umana: «Dal punto di vista della deontoligia medica, credo si tratti di una gravissima caduta verso il basso, ma anche dal punto di vista della società, perché quando ci troviamo di fronte a casi così drammatici e dolorosi è sin troppo facile lavarci la coscienza dicendo che si fa la volontà altrui e la responsabilità è la sua. la responsabilità, invece, è nostra. Forse non sappiamo dare risposte di senso sufficienti con la nostra vita, oltre che con la nostra cultura a persone che certamente vivono in condizioni di sofferenza estrema. La vita è il bene che è a fondamento di tutti gli altri diritti nobili che afferiscono alla persona umana. Se si comincia a violare la vita umana, verranno uno a uno a cadere tutti gli altri diritti compreso il diritto alla libertà. La libera scelta e l’autodeterminazione devono avere un limite: quello della indisponibilità della vita umana».

E perchè mai la mia vita dovrebbe essere indisponibile? Non lo dicono apertamente ma l’idea è sempre quella: perché lo dice il primo genocida antisemita documentato della storia, “dio”. Peccato che quest’argomento non abbia la minima presa su chi religioso non è, di conseguenza sono costretti a cambiare tattica. Ma è questa è anche la chiave della loro sconfitta. Vediamo perché.

 

—- Una narrazione per tutti i gusti: i malati? Chi pensa ai malati? —-

Cosa fare se non ci sono altri argomenti al di là dell’assai poco convincente “siccome non piace a me non lo devi fare neppure tu”? Basta muoversi su due punti. Il primo è spostare il focus dell’attenzione sui disabili [3]:

La morte di una persona è uno strappo non solo per i familiari e gli amici, ma anche per l’intera società: ogni foglia caduta, o brutalmente strappata, è una foglia in meno sull’albero della vita. Sto avvertendo questa sensazione quando penso alla perdita per tutti noi di Fabo, e mi sento come se mi avessero strappato un pezzo d’anima. So che questo è ciò che lui desiderava, ma ogni volta che qualcuno prende la drastica decisione di togliersi la vita, perché ritiene che non valga più la pena viverla, lo strappo è ancora più doloroso. È evidente come la nostra società, malgrado i tanti progressi raggiunti in molti campi, non riesca ancora ad accettare i malati e frapponga barriere enormi, che nulla hanno a che fare con quelle architettoniche. Purtroppo la mentalità corrente che da anni si sta diffondendo, è quella che privilegia la forma esteriore della vita, non tenendo conto delle enormi potenzialità che ogni persona ha dentro di sé, indipendentemente dalla sua condizione fisica, qualunque sia. 

Se non si ritiene accettabile una simile situazione, cavoli, è perché sei solo in ospedale. Colpa della società, come al solito:

Per qualche ragione la società continua a ignorare noi disabili e malati portando così alla svalutazione del significato stesso di esistenza e al peggioramento della loro qualità di vita. È giunto il momento di cambiare questa mentalità, occorre un rinnovamento del pensiero collettivo, perché è l’ambiente in cui si vive che forma le menti di ciascuno e, insieme, le sue opinioni, pur nella libertà di scegliere.

Nero su bianco:«E a volte è proprio la paura della solitudine che spinge a fare certe scelte, o la consapevolezza che un giorno, quando avremo esaurito le nostre risorse, saremo lasciati soli di fronte a una realtà troppo dura da affrontare da soli. Non possiamo permettere che questa nostra umanità lasci soli i suoi membri, inducendoli così a pensieri angosciosi e devastanti, tanto da desiderare la morte». E se qualcuno la pensasse diversamente?

 

—- Siete come i nazisti! —-

E se la carota non convince ecco il bastone con la classica reductio ad Hitlerum [4]:

Un caso di cronaca che interroga la politica sul fine vita, per Adinolfi rimanda soltanto alle pratiche del Terzo Reich che “‘disinfettò’ (cioè uccise) 70.273 malati gravi (disabili fisici e psichici), ad un ritmo dunque di 23mila l’anno (…). Il fine esplicito era il risparmio: curare costava molto, 3.50 Reichsmark a disabile. Voi credete che i 23mila tedeschi uccisi nel 1941 non abbiano avuto scelta mentre i 15mila del Benelux nel 2016 sì. Ed è questo che non avete capito”. Per lui, leggi come l’eutanasia, che possono essere prodotte “sotto Hitler o sotto la finta democrazia”, hanno un solo obiettivo: “chi non produce va eliminato”. 

In effetti un ultra 80enne attaccato a una macchina con una speranza di vita di 6 mesi rientra appieno nello scenario. Ma basta che ci siano gli amici in ospedale, che diamine. Come al solito si confonde una libera scelta nel pieno delle proprie facoltà mentali con una costrizione dettata da un regime totalitario. Sono l’unico a notare che i nazisti e i nostri piccoli dottor compassione hanno in comune la volontà di imporre un metodo a chi è in disaccordo?

Ma come si è già detto la posizione dei piccoli dottor compassione ha un punto debole: omettono il termine “dio”. Perché la storiella “dio lo vuole” non fa più presa. E proprio per questo motivo il testamento biologico, l’eutanasia, chiamatelo come vi pare, passerà. Un po’ come per la democrazia, il liberalismo, la libertà di culto, la perdita del potere politico del papato. Fatevene una ragione, piccoli dottor compassione. E per tutti gli altri: se vi capitasse di ritrovarvi in quella situazione non vorreste avere la possibilità di scelta? Io sì.

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[1] Cfr. http://www.lastampa.it/2017/02/28/italia/cronache/gli-scherzi-con-gli-amici-i-saluti-lultimo-grazie-poi-dj-fabo-si-ucciso-BdzV6E99seK4ha5Dq5bVAN/pagina.html.

[2] Cfr. http://it.radiovaticana.va/news/2017/02/27/caso_fabo_paglia_morte_di_una_persone_%C3%A8_sempre_sconfitta/1295463.

[3] Cfr. https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/la-solitudine-e-il-sogno-di-dire-grazie-per-ogni-domani.

[4] Cfr. http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/02/27/dj-fabo-lultraconservatore-adinolfi-hitler-almeno-disabili-li-eliminava-gratis-chaoqui-vittima-della-cultura-dello-scarto/3419776/.

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Questa voce è stata pubblicata il 1 marzo 2017 da in politica con tag , , , , , .
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