Charly's blog

Il lavoro e la forza dei legami deboli

In Italia il termine “raccomandazione” presenta solo un connotato negativo e viene inteso per lo più come una spartizione di posti e di potere ottenuta tramite conoscenze personali. In un contesto lavorativo funzionante, però, la cosa assume un altro significato, decisamente positivo. Vediamo perché.

 

—- Solo uno su 86 passa —-

Per una PMI, quanti candidati ci vogliono per ricoprire una posizione? Ecco la risposta [1]:

It takes small and midsized businesses an average of 86 candidates, 15 resume screens, 4.7 onsite interviews and 1.5 offers to secure one hire, according to a new study from Lever, the recruiting software for more than 1,200 fast-growing companies around the world.

Vediamo, adesso, il peso delle referenze:

only 17 percent of all candidates get an invite from the company for an initial conversation. Applicants (people submitting their resumes directly) are the least likely to advance, with only 13 percent being selected for a screen. On the flip side, candidates referred to the company have a preliminary conversation 57 percent of the time – over three times the average. Candidates sent by recruiting agencies are screened even more often (59 percent of the time), implying they are just as attractive as referrals in the early stages. Recruiters conduct screens with sourced candidates (a.k.a. “passive candidates”) 21 percent of the time.

In sintesi:

  • Once they reach the onsite interview stage, applicants and sourced candidates receive offers at similar rates – 30 and 31 percent, respectively. A much higher percentage of referrals who come onsite (42 percent) receive an offer, while agency candidates trail behind at only 23 percent.

  • Applicants have the lowest hire ratio (one in every 128 applicants is hired), but represent 71 percent of the average candidate pool. This demonstrates the need for companies to embrace targeted employer branding to increase their quality of applicants.

  • Conversely, referrals represent two percent of the candidate pool but 14 percent of hires.

Non male, vero?

 

—- La forza dei legami deboli —-

Vi state chiedendo il perché della cosa? Facile. Le referenze permettono alle imprese di non dover ricorrere alle job descriptions e agli annunci di lavoro, di non perdere più tempo del dovuto con lo screening dei curricula e in più di avere delle garanzie sulle capacità effettive del lavoratore. Viceversa chi lascia una referenza ha tutto l’interesse di non dire una fregnaccia pena la totale perdita di faccia. Il sistema delle referenze è così valido che viene adottato nel mondo anglossassone anche da parte di aziende che possono adottare gli elementi tipici del settore HR.

In ambito sociologico questa situazione viene definita con il termine “legame debole” [2] che spiega come mai sia più utile in ambito lavorativo avere numerose conoscenze poco approfondite piuttosto che avere poche conoscenze strette. In quest’ultimo caso, infatti, le persone tendono a frequentare un numero ristretto di persone in contesti ridotti in numero, mentre nei legami deboli si frequentano più persone anche in contesti meno usuali o quotidiani. In termini pratici: se un ristorante cerca un nuovo cuoco chiederà per prima cosa ai propri lavoratori e conoscenti (“non è che conoscete qualcuno?”) e se un piccolo imprenditore cerca un nuovo operaio si guarderà prima intorno al posto di fare un giro in una ditta specializzata nell’HR.

Ecco la situazione italiana secondo i dati Istat:

 

Imprese

Addetti

1

2.655.768

2.480.178

2-9

1.578.054

5.341.753

10-19

137.212

1.795.963

20-49

54.218

1.613.195

50-249

22.039

2.125.788

250+

3.646

3.520.706

 

4.450.937

16.877.583

 

Il che spiega il peso dei legami personali in ambito lavorativo. Il bello è che è del tutto razionale.

——————————————————————-

[1] Cfr. http://www.globenewswire.com/news-release/2017/03/14/937323/0/en/CORRECTING-and-REPLACING-New-Research-Shows-SMBs-Go-Through-86-Candidates-to-Secure-One-Hire-31-Percent-of-SMB-Job-Candidates-Turn-Down-Their-Offers.html.

[2]  Cfr. http://en.wikipedia.org/wiki/Mark_Granovetter.

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13 commenti su “Il lavoro e la forza dei legami deboli

  1. Rettiliano Verace
    30 marzo 2017

    Ma dici sul serio? Avanti, stai trollando! Lo sappiamo cosa significa la raccomandazione. Significa assumere una persona che non si puo’ licenziare anche se diventa inutile. Significa avere uno che non potra’ mai essere rimproverato anche se fa le cazzate piu’ assurde. Significa avere uno che dovra’ avere promozioni e incarichi prestigiosi perche’ si. Significa assumere uno perche’ te l’ha presentato zio Peppino, e lasciare a casa uno che sarebbe molto piu’ preparato, esperto e motivato di lui. A questo punto, quello senza raccomandazione manda tutti a fanculo e se ne va all’estero, e le HR piangono perche’ non si trova nessuna figura qualificata in Italia dato che tutti se ne scappano. La cosa bella e’ che questo discorso lo fa proprio chi non dovrebbe farlo, un HR! Ho sentito dire che le HR sono il cancro, ma non e’ vero. In realta’ le HR sono cancro misto a Ebola, peste nera e TBC.

    • Charly
      1 aprile 2017

      Già, infatti ho scritto: In Italia il termine “raccomandazione” presenta solo un connotato negativo e viene inteso per lo più come una spartizione di posti e di potere ottenuta tramite conoscenze personali.

      Per poi aggiungere:

      Le referenze permettono alle imprese di non dover ricorrere alle job descriptions e agli annunci di lavoro, di non perdere più tempo del dovuto con lo screening dei curricula e in più di avere delle garanzie sulle capacità effettive del lavoratore. Viceversa chi lascia una referenza ha tutto l’interesse di non dire una fregnaccia pena la totale perdita di faccia. Il sistema delle referenze è così valido che viene adottato nel mondo anglossassone anche da parte di aziende che possono adottare gli elementi tipici del settore HR.

      In un mio post precedente https://nichilismomonamour.wordpress.com/2014/05/13/il-lavoro-e-le-raccomandazioni-referenze-i-legami-deboli/:

      Il problema delle raccomandazioni si presenta solo nel post lavoro. Se una persona può vantare una referenza e si dimostra competente nessun problema. Se però non si dimostrasse tale? In un sistema basato sulle referenze il nostro riceverà un calcio in culo, in uno basato sulle raccomandazioni terrà il proprio posto di lavoro. Il raccomandato, allora, è quello che mantiene il proprio posto di lavoro quale che sia la sua performance lavorativa e non quello che può vantare una o più referenze dettate dai suoi risultati precedenti.

      La presenza di queste persone è da imputare a vari fattori: la presenza della politica nei processi economici, i rapporti familiari nel settore finanziario e imprenditoriale che portano a prediligere il favore in vista di un altro favore piuttosto che la ricerca del merito dato che in una grande azienda il lavoro di un cane può essere coperto da quello degli altri lavoratori. Morale? Le referenze e le raccomandazioni non sono affatto la stessa cosa.

      Le HR saranno pure il cancro, ma almeno nel settore prima di dire qualcosa si comprende l’argomento in questione. Anche perché non lo dico io, ma commento il risultato di una ricerca. Altro elemento che è sfuggito…

  2. Rettiliano Verace
    30 marzo 2017

    Tieni, questo è per te. Ti voglio tanto bene!

    http://wp.me/p8yrNO-kO

    • Charly
      1 aprile 2017

      Mi dici dove avrei scritto ‘sta roba:

      Per chi non avesse lo stomaco di leggerlo, in generale dice che la raccomandazione è una cosa buona e giusta, dato che una percentuale molto alta di raccomandati viene chiamata al colloquio di lavoro, oltre ad avere più successo al colloquio.

      Grazie.

      • Rettiliano Verace
        1 aprile 2017

        “A much higher percentage of referrals who come onsite (42 percent) receive an offer, while agency candidates trail behind at only 23 percent.”

      • Charly
        2 aprile 2017

        Appunto, è una citazione da una ricerca. E non ho scritto “Per chi non avesse lo stomaco di leggerlo, in generale dice che la raccomandazione è una cosa buona e giusta”.

      • Rettiliano Verace
        3 aprile 2017

        Do not grasp at straws, please. Hai sottoscritto i risultati della ricerca, e la ricerca essenzialmente dice quello.

      • Charly
        4 aprile 2017

        Ma non ho mai scritto che la raccomandazione è cosa bella&giusta, né tantomeno quella ricerca. Io parlo di referenza che non è cosa bella&giusta, ma è razionale. Anche perché nelle scienze sociali di cose belle&giuste non se ne parla.
        E prima di fare la morale si dovrebbe capire un teso scritto.

      • Rettiliano Verace
        1 aprile 2017

        Fra parentesi, la differenza tra referenza e raccomandazione è una cosa talmente fuori dal mondo che non la vedrei nemmeno in una favola dei fratelli Grimm. Tutte le persone che ho visto “referred” erano dei raccomandati intoccabili. Forse ci sono dei “referenziati” che non sono raccomandati, ma non sul pianeta in cui vivo.

      • Charly
        2 aprile 2017

        Dipende da paese a paese ma nel mondo anglosassone, ad esempio, le referenze sono la norma. La differenze c’è ed è enorme.

        Sulla differenza fra le due cose ho già scritto.

        Anch’io ho referenziato qualcuno e in un caso è andata bene, in due no. Perché le referenze non sono le raccomandazioni all’italica maniera.

      • Rettiliano Verace
        3 aprile 2017

        Se fosse cosi’ sarei d’accordo con te, ma non l’ho mai visto capitare in tanti anni. E dire che ho girato tanti posti in italia, in terronia e in UK.

      • Charly
        4 aprile 2017

        Sì, ma l’hai capita la differenza fra raccomandazione e referenza, o no? Perchè io parlo di quello.

      • Rettiliano Verace
        4 aprile 2017

        Si, la capisco. E’ solo che non l’ho mai vista personalmente.

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Questa voce è stata pubblicata il 25 marzo 2017 da in economia con tag , , .
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