Charly's blog

Lavoratori demotivati? La spina dorsale del mondo del lavoro (seconda parte)

Quali sono gli elementi più importanti per i lavoratori? Eccoli qua [1]:

1 Base pay/Salary

2 Career advancement opportunities

3 Trust/Confidence in senior leadership

4 Job security

5 Length of commute

6 Relationship with supervisor/manager

7 Manage/Limit work-related stress

E non solo, ecco a voi la difficoltà di trovare i top performers:

  • Nearly two in three respondents are experiencing problems attracting top performers (65%) and high-potential employees (64%), an increase from two years ago.

  • More than half of employers report difficulty retaining high-potential employees (56%) and top performers (54%).

E le cose sono collegate.

 

—- Alzare i salari? Emh, no grazie —-

Abbiamo visto che la maggior parte dei lavoratori non risulta essere interessata all’attività lavorativa svolta o ai destini dell’impresa. E non risulta neppure facile assumere i top performers viste le condizioni lavorative offerte. Che fare, allora? Come possibili soluzioni al problema possiamo ipotizzare:

  • aumento salariale e bonus;
  • carriera;
  • sviluppo professionale per competenze o compiti;
  • un ambiente lavorativo sereno e rilassato;

Il problema è che le proposte risultano essere in larga misura inapplicabili. Partiamo dagli aumenti salariali: ovviamente nessuna azienda ha l’intenzione, o anche solo i mezzi, di svenarsi alzando salari e bonus in massa. Si potrebbe puntare, allora, su una strategia più circoscritta facendo leva sui bonus legati alla performance. Peccato che così facendo ci ritroviamo con altri due problemi:

  • come determinare la performance;
  • come limitare i danni all’ambiente lavorativo causato dai bonus;

Non si deve dimenticare che parlare di bonus è facile, il metterlo in pratica non lo è. Il sistema dei bonus, infatti, è efficace se la performance è quantificabile in termini numerici come le vendite: chi vende di più è il bravo. Ma non è così semplice per altri settori come lo sbrigare una pratica amministrativa o fornire assistenza a un cliente: chi è il più bravo, chi risolve cinque casi facili da due minuti l’uno o chi si occupa di una sola questione essenziale per il cliente? Una possibile contromisura sarebbe quella di creare coefficienti di difficoltà in modo da poter valutare l’impatto specifico dell’azione lavorativa. Vi lascio immaginare l’effetiva fattibilità della cosa.

In aggiunta un sistema basato sui bonus ha senso per lavori individuali, non per quelli di team. Un sistema competitivo ben lungi da innalzare la produttività renderebbe l’ambiente di lavoro tossico con il blocco della collaborazione e della diffusione delle informazioni: se siamo in competizione per un bonus, perché dovrei aiutare un mio competitore? Con i bonus, allora, riusciamo nell’impresa di rovinare anche l’ambiente di lavoro e l’armonia sul mondo del lavoro.

 

—- Le piramidi si restringono al vertice, dearie —-

Vista l’inapplicabilità del vil denaro rimangono la carriera e lo sviluppo professionale. E qui troviamo un problema assai banalotto: quella brutta cosa che si chiama mondo reale. Vediamo perché.

A parte per il fatato mondo dei Brambilla dove tutti sono imprenditori, nelle aziende reali la struttra organizzativa ha la stessa forma di un piramide con una base larga e un restringimento progressivo fino al vertice. Per fare un esempio, un progetto può avere diversi Team e in ognuno di essi troviamo svariati lavoratori con un solo Team Manager, mentre il progetto ha un solo Supervisor. Il risultato pratico è che le possibilità di mobilità professionale in termini verticali è limitata dalla struttura aziendale da cui non si può prescindere. Motivare i lavoratori promuovendoli, allora, non è possibile.

Non che la flessibilità professionale sia la soluzione: mica funziona al di fuori del fatato mondo degli Ichino. Passare da un progetto all’altro o da un Team all’altro richiede il possesso di skills professionali che non si hanno senza una formazione specifica o l’esperienza progressa. Se hai un profilo di accountant non puoi andare a fare il programmatore e viceversa. Lo sviluppo professionale, allora, significa migliorare il proprio attuale profilo senza, però, poterlo cambiare con altri profili di medio e alto livello.

Niente soldi, niente promozioni, niente sviluppo? Che rimane se non la prospettiva di dover occupare il tempo svolgendo mansioni anonime e mediocri ma tuttavia necessarie per il prosieguo dell’attività aziendale? Rimangono le cattive con licenziamenti in massa, ma poi devi trovare qualcun altro nella speranza che non finisca come i suoi predecessori. Ma il problema è strutturale, lo si è visto. Sconsiglio poi a valutare con positività un elevato turn over lavorativo. L’esperienza, purtroppo, non la si può insegnare e la prima vittima dell’elevato turn over è la qualità e poi a seguire la produttività. Senza parlare, infine, della motivazione e del senso di appartenenza aziendale.

Nè tantomeno basta motivare i lavoratori con la prospettiva che il benessere dell’azienda sia il benessere dei lavoratori. Se sei un piccolo meccanismo di una macchina il tuo impatto è limitato se non nullo, mentre un’ottima performance può essere vanificata dalle innovazioni tecnologiche o dalle delocalizzazioni. In più proviamo a metterci nei panni di un lavoratore, bravo come pochi, ma che si ritrova alle prese con una mansione lavorativa mediocre con lo stesso trattamento economico di quelli meno abili di lui. Anzi, vista la sua bravura a lui toccano le rogne con il risultato che i meno capaci hanno pure la vita più facile. Quanto può durare?

Rimane una sola questione: i lavoratori sono demotivati o soltanto razionali?

[… fine]

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[1] Cfr https://www.towerswatson.com/en/Insights/IC-Types/Survey-Research-Results/2014/08/the-2014-global-workforce-study.

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Un commento su “Lavoratori demotivati? La spina dorsale del mondo del lavoro (seconda parte)

  1. magiupa
    10 aprile 2017

    ovviamente hai ben delineato i limiti del sistema,ma quelli li sapevamo già.
    uno su mille ce la fa,in teoria…nn credo che sia quello che rende demotivati i lavoratori,o meglio,quello rende demotivati i lavoratori che nn hanno nessuna speranza di migliorare.

I commenti sono chiusi.

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Questa voce è stata pubblicata il 9 aprile 2017 da in economia con tag , , , .
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