Charly's blog

L’élite alla riscossa? Ma se non hanno capito niente…

Fateci caso ma nelle analisi dedicate agli appuntamento elettorali, dove le élite vengono regolarmente bastonate, il tema dominante è quello del voto di pancia. Se non votano come le élite indicano – politiche, economiche, intellettuali – è perché le persone non pensano e, quindi, votano di pancia. Il che ci porta a un quesito: vi affidereste a un condottiero che liquida come stupidità ogni mossa e ogni movimento avversario? Non so voi, ma a me un’attitudine del genere non ispira molta fiducia.

 

—- Le élite non vedono al di fuori della propria cerchia —-

Qual è il più grande problema delle élite contemporanee? La stupidità che non le porta a vedere al di fuori della propria cerchia né di capire le ragioni degli altri. Prendiamo la mobilità professionale delle persone in un contesto multiculturale. Vi assicuro che è un gran bella cosa perché si conoscono persone estremamente interessanti. Se non fosse che questa descrizione vale per i lavori di medio-alto e alto livello che sono appannaggio di chi può vantare determinati percorsi scolastici e determinate skills professionali.

Se volgiamo lo sguardo verso il basso, invece, la situazione cambia enormemente: concorrenza sui salari, conflittualità interculturale, crollo del valore delle case dovuto all’insediamento degli immigrati nelle aree urbane periferiche, sicurezza a rischio per la microcriminalità, abbassamento del livello scolastico per la presenza di studenti non madrelingua che non parlano neppure la lingua utilizzata nel paese.

Davanti a problematiche evidenti come quelle fin qui descritte, qual è la reazione delle élite? Una sola: accusare di razzismo. Ecco un esempio pratico [1]:


Domanda: l’Italia è un paese razzista? Risposta: sì. Parte il coro di proteste: ma va là, sono generalizzazioni inaccettabili! I veri razzisti siete voi, privilegiati e snob, che ce l’avete con il popolo. Neanche ve lo immaginate cosa significhi vivere nel casermone di periferia con certi brutti ceffi, e magari il campo rom lì accanto alla fermata dell’autobus.

E qual è la risposta a chi vive in una situazione di disagio? Eccola:«Reagisce all’ipocrisia di chi vorrebbe nascondere l’evidenza, cioè la propensione maggiore degli stranieri a commettere reati. Un sociologo come Luca Ricolfi scrive editoriali sul tasso di “pericolosità” degli immigrati confrontato con quello della popolazione italiana. Ma non è razzista, sia ben chiaro. Al contrario, è coraggioso perché sfida la censura del “Politically correct”». Risposte al problema? Nessuna, per l’appunto.

Ma oltre al danno ecco la beffa:

Poi ci sono i pignoli. Ti spiegano che non bisogna parlare di razzismo ma semmai di xenofobia, cioè di ostilità allo straniero. Grazie della precisazione davvero essenziale. Ci mettiamo l’animo in pace perché il razzismo italiano contemporaneo non incorpora più –se non in settori marginali- le teorie del razzismo biologico otto-novecentesco secondo cui esisterebbero popoli superiori e popoli inferiori. Per intenderci, ora non si dice più che i negri sono selvaggi, gli ebrei subdoli e gli ariani invece nobili. Ci si mette a posto la coscienza precisando: apparteniamo tutti alla medesima razza umana; ma è meglio che quelli lì, anche per il loro bene, se ne stiano (tornino) a casa loro.

Peccato che le parole siano importanti e se siamo quel che siamo è grazie a un linguaggio complesso senza pari nel mondo animale. Confondere il razzismo con la xenfobia porta al depotenziamento del termine, esattamente come succede con il compagno di strali, il populismo. E, peggio ancora, se si derubrica come razzismo ogni proposta di buon senso – l’applicazione delle leggi, che gli ultimi arrivati si adeguino ai costumi e alle usanze dei nativi – finirà che quel che viene spacciato come razzismo diverrà buon senso. Ma si sa, noi siamo pignoli…

 

—- Cerco un senso di gravità —-

Dimenticato o insultato, l’elettore furioso delle urne è alle prese con un secondo problema. Si tratta della perdita di potere e dello svuotamento di significato in ambito democratico che si è venuto a creare negli ultimi decenni [2]:

Nel mercato globale competono operatori pubblici e privati, le democrazie non hanno più un ruolo importante nelle scelte individuali e sociali e la finanza la fa da padrona. Le libertà individuali e la giustizia sociale, che erano entrate tra gli obiettivi principali della funzione utilità degli Stati nazionali ‘liberali’, sono state sostituite dalle istanze di competizione mondiale tra Paesi leader per imporre il proprio modello di Stato; o, forse è meglio dire, la propria concezione di come si governa l’individuo.

Questo cambiamento epocale ha indotto molti studiosi a sostenere che la sovranità dell’individuo, conquistata (almeno in linea di principio, perché la realtà è ben diversa) con lotte sanguinose, e quella degli Stati nazionali, che ebbe sistemazione più lontana nel tempo con i Trattati di Westfalia, sono scomparse, creando un vuoto politico e giuridico grave che il mondo stenta a colmare e che ha aperto la strada a un ritorno verso forme non solo non solo autoritarie, ma più subdole di gestione del potere rispetto a quelle che sembravano fossero state messe definitivamente da parte dalle rivoluzioni sociali che hanno permesso le conquiste volute dal liberalismo democratico. I sovrano di un tempo, scacciati dalla porta per volontà popolare, sono rientrati dalla finestra sotto nuove spoglie difficili da identificare e altrettanto da depotenziare, ma comunque legate al mercato globale, un decisore collettivo diverso da quello che dovrebbe svolgere la democrazia per conto degli individui. 

Quante volte dinnanzi ai problemi si sente dire che non c’è alternativa all’esistente? Perdi il lavoro o crolla il reddito? Non c’è alternativa all’esistente. Non puoi uscire di casa per via degli spacciatori che gironzolano per strada? Razzista. E poi hanno anche il coraggio chi chiedersi perché perdono le elezioni…

In definiva l’élite nostrana non è poi tanto differente dall’aristocrazia del 18° secolo: cosmopolita, autoreferenziale, esclusiva, priva di controlli e irresponsabile. Non è finita bene, mi par di ricordare.

 

[… fine]

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[1] Cfr. http://www.gadlerner.it/2009/06/26/litalia-e-un-paese-razzista/.

[2] Cfr. http://www.nuovocorrierenazionale.it/la-giusta-rivolta-contro-le-elite/.

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3 commenti su “L’élite alla riscossa? Ma se non hanno capito niente…

  1. magiupa
    18 aprile 2017

    uno dei primi vicini di casa che mi ricordo era giapponese,avrò avuto 5 o 6 anni,sembra strano ma nella realtà del paesino di 3500 anime in cui abitavo che considerava stranieri i miei genitori bergamaschi(bergamo è ad una ventina di km)spiccava mica da ridere mr lo ricordo altissimo,ma nn conta,ero bassissimo io,e sempre sorridente.
    Non ricordo particolare astio nei suoi confronti,come neppure del Somalo che venne ad abitare li giusto in quegli anni.
    Negli anni la popolazione è cresciuta fino a 6000 abitanti ,soprattutto grazie all’immigrazione meridionale,ma il lavoro c’era e si è integrata abbastanza bene.
    Negli anni 90 il paesino è diventato un feudo leghista,grazie anche al voto di questi meridionali,che nel frattempo si erano fatti una vita,una casa,una posizione e cominciarono a condividere il razzismo degli autoctoni…e nn è difficile capire perchè.
    -Ho mollato casa,sono arrivato qui senza niente,mi sono umiliato,ho lottato,mi sono fatto una posizione,e te mi sottrai risorse per aiutare chi se ne è stato con le mani in mano ad aspettare,rovini la mia immagine nei confronti di chi mi ha accolto,nn mi hanno regalato niente solo possibilità,il rispetto me lo sono guadagnato io,il tutto spacciando fuffa sulla solidarietà,ed in più mi chiami razzista,ma va……-
    io personalmente nn credo più nella lega,ma questo partito raccoglie consensi anche da chi dovrebbe essere il bersaglio del suo populismo…chiedersi perchè?
    certo se si fa ingegneria sociale pubblica limitandosi nel personale a gesti come “l’adozione a distanza degli agnelli” c’è poco da capire….è proprio un altro pianeta.

    • Charly
      18 aprile 2017

      Anch’io sono immigrato – e non expat -e posso capire le posizioni della prima generazione di immigrati.

      • magiupa
        19 aprile 2017

        si,mi riferivo alle elite,che spesso nn sanno di cosa parlano e l’evidenza di realtà altre che nn si integrano assolutamente con la loro narrazione li trova incapaci di farsi domande elementari…al netto della realtà populista che comunque è un cavalcar l’onda ma decisamente nn una risposta.
        Anche i singoli politici che più sembrano incarnare risposte credibili sono sommersi dall’attuale florilegio delle demagogie,in un mare di emergenze senza fine a cui nn si accettano risposte più lunghe ed articolate di un jingle pubblicitario.
        E’ un cane che si morde la coda.

I commenti sono chiusi.

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Questa voce è stata pubblicata il 17 aprile 2017 da in Uncategorized con tag , , .
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