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Liberté, égalité, maanché: Macron o del Veltroni transalpino

Il modo migliore per valutare il caos politico degli ultimi anni? Leggere le elezioni fancesi con le lenti della politica italiana [1]:

Dalle parti del Nazareno, invece, si respira l’aria di un pericolo scampato, quello di un ballottaggio tutto euroscettico tra Le Pen e Mélenchon. “Tocco ferro ma penso e spero che Macron ce la possa fare ad andare al ballottaggio. E se fossi francese voterei Macron”, spiegava Renzi qualche minuto prima della chiusura dei seggi. E alla fine, il ‘suo’ candidato (leader del partito ‘En Marche!’ laddove uno degli slogan dell’ex premier per le primarie è “in cammino”) accederà al secondo turno.

E’ la prova che “oggi l’Europa è viva e forte più che mai”, gioisce il sottosegretario agli Affari Europei Sandro Gozi, dicendosi “sicuro” della sconfitta finale di Le Pen “e della sua propaganda basata su paura e rifiuto”. Più timido, ma non meno netto, l’endorsement del ministro della Giustizia e candidato alle primarie Pd Andrea Orlando. Macron, è la sua premessa, “non è un candidato propriamente di sinistra” ma “è esplicitamente europeista”.

Il PD, la si suppone sinistra, è felice del risultato elettorale che vede passare al ballottaggio Macron e la Le Pen con la contemporanea scomparsa del partito socialista e la sconfitta della sinistra di Melenchon. Non male, vero?

 

—- Chi sarà il nuovo Presidente della Republique? —-

Le elezioni presindenziali in Francia si diceva. Ed ecco i risultati [2]:

Il ministero dell’Interno francese comunica che il candidato indipendente è al 23,75%, la leader del Front National al 21,53%. A seguire il candidato del centrodestra Francois Fillon al 19,9%, poi quello di sinistra Jean-Luc Melenchon al 19,6%, il socialista Hamon al 6,3% e Dupont-Aignant al 6,3%. Secondo un sondaggio Ipsos/sopra Steria realizzato per France Info, al ballottaggio Emmanuel Macron otterrebbe il 62% delle preferenze contro il 38% di Marine Le Pen.

Salvo cataclismi nelle prossime due settimane, il vincitore del secondo turno dovrebbe essere proprio Macron: privo di un partito tradizionale ma esponenete di un movimento fondato da poco, il nostro risulta essere un’amalgama di posizioni di destra e di sinistra prendendo talvolta di lì e talaltra di là. Il candidato ideale, allora, per essere votato dall’intero arco politico transalpino per fermare l’orrida fasssssissssta Le Pen.

Ma dopo le elezioni presidenziali ci sono quelle legislative e non si deve dimenticare che il Presidente francese può molto, ma non tutto. Si dovrà vedere se Macron potrà avvalersi di un’Assemblea nazionale amica o di una apertamente ostile. Ma va anche detto che potrebbe facimente trovare una sponda in Fillon, mentre il Front e la paccottaglia di sinistra non presentano punti di contatto tali da permettere una cooperazione.

 

—- Quid est Macron? —-

Immaginiamo, allora, che tutto vada come dovrebbe andare: Macron Presidente con tanto di maggioranza. Che farà il nostro eroe?

A vedere il programma politico sul piano economico il menù risulta essere scontato [3]:

Tagli alla spesa pubblica per 60 miliardi, investimenti per 50 miliardi;

– Riduzione dei dipendenti pubblici di 50.000 unità a livello statale e 70.000 a livello locale, ma con un aumento di 10.000 unità per la sicurezza;

Lotta al deficit con traguardo fissato al 2022: «Nous atteindrons ainsi un déficit de 1% du PIB en 2022 (contre 3% en 2017)».

Sul versante del lavoro:

– Flessibilità professionale: solita solfa sulla flessibilità e la formazione professionale, il tutto condito da un sussidio di disoccupazione universale;

– Ma anche lotta alla precarità: «Aujourd’hui, la précarité de l’emploi fait obstacle à l’insertion professionnelle et sociale des jeunes en même temps qu’elle freine le développement des compétences des salariés, quel que soit leur âge, et accroît le risque de pauvreté des plus fragiles. Demain, nous mettrons les entreprises entretenant la précarité en face de leurs responsabilités».

E poi tagli alle tasse, tutele per i più deboli, garanzie ai redditi di pensionati e poveri. Non manca, poi, la solita fuffa sulle nuove imprese o sull’innovazione. Il nuovo che avanza, insomma? No, è un altro esempio di “maanchismo” di veltroniana memoria: taglio la spesa ma anche aumento gli investimenti, aumento la flessibilità ma anche lotto contro il precariato. Simili posizioni permettono a Macron di presentarsi oltre la destra e alla sinistra perché si propone di realizzare una cosa, ma anche il suo contrario. Il tutto bellamente concepito in termini di marketing con slogan e discorsi confezionati da spin doctors.

Da notare, nel paragrafo dedicato all’industria, la presenza dell’Italia, insieme alla Germania, come metro di paragone:

  • Un déficit d’investissement productif : les entreprises françaises ont consacré une part importante de leurs dépenses à l’investissement immobilier, au détriment des investissements de montée en gamme. Un seul exemple : 34 500 robots industriels, avec une moyenne d’âge élevée, sont en service en France, contre 62 000 en Italie et 150 000 en Allemagne ;
  • Un déficit d’innovation : sur la période 2010-2012, 41% de nos entreprises manufacturières ont introduit une innovation de produits et/ou de procédés contre 44% en Italie et 58% en Allemagne ;
  • Un déficit de formation : selon une étude de l’OCDE, 36 % de la population active adulte française participe chaque année à une activité de formation contre 50 % en moyenne dans l’OCDE et 70 % dans les pays nordiques.

Perché? Perché si tratta pur sempre della seconda potenza industriale del Continente.

 

— Mi è sembrato di vedere la Commissione —-

Macron si professa europeista convinto e arriva a proporre un ministero dell’Economia per la zona Euro:

Nous proposerons de créer un poste de ministre de l’Economie et des Finances de la zone euro, qui aura la responsabilité du budget de la zone euro, sous le contrôle d’un Parlement de la zone euro, rassemblant les parlementaires européens des Etats membres.

Ma il nostro ignora, o finge di ignorare, che il Ministero dell’Economia:

– gestisce i fondi;

– stabilisce le priorità e le linee guida di sviluppo;

Chi li mette i fondi? La Germania? Ma la risposta, ovviamente, è sempre negativa anche se a quanto pare i sognatori della UE non hanno ben chiaro il significato della parola “nein”. Non si possono chiedere, inoltre, le necessarie risorse economiche a paesi in crisi fiscale come l’Italia o la stessa Francia. Senza contare, infine, le linee di sviluppo: progettiamo una Germania come base industriale e l’Italia un paese per turisti? E se gli italiani non fossero d’accordo?

L’europeismo di Macron si vede anche da un altro fattore: la stessa veduta d’insieme della Commissione Europea. Se prendiamo in esame il country report dedicato alla Francia [4] si scopre che i principlai problemi del paese sono:

– Deficit: The general government deficit is projected to fall below the 3 % of GDP reference value in 2017, although its durable correction is at risk;

– Debito pubbico: The high public debt-to-GDP ratio is a major source of vulnerability and compounds the risks stemming from the weak competitiveness of the French economy;

– Spesa pubblica: Primary current expenditure increased due to a strong increase in subsidies. The primary current expenditure ratio is projected to increase from 49.0% of GDP in 2012 to 50.1% of GDP in 2017;

Bilancia commerciale: French export performance has deteriorated significantly over the past 15 years. Since 1999, its export market shares have fallen by 36.8 % in value (Graph 3.1), compared to 20.4 % for the euro area as a whole. In volume, the decline is also significant (−25.4 %, against −11.0 % in the euro area);

Competitività: Cost competitiveness deteriorated markedly from 1999 to 2013. Unit labour costs increased at a faster pace in France in both nominal and real terms. From 1999 to 2008, the loss of cost competitiveness was largely due to containment of unit labour costs in the rest of the euro area, in particular in Germany. From 2008 to 2013, there was a disconnection between the trend in nominal unit labour costs and the GDP deflator in France, in a context of low productivity growth;

Vi ricorda qualcosa, tipo l’Italia? In effetti la Francia non è altro che l’Italia con cinque anni di ritardo. Ed esattamente come per l’Italia è arrivato il momento di pagare il conto con una bella dose di austerità che nell’ottica della Commissione dovrebbe essere espansiva. Certo, finora non ha mai funzionato, ma Macron convide lo stesso background accademico e professionale dei burocrati della Commissione. Tagli, licenziamenti, tutto per recuperare competitività tramite una bella svalutazione del lavoro per spingere l’export. E poi ci si chiede perché i lavoratori votano il Front: sul rosso della sinistra le macchie di sangue dei lavoratori si vedono di meno.

E fin qui si è esaminato solo l’aspetto economico ma la Francia ha altri problemi come la latente guerra civile fredda scatenata da una parte dell’immigrazione africana, la minaccia dell’Islam radicale, la crisi identitaria del paese. Ma al riguardo Macron ha già avuto modo di dire che non esiste una cultura francese. Sarà la prima persona nella storia ad essere il Presidente di un paese che non esiste, a quanto pare. Salvo poi aggiungere nel programma:

L’intégration en France passe avant tout par la maîtrise de la langue, qui conditionne l’emploi et l’insertion, et par la connaissance des valeurs de la République.

Integrarsi in cosa visto che non esiste una cultura francese? D’altronde è lo stesso che difende la libera circolazione delle persone salvo poi ricordarsi dell’ «Europe qui protège ses frontières»:

A l’illusoire efficacité présentée par l’idée de retour aux frontières nationales, nous préférons le renforcement de l’action européenne et le traitement à la racine des causes de départ dans les pays d’accueil.

Gran bella cosa il “maanche”. La morale? Macron fallirà sia se riuscirà a realizzare quanto promesso (perché una follia simile non può funzionare), sia se le forze politiche e sociali francesi riusciranno a bloccarne l’operato. I problemi del paese, ovviamente, rimarranno dove sono e se non sarà fra cinque anni, magari sarà fra dieci anni il tempo giusto per una Le Pen. E magari si chiamerà Marion e non Marine. Come si dice, mai ‘na gioia…

 

Approfondimenti:

– la Francia? Solo una definizione geografica: https://www.youtube.com/watch?v=dlHDccvIq9o.

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[1] Cfr. http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2017/04/23/francia-salvini-confida-in-le-pen.-il-pd-esulta-con-macron-_f3681a03-de9c-4f48-a59f-197525cd56fc.html.

[2] Cfr. http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2017/04/23/elezioni-francia-risultati-emmanuel-macron-marine-le-pen-jean-luc-melenchon-francois-fillon_9e78ccdf-8a8b-4e4b-928b-a38155c60ee3.html.

[3] Cfr. https://en-marche.fr/emmanuel-macron/le-programme.

[4] Cfr. https://ec.europa.eu/info/files/2017-european-semester-country-report-france_en.

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3 commenti su “Liberté, égalité, maanché: Macron o del Veltroni transalpino

  1. wwayne
    24 aprile 2017

    Rieccomi! Mi hai fatto tornare in mente uno splendido film che ho visto tempo fa, e che rifletteva proprio sul mondo della politica e sulle sue storture. Il film è questo: https://wwayne.wordpress.com/2014/01/08/il-fine-giustifica-i-mezzi/. L’hai visto?

    • Charly
      24 aprile 2017

      Sì, ero andato al cinema ma non mi era piaciuto molto 🙂

      • wwayne
        24 aprile 2017

        De gustibus non est disputandum! 🙂 Grazie per la risposta! 🙂

I commenti sono chiusi.

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Questa voce è stata pubblicata il 24 aprile 2017 da in politica con tag , , , , .
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