Charly's blog

Vediamo il bluff chiamato Unione Europea: perché non cacciate la Polonia o l’Ungheria?

Macron è un europeista convinto, vero? Ed ecco la sua ricetta contro i cosiddetti euroscettici [1]:

He told several regional newspapers in an interview that he would pursue a tougher line with Poland and other countries which he believed were infringing EU principles.

When the rights and values of the European Union are not respected, I want sanctions to be taken,” he said.

Poland’s nationalist-minded government has been embroiled in a dispute with the EU for over a year after a series of reforms which according to Brussels weaken the independence of the judiciary and risk undermining democratic checks and balances. The European Commission has so far stopped short of any further action, and is seeking the views of member states.

“In the three months after I’m elected, there will be a decision on Poland,” Macron was quoted as saying in an interview with several regional newspapers, including Ouest-France and the Voix du Nord.

“You cannot have a European Union which argues over every single decimal place on the issue of budgets with each country, and which, when you have an EU member which acts like Poland or Hungary on issues linked to universities and learning, or refugees, or fundamental values, decides to do nothing.

Non vuoi piegarti a Juncker? Via dalla UE, perbacco.

 

—- L’ira funesta che infiniti addusse lutti —-

Non che Macron sia solo nell’impresa [2]:

Siamo ormai allo scontro frontale tra l’Unione europea e il governo nazionalconservatore che con la maggioranza assoluta conquistata alle elezioni politiche del 25 ottobre scorso governa la Polonia. Il vicepresidente della Commissione europea, Frans Timmermans, dopo mesi di intensi ma evidentemente inutili negoziati, ha annunciato oggi di aver inviato un “official warning”, cioè un monito formale, all’esecutivo polacco: le sue misure, specie riguardo alla Corte costituzionale, “costituiscono un rischio sistemico per la sopravvivenza dello Stato di diritto”. Se a questo punto la Polonia – il più importante paese orientale membro di Ue e Nato – non si piegherà a concessioni e compromessi, rischierà lo scenario estremo: potrebbe essere privata del diritto di voto ai consigli europei. Nessuno lo dice apertamente a Bruxelles, ma la procedura di diritto internazionale contemplata dai Trattati è quella.

E la Polonia non è l’unica sul banco degli imputati, ecco il sodale, l’Ungheria [3]:

L’Ungheria resta sotto la lente d’ingrandimento dell’Ue. Una serie di provvedimenti del governo di Viktor Orban lasciano intravvedere una violazione dei valori di fondo dell’Unione e un attacco ai diritti fondamentali. È quanto emerge dalle discussioni in corso a Bruxelles. Il Parlamento europeo, riunito in sessione plenaria ha affrontato una discussione sull’Ungheria.

E se Macron minaccia la Polonia, ecco Verhofstadt occuparsi del paese magiaro [4]:

Mr Orban looked on grim-faced as the former Belgian PM ripped into his record and said that as Hungarian leader he had “violated every single principle” he and his predecessors had signed up to via EU treaties. 

He raged: “And yet what you want to do is remain a member of the EU. Well, I have in fact more respect for the decency of eurosceptics who are at least saying ‘well I don’t like the EU, I don’t like the values and I go out’.

“You want to continue [taking] the money of the EU, but not the European values, that’s not for you. How do you call that? Not very courageous I should say, and certainly not in line with a politician based on principles.” 

 Poliziotto cattivo&cattivo, a quanto pare.

 

—- Delocalizzare l’economica equivale a delocalizzare la politica —-

Ricapitoliamo. Abbiamo alcuni paesi all’interno della UE che:

  • non rispettano i trattati;
  • non rispettano i principi fondamentali;
  • e sono in aperto conflitto con Bruxelles, la si suppone capitale della UE;
  • si intascano i fondi europei;

Quale sarebbe la soluzione più logica? Cacciare dal club chi non rispetta le regole fondamentali, no? Peccato che non si possa farlo. Leggiamo:

Macron’s criticism of Warsaw comes a day after a row over plans to close a Whirlpool tumble-dryer factory in France as production shifts to Poland took centre-stage in the presidential campaign, with both candidates visiting the factory.

Macron alluded to the problem of social dumping – a hot-button issue in France, which refers to companies employing cheaper labour from other EU countries or moving production to lower-wage countries – though he added that he could not bring sanctions in that area.

Ops, abbiamo trovato il problema. Il bello del marcato unico patrocinato dai simpatici europeisti è la libera circolazione del capitale e con esso delle imprese. Attratti dal basso costo del lavoro e dai benefits offerti si è avuto, ed è tuttora in corso, un processo di delocalizzazione di parte del processo produttivo da ovest a est.

Anche l’Italia ne risulta coinvolta, ovviamente [5]:

In un primo tempo la politica economica dei paesi ex sovietici ha cercato di attirare investimenti utilizzando dumping fiscale, tassi di cambio vantaggiosi, scarsi oneri sociali e deroghe nell’applicazione delle normative ecologiche. Negli anni più recenti invece ad attrarre i capitali italiani è stata anche l’emersione di un bacino di lavoratori sempre più professionalizzato e a basso costo. La crescita esponenziale delle competenze ad alta specializzazione ha trasformato l’Europa orientale da piattaforma di riesportazione in luogo di produzione e di consumo interno.

L’impatto sull’occupazione è stato minore di quanto si pensi: « I dati relativi al periodo 2002-2010, riguardanti tutto il comparto manifatturiero europeo, mostrano che soltanto il 10% della riduzione di occupazione è collegata direttamente alla delocalizzazione. Il 25% dipende invece dalla bancarotta dell’impresa e il 60% dalla ristrutturazione aziendale». Ma non si deve dimenticare che il processo costante di delocalizzazione o anche la sua mera minaccia è un ottimo strumento per disciplinare i lavoratori.

E fra la Polonia e la Francia chi è il paese in difficoltà? La Francia, è scontato. Mentre Parigi è la malata d’Europa, per la Polonia [6]:

Dopo l’adesione all’UE nel 2004, l’economia polacca ha conosciuto una fase di crescita sostenuta,grazie all’aumento delle esportazioni, della produzione industriale e della domanda interna, all’afflusso dei fondi strutturali UE (oltre 67 mld di euro nel periodo 2007-2013 e 82,5 mld nel 2014-2020) e ai cospicui IDE (gli IDE complessivi dal 1990 al 2012 ammontano a 172 mld di euro). Il PIL polacco ha segnato una forte progressione, con tassi d’incremento superiori al 6% nel biennio 2006-2007 e mantenendosi su indici positivi anche negli anni di piu’ acuta crisi globale (4,3% nel 2011), unico tra i Paesi UE. La recente crisi economica ha intaccato anche l’economia polacca che è tuttavia cresciuta del 2,0% nel 2012 e dell’1,6% nel 2013 a causa di una piu’ debole domanda sia interna che esterna e dall’incertezza dovuta alla crisi dell’area euro.

Dal 2014 la crescita e’ tornata sostenuta. Secondo i dati  pubblicati dall’Istituto Centrale di Statistica polacco (GUS), nel 2015 la Polonia ha registrato un incremento del 3,6% del PIL rispetto al 2014, quando l’economia nazionale si era espansa del 3,3% su base annua, confermandosi uno dei Paesi UE con i più elevati tassi di crescita. Le previsioni restano oltmeodo positive per il biennio prossimo. 

Discorsi analoghi per la Repubblica Ceca e su scala leggemente minore per l’Ungheria e la Slovacchia. In termini politici, quindi, abbiamo paesi con economie che più o meno vanno bene contro alcuni paesi dell’ovest in crisi e vittime delle delocalizzazioni. Economie, infine, così integrate che un danno inferto all’est si ripercuoterebbe sull’ovest (con particolare riferimento alla Germania che sul mercato polacco e ceco ha delocalizzato parecchio).

 

—- La UE? Ma che ce frega —-

Il mercato unico e i fondi europei, allora, hanno rafforzato i paesi dell’Est che facendo leva sul loro rinnovato status economico optano per politiche poco concilianti.

Ma si badi bene che i paesi del gruppo di Visegrand non sono gli unici a essere fuori dalle leggi divine europee:

  • i PIIGS: chi più chi meno sono tutti furi dai sacri parametri;
  • la Francia: la grande malata d’Europa;
  • Danimarca e Svezia: mancata adesione dell’Euro;

Cosa rimane? La Germania, chiudendo un occhio sulle sue magagne, l’Olanda, l’Austria, i baltici. Se si adottasse, pertanto, la logica di cacciare dal club chi non ne rispetta le regole rimarrebbe ben poco, mi sa.

E se si cacciasse anche solo un paese l’effetto economico avrebbe ripercussioni sull’intera Unione sia a livello economico sia a livello di credibilità politica. Furbi come al solito gli europeisti: prima danno il coltello a qualcuno, poi lo minacciano. Morale? Prima del reshoring, direi un 10 – 15 anni, il paesi dell’Est potranno fare allegramente quel che aggrada loro. Un altro successo della UE, insomma.

 

Approfondimenti:

– ma a me, tanto, non capita: http://messaggeroveneto.gelocal.it/udine/cronaca/2013/08/15/news/l-incubo-delocalizzazione-nasce-nel-distretto-della-slesia-clonate-le-industrie-friulane-reportage-1.7583514.

 – reshoring: http://www.economyup.it/glossario/4293_reshoring—definizione.htm.

– Made in Germany: https://regulation.revues.org/10663.

 

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[1] Cfr. http://www.france24.com/en/20170428-macron-pledges-sanctions-against-poland-elected.

[2] Cfr. http://www.repubblica.it/esteri/2016/06/01/news/ue_apre_procedura_contro_polonia_rischio_sanzioni-141076538/.

[3] Cfr. http://www.agensir.it/quotidiano/2017/4/27/parlamento-ue-ungheria-sotto-accusa-su-liberta-distruzione-legge-su-ong-e-referendum-sulleuropa-la-difesa-di-orban/.

[4] Cfr. http://www.express.co.uk/news/politics/796924/European-Union-Brexit-negotiator-Guy-Verhofstadt-rips-into-Hungary-PM-Orban.

[5] Cfr. http://www.limesonline.com/perche-le-imprese-italiane-scelgono-lest-europeo/36424.

[6] Cfr. http://www.infomercatiesteri.it/quadro_macroeconomico.php?id_paesi=82.

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2 commenti su “Vediamo il bluff chiamato Unione Europea: perché non cacciate la Polonia o l’Ungheria?

  1. Gorgia
    1 maggio 2017

    Meraviglioso. Si segano il ramo da sotto il culo in 4 mosse:

    -Creano la globalizzazione.
    -Creano l’UE, in modo da affrontare la globalizzazione tramite… la globalizzazione.
    -Creano le condizioni economiche ideali per fornire a paesi di dubbia morale politica una posizione di forza (la parabola cinese non gli è bastata come lezione)
    -Creano così un bel pò di casini di vario tipo.

    A quel punto battono i piedi dicendo “selezioniamo e scacciamo”.

    Questi qua insistono a dire “siamo la strada della Ragione”, ma è davvero evidente che è la “fantasia al potere”.

    A sto punto mi sa che Danimarca e Svezia avevano capito l’andazzo con largo anticipo, hanno recriminato l’aderenza del meridione olivastro e corrotto per non partecipare al gioco ma solo come foglia di fico, per non spiccicare dritto in faccia un “questo progetto è idiota sul piano strutturale e concettuale”.

    • Charly
      1 maggio 2017

      Sia per la Danimarca sia per la Svezia ci fu un referendum per l’adesione all’euro bocciato dagli elettori.

I commenti sono chiusi.

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Questa voce è stata pubblicata il 1 maggio 2017 da in Uncategorized con tag , , , .
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