Charly's blog

La sentenza della Cassazione sugli immigrati? E dove sarebbe la notizia?

Avete presente la recente sentenza della Cassazione sugli immigranti? Si tratta di un vero e proprio miracolo visto che mette d’accordo tutto e tutti [1]:

Una sentenza che “non fa sconti a nessuno”. Così la deputata Forza Italia, Daniela Santanché, commenta la decisione della Suprema Corte: “è sacrosanta. Alla faccia dei buonisti e del tutto è permesso, questa sentenza non fa sconti a nessuno… Oggi era un indiano che voleva girare libero con un coltello sacro per le vie della città e magari domani potevamo imbatterci in una bella carovana di elefanti che trasportavano merci di ogni genere. Siamo in Italia – termina Santanchè – e chi viene ospite nel nostro Paese ha il dovere di seguire le regole che ci impone il codice civile, quello penale e la nostra Costituzione”.

Il capogruppo di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale, Fabio Rampelli, parla di “de profundis per l’ideologia buonista”: Chi viene in Italia deve rispettare le nostre leggi, le nostre regole, i nostri valori. Per noi è assodato, per la sinistra multiculturalista che ha promosso un’accoglienza contraria alla legalità e al diritto no. Rom, estremisti islamici, osservanti della sharia che non intendono adeguarsi devono andare fuori dall’Italia. O si rispettano le leggi o non c’è spazio”.

“Sacrosanta sentenza della Cassazione: se vuoi vivere in Italia devi rispettare la cultura, i valori e le leggi italiane. Punto”, fa eco su Facebook il presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni.

Il senatore Roberto Calderoli, vice Presidente del Senato e Responsabile Organizzazione e Territorio della Lega Nord, ribadisce che la sentenza “rappresenta un precedente che, da adesso, deve riportare al rispetto totale delle nostre leggi, a cominciare da quella che vieta di girare in luoghi pubblici con un copricapo o un velo che travisano o nascondono il volto, per cui basta burqa o niqab in luoghi pubblici”. Ma soprattutto, prosegue il rappresentante del Carroccio, “questa sentenza deve rappresentare un chiaro monito a chi vuole vivere qui: se non accetti tutte le nostre regole qui non puoi restare e se queste regole non ti vanno bene puoi andartene altrove o tornare da dove sei venuto“.

Anche il piddino di turno concorda sul merito: «Emanuele Fiano, responsabile Sicurezza del Partito democratico, si augura che la sentenza non sia strumentalizzata: “Speriamo che ora non sia usata come una clava dai vari Salvini! Perchè la sentenza della cassazione, che richiama gli immigrati che hanno scelto di vivere nel mondo occidentale ‘all’obbligo’ di conformarsi ai valori della società nella quale hanno deciso ‘di stabilirsi’, dichiara un principio semplice e giusto. E si riferisce a un caso singolo». Al netto, ovviamente, del solito ritornello sulla xenofobia e dei soliti distinguo…

 

—- La sentenza della Cassazione —-

La Cassazione è stata chiamata a pronunciarsi sul ricorso presentato da un indiano Sikh condannato a duemila euro di ammenda per aver portato, fuori dalla propria abitazione e senza alcun giustificato motivo, un coltello di quasi 20 centimetri considerato idoneo all’offesa. Ecco il testo [2]:

2.3. In una società multietnica, la convivenza tra soggetti di etnia diversa richiede necessariamente l’identificazione di un nucleo comune in cui immigrati e società di accoglienza si debbono riconoscere. Se l’integrazione non impone l’abbandono della cultura di origine, in consonanza con la previsione dell’art. 2 Cost. che valorizza il pluralismo sociale, il limite invalicabile è costituito dal rispetto dei diritti umani e della civiltà giuridica della società ospitante. È quindi essenziale l’obbligo per l’immigrato di conformare i propri valori a quelli del mondo occidentale, in cui ha liberamente scelto di inserirsi, e di verificare preventivamente la compatibilità dei propri comportamenti con i principi che la regolano e quindi della liceità di essi in relazione all’ordinamento giuridico che la disciplina. La decisione di stabilirsi in una società in cui è noto, e si ha consapevolezza, che i valori di riferimento sono diversi da quella di provenienza ne impone il rispetto e non è tollerabile che l’attaccamento ai propri valori, seppure leciti secondo le leggi vigenti nel paese di provenienza, porti alla violazione cosciente di quelli della società ospitante. La società multietnica è una necessità, ma non può portare alla formazione di arcipelaghi culturali configgenti, a seconda delle etnie che la compongono, ostandovi l’unicità del tessuto culturale e giuridico del nostro paese che individua la sicurezza pubblica come un bene da tutelare e, a tal fine, pone il divieto del porto di armi e di oggetti atti ad offendere.

Per quanto riguarda la libertà di culto si segnala che «proprio la libertà religiosa, garantita dall’articolo 19 invocato, incontra dei limiti, stabiliti dalla legislazione in vista della tutela di altre esigenze, tra cui quelle della pacifica convivenza e della sicurezza, compendiate nella formula dell’  ordine pubblico».

Concetto ribadito a livello internazionale: «Nello stesso senso, si muove anche l’articolo 9 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo che, al secondo comma, stabilisce che  La libertà di manifestare la propria religione o il proprio credo può essere oggetto di quelle sole restrizioni che, stabilite per legge, costituiscono misure necessarie in una società democratica, per la protezione dell’ordine pubblico, della salute o della morale pubblica, o per la protezione dei diritti e della libertà altrui».

 

— Il certificato fallimento del multiculturalismo —-

Al di là del caso singolo la cui importanza è davvero limitata, i Sikh sono pochissimi in Italia, la sentenza non è altro che puro buon senso. Una società multiculturale, infatti, non può esistere perché senza un nucleo condiviso di valori riconosciuti non esiste neppure una società. Ve l’avevo detto, no?

Il problema è che esiste una certa confusione fra il concetto di multiculturalismo e quello di pluralismo. Se consideriamo il primo caso, vuol dire mettere nello stesso posto culture fra loro in aperto contrasto su tratti essenziali e non secondari. Qui non si tratta di disquisire di pizze o di kebab, ma se è legittimo uccidere gli omosessuali, giustiziare gli infedeli o se sia obbligatorio il matrimonio riparatore dopo uno stupro. Accettare una società multiculturale, infatti, vuol dire che si considera lecito che si possa stuprare una bambina perché si viene da qualche altre parte del mondo dove viene considerato etico farlo. Siamo tutti d’accordo che è inaccettabile, giusto? Allora siete contrari al multiculturalismo. Alla fin fine per mascherare la stupidità del multiculturalismo basta procedere con dei casi concreti visto che la teoria non la recepiscono.

E se vi chiedete quali sono i nostri valori, quelli veri e non le scemenze religiose, basta leggere la Costituzione, il Codice Penale e quello Civile. Perché le norme giuridiche sono sempre emanazione di principi valoriali ed etici. Alla sociologia e all’antropologia, quindi, dobbiamo aggiungere anche il dirittto come demistificatore delle favole multiculturali.

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[1] Cfr. http://www.repubblica.it/politica/2017/05/15/news/cassazione_migranti_devono_conformarsi_a_nostri_valori_-165521982/.

[2] Cfr. http://www.altalex.com/documents/news/2017/05/16/immigrati.

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Questa voce è stata pubblicata il 17 maggio 2017 da in società con tag , , , .
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