Charly's blog

FAQ: migranti, ONG e confini (seconda parte)  

Dopo aver visto chi parte e tempo di dedicarci al secondo punto: il viaggio. Come si arriva in Italia?

 

—- Immigrazione: come si arriva in Italia? —-

In realtà si deve, per prima cosa, effettuare una netta distinzione tra rifugiati, migranti regolari e clandestini. Per quanto riguarda i rifugiati si parla di persone in fuga dalla guerra o dalla violenza e che vanno a costituire un gruppo a parte per accoglienza e permanenza sul territorio italiano. Si tratta di una minoranza: in Italia abbiamo 1,9 rifugiati e 1,4 domande di asilo ogni 1.000 abitanti [1]. Si deve però notare che, come scrive il Rapporto Annuale 2017, «Nel 2015 sono arrivati a superare il 28 per cento del totale dei nuovi rilasci (nel 2013 la loro incidenza era del 7,5 per cento). Attualmente, i permessi per asilo e motivi umanitari rappresentano quasi il 10 per cento dei permessi con scadenza – esclusi quindi quelli di lungo periodo – in corso di validità, mentre nel 2013 rappresentavano meno del 5 per cento» [2].

Di ben altra dimensione, invece, è l’immigrazione regolare dato che «gli stranieri residenti in Italia al 1° gennaio 2016 sono 5.026.153 e rappresentano l’8,3% della popolazione residente» [3]. Come si entra, allora, in Italia, tramite i barconi? No, basta usare il permesso di soggiorno [4]:

Gli stranieri che vengono in Italia per periodi non superiori ai 90 giorni, ai sensi della Legge 28 maggio 2007, n. 68, che siano esenti dall’obbligo di visto ovvero soggetti a visto, non devono chiedere il permesso di soggiorno.

Il permesso di soggiorno è sostituito dalla dichiarazione di presenza sul territorio italiano.

Per lo straniero che proviene da Paesi che non applicano la Convenzione di Schengen l’obbligo di rendere la dichiarazione di presenza è soddisfatto con l’apposizione del timbro uniforme Schengen sul documento di viaggio al momento del controllo di frontiera.

Invece, lo straniero che proviene da Paesi che applicano la Convenzione di Schengen dovrà presentare la dichiarazione di presenza, entro otto giorni dall’ingresso, al Questore della provincia in cui si trova, utilizzando il modulo previsto.

[…] I cittadini stranieri non comunitari in possesso di un Visto Nazionale (VN) per soggiorni superiori ai 90 giorni, dovranno richiedere, entro 8 (otto) giorni dall’ingresso nel Territorio Nazionale, il permesso di soggiorno alle competenti autorità italiane. Lo straniero che richiede il permesso di soggiorno è sottoposto a rilievi fotodattiloscopici.

E’ il permesso di soggiorno, che sarà rilasciato per lo stesso motivo e per la stessa durata indicati dal visto, il documento che autorizza la permanenza dello straniero sul Territorio Nazionale.

Una volta scaduto si può sempre rimanere sul territorio nazionale entrando nella clandestinità. I barconi, pertanto, godono di grande visibilità mediatica ma sono una piccola minoranza nel totale.

 

—- Bombardiamo i barconi! —-

Queste considerazioni ci portano al punto successivo: l’idea di sparare sui barconi. E non si tratta del solito leghista [5]:

L’ipotesi di bombardare i barconi nel porto? «È un’ipotesi che è stata praticabile in Albania, sono tecniche militari, lo studio è pronto, noi siamo pronti a intervenire». A dirlo è il premier Matteo Renzi.

Si è già avuto modo di vedere che una simile attività non influirebbe molto sul numero di immigrati presente nel paese, ma consideriamo l’ipotesi che serva solo a interrompere la tratta di esseri umani dall’Africa alla Sicilia. Ma anche qui non mancano i punti problematici.

Punto primo: la Libia. Per quanto devastato da una guerra civile, effettuare delle opereazioni militari del genere vuol dire attaccare il suolo, nel caso specifico i porti, di uno Stato sovrano. Detto in termini assai semplici: è un atto di guerra. Attaccare i barconi in mare, invece, non è possibile per via delle perdite umanitarie connesse.

Punto secondo: i costi. Più che barconi ormai siamo arrivati ai gommoni il cui costo unitario è ridicolo se comparato a quello di un’operazione militare. La Libia non è proprio dietro l’angolo e un’ora di volo di un drone, il mezzo più economico, assomma ad alcune migliaia di euro. Essendo gommoni, infine, non c’è bisogno di infrastrutture quali i porti. Morale? Una guerra d’attrito verrebbe vinta dagli scafisti.

 

—- Ma le ONG aiutano gli scafisti? —-

Passiamo alle ONG. Per quanto riguarda la questione sollevata dal procuratore Zuccaro, la Commissione Difesa del Senato ha rilevato che [6]:

Tutte le organizzazioni non governative sentite hanno riferito di perseguire finalità esclusivamente umanitarie […] Hanno respinto con fermezza qualsiasi ipotesi di effetto negativo legato al loro operato, ribadendone la piena conformità ai principi del diritto umanitario e del diritto del mare, sulla base del quale, peraltro, come evidenziato dal Comandante della Guardia costiera, ammiraglio Melone, le ONG, al pari di qualunque altra imbarcazione, devono essere considerate, a tutti gli effetti, risorse utili ai fini dell’attività di soccorso.

Il generale della Guardia di finanza Screpanti e il procuratore capo di Siracusa Giordano hanno affermato l’assenza, per quanto a loro conoscenza, di evidenze investigative atte a provare eventuali collusioni tra le organizzazioni non governative e i trafficanti di esseri umani. Il sostituto procuratore di Trapani Andrea Tarondo ha fatto riferimento a un’inchiesta concernente, tra gli altri, alcuni membri di una ONG, ma non l’operato dell’organizzazione in quanto tale. L’ammiraglio Marzano, comandante della Squadra navale, ha rilevato che le ONG non costituiscono intralcio alle attività della Marina militare nell’area. 

Il direttore di Frontex Fabrice Leggeri e il procuratore capo di Catania Carmelo Zuccaro hanno fatto riferimento a un operato non del tutto trasparente di alcune organizzazioni non governative, nonché ad elementi (tra cui figurano le testimonianze degli stessi migranti, che riferiscono di telefoni cellulari dati loro dagli scafisti con sopra memorizzati i recapiti delle ONG), che sembrerebbero dare corpo quanto meno all’ipotesi che vedrebbe la presenza delle organizzazioni non governative al ridosso delle acque libiche come “fattore di attrazione” (c.d. pull factor) del fenomeno migratorio ovvero incentivo per i trafficanti a organizzare le partenze. In particolare, è stata sollevato il dubbio che qualche imbarcazione possa spegnere il proprio trasponditore per evitare che altri conoscano la sua posizione.

Sempre il procuratore Zuccaro ha rilevato come, poiché tali organizzazioni hanno fini umanitari e non hanno obblighi in merito all’acquisizione di prove atte a reprimere l’attività di trafficanti e scafisti, il loro intervento spesso preclude la raccolta di elementi utili alle indagini: a tale proposito, ha suggerito la possibilità di imbarcare sulle loro navi agenti di polizia giudiziaria che possano provvedere a tali operazioni.

In conclusione: «Il lavoro svolto dalla Commissione ha tuttavia consentito di appurare come non vi sarebbero indagini in corso a carico di organizzazioni non governative in quanto tali; né emergerebbero elementi tali da far supporre rapporti tra queste e i trafficanti di esseri umani». Insomma, le accuse a carico delle ONG sembrano essere infondate.

 

—- Dove vengono salvati i migranti? —-

Ma se le ONG non fanno nulla di illegale perché chiamarle in causa? Potrebbe anche essere, allora, che tutto sia stato creato ad arte come spin comunicativo: non a caso l’immagine delle ONG è crollata rovinosamente. Ma perché farlo? Forse per sollevare la questione visto che la politica italiana era piuttosto assente.

Per quanto riguarda i salvataggi, guardate questa cartina [7]:

Negli ultimi due anni i salvataggi si sono avvicinati sempre di più alle acque territoriali libiche e non è chiaro il rapporto causa-effetto con l’abbandono dei barconi a favore dei gommoni. La presenza delle ONG ha permesso agli scafisti di cambiare mezzi o è stato il cambio di mezzi che ha portato le ONG sempre più vicine?

Altro punto dolente è perché i migranti vengano portati in Italia e non nei porti degli altri paesi [8]:

MeridioNews ha chiesto un parere a Fulvio Vassallo Paleologo, docente di Diritto di asilo e statuto costituzionale dello straniero dell’università di Palermo. «Quello che è stato affermato durante il servizio di Striscia la notizia è assolutamente falso – afferma l’esperto -. La convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, che attribuisce al Paese che coordina le operazioni di soccorso la responsabilità di individuare il porto di sbarco, parla di place of safety, cioè di porto più sicuro non di quello più vicino». Anche la possibilità di portare i profughi a Zarzis si rivela come un’informazione errata. «Non c’è nessuna norma internazionale che vincola la Tunisia ad accogliere i profughi – aggiunge il professore -. Ho parlato personalmente con il console tunisino a Palermo che ha categoricamente escluso che la Tunisia possa riprendersi persone soccorse davanti alle coste libiche. Con lo stato nord-africano c’è un accordo per riportare indietro solo i profughi tunisini, non quelli di altri Paesi». Anche la scelta di evitare Malta, citata nel servizio come possibile porto sicuro, è dettata da motivi geografici e politici. «Nonostante sia uno stato autonomo – prosegue Vassallo – Malta non ha la conformazione geografica per accogliere 40mila persone all’anno. In breve tempo l’isola, che è poco più grande di Lampedusa, andrebbe evacuata. Malta, inoltre, non ha aderito ai protocolli aggiuntivi legati alle convenzioni internazionali sui soccorsi in mare, quindi il suo ruolo è prettamente strategico, come centrale operativa di sicurezza e non come luogo di accoglienza». 

 

[… continua]

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[1] Cfr. https://www.lenius.it/quanti-sono-i-rifugiati-in-italia-e-in-europa/.

[2] Cfr. http://www.istat.it/it/archivio/popolazione-e-famiglie.

[3] Cfr. http://www.tuttitalia.it/statistiche/cittadini-stranieri-2016/.

[4] Cfr. http://www.esteri.it/mae/it/ministero/servizi/stranieri/ingressosoggiornoinitalia/soggiorno_stranieri_in_italia.html.

[5] Cfr. http://gds.it/2015/05/12/renzi-bombardare-i-barconi-al-porto-siamo-pronti-a-intervenire_354917/.

[6] Cfr. http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=SommComm&leg=17&id=1022634.

[7] Cfr. http://frontex.europa.eu/assets/Publications/Risk_Analysis/AFIC/AFIC_2016.pdf.

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2 commenti su “FAQ: migranti, ONG e confini (seconda parte)  

  1. SJ
    22 maggio 2017

    “parla di place of safety, cioè di porto più sicuro non di quello più vicino”

    Peccato che, per altri principi generali, tra cui, non ultimi, proporzionalita’ e ragionevolezza, in questo contesto si sovrappongano, giacche’

    “A place of safety (as referred to in the Annex to the 1979 SAR Convention, paragraph 1.3.2) is a location where rescue operations are considered to terminate. It is also a place where the survivors safety of life is no longer threatened and where their basic human needs (such as food, shelter and medical needs) can be met. Further, it is a place from which transportation arrangements can be made for the survivors next or final destination”
    (http://www.unhcr.org/487b47f12.pdf)

    Ma si sa, tutto cio’ vale per malta e la tunisia (?), ma non per l’Italia…

    • Charly
      25 maggio 2017

      Tolta la Tunisi e Malta non rimangono molte alternative. Come si suol dire, padulo…

I commenti sono chiusi.

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Questa voce è stata pubblicata il 21 maggio 2017 da in Uncategorized con tag , , , .
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