Charly's blog

Post scriptum: migranti, Weber e l’etica della resposabilità

Anni fa dovetti preparare il mio primo esame di Scienze Politiche studiando su una serie di libri:

  • il classico manualotto de il Mulino;
  • il Della guerra di Carl von Clausewitz;
  • La politica come professione di Weber;

Il libro di Weber, in realtà una conferenza tenutasi nell’immediato dopoguerra e poco prima della morte dell’autore, a dispetto della sue brevità contiene parecchi spunti di riflessione su una molteplicità di argomenti. La politica e la sua definizione, i partiti politici, il carisma. E persino un elemento che può essere utilizzata nella querelle degli ultimi giorni sui migranti: l’etica.

 

—- L’etica secondo i principi e l’etica secondo la responsabilità —-

Nel libro in questione, il sociologo e storico tedesco prende in esame due forme differenti di etica:

  • l’etica secondo i principi;
  • l’etica secondo la responsabilità;

Ecco la distinzione fra le due tipologie di etica in questione [1]:

Dobbiamo renderci chiaramen­te conto che ogni agire orientato in senso etico può essere ri­condotto a due massime fondamentalmente diverse l’una dall’altra e inconciliabilmente opposte: può cioè orientarsi nel senso di un’«etica dei principi» oppure di un’«etica della responsabilità». Ciò non significa che l’etica dei principi coincida con la mancanza di responsabilità e l’etica della responsabilità con una mancanza di principi. Non si tratta ovviamente di questo.

Vi è altresì un contrasto radicale tra l’agire secondo la massima del­l’etica dei principi, la quale, formulata in termini religiosi, recita: «Il cristiano agisce da giusto e rimette l’esito del suo agi­re nelle mani di Dio», oppure secondo la massima dell’etica della responsabilità, secondo la quale si deve rispondere delle conseguenze (prevedibili) del proprio agire.

E:

Colui che invece agisce secondo l’etica della responsabilità tiene conto, per l’appunto, di quei difetti propri della media de­gli uomini. Egli non ha infatti alcun diritto – come ha giusta­mente detto Fichte” – di dare per scontata la loro bontà e perfezione, non si sente capace di attribuire ad altri le conseguenze del suo proprio agire, per lo meno fin là dove poteva prevederle. Egli dirà: queste conseguenze saranno attribuite al mio operato. Colui che agisce secondo l’etica dei principi si sente «responsabile» soltanto del fatto che la fiamma del puro principio – per esempio la fiamma della protesta conto l’ingiustizia dell’ordinamento sociale – non si spenga. Ravvivarla continuamente è lo scopo delle sue azioni completamente irrazionali dal punto di vista del possibile risultato, le quali possono e devono avere soltanto un valore esemplare.

Vediamo, ora, come il tutto si applica al discorso dei migranti.

 

—- L’attualità e Weber: i flussi migratori —-

Torniamo, ora, all’attualità. Nei recenti post sull’argomento ho sollevato parecchie criticità derivante dall’accoglimento indiscriminato dei migranti:

  • economiche: l’economia italiana non tira abbastanza per gli autoctoni, figurarsi ad andare a prendere altri disoccupati;
  • professionali: oltre che disoccupati la maggior parte dei migranti sono semplicemente inoccupabili per mancanza di skilss;
  • finanziarie: non ci sono abbastanza soldi per incamerare almeno mezzo milione di persone l’anno – i numeri veri se consideriamo i ricongiungimenti familiari – e, non a caso, una volta arrivati i migranti vengono scaricati per strada;
  • di ordine pubblico: scaricare migliaia di persone nelle periferie è il modo migliore per creare una polveriera pronta ad esplodere alla minima scintilla;
  • politiche: il frutto dei punti precedenti è il caos politico nel migliore dei casi, l’avvento di regimi autoritari nel peggiore;
  • culturali: il multiculturalismo è una scemenza colossale come ormai ammesso da tutti o quasi;
  • specificità culturali: gi immigrati non sono tutti uguali e alcune tipologie non vogliono integrarsi. Fra tutti gli immigrati di origine islamica come la Francia, l’Olanda e la Svezia dimostrano ampiamente;

Hanno un bel daffare i sostenitori delle migrazioni senza se e senza ma a proclamare l’eticità dei salvataggi in mare o il diritto di scappare dalla miseria. Ma oltre a dimenticarsi il perché della miseria – dire qualcosa sulla cultura d’origine pare troppo? Non mandi a scuola le figlie perché devono fare figli e poi ti lamenti della povertà? Genio – ovviano allegramente su tutte le criticità fin qui rilevate. Mal che vada si può sempre strillare al razzismo e al fascismo con il risultato che derubricando il buon senso a razzismo il razzismo diverrà buon senso.

Inneggiare all’accoglienza senza tenere conto dei problemi è pura demagogia perché si promettono delle solenni panzane – gli immigrati ci pagheranno le pensioni, aumenterà il PIL – pur di mantenere il potere e il consenso. E dividere il mondo fra immigrati buoni e italiani cattivi oltre a essere razzista è pure populista. Eh sì, i simpatici radical chic sono sia populisti sia inclini alla demagogia. Tanto il loro culo non è a rischio

Allo stesso tempo sul versante opposto, quello del nativismo, si devono registrare l’idiozia del “aiutamoli a casa loro” perché non basta buttare soldi per creare sviluppo socioeconomico, specie se le culture locali sono in conflitto con lo sviluppo economico, né poi ci si può lamentare della concorrenza dei paesi del terzo mondo in settori quali l’agricoltura e il tessile. Ancor di più si dovrebbe evitare di vendere loro le armi o destabilizzare due continenti per acquisire le materie prime necessarie alle economie avanzate.

 

—- Politica: l’arte di affrontare i problemi —-

Cos’è, allora, la politica? Fondamentalmente è prendersi carico dei problemi e fin qui non ci piove. Ma si parla di una gestione orientata ai principi incurante delle problematiche e delle relative conseguenze, come quella delle ONG, o si tratta di un’analisi ponderata dei problemi con una soluzione ragionata del problema? E sia chiaro che nella soluzione del problema potrebbero figurare delle scelte non proprio edificanti sul piano etico.

Quel che conta, alla fine, è decidere. Demandare ad altri è un brutto vizio italiano ma nessuno si occupa degli interessi altrui per bontà. Non è egoismo, si chiama politica e nelle sue categorie il buonismo non c’è.

 

Approfondimenti:

– l’etica della responsabilità: http://www.treccani.it/scuola/tesine/weber_max/3.html.

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[1] Cfr. https://antemp.com/2009/10/04/max-weber-etica-dei-principi-ed-etica-della-responsabilita-1919/.

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Questa voce è stata pubblicata il 15 giugno 2017 da in Uncategorized con tag , , , .
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