Charly's blog

Lo Ius Soli? Vuoi vedere che è un pacco rifilato all’Europa?

Al Senato è in discussione il disegno di legge volto a modificare l’impianto normativo che disciplina il conseguimento della cittadinanza italiana da parte dei minori stranieri. Per motivi a me ignoti la legge è stata chiamata Ius Soli – il principio giuridico secondo quale si acquisisce la cittadinanza nel luogo dove si nasce – quando, in realtà, nel testo in questione c’è tanto Ius ma poco Soli.

Come al solito il dibattito politico si è rivelato nauseante: da una parte gli abituali paladini dell’emozione si dilettano con storielle di bimbi nati in Italia ma privati del diritto di cittadinanza – perché ricordiamo che a 12 si vota – dall’altra abbiamo i teorici della sostituzione etnica degli italiani a favore degli immigrati. Insomma, come al solito abbiamo tante emozioni tante paranoie e poca discussione razionale. Vediamo di provvedere in tal senso.

 

—- Il testo della legge —-

Le proposta di legge è attualmente in discussione e il contenuto potrebbe subire cambiamenti anche considerevoli, ma l’analisi del testo è comunque utile per capire l’aria che tira.

La legge introduce due nuove fattispecie di acquisto della cittadinanza italiana:

  • lo Ius Soli che in realtà è temperato e non quello propriamente detto;
  • lo Ius Culturae che riguarda chi non è nato in Italia ma che è arrivato da bambino portando a termine il percorso scolastico;

Lasciamo la parola al Senato [1]:

La novità principale del testo consiste nella previsione di una nuova fattispecie di acquisto della cittadinanza italiana per nascita (c.d. ius solie nell’introduzione di una nuova fattispecie di acquisto della cittadinanza in seguito ad un percorso scolastico (c.d. ius culturae).

In particolare, acquista la cittadinanza per nascita chi è nato nel territorio della Repubblica da genitori stranieri, di cui almeno uno sia titolare del diritto di soggiorno permanente o in possesso del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo (cd. ius soli). 

In tal caso, la cittadinanza si acquista mediante dichiarazione di volontà espressa da un genitore o da chi esercita la responsabilità genitoriale all’ufficiale dello stato civile del comune di residenza del minore, entro il compimento della maggiore età dell’interessato.

Entro due anni dal raggiungimento della maggiore età, l’interessato può:

  • rinunciare alla cittadinanza acquisita, purchè sia in possesso di altra cittadinanza, ovvero;
  • fare richiesta all’ufficiale di stato civile di acquistare la cittadinanza italiana, ove non sia stata espressa dal genitore la dichiarazione di volontà. 

La seconda fattispecie di acquisto della cittadinanza riguarda il minore straniero, che sia nato in Italia o vi abbia fatto ingresso entro il compimento del dodicesimo anno di età, che abbia frequentato regolarmente, ai sensi della normativa vigente, per almeno cinque anni nel territorio nazionale uno o più cicli presso istituti appartenenti al sistema nazionale di istruzione o percorsi di istruzione e formazione professionale triennali o quadriennali idonei al conseguimento di una qualifica professionale. Nel caso in cui la frequenza riguardi il corso di istruzione primaria, è altresì necessaria la conclusione positiva di tale corso (c.d. ius culturae).

In tal caso, la cittadinanza si acquista mediante dichiarazione di volontà espressa da un genitore legalmente residente in Italia o da chi esercita la responsabilità genitoriale all’ufficiale dello stato civile del comune di residenza del minore, entro il compimento della maggiore età dell’interessato.

Entro due anni dal raggiungimento della maggiore età, l’interessato può:

  • rinunciare alla cittadinanza acquisita, purchè sia in possesso di altra cittadinanza, ovvero:

  • fare richiesta all’ufficiale di stato civile di acquistare la cittadinanza italiana, ove non sia stata espressa dal genitore la dichiarazione di volontà. 

In aggiunta c’è anche un altro elemento da tenere in considerazione, la naturalizzazione: «che ha carattere discrezionale, per lo straniero che ha fatto ingresso nel territorio nazionale prima del compimento della maggiore età, ivi legalmente residente da almeno sei anni, che ha frequentato regolarmente, ai sensi della normativa vigente, nel medesimo territorio, un ciclo scolastico, con il conseguimento del titolo conclusivo, presso gli istituti scolastici appartenenti al sistema nazionale di istruzione, ovvero un percorso di istruzione e formazione professionale con il conseguimento di una qualifica professionale. Tale fattispecie dovrebbe, in particolare, riguardare il minore straniero che ha fatto ingresso nel territorio italiano tra il dodicesimo ed il diciottesimo anno di età».

 

—- I nuovi italiani? No, i nuovi expat —-

Si potrebbe essere tentati di liquidare la legge in questione dicendo che si tratta di una semplice abbreviazione dei tempi con occasionali automatismi, ma c’è di più sul tavolo. Partiamo dal più ovvio: in Italia ci sono circa 5 milioni di immigrati, ma la metà del totale è composta da cittadini europei. Hanno i suddetti cittadini europei il minimo interesse per la cittadinanza italiana? Difficile, visto che la cittadinanza europea è più che sufficiente. Ho avuto colleghi polacchi che hanno studiato in Italia ma che non si sono curati della cittadinanza italiana per l’ovvia ragione che quella polacca basta per fare avanti e indietro.

Questo ci porta al secondo punto: non si parla degli immigrati più facilmente assimilibili, quelli europei, ma quelli extra Europa i cui usi e costumi sono spesso ripugnati e apertamente in contrasto con il quadro legislativo in vigore. Se il marmocchio nasce in Italia e cresce qui, in teoria, dovrebbe italianizzarsi come è capitato a Balotelli. Il problema è che viviamo in un’epoca di frantumanzione sociale che ricalca le faglie culturali ed etniche. L’idea che basti dare la cittadinanza ai marmocchi per avere dei piccoli adepti della Costituzione è quantomeno dubbia se poi non controlli che cosa fanno e dicono i genitori.

Lo Ius Culturae, poi, si scontra con il solito problema dell’occupazione [2]:

Aumentano gli italiani residenti all’estero: al primo gennaio 2016 sono più di 4,8 milioni (4.811.163), con una crescita del 3,7% rispetto l’anno precedente (+174.516 unità). E’ quanto emerge dal Rapporto “Italiani nel mondo 2016”, presentato oggi a Roma dalla Fondazione Migrantes. […] Sono 107.529 i connazionali espatriati nel 2015. Rispetto all’anno precedente a iscriversi all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (Aire) sono state 6.232 persone in più, per un incremento del 6,2%. I giovani tra 18 e 34 anni sono il 36 % Hanno fatto le valige soprattutto i giovani tra i 18 e i 34 anni (39.410, il 36,7%); la meta preferita è stata la Germania (16.568), mentre Lombardia (20.088) e Veneto (10.374) sono le principali regioni di emigrazione. 

Abbiamo preso questi pre 12enni e li abbiamo resi cittadini italiani. Solo una domanda: che faranno dopo aver concluso il ciclo scolastico? Di lavoro in Italia è meglio non parlare ma ancor prima è meglio ricordare che la «presenza di diplomati con genitori in possesso di titoli di studio elevati è massima fra i diplomati classici e scientifici, si riduce fra i tecnici ed è limitata fra i professionali. Analogamente gli indirizzi liceali classici e scientifici si caratterizzano per una forte presenza di studenti di estrazione elevata e una sottorappresentazione dei figli delle classi meno avvantaggiate» [3].

Allo stesso tempo ricordiamo che ai migranti toccano i lavori low skills a basso reddito e che il bimbo straniero parte in svantaggio anche solo per la non iniziale padronanza linguistica. A parte quelli più vicini per livello linguistico (i rumeni) o quelli esposti alla nostra cultura via TV (albanesi), è lecito aspettarsi una maggiore difficoltà scolastica per il piccolo marmocchio africano o asiatico rispetto al pupo italiano. Aggiungiamo, poi, che per quanto meno forte che altrove anche in Italia il tasso di occupazione cresce con il livello di scolarizzazione e che in molti settori la differenza viene dalla famiglia – un figlio di avvocati un lavoro come avvocato nello studio del papi lo trova sempre – il risultato potrebbe essere piuttosto scocciante. Il neo italiano con il suo diploma professionale potrebbe non trovare lavoro, esattamente come non lo trova l’italiano nato in Italia. Ma il nuovo italiano è cittadino italiano e come tale può muoversi liberamente nello spazio UE. E cosa farà il nuovo italiano? Quello che fanno gli italiani vecchio stampo: emigra. E senza che gli altri paesi europei possano dire alcunché. Ciao ciao controlli a Ventimiglia…

Più che un piano Kalergi volto a sostituire gli italiani, il tutto rischia di essere un bel pacco a firma italiana nei confronti dei paesi vicini. Specie se molti degli immigrati parlocchiano il francese per via del passato coloniale del paese d’origine…

——————————————————————

[1] Cfr. http://www.camera.it/leg17/465?tema=integrazione_cittadinanza.

[2] Cfr. http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Oltre-centomila-espatriati-nel-2015-f6dd21bb-0147-49b4-90e6-04c5f66c5467.html.

[3] Cfr. https://www.almadiploma.it/indagini/profilo/profilo2016/.

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Questa voce è stata pubblicata il 19 giugno 2017 da in Uncategorized con tag , .
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