Charly's blog

Le elezioni? I voti non si contano soltanto, si pesano

Ricordate le ultime elezioni inglesi? I conservatori hanno ottenuto il 42,45% delle preferenze e 318 seggi, i laborusti il 39,99% delle preferenze con 262 seggi [1]. Quanto basta per dichiarare la vittoria dei primi sui secondi, direte voi. E, invece, la risposta è negativa: lo scopo dellle elezioni indette dai conservatori era quello di accrescere la propria maggioranza in Parlamento per avere maggiore libertà nei negoziati della Brexit. Il risultato, però, è stato deludente: i conservatori hanno perso seggi, mentre i laburisti ne hanno guadagnati. E così, dopo essersi affondati con il referendum sulla Brexit, i conservatori hanno persistito conseguendo una netta sconfitta politica visto il conseguente azzoppamento dell’azione politica. Perché in politica i voti non si contano soltanto, si pesano.

 

—- Elezioni? Ci sono state le elezioni? —-

Passiamo, ora, a casa nostra. Si sono da poco tenute le elezioni amministrative in data 11 giugno (con l’eventuale turno di ballottaggio in data 25 giugno). Se il centrodestra ha salutato i risultati come una loro vittoria, Renzi ha commentato il tutto su Facebook utilizzando una doppia linea argomentativa. Prima ha sminuito la portata dei risultati: «I risultati delle amministrative 2017 sono a macchia di leopardo. Come accade quasi sempre per le amministrative. Nel numero totale di sindaci vittoriosi siamo avanti noi del PD, ma poteva andare meglio: il risultato complessivo non è granché».

Poi ha evidenziato il ruolo delle amministrazioni locali: «Perché le elezioni amministrative sono un’altra cosa rispetto alle elezioni politiche. E chi come me ha vestito la fascia tricolore sa benissimo che cosa significhi fare il sindaco: occuparsi dei sogni e dei bisogni dei cittadini, non inseguire le polemiche della politica politicante». Par di capire che le elezioni amministrative sono meno importanti di quelle politiche e che il relativo esito è da leggersi nella dimensione locale e non in quella nazionale. Fantastico, non trovate? Se perdi un Comune, allora, delle due l’una:

  • hai amministrato male e ne paghi il prezzo;
  • hai amministrato bene ma gli elettori sono scemi;

La seconda, ovviamente, è l’ipotesi prediletta di chi veleggia a sinistra, pago della propria autopercepita e palese superiorità morale. Ma c’è un altro fattore da vedere: «Luci e ombre in tutte le altre zone. Questi sono i dati veri». Appunto, vediamo i dati.

 

—- I risultati delle amministrative 2017 —-

Ecco a voi i dati [2]:

Il primo dato che analizziamo si riferisce al numero di comuni controllati dai partiti politici (o dalle coalizioni) prima e dopo il voto di domenica 25 giugno. Come mostra la tabella 1, il centrosinistra – nelle sue varie composizioni e combinazioni – esprimeva il sindaco in 64 comuni su 110, pari al 58,2% del totale, mentre oggi ne controlla soltanto 34. In pratica, i comuni con sindaco di centrosinistra si sono quasi dimezzati. Sono cresciuti sensibilmente, invece, i comuni amministrati dal centrodestra: erano 32 prima delle elezioni e oggi sono 53 (con un crescita, in termini percentuali, di quasi 20 punti). Anche le liste civiche, o indipendenti, hanno aumentato il numero di comuni amministrati, passando da 12 a 15, e cioè dal 10,9% al 13,6%. Infine, il M5s nei comuni al ballottaggio registra un saldo positivo: nel 2012 era risultato vincente soltanto in due comuni (Parma e Mira), mentre oggi amministra 8 municipalità (passando, in termini percentuali, dal 10,9 al 13,6).

I risultati mostrano che «l’unica forza politica con un bilancio in perdita nei comuni al ballottaggio è il centrosinistra. Se tra i comuni al ballottaggio prima del voto era il centrosinistra ad amministrare la maggioranza dei comuni, oggi è il centrodestra l’attore dominante, risultando vincente quasi in un comune su due».

Tasso vittoria

Immagine n°1: tasso di vittoria

Ed ecco i comuni superiori ai 15 mila abitanti:

Se allarghiamo l’osservazione a tutti i comuni superiori ai 15 mila abitanti andati al voto in queste elezioni amministrative, il dato che emerge non si allontana rispetto a quello fornito dai ballottaggi. Come riportato nella tabella 3, alla fine dell’intero processo elettorale il centrodestra ha sorpassato il centrosinistra nell’amministrazione dei comuni superiori ai 15 mila abitanti al voto. Lo schieramento guidato dal Pd era in controllo di 90 comuni prima delle elezioni e oggi si ferma a 62: una perdita di 28 comuni che corrisponde a 15 punti percentuali sul totale (dal 56,6 al 39%). Al contrario, il centrodestra fa un balzo in avanti conquistando 20 comuni: ne amministrava 51 prima del voto e ora esprime la giunta di 70 municipalità. Questa espansione comunale rende il centrodestra lo schieramento con più comuni superiori amministrati rispetto a tutti i suoi sfidanti. Nel suo insieme, il bilancio è positivo – seppure in misura nettamente inferiore –anche per il M5s (da 3 comuni passa ad 8) e per le liste civiche, che allargano il loro controllo da 15 a 19 comuni.

Per quanto riguarda la bontà dell’amministrazione delle giunte uscenti basti ricordare che «il governo comunale ha cambiato “colore” politico in 88 città su 159: la maggioranza uscente è stata sconfitta nella maggior parte dei casi (55% sul totale). Com’era lecito aspettarsi, è stato il centrosinistra a pagare il prezzo più alto in termini di cambi di governo, subendone 52 su 90. Anche il centrodestra ha subito un numero non marginale di alternanze ai suoi danni (22 su 51), ma – come visto sopra – è riuscito a “strappare” diversi comuni ai suoi concorrenti». Si diceva che il voto riflette la bontà dell’amministrazione in carica, giusto?

Numero comuni

Immagine n°2: numero di Comuni controllati dagli schieramenti

 

—- Che sarà della politica italiana —-

La tentazione di collegare le amministrative al risultato del referendum costituzionale è scontata. Se nel primo caso Renzi ne ha monopolizzato il significato fino a trasformarlo un referendum sulla propria attività di Governo, nel secondo caso si è accuratamente tenuto lontano dall’agone elettorale. A non cambiare, tuttavia, è il risultato con una sconfitta secca. C’è poco da chiamare in ballo le macchie di leopardo, il trend negativo è palese nella riduzione dei comuni amministrati dal centrosinistra.

Si badi bene, tuttavia, che le elezioni locali hanno anche una dimensione locale e che i risultati non possono essere traslati in toto nelle prossime elezioni politiche. Senza contare la dimensione temporale che ci separa dalla prossima tornata elettorale, non si deve dimenticare che

  • M5S: isolazionista, non potrà arrivare alla maggioranza da solo;
  • Centrodestra: diviso, senza leadership.
  • Centrosinistra: diviso, ma con la sinistra in rotta, Renzi leader. Sfortunatamente per lui, non gode molte simpatie nel campo avverso;

In un sistema proporzionale l’esito più prevedibile è quello di un tripolarismo senza possibilità di Grandi Coalizioni. Un Governo Renzi – Berlusconi non è all’orizzonte, mentre un asse Lega – M5S non potrebbe mai governare.

Che ci prospetta il futuro? Nuove discussioni sulla legge elettorale, temo. Via, quindi, con le soglie di sbarramento che però non influirebbero sul tripolarismo, con un sistema maggioritario che potrebbe non garantire comunque un’ampia maggioranza o con il doppio turno. In modo che chi prende il 30% della metà degli elettori possa arraffare tutta la posta in gioco.

 

Approfondimenti

– statistiche: http://www.tuttitalia.it/elezioni-italiane/elezioni-amministrative-2017/.

————————————————————

[1] Cfr. http://www.repubblica.it/esteri/2017/06/08/news/elezioni_gran_betagna_risultati_corbyn_may_maggioranza-167617193/.

[2] Cfr. http://www.cattaneo.org/2017/06/26/comunali-2017-quadro-generale-del-voto/.

Annunci

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 27 giugno 2017 da in Uncategorized con tag , , , .
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: