Charly's blog

Cari immigrati, scappate: Boeri vuole rubarvi i contributi!

 Leggo sui giornali che il sistema previdenzilae italiano sta in piedi grazie agli immigrati [1]:

Nella “Relazione Annuale” presentata stamane a Montecitorio, il presidente dell’Inps Tito Boeri delinea le direttrici lungo le quali contributi, previdenza e assistenza devono muoversi nei prossimi anni, se si vuole evitare il tracollo. La chiusura delle frontiere ai cittadini extracomunitari fino al 2040 potrebbe costare alle casse dell’Inps 38 miliardi. E’ quanto emerge da una simulazione presentata oggi dal presidente Inps, Tito Boeri, secondo il quale con la chiusura delle frontiere agli immigrati fino al 2040 avremmo 73 miliardi in meno di entrate contributive e 35 miliardi in meno di prestazioni sociali destinate agli immigrati “con un saldo netto negativo di 38 miliardi”. Insomma, dice Boeri, “una manovrina in più da fare ogni anno per tenere i contri sotto controllo”.

Ma non passa il tempo di tirare un sospiro di sollievo che l’occhio mi cade su [2]:

Theo Francken, ministro belga per l’Asilo e la politica migratoria, ha detto di «non credere che il Belgio aprirà i suoi porti» per accogliere i migranti salvati nel Mediterraneo. Dello stesso avviso anche il ministro per la Sicurezza e Giustizia olandese Stef Blok: «Aprire più porti europei ai migranti soccorsi non risolverà il problema. Bisogna pensare al ruolo che i porti africani potrebbero avere». Porti chiusi pure per la Germania: «Non sosteniamo la cosiddetta regionalizzazione delle operazioni di salvataggio», ha detto il ministro dell’Interno Thomas de Maiziere che si è ricollegato alla proposta italiana di condividere con altri Stati l’accoglienza dei migranti salvati nel Mediterraneo.

LA SPAGNA DICE NO ALLA RICHIESTA ITALIANA. Neanche Madrid sembra disposta ad aprire i suoi porti, come confermato dal ministro dell’Interno spagnolo Juan Ignacio Zoido: «L’Italia ha chiesto aiuto, e noi vogliamo dargliene, ma i porti della Spagna sono sottoposti a una pressione importante nel Mediterraneo occidentale, aumentata del 140%, che impone anche a noi un grosso sforzo per i salvataggi in mare».

Senza dimenticare i carri armati austriaci al Brennero. Egoismo europeo? E perché mai, gli alleati europei, anzi, i confratelli europei ci lasciano in cassa 38 miliardi…

 

—- Ma gli immigrati non sono tutti uguali —-

Tempo fa avevo scritto che le parole hanno un significato ben preciso e che mischiarle finisce per creare confusione se non addirittura politiche sbagliate. Nel discorso di Boeri è evidente che c’è una confusione catastrofica fra

  • immigrati comunitari e non;
  • clandestini spacciati per migranti economici;
  • rifugiati;

Boeri parla chiaramente di chi risiede e lavora in Italia, ma la discussione attualmente in atto verte sui clandestini che si riversano sulle spiaggie italiane e che gli altri paesi europei non vogliono prendere in carico. Non ci vuole un genio a capire che i regolari lavorano e versano i contributi, i clandestini no (e magari non hanno neppure le caratteristiche – skills, lingua – per lavorare in Italia).

Se poi giochiamo con i numeri si dovrebbe ricordare che i clandestini costano: «L’ultima stima complessiva è contenuta nella lettera indirizzata dal ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ai commissari Ue: ben 3,3 miliardi di euro solo quest’anno» [4]. E quanto fa 38 miliardi diviso gli anni da qui al 2040? Neppure 1,7 miliardi l’anno.

Vi è poi l’altro fattore da considerare: quello economico. Come ci ricorda l’Istat i disoccupati sono quasi tre milioni. Per quanto riguarda «il tasso di disoccupazione dei 15-24enni, cioè la quota di giovani disoccupati sul totale di quelli attivi (occupati e disoccupati), è pari al 37,0%, in aumento di 1,8 punti percentuali rispetto al mese precedente», mentre è bene ricordare che «guardando alle altre classi di età, il tasso di occupazione a maggio cala di 0,2 punti percentuali tra i 25 e i 49 anni, mentre cresce di 0,2 punti tra gli ultracinquantenni. Il tasso di disoccupazione cresce tra i 25-34enni (+0,5 punti) e i 35-49enni (+0,2 punti) mentre cala tra gli over 50 (-0,4 punti). Il tasso di inattività cala di 0,2 punti tra i 25-34enni, rimane stabile tra i 35-49enni e cresce di 0,1 punti tra gli over 50» [5].

Detto in termini semplici, l’economia italiana non registra la piena occupazione né il bisogno disperato di manodopera. E scrivere che

la quota degli under 25 che cominciano a contribuire all’Inps è passata dal 27,5% del 1996 al 35% del 2015. In termini assoluti si tratta di 150.000 contribuenti in più ogni anno. Compensano il calo delle nascite nel nostro Paese.

è il modo migliore per avere come risposta questo: «Aumentano gli italiani residenti all’estero: al primo gennaio 2016 sono più di 4,8 milioni (4.811.163), con una crescita del 3,7% rispetto l’anno precedente (+174.516 unità). E’ quanto emerge dal Rapporto “Italiani nel mondo 2016”, presentato oggi a Roma dalla Fondazione Migrantes.» [6].

 

—- Com’è umano lei —-

Le sorprese non finiscono qui. Leggiamo [7]:

In linea con i dati raccolti nella Parte terza sulle carriere lavorative degli immigrati, abbiamo ipotizzato una retribuzione annua di ingresso di 2.700 euro, molto inferiore a quella dei lavoratori italiani (gli immigrati fanno i lavori che gli italiani non vogliono più svolgere), poi crescente fino a un massimo di 9.500 euro al termine della carriera. Abbiamo guardato tanto al gettito contributivo che alle spese associate a prestazioni destinate agli immigrati (pensioni, prestazioni a sostegno del reddito, assegni al nucleo famigliare, invalidità civile). I risultati della nostra simulazione a prezzi costanti possono essere riassunti in tre cifre: nei prossimi 22 anni avremmo 73 miliardi in meno di entrate contributive e 35 miliardi in meno di prestazioni sociali destinate a immigrati, con un saldo netto negativo di 38 miliardi per le casse dell’Inps. Insomma una manovrina in più da fare ogni anno per tenere i conti sotto controllo.

E

Bisogna tuttavia tenere conto del fatto che molti immigrati lasciano il nostro paese prima di maturare i requisiti contributivi minimi e, anche quando ne avevano diritto, in passato spesso non hanno richiesto il pagamento della pensione, di fatto regalandoci i loro contributi (nostre stime prudenziali sono di un regalo che vale, ad oggi, circa un punto di Pil). Mentre l’85% delle pensioni in pagamento per i nativi è basato sul sistema retributivo, solo lo 0,3% degli immigrati è destinato a ricevere pensioni basate su regole così generose. Infine, i nostri dati ci dicono che gli immigrati oggi in Italia hanno una speranza di vita più breve di quella utilizzata per definire ammontare e durata delle pensioni e questo significa che, anche nell’ambito del metodo contributivo, pagano molto di più di quanto ricevano tenendo conto di versamenti e prestazioni durante l’intero arco della vita.

Capita l’antifona? Gli immigrati lavorano con lavori a basso reddito in regimi previdenziali contributivi con futuribile basso importo della pensione:

In generale è possibile notare che i salari mediani dei migranti sono sempre inferiori a quelli dei nativi, in tutti i settori, a conferma della penalizzazione nell’universo dei lavoratori sui salari medi. Le ultime tre colonne forniscono il livello della penalizzazione salariale in ogni settore, in termini percentuali, che oscillano fra il 60% e il 97%. I settori che presentano una penalizzazione più marcata sono i settori della fornitura di energia e acqua (caratterizzato da una bassa incidenza di lavoratori migranti) e i servizi alle imprese, che presentano penalizzazioni mediamente superiori al 25%. È interessante invece sottolineare che i settori con un’alta incidenza di lavoratori migranti sono caratterizzati da penalizzazioni meno importanti: nel settore delle costruzioni intorno al 7%, in Alberghi e Ristorazione il 3-4%, nel commercio intorno al 10%. Ciò potrebbe essere spiegato da un maggiore potere di contrattazione per i migranti nei settori dove rappresentano una quota importante della forza lavoro. Nella manifattura invece la penalizzazione è aumentata nel corso del tempo, dal 12% iniziale al 22% nel 2015.

Se mai la riceveranno visto che molti non chiedono la pensione lasciando sul tavolo quei 16 miliardi del punto di PIL (la metà del tesoretto fantasticato poc’anzi, da notare). Si potrebbe sintetizzare il rapporto così: sono negri, vengono pagati poco e avranno pensioni da fame. Quando si ricordano di fare domanda, ma mal che vada muiono presto. E via con gli applausi dei progressiti antirazzisti.

Morale? I numeri non tornano. E poi c’è il problema vero, quello grosso:

Siamo consapevoli del fatto che l’integrazione degli immigrati che arrivano da noi è un processo che richiede del tempo e comporta dei costi e che il problema dell’integrazione dei rifugiati è per molti aspetti ancora più complesso. È anche vero che ci sono delle differenze socio-culturali che devono essere affrontate e che l’immigrazione, quando mal gestita, può portare a competizione con persone a basso reddito nell’accesso a servizi sociali, piuttosto che nel mercato del lavoro.

L’integrazione? Come in Francia o in Svezia? Auguri.

 

Approfondimento:

_ la repubblica dei wurstel, l’Austria: https://www.internazionale.it/opinione/gerhard-mumelter/2017/07/05/favola-carri-armati-brennero.

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[1] Cfr. http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Boeri-chiudere-fuori-immigrati-ci-costerebbe-38-miliardi-6d47f4bf-b092-471a-840a-81978b0542f7.html.

[2] Cfr. http://www.lettera43.it/it/articoli/mondo/2017/07/06/migranti-vertice-dei-ministri-dellinterno-a-tallinn/211999/.

[3] Cfr. http://www.repubblica.it/solidarieta/immigrazione/2016/10/29/news/immigrati_quanto_ci_costa_davvero_accoglierli-150837863/.

[4] Cfr. https://www.inps.it/NuovoportaleINPS/default.aspx?itemdir=51081&lang=IT.

[5] Cfr. https://www.istat.it/it/archivio/201931.

[6] Cfr. http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Oltre-centomila-espatriati-nel-2015-f6dd21bb-0147-49b4-90e6-04c5f66c5467.html.

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Questa voce è stata pubblicata il 6 luglio 2017 da in Uncategorized con tag , , , , , .
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