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La Commissione Cox: una minaccia alla libertà d’espressione? No, il canto del cigno del politically correct

Qualcuno giorno fa è stata presentata la relazione finale della Commissione Cox volta a estrapolare la piramide dell’odio [1]:

È stata presentata oggi, 20 luglio 2017, nella Sala della Regina di Montecitorio, la Relazione finale della Commissione Jo Cox sull’intolleranza, la xenofobia, il razzismo e i fenomeni di odio.

I lavori sono stati aperti dalla Presidente della Camera, Laura Boldrini, che ha portato all’attenzione dei presenti alcuni dei dati raccolti nei 14 mesi di lavoro della Commissione:

  •  un cittadino italiano su quattro considera l’omosessualità una malattia;

  • la maggioranza degli italiani pensa che gli immigrati residenti sul suolo italiano rappresentino il 30% della popolazione, anziché l’8% effettivo, e che i musulmani siano il 20%, quando sono il 4%;

  • il 65% degli italiani ritiene che i rifugiati siano un peso perché godono di alcuni benefici, non considerando il contributo positivo in termini di saldi fiscali e contributivi;

  • un quarto della popolazione crede che i rom, sinti e caminanti in Italia siano tra uno e due milioni, anziché tra i 120 e i 180mila;

  • le donne sono il principale bersaglio dei discorsi d’odio on-line: l’indagine dell’Osservatorio VOX sulle comunicazioni via Twitter in Italia ha rilevato che il 63% di tutti i tweet negativi del periodo agosto 2015-febbraio 2016 sono rivolti alle donne.

Non è mancata una riflessione «sul ruolo dei media, sulla necessità di riportare la realtà dei fatti e di contrastare, controllare e denunciare i discorsi d’odio che vengono postati sui social media delle testate. A questo proposito è stata sottolineata la difficoltà di gestire la rete, la necessità di regolamentare e di responsabilizzare tutti i soggetti che si occupano di comunicazione». Quanto basta per far scattare gli allarmi in merito alla censura e alla libertà d’espressione.

 

—- Tremate, tremate: la Piramide dell’Odio! —-

Vediamo in dettaglio la suddetta piramide dell’odio: ««Dalla relazione abbiamo voluto estrapolare la piramide dell’odio in Italia. Questa piramide richiede risposte. Alla base della piramide si pongono gli stereotipi negativi e la loro passiva accettazione, le false informazioni e le false rappresentazioni. E poi c’è un linguaggio ostile, normalizzato, banalizzato: ‘che vuoi che sia, sono ben altri i problemi’» [2].

Ed ecco alcune statistiche. Quelle di genere:

  • il 20% degli italiani pensa che gli uomini siano dirigenti di impresa e leader politici migliori delle donne.
  • il 49,7% ritiene che l’uomo debba provvedere alle necessità economiche della famiglia e che gli uomini siano meno adatti ad occuparsi delle faccende domestiche.
  • il 32,9% non ritiene necessario aumentare il numero di donne che ricoprono cariche pubbliche.
    Quelle nei confronti della comunità LGBT:
  • il 43,1% ritiene che i gay siano uomini effeminati, e il 38% che le lesbiche siano donne mascoline.
  • il 20% ritiene poco o per niente accettabile avere un collega, un superiore o un amico omosessuale.
  • il 25% considera l’omosessualità una malattia.
    Nei confronti degli immigrati:
  • il 48,7% ritiene che, in condizione di scarsità di lavoro, i datori di lavoro dovrebbero dare la precedenza agli italiani; il 35% pensa che gli immigrati tolgano lavoro agli italiani.
  • il 56,4% Ritiene che “un quartiere si degrada quando ci sono molti immigrati” e il 52,6 che “l’aumento degli immigrati favorisce il diffondersi del terrorismo e della criminalità”.
  • il 65% degli italiani (contro il 21% dei tedeschi) pensa che i rifugiati siano un peso perché godono dei benefits sociali e del lavoro degli abitanti, mentre il 59% in Germania pensa che rendano il Paese più forte con il lavoro e i loro talenti (solo il 31% in Italia)
  • il 68,4% I rom/sinti, sebbene spesso di nazionalità italiana da molte generazioni, sono percepiti come i più stranieri/estranei di tutti. Non vorrebbe averli come vicini di casa il 68,4% degli intervistati e solo il 22,6% li accetterebbe se si comportassero in modo ritenuto adeguato.

Insomma, che cattivi gli italiani! Se non fosse che…

 

—- Mele, pere e limoni: le statistiche al tempo del politically correct —-

Ai più acuti di voi non sarà sfuggito un dettaglio fondamentale: si confonde l’ignoranza statistica con i giudizi. Sovrastimare la presenza degli immigrati, infatti, è cosa ben differente dall’avere un giudizio negativo. Vale anche per altri fattori: si può sotto o sovrastimare la presenza delle donne in Parlamento – a proposito: quante sono? Ops – ma poi si può liberamente ritenere che siano troppe o troppo poche.

Ancor più imprecisione nasce, poi, dal mischiare fra loro cose assai differenti. Le posizioni su uomini, donne, immigrati e omosessuali non possono essere del tutto parificate. Se metà della popolazione, più o meno, ritiene che sia l’uomo a doversi occupare delle esigenze della famiglia non siamo tanto di fronte al sessismo, ma a una concezione tradizionale della vita di casa. Nulla di scandaloso: vi sembra normale che in una famiglia solo la donna lavori e l’uomo sia mantenuto? Ne dubito. Ma, allora, siamo al punto di prima, vedete?

Non mancano poi casi di ipocrisia pura e semplice. Si devono aumentare le donne presenti in politica? Va bene, ma sempre le donne sono sovrarappresentate in ambito scolastico: non essere d’accordo con le quote azzurre è un caso di sessismo? Ovviamente no, mi sa.

In alcuni casi, poi, si descrivono come negativi fatti positivi. Il 20% degli italiani non vuole colleghi omosessuali e il 25% li considera malati? Bene, vuol dire che per l’80% o il 75% degli italiani non ci sono problemi. Al netto di anziani e religiosi – ricordiamo che “dio” gli omosesuali li odia, carta canta – mi pare una buona media.

Finiamo, poi, per sconfinare nell’estetica. Non ho problemi a definire come mascoline molte atlete olimpioniche. Vuol dire che sono un pericoloso sessista? No, semplicemente ho un canone di bellezza femminile differente. Allo stesso tempo trovo un uomo che non ricordi una statua di Apollo sia uno spreco di testosterone. Pericoloso sessista? No, mi piace andare in palestra, tutto qua.

I veri punti dolenti, tuttavia, sono due:

  • si criminalizzano mere preferenze personali;
  • si ignora la realtà;

Prendiamo il 20% degli italiani che ritiene che gli uomini siano migliori manager o politici. Io, a mia volta, rientro nella percentuale che ha preferenza nel lavorare in imprese straniere, con colleghi italiani ma con il management straniero. Sono razzista? Verso cosa? Il management italiano o i colleghi stranieri? Mistero.

Ma ancora più grave è l’assoluta negazione della realtà e delle sue ripetute smentite. E qui, signori miei, cade tutta l’operazione. Vediamo perché.

 

—- La lenta agonia del politically correct —-

Nella relazione non poteva mancare, ovviamente, il razzismo. E poco male se il razzismo biologico sia tutt’altra cosa e oggi si può, al massimo, parlare di razzismo culturale con la legge della vagina: dove nasci sei marchiato a vita. Chiedete agli islamici con la morte per gli apostati, in caso di dubbi.

Riproponiamo le statistiche incriminanti:

  • il 48,7% ritiene che, in condizione di scarsità di lavoro, i datori di lavoro dovrebbero dare la precedenza agli italiani; il 35% pensa che gli immigrati tolgano lavoro agli italiani.
  • il 56,4% Ritiene che “un quartiere si degrada quando ci sono molti immigrati” e il 52,6 che “l’aumento degli immigrati favorisce il diffondersi del terrorismo e della criminalità”.
  • il 65% degli italiani (contro il 21% dei tedeschi) pensa che i rifugiati siano un peso perché godono dei benefits sociali e del lavoro degli abitanti, mentre il 59% in Germania pensa che rendano il Paese più forte con il lavoro e i loro talenti (solo il 31% in Italia)
  • il 68,4% I rom/sinti, sebbene spesso di nazionalità italiana da molte generazioni, sono percepiti come i più stranieri/estranei di tutti. Non vorrebbe averli come vicini di casa il 68,4% degli intervistati e solo il 22,6% li accetterebbe se si comportassero in modo ritenuto adeguato.

Nel primo caso, francamente, non vedo il problema. Una simile posizione può essere sbagliata in termini economici, la solita storia dell’allocazione efficiente delle risorse, ma è condivibile in termini civici. Da una parte abbiamo un italiano 50enne disoccupato dopo aver pagato 30 anni di tasse e aver servito la patria in armi, dall’altra uno sconosciuto. A chi dovrebbe andare la priorità la nazione Italia, all’italiano o allo straniero? E se l’italiano non riceve la priorità da parte della sua nazione, perché dovrebbe considerarsi italiano?

In termini di “tituli” non c’è confronto a meno che non si voglia far propria la macchietta comica di Fabio De Luigi sui nuovi abbonati. Per chi non lo sapesse, De Luigi ironizzava sulle offerte destinate ai nuovi abbonati perculando i vecchi che non venivano soltanto dimenticati, ma persino denigrati.

Per quanto riguarda i costi e i benefici dell’immigrazione abbiamo già avuto modo di vedere che la realtà non corrisponde alla propaganda e su questo non ci piove. Se non fosse che la propaganda è quella governativa e non quella dei cattivoni che propagano odio. Ma ancor più rilevanza assumono i giudizi negativi sull’immigrazione o sui Rom. Da dove volete che nascano queste idee, dalla propaganda del web – quasi 22 milioni di italiani non usano il web, per la cronaca – o dall’esperienza diretta?

Ben lungi dall’essere una forma di pedagogia, il politically correct si è ridotto ad essere una forma di negazione della realtà. E invece di risolvere le problematiche sollevate si preferisce criminalizzare chi evidenzia i problemi. Nessun timore di censura, pertanto: dalla realtà non si scappa e siamo al canto del cigno del un tempo potente politically correct. Le relazioni e le contronarrazioni servono a poco se poi hai gli spacciatori sotto casa.

Chiudo, infine, con una domanda: ma gli immigrati extra UE che vengono da paesi tradizionalisti, cosa ne pensano di omosessuali e donne? Così, giusto per sapere.

Omosessuali, carcere pena morte

Dal giallo all’amaranto: dal carcere alla pena di morte per gli omosessuali Fonte: Wikipedia

Approfondimenti:

– Nuovi abbonamenti per la razza eletta: https://www.youtube.com/watch?v=Wgx_gOtHKsI.

 

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[1] Cfr. http://www.onuitalia.it/chi-non-sa-e-portatore-di-odio/.

[2] Cfr. http://www.camera.it/leg17/1131?shadow_comunicatostampa=11698.

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Un commento su “La Commissione Cox: una minaccia alla libertà d’espressione? No, il canto del cigno del politically correct

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Questa voce è stata pubblicata il 25 luglio 2017 da in Uncategorized con tag , , , , , .
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