Charly's blog

Liceo breve? E bilancio corto…

Quando sono diventato una matricola universitaria, anno scolastico 2005/6, ero anche uno studente del Nuovo Ordinamento. In effetti era da poco entrata a regime l’ennesima riforma universitaria destinata a rivoluzionare programmi e modalità d’insegnamento. Un riforma così rivoluzionaria, si diceva, che quando poi sono diventato uno studente del primo anno della specialistica, anno 2008, sono diventato anche uno studente del Vecchio Ordinamento. Che volete, nella frenesia riformista in Italia non ci facciamo mancare una riforma della scuola a legislatura…

 

—- L’ultima del Ministro: il liceo breve —-

Dopo Berlinguer, la Moratti, la controriforma di Fioroni, la Gelmini,  ecco a voi l’ultima levata d’ingegno: il liceo breve. Lasciamo la parola al comunicato stampa del Ministero [1]:

Diploma in quattro anni, al via la sperimentazione in 100 classi. La Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Valeria Fedeli, ha firmato il decreto che dà l’avvio ad un Piano nazionale di sperimentazione che coinvolgerà Licei e Istituti tecnici.

Fino ad oggi 12 scuole hanno sperimentato percorsi quadriennali sulla base di progetti di istituto autorizzati di volta in volta dal Ministero. Per rendere maggiormente valutabile l’efficacia della sperimentazione, viene previsto ora un bando nazionale, con criteri comuni per la presentazione dei progetti, per 100 classi sperimentali in tutta Italia che partiranno nell’anno scolastico 2018/2019.

Vi chiedete come sia possibile garantire il completamento dei programmi con un anno in meno? Basta allungare gli orari, che diamine: «Alle studentesse e agli studenti dovrà essere garantito il raggiungimento di tutti gli obiettivi specifici di apprendimento del percorso di studi scelto. Il tutto entro il quarto anno di studi. L’insegnamento di tutte le discipline sarà garantito anche eventualmente potenziandone l’orario».

Gli obiettivi sono due:

  • iniziare il percorso universitario o professionale con un anno di anticipo;
  • metterci alla pari con gli altri paesi europei

Ma è davvero così o è lecito pensar male?

 

—- Come tutti gli altri! Gli altri chi? —-

Se si guardano i dati, infatti, la situazione non è come la si racconta. Il mettersi alla pari con gli altri paesi europei vuol dire poco se non nulla dato che una metà dei paesi conclude gli studi secondari a 19 anni e l’altra metà a 18 [2]. Ricordando, poi, che i sistemi scolastici europei sono fra loro assai differenti per durata dei vari cicli e per modalità di selezione e smistamento dei vari percorsi scolastici e professionali.

Per quanto riguarda l’ingresso nel mercato del lavoro ricordiamo la solita Istat [3]:

A giugno 2017 il tasso di disoccupazione dei 15-24enni, cioè la quota di giovani disoccupati sul totale di quelli attivi (occupati e disoccupati), è pari al 35,4%, in diminuzione di 1,1 punti percentuali rispetto al mese precedente. Dal calcolo del tasso di disoccupazione sono per definizione esclusi i giovani inattivi, cioè coloro che non sono occupati e non cercano lavoro, nella maggior parte dei casi perché impegnati negli studi. L’incidenza dei giovani disoccupati tra 15 e 24 anni sul totale dei giovani della stessa classe di età è pari al 9,1% (cioè meno di un giovane su 10 è disoccupato). Tale incidenza risulta in calo di 0,3 punti percentuali rispetto a maggio. Il tasso di occupazione cresce di 0,3 punti, mentre quello di inattività cala di 0,1 punti. Guardando alle altre classi di età, il tasso di occupazione a giugno cala di 0,2 punti percentuali tra i 25 e i 34 anni, cresce di 0,3 punti tra i 35-49enni e cala di 0,1 punti tra gli ultracinquantenni. Il tasso di disoccupazione diminuisce tra i 25-34enni (-0,2 punti) e i 35-49enni (-0,4 punti) mentre aumenta tra gli over 50 (+0,2 punti). Il tasso di inattività sale di 0,3 punti tra i 25-34enni, mentre rimane stabile tra gli ultratrentacinquenni.

Solo un fanatico del dogma della supply side può essere convinto che aumentare l’offerta di disoccupati possa migliorare l’occupazione complessiva. Fra l’altro se si vuole far uscire prima gli studenti dalle scuole basterebbe iniziare le elementari a 5 anni e non a 6.

Escluso il mettersi alla pari con l’Europa o improbabili benefici occupazionali, che rimane? Il solito vil denaro [4]:

Una riforma, quella di portare i licei da 5 a 4 anni,  che se entrasse a regime in tutte le scuole d’Italia potrebbe portare anche 1 miliardo e 380 milioni di risparmi.

Lo scrive il Sole 24 Ore che ricorda come in pratica si siano persi 15 anni  visto che se ne parlò per la prima volta ai tempi del ministro Luigi Berlinguer che proponeva “un primo ciclo di 7 anni seguito da un secondo ciclo articolato in un biennio comune e in un triennio specifico per i diversi indirizzi. La riforma però non si fece più”, fino ad arrivare  a Francesco Profumo secondo il quale l’abbreviazione si sarebbe dovuta ricavare da una riduzione del secondo ciclo che sarebbe stato accorciato di un anno.

“Secondo le stime di allora l’intervento avrebbe prodotto 1 miliardo e 380 milioni di risparmi con la soppressione di 40mila cattedre, i docenti cioè impegnati nelle classi quinte di tutte le superiori d’Italia”.

Ed ecco a voi la percentuale dei docenti over 50, quasi un 60% del totale:

 

Capito il perché della riforma? Tagli e pensionamenti e via, quasi indolore.

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[1] Cfr. http://www.miur.gov.it/web/guest/-/scuola-diploma-in-quattro-anni-al-via-il-piano-nazionale-sperimentale-saranno-100-le-classi-coinvolte-in-tutto-il-paese.

[2] Cfr. https://webgate.ec.europa.eu/fpfis/mwikis/eurydice/images/9/9d/Structure_of_education_systems_2016_17.pdf.

[3] Cfr. http://www.istat.it/it/files/2017/07/CS_Occupati-e-disoccupati_giugno_2017.pdf?title=Occupati+e+disoccupati+%28mensili%29+-+31%2Flug%2F2017+-+Testo+integrale+e+nota+mettodologica.pdf.

[4] Cfr. http://www.tecnicadellascuola.it/item/31994-il-liceo-breve-farebbe-risparmiare-1-4-miliardi.html.

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Questa voce è stata pubblicata il 11 agosto 2017 da in società con tag , , , .
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