Charly's blog

Denunciare gli haters? Ok, ma questo vuol dire…

La Boldrini, legittimamente, dice basta alla miriade di insulti di cui è quotidianamente soggetta [1]:

«Adesso basta. Il tenore di questi commenti ha superato il limite consentito». Laura Boldrini, la terza carica dello Stato italiano in qualità di presidente della Camera, ha deciso che «d’ora in avanti» farà valere i suoi diritti «nelle sedi opportune», cioè denuncerà chiunque le rivolga insulti, frasi gravemente sessiste e minacce sui social network. La sua campagna personale e istituzionale contro l’aggressività verbale dei leoni da tastiera arriva «dopo quattro anni e mezzo di quotidiane sconcezze, minacce e messaggi violenti – scrive la presidente della Camera su Facebook -. Ho pensato a lungo il da farsi, avevo il dovere di prendere questa decisione come donna, come madre e come rappresentante delle istituzioni». 

Legittimo e condivisibile, si è detto. Ma perché una simile decisione non è stata presa prima? Perché la nostra è di animo buono? O, assai più semplicemente, perché la cosa non è fattibile dal punto di vista pratico?

 

—- Vi denuncio! Tutti? —-

Se consideriamo l’aspetto legale non c’è la necessità di nuovi strumenti giuridici. Ecco a voi la diffamazione [2]:

Chiunque, fuori dei casi indicati nell’articolo precedente, comunicando con più persone, offende l’altrui reputazione, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a euro 1.032.

Se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato, la pena è della reclusione fino a due anni, ovvero della multa fino a euro 2.065.

Se l’offesa è recata col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, ovvero in atto pubblico, la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore a euro 516 .

E la calunnia [3]:

Chiunque, con denuncia, querela, richiesta o istanza, anche se anonima o sotto falso nome, diretta all’Autorità giudiziaria o ad un’altra Autorità che a quella abbia obbligo di riferirne o alla Corte penale internazionale (2), incolpa di un reato taluno che egli sa innocente, ovvero simula a carico di lui le tracce di un reato, è punito con la reclusione da due a sei anni.

Si potrebbe andare avanti, poi, con l’incitazione all’odio o con l’incitamento alla disobbedienza delle leggi [4]:

Chiunque pubblicamente istiga alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico, ovvero all’odio fra le classi sociali, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni.

Una pessima notizia per le forze politiche che incitano alla disobbedienza nei confronti del fisco o dello Stato, no? Eppure nulla accade. Perché? Di certo non è l’anonimato di internet la spiegazione: grazie all’indirizzo IP si può facilmente risalire all’identità di una persona. I nickname sono carini ma non garantiscono l’anonimato.

Proviamo a considerare, invece, i numeri. Se si procedesse a denunciare ogni persona che si lascia andare agli insulti l’unico risutato garantito sarebbe l’ingolfamento dei tribunali italiani. E la giustizia italiana è già lenta di sua…

 

—- Colpirne uno per educarne cento? —-

Si potrebbe sempre sostenere che dopo le prime denunce il fenomeno cesserebbe del tutto per via del timore di eventuali ripercussioni giudiziarie. Ma è una cosa credibile? No, mal che vada si sposterà in altra sede al di fuori della luce della ribalta. Internet si è limitato a rendere pubblico un fenomeno già esistente: insulti, ignoranza, chiacchiere da bar.

Se, tuttavia, si applicasse la tolleranza zero nel web verrebbe fuori un fenomeno molto interessante e di sicuro non previsto da schiere e schiere di radical chic. Lo ricordate Mentana e il webete? Questa roba qui [5]:

«Mi stavo giusto chiedendo se sarebbe spuntato fuori un altro così decerebrato da pensare e poi scrivere una simile idiozia», commenta il giornalista. «Lei pensa che il prossimo le sia simile. Ma non c’è distanza maggiore che tra il virtuoso e il virtuale: eppure per lei se uno non grufola contro gli invasori è un fake. Lei è un webete».  

Quanto basta per finire in aula di tribunale, non trovate? Ma in buona compagnia visto che anche Roberto Burioni è solito lasciarsi andare a intemperanze verbali. Per ora il noto difensore dei vaccini è stato denunicato all’Ordine dei medici da un altro medico no vax [6], ma anche qui ci sono gli estremi del penale.

Insomma, con le leggi in vigore dare del cretino a un cretino potrebbe comunque portare a una condanna giudiziaria. E considerando che, in effetti, uno dei punti cardine del radicalchicchismo è l’intimidazione verbale basato sul trittico razzista-fascista-populista ci sarebbe molto da ridere. Non rimane che esortare chiunque a seguire l’esempio della Boldrini e procedere per vie legali contro ogni insulto ricevuto via web. Che anche gli opinion makers piangano…

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[1] Cfr. http://www.lastampa.it/2017/08/14/italia/politica/boldrini-e-gli-attacchi-violenti-sul-web-da-oggi-denuncer-chi-mi-insulta-R75KjCBxwD2obJqpeMaJhM/pagina.html.

[2] Cfr. http://www.mondodiritto.it/codici/codice-penale/art-595-codice-penale-diffamazione.html.

[3] Cfr. http://www.mondodiritto.it/codici/codice-penale/art-368-codice-penale-calunnia.html.

[4] Cfr. http://www.brocardi.it/codice-penale/libro-secondo/titolo-v/art415.html.

[5] Cfr. http://www.lastampa.it/2016/08/29/tecnologia/news/mentana-e-webete-il-neologismo-che-non-lo-viGVYkpFNMuhLEAnRtTpAL/pagina.html.

[6] Cfr. http://www.giornalettismo.com/archives/2620953/roberto-burioni-denunciato-insulti-facebook.

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Un commento su “Denunciare gli haters? Ok, ma questo vuol dire…

  1. Rettiliano Verace
    17 agosto 2017

    Personalmente mi sembra il tipico “io sono io e voi non siete un cazzo” italico. Dire questo e’ sbattere in faccia agli italiani che la stessa giustizia che non ha tempo e mezzi per difendere i cittadini da furti, truffe o violenze, ha il tempo e i fondi per perseguire chi ha sfottuto la Boldrini su FB. Niente di nuovo sotto il sole.

I commenti sono chiusi.

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Questa voce è stata pubblicata il 15 agosto 2017 da in Uncategorized con tag , , .
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