Charly's blog

De bello culturae: la ridefinizione del significato dell’Islam

Conoscete il principio di indeterminazione ? Questa roba qui [1]:

Il principio di indeterminazione nasce e si sviluppa all’interno della meccanica quantistica, nella prima metà del secolo scorso. Il principio di indeterminazione ci dice che non è possibile misurare contemporaneamente e con estrema esattezza le proprietà che definiscono lo stato di una particella elementare. […]  Il principio di indeterminazione da un punto di vista concettuale significa che l’osservatore, cioè lo scienziato che fa la misura, non può mai essere considerato un semplice spettatore, ma che il suo intervento, nel misurare le cose, produce degli effetti non calcolabili, e dunque un’indeterminazione che non si può eliminare.

Anche nelle scienze sociali c’è qualcosa di simile se si considera l’intepretazione culturale degli avvenimenti. Vediamo la cosa in azione con quanto sta succedendo, giusto in questi anni, nella ridefinizione del significato dell’Islam.

 

—- I fatti? Che cosa ci fai con i fatti? —-

Nel mondo esistono due tipologie di fatti:

  • i fatti della natura;
  • i non fatti degli uomini;

Nel primo caso non c’è molto da spiegare e basta provare a decollare lanciandosi dal dodicesimo piano dopo aver negato l’esistenza della gravità. Buona fortuna. Nel secondo caso, invece, parlare di fatti estranei all’intepretazione degli uomini non ha molto senso dato che un fatto, senza una cornice di significato in cui inserirlo, è poco più di una successione di azioni priva di significato. Un uomo che uccide un altro uomo è un fatto ma di per sé privo di valore interpretativo: è un atto di aggressione o di difesa? E l’atto di difesa è sempre giustificato o deve essere proporzionato all’aggressione? E così via.

Passiamo, ora, all’Islam. Il mondo è pieno di persone che tentano di convincere il prossimo che l’Islam sia una religione violenta e opprimente per via del suo stesso contenuto dottrinale iscritto nel Corano. Ecco alcuni versetti incriminati [2]:

* Circa gli infedeli (coloro che non si sottomettono all’Islam), costoro sono «gli inveterati nemici» dei musulmani \[Sura 4:101\]. I musulmani devono «arrestarli, assediarli e preparare imboscate in ogni dove» \[Sura 9:95\]. I musulmani devono anche «circondarli e metterli a morte ovunque li troviate, uccideteli ogni dove li troviate, cercate i nemici dell’Islam senza sosta» \[Sura 4:90\]. «Combatteteli finché l’Islam non regni sovrano» \[Sura 2:193\]. «Tagliate loro le mani e la punta delle loro dita» \[Sura 8:12\]
* Se un musulmano non si unisce alla guerra, Allah lo ucciderà \[Sura 9:93\].
* I musulmani devono far guerra agli infedeli che vivono intorno a loro \[Sura 9:123\]
* I musulmani devono essere «brutali con gli infedeli» \[Sura 48:29\]
* Un musulmano può uccidere ogni persona che desidera se è per «giusta causa» \[Sura 6:152\]
* Allah ama coloro che «combattono per la Sua causa» \[Sura 6:13\]. Chiunque combatta contro Allah o rinunci all’Islam per abbracciare un’altra religione deve essere «messo a morte o crocifisso o mani e piedi siano amputati da parti opposte» \[Sura 5:34\]
* «
Chiunque abiuri la sua religione islamica, uccidetelo». \[Sahih Al-Bukhari 9:57\]
* «Assassinate gli idolatri ogni dove li troviate, prendeteli prigionieri e assediateli e attendeteli in ogni imboscata» \[Sura 9:5\]
* «Prendetelo (l’infedele n.d.t.) ed incatenatelo ed esponetelo al fuoco dell’inferno» \[Sura 69:30\]
* «Instillerò il terrore nel cuore dei non credenti, colpite sopra il loro collo e tagliate loro la punta di tutte le dita» \[Sura 8:12\]
*
«Essi (gli infedeli ndr) devono essere uccisi o crocefissi e le loro mani ed i loro piedi tagliati dalla parte opposta» \[Sura 5:33\]

Dall’altra parte c’è chi ribatte così [3]:

Il Corano dice: Allah non vi proibisce di agire con bontà ed equità verso coloro che non vi combattono per religione e non vi hanno scacciato dalle vostre dimore, poiché Allah ama gli equanimi. (Corano 60:8) Una delle funzioni della Legge Islamica è quella di proteggere le minoranze, ecco perché luoghi di preghiera non Musulmani sono sorti un po’ ovunque nel mondo islamico. La storia è ricca di esempi di tolleranza da parte dei Musulmani nei confronti di altre religioni: quando il califfo Omar entrò in Gerusalemme, nell’anno 634, l’Islam concesse libertà di culto a tutte le comunità religiose della città. La Legge Islamica consente anche alle minoranze non musulmane di stabilire una propria corte di giustizia con regole specifiche per le diverse minoranze. […] La libertà di coscienza è stabilita dallo stesso Corano: “Non c’è costrizione nella religione”. (2:256) La vita e i beni dei cittadini, Musulmani e non Musulmani, nello stato islamico sono considerati sacri. Il razzismo è incomprensibile per i Musulmani, poiché il Corano parla di eguaglianza umana nei seguenti termini: “O Gente! Vi abbiamo creato da un maschio e da una femmina ed abbiamo fatto di voi popoli e tribù affinché possiate conoscervi l’un l’altro. Il più gradito a Dio é il più pio tra di voi. Dio é onnisciente e sapiente”. (Corano, 49:13)

In pratica nel Corano c’è scritto tutto e il contrario di tutto, una banale strategia di sopravvivenza delle religioni dato che, in questo modo, possono essere tirate di qua e di là in base alle paturnie del momento. Se volete un esempio della cosa ecco il Vangelo secondo Luca [4]:

26 Io vi dico che a chiunque ha sarà dato; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha. 

27 Quanto poi a quei miei nemici che non volevano che io regnassi su loro, menateli qua e scannateli in mia presenza.

Amore cristiano, immagino.

Se alla flessibilità del testo aggiungiamo la plasticità della definizione del significato possiamo capire perché si dica, da anni e anni, che il terrorismo non è il vero Islam e che alla fine sia una religione di pace. Si tratta, per l’appunto, di un tentativo di ridefinizione del significato trasformando la religione in base ai propri scopi. Lo si è già fatto con il cristianesimo modificando una predicazione potenzialmente violenta ed eversiva in una versione light e annacquata ad uso e consumo del potere politico. D’altronde, convincere gli islamici che la loro religione è, in realtà, un’ideologia violenta e di conquista non mi pare una grande strategia. Una volta che li hai convinti cosa si è mai ottenuto a parte il moltiplicarsi dei nemici?

 

—- Ma la cultura non è tutto —-

Intesa la strategia non rimane che interrogarsi sulle sue possibilità di riuscita. Basta definire il significato delle parole per ottenere risultati concreti? Sì… e no. Alcuni decenni orsono, nell’epoca del marxismo rampante, tutto veniva degradato alla sua dimensione economica. Da lì l’idea che i conflitti abbiamo soltanto una mera dimensione economica e che tutto il resto sia una copertura per nascondere gli interessi economici. Concezione tuttora in voga in molti commentatori, ad onor del vero.

Ad essa, ultimamente, si è affiancata l’idea che tutto sia cultura o, meglio, narrazione. Basta usare le parole giuste, mescolare bene le emozioni e si potrà ottenere quel che si vuole. Fino a quando, tuttavia, la dura replica della realtà non rompe il giochino. Lo si è visto con il precariato spacciato per flessibilità e modernità giusto fino a quando la dura replica della realtà di turno non ha costretto a cambiare registro (la flessibilità cattiva della Fornero, per intenderci: «Si parla troppo di articolo 18, dobbiamo sforzarci di avere una flessibilità buona. La flessibilità cattiva si traduce in precarietà» [5]).

Tornando nel mondo islamico, l’integralismo nasce dal fallimento delle modernizzazioni socioeconomiche seguenti alla decolonizzazione e da un mero colpo di fortuna: il petrolio. I paesi dalla cui visione ideologica è nato il terrorismo sono quelli dotati di ampie riserve di petrolio e gas con i quali ovviare all’assenza di un’economia avanzata – cosa producono gli arabi? Nulla, né cose né idee – e che permette loro di diffondere la propria ideologia negli altri paesi.

Ma se anche se la povertà non è la causa principale nei terroristi nostrani, è indubbio che nei paesi islamici il sottosviluppo economico non sia d’ostacolo al diffondersi del radicalismo come il colossale fallimento delle Primavere Arabe ha ampiamente dimostrato (si veda l’Egitto su tutti). Il che, fra l’altro, si spiegherebbe anche tutta questa enfasi sulla cultura. Le battaglie culturali sono gratis mentre lo sviluppo economico non si crea dalla mattina alla sera specie se le strutture socieconomiche tradizionali sono un ostacolo. Esattamente come accade nel Sud con la Mafia…

 

Approfondimento:

– le religioni e l’amore: http://www.utopia.it/vox4/400antinomie4.htm.

– l’islamizzazione del radicalismo: https://www.internazionale.it/opinione/olivier-roy/2015/11/27/islam-giovani-jihad.

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[1] Cfr. http://scienzapertutti.lnf.infn.it/index.php?option=com_content&view=article&id=504:13-cosa-e-il-principio-di-indeterminazione&catid=142&Itemid=347.

[2] Cfr. http://www.liberoquotidiano.it/news/personaggi/11936549/mario-giordano-passaggi-agghiaccianti-corano-provate-a-dire-islam-religione-di-pace.html.

[3] Cfr. http://www.arab.it/islam/conoscere_islam.htm.

[4] Cfr. http://www.biblestudytools.com/riv/luca/passage/?q=luca+19:26-27.

[5] Cfr. https://www.avvenire.it/economia/pagine/fornero-lavoro-riforme.

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Un commento su “De bello culturae: la ridefinizione del significato dell’Islam

  1. magiupa
    23 agosto 2017

    ni

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Questa voce è stata pubblicata il 22 agosto 2017 da in cultura con tag , , .
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