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Sallusti vs Raimo o perché uno spin ha sconfitto un radical chic

L’insegnante, giornalista e scrittore Christian Raimo così descrive su Facebook la sua partecipazione alla tramissione televisiva “Dalla vostra parte” in data 28 agosto: «Ieri sono andato come ospite in collegamento alla trasmissione “Dalla vostra parte” su Retequattro condotta da Maurizio Belpietro, insieme a me sempre in collegamento ma da Milano Alessandro Sallusti. È una trasmissione orripilante, che si compone essenzialmente di servizi, girati con i piedi, su neri che stuprano, neri che rubano, neri che minacciano bambini, neri che occupano le case degli italiani, neri che sono troppi, neri che se ne dovrebbero andare, neri che è già tanto che li sopportiamo e non li facciamo affogare tutti». 

In aggiunta Raimo contesta la professionalità del duo Belpietro/ Sallusti – «Il problema è l’assoluta incapacità giornalistica, la povertà assoluta dal punto di vista del mestiere» – e attacca la televisione della paura:

È una televisione che crea una paura che esiste solo nella loro pancia.
È ridicolo ciò che dicono, è imbecille, è la peggiore ignoranza storica e contemporanea, è una parodia. Il fascismo è sempre una parodia. Riempie un vuoto, e lo fa comodamente, prevedibilmente, stancamente, l’autobiografia infantile di una nazione.

Peccato che, al netto delle pacche sulle spalle nella combriccola dei progressisti, Raimo ha perso nettamente il confronto televisivo. Vediamo perché.

 

—- La tv paura vs un radical chic —-

La trasmissione in questione è durata una quarantina di minuti al netto delle interruzioni pubblicitarie e risulta essere strutturata come segue [1]:

  • collegamenti e servizi registrati in apertura su tematiche quali lo stupro di Rimini e le occupazioni abusive a Roma;
  • un primo scambio con gli ospiti in studio (Raimo e Sallusti);
  • ulteriori servizi e collegamenti;
  • un secondo scambio di opinioni;
  • un collegamento con una terza persona, italiana, che vive in auto e in uno stato di indigenza;
  • scambio finale con abbandono di Raimo;

Al primo scambio Belpietro pone un quesito che, a prima vista, risulta essere banale: perché non si può dire che sono gli stranieri a delinquere? Raimo risponde che lo si è fatto finora confutandone l’affermazione. Se non fosse che il quesito non era casuale ma uno spin destinato a definire tutti gli interventi consecutivi. Belpietro e Sallusti, infatti, hanno realizzato una chiara narrazione politica:

  • spin: destinato a intavolare la discussione sui frames successivi;
  • frames: invasione, criminalità diffusa per mano degli stranieri, impunità sul piano legale, omertà sul piano giornalistico, privilegi degli stranieri vs italians first;
  • narrazione emotiva: i servizi, il collegamento della signora in studio;
  • soluzione proposta: ripristino della legalità;

Si deve notare che Belpietro non si è inventato nulla e ha trattato tutti fatti realmente accaduti o in corso. Si è limitato a dare un taglio, uno spin, al fenomeno trattando solo il crimine connesso all’immigrazione e non considerando quello a carico degli italiani o altri fenomeni collegati (tipo l’impatto lavorativo).

Una televisione di parte e faziosa? Certo, ma ben costruita. E come ha risposto Raimo? Così:

  • con la solita litania di insulti marchio del progressista doc: fasssssista, rassssista;
  • negando o ignorando la realtà;
  • quando, messo alle strette, ha dovuto riconoscere i fatti è passato a sminuirli affermando che anche gli italiani commettono i crimini;
  • non ha offerto nessuna soluzione;

Il tutto condito da ostentato disprezo e da uno sbandierato senso di superiorità. Dai suoi interventi si denota la presenza di una narrazione politica parziale che si occupa solo degli italiani, quelli razzisti e fascisti, che non risveglia emozioni in chi lo ascolta se non l’insofferenza nei suoi confronti. Ma peggio ancora il frame risvegliato dagli interventi di Raimo è quello del borioso radical chic che si beffa della presunta ignoranza altrui.

Per capire quanto Raimo sia stato dannoso basta prendere in considerazione un caso pratico: cosa succederebbe se un italiano si rivolgesse a un simil Raimo lamentandosi della criminalità sotto casa? Il simil Raimo risponderebbe che l’italiano è un povero razzista e un fascista, che la criminalità non esiste e che se anche ci fosse gli italiani nel 1935 hanno invaso l‘Etiopia. Che non c’entra per nulla, ma non importa. E Sallusti cosa risponderebbe? Che la criminalità è un problema e si deve ripristinare la legalità. E che lo Stato deve prima tutelare gli italiani poveri e non i clandestini. Semplice, no? Si badi bene che non è una fantasia visto che la signora in collegamento, se solo avesse potuto metterci le mani sopra a Raimo, non si sarebbe esercitata nella nobile arte delle carezze. Se non quelle di Bud Spencer, s’intende.

Morale della storia? Ben lungi dal dare una lezione a qualcuno Raimo è risultato sconfitto su tutta la linea e farsi battere da uno come Sallusti richiede molto talento. Ma la superbia è una brutta bestia e il nostro gioisce su Facebook chiamando a raccolta i pensanti: «Sta a noi di sinistra, semplicemente democratici, antifascisti, pensanti, fare argine a questo. Tocca a noi, in ogni momento, e sarà sempre peggio nei prossimi mesi. Come scriveva In una delle ultime interviste prima di morire Roberto Bolaño, alla domanda su quali fossero le cose che lo annoiavano di più. “Il discorso vuoto della sinistra, il discorso vuoto della destra lo do per scontato”». Perché chi non la pensa come lui, ovviamente, non pensa affatto.

 

—- Il peggior nemico della sinistra: la realtà —-

Raimo non è un caso isolato ma è solo l’ultimo esempio della sacra trimurti del provetto progressita:

  • insultare;
  • negare;
  • sminuire tirando in ballo gli italiani, pardon, gli autoctoni;

L’aspetto più divertente della faccenda è che si tratta di un comportamento non tanto differente dai berlusconiani di un tempo che starnazzavano di comunismo davanti ad ogni osservazione. Ma al netto del contrappasso politico, l’atteggiamento della sinistra ha una ragione ben fondata che si chiama avversione alla realtà. Rimaniamo, ad esempio, nella questione relativa alla sicurezza pubblica. Un atteggiamento razionale sarebbe quello di ripristinare la legalità offrendo allo stesso tempo le opportunità economiche, giusto? Se non fosse che nel caso della legalità si dovrebbe per prima cosa effettuare una distinzione fra:

  • profughi accolti ma lasciati a sé stessi;
  • clandestini;
  • criminali;

Se non fosse che quelli che ricevono un esito positivo alla propria domanda di rifugiato sono una frazione del totale e il resto si configura, banalmente, come clandestino. Sul piano legale il clandestino dovrebbe essere espulso dal territorio nazionale ma, si sa, il meccanismo non funziona. Ma anche se funzionasse andrebbe in contrasto con l’ideologia dei no borders che promuove la libera circolazione delle persone fregandosene delle conseguenze.

Ma tornando sui profughi, dove li si dovrebbe mettere? Lo Stato italiano è in crisi fiscale da anni e non ci sono le risorse per sistemare quanti sono stati accolti. Ne consegue la tendenza di chiudere un occhio sulle occupazioni abusive e sulla microcriminalità come se fosse un succedaneo del welfare. D’altronde in Italia i pensionamenti e le false pensioni di invalidità servono come succedaneo al lavoro con tutte le conseguenze facilmente prevedibili.

 Sul piano lavorativo è facile ricordare che [2]:

Si tratta di persone dall’identikit grossomodo omogeneo in tutta la penisola: maschi nell’85% dei casi d’età compresa tra i 18 e i 25 anni (circa il 50%), scolarizzati a livello primario (62%), arrivati in Italia via mare (72%) e provenienti soprattutto dall’Africa sub-sahariana, Nigeria (16,4%), Gambia (12,9%), Mali (9,3%) oltre che Pakistan (11,7%) e Afghanistan (8,7%). Di loro, il 52% è titolare di una forma di protezione o un permesso per motivi umanitari. 

Alla luce delle nuove tensioni, dal quartiere capitolino Tiburtino III ad Acqui Terme, l’Italia s’interroga oggi sull’efficacia “integrativa” dei progetti e su cosa accada quando sono terminati. Si, perché dei 12.171 beneficiari Sprar del 2016 il 41,3% ha concluso il percorso intrapreso (il 29% l’ha abbandonato sua sponte), ma ciò non significa automaticamente che abbia poi cominciato a camminare da solo (il 92% dei progetti ha almeno un tirocinio formativo e la media di successo è di 3 inserimenti professionali a progetto, il 64,9% dei quali nella ristorazione e nel turismo mentre il resto diviso tra agricoltura e servizi).  

A cui poi si dovrebbe aggiungere che i disoccupati in Italia sono quasi tre milioni [3], che persino nel quadro di una crescita continentale il PIL italiano si posiziona agli ultimi posti e che [4]:

Cancellate quasi 158.000 botteghe artigiane e piccoli negozi di vicinato negli ultimi 8 anni. Di queste, oltre 145.000 operavano nell’artigianato e poco più di 12.000 nel piccolo commercio. I numeri sono impietosi e secondo le stime della Cgia, che li ha raccolti, a seguito di queste chiusure hanno perso il lavoro poco meno di 400.000 addetti. 

Aggiungiamo al tutto che quasi la metà degli italiani non ha conseguito più della terza media. Cosa vuole dire in termini pratici? Che non ci sono le risorse per accogliere i rifugiati, che l’economia non assorbirà la maggior parte degli immigrati esattamente come non riese ad assorbire i disoccupati italiani e che quelli che troveranno un lavoro andranno a lavorare in settori a bassa qualifica nell’agricoltura, nel terziario (si legga lavapiatti o camerieri) o nel declinante manifatturiero.

Si badi bene che nella Crande Cermania la situazione è identica [5]:

In the last two years 1.2 million people have arrived in Germany seeking asylum. New government figures show that getting into work takes time.

A total of 34,000 refugees have found work in Germany over the past 12 months, the figures released on Monday by the government’s Institute for Labour Research (IAB) showed.

Almost quarter (22 percent) of those who have found work are on temporary contracts.

The numbers are for refugees out of the eight most important countries of origin, including Syria, Iraq, Afghanistan and Eritrea.

“If we manage to get 50 percent of them into work which pays for their lives in five years, that’d certainly be a success,” said Joachim Möller, director of the IAB.

But he cautioned that “it would be an illusion to believe that we will manage to find jobs for a decent proportion of refugees in well-paid industry jobs like car manufacturing.”

Möller added that temporary jobs were important to help refugees get a foot in the door.

“Many companies are sceptical, so temporary work can help them get a feel for someone.”

Si sta creando una lotta fra poveri e si riserva l’accusa di fascismo e razzismo verso chi solleva il problema. Con il risultato paradossale che a forza di etichettare i poveri come fascisti e razzisti i poveri finiscono per votarli per davvero i fascisti [5]:

Detto altrimenti: come si diventa fascisti nel 2017? Te lo racconta un uomo di sinistra, Simone Cavazzoli, presidente della Cooperativa sociale NoEmarginazione, agricoltura biologica e lavoro a disabili: «In questa città i mestieri altolocati sono appannaggio degli stessi cognomi da seicento anni e, caso unico, sulla carta d’identità ti scrivono “Lucca centro”: fuori le mura sei già un foresto. Alle periferie, alla pensilina che manca o al fiume che puzza non ci pensa nessuno. Loro sì. Ed è così che crescono: il ventenne vuol vedere un buco la mattina e la sera un mattone che lo chiude, ha bisogno di riscontri immediati di ciò che fa e di esserne soddisfatto. Hanno intercettato un bisogno di inclusione e riconoscimento di sé. Ne conosco un paio, ragazzi a posto, e madri contente della “buona compagnia” dei figli».
È quasi un refrain: «Hanno lavorato bene, ci sono, li vedi, gli altri no»: così da chi li ha votati e da chi mai nella vita. Al Montuolo, altro quartiere dove sono volati nelle urne, villette, giardini, tre blocchi di case popolari e l’antica torre campanaria, 
Luca operaio elettrico, che stava con Bertinotti e leggeva il manifesto, ora vota CasaPound«contro il sindaco e contro una sinistra diventata liberista e preoccupata solo di immigrati e matrimoni gay».

E l’uomo di sinistra si chiede, sorpreso, come la cosa sia possibile salvo poi concludere che se non li voti sei razzista e fascista. E via in un circolo infinito di ideologia.

 

—- Nemo propheta in patria —-

Non mancano a sinistra rare voci che analizzano lucidamente il problema come quella del sociologo torinese Luca Ricolfi [7]:

La sinistra è ancora multiculturalista e buonista e questo la rende snob? Oppure con l’impostazione che Minniti sta dando sul tema sicurezza potrà recuperare il rapporto con le periferie?
Più che snob, la sinistra sull’immigrazione mi pare cieca. Non vuole vedere il problema, e quindi non lo vede. Di Minniti ho una grande stima, perché mi pare uno dei pochi politici coraggiosi (e competenti) di questo paese. Ma penso che la sua azione di contrasto al disordine migratorio porterà ben pochi voti al Pd, e forse potrebbe persino togliergliene. Questo per un motivo molto semplice: i ceti deboli, che dall’immigrazione si sentono minacciati, preferiranno i messaggi chiari e un po’ rozzi di Salvini e di Grillo, mentre i benpensanti di sinistra, i cosiddetti ceti medi riflessivi, si ritrarranno inorriditi dal Pd, preferendo il buonismo senza se e senza ma dei vari Bersani, D’Alema, Pisapia, Fratoianni, Civati. Detto più crudamente: l’unico modo che la sinistra avrebbe per recuperare i ceti popolari è di fare autocritica, un’autocritica impietosa, sulla superficialità con cui ha affrontato il problema dell’immigrazione negli ultimi vent’anni, ma se facesse questo sarebbero forse più numerosi i voti che perderebbe fra i ceti medi che quelli che recupererebbe fra i ceti popolari”.

E peggio ancora manca la voglia di capire [8]:

Seguendo la sua analisi, non è un problema recente. Perché dopo tanti anni, la sinistra non ha rimediato al suo errore? Perché, culturalmente e psicologicamente – mi verrebbe da dire: antropologicamente – la sinistra è del tutto sprovvista di curiosità. E la curiosità, ovvero la voglia di capire il punto di vista dell’altro (compreso il presunto nemico o avversario), è l’unico antidoto alla sclerosi, al rinchiudersi nel proprio mondo, all’autorassicurazione che rende sordi e ciechi. Le faccio un esempio molto concreto.

Prego.
Se, nel 2001, la sinistra avesse letto il libro di Italo Fontana Non sulle mie scale, edito da Donzelli, sugli effetti dell’immigrazione in un quartiere popolare di Torino, oggi non sarebbe così terribilmente indietro sui problemi della sicurezza, e non avrebbe perso i milioni di voti che ha perso per pura volontà di non vedere.

E con essa il suo elettorato:

La sinistra, ormai, è la naturale rappresentante dei ceti medi urbani, istruiti e ‘riflessivi’, come ebbe a definirli lo storico Paul Ginsborg. E’ una mutazione genetica irreversibile. Anche nei prossimi anni continuerà a difendere le politiche di accoglienza, e a coltivare il senso di superiorità morale dei suoi sostenitori. Mentre i ceti popolari chiedono una cosa soltanto: protezione. Protezione contro la perdita di occupazione e di reddito, protezione contro criminalità e immigrazione. Esattamente le cose che la sinistra non è in grado di dare.

Il tutto in un festival di pacche sulle spalle, mi raccomando.

 

Approfondimenti:

– essere una barzelletta sulla Vistola: http://www.direttanews24.com/stupro-di-rimini-polonia-invia-investigatori-non-lasceremo-questa-cosa-agli-italiani/.

– perché la sinistra è antipatica: http://lafrusta.homestead.com/rec_ricolfi.html.

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[1] Cfr. http://www.video.mediaset.it/programma/dallavostraparte/archivio-video.shtml.

[2] Cfr. http://www.lastampa.it/2017/09/01/italia/cronache/la-nuova-vita-passa-da-un-lavoro-ma-le-opportunit-sono-per-pochi-ocnuULWNquuFd2jm5KhLRI/pagina.html.

[3] Cfr. https://www.istat.it/it/archivio/203230.

[4] Cfr. http://www.lastampa.it/2017/08/26/economia/in-anni-sparite-mila-botteghe-artigiane-e-piccoli-negozi-b4NJ7LpJ80YiOcrIAQZOEJ/pagina.html.

[5] Cfr. https://www.thelocal.de/20161219/so-far-only-34000-refugees-have-found-jobs.

[6] Cfr. http://espresso.repubblica.it/palazzo/2017/08/31/news/come-hanno-fatto-i-neofascisti-di-casapound-a-prendere-l-8-per-cento-a-lucca-1.307061.

[7] Cfr. http://www.rivistaetnie.com/luca-ricolfi-sinistra-cieca-su-immigrazione-83705/.

[8] Cfr. http://www.linkiesta.it/it/article/2017/04/27/luca-ricolfi-la-vecchia-sinistra-e-rimasta-senza-popolo/33991/.

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5 commenti su “Sallusti vs Raimo o perché uno spin ha sconfitto un radical chic

  1. Raphael Pallavicini
    2 settembre 2017

    Complimenti. Ottimo, ottimo pezzo!

    • Charly
      2 settembre 2017

      Come tutti 😛

  2. Raphael Pallavicini
    2 settembre 2017

    L’ha ribloggato su Buseca ن!e ha commentato:
    Ottimo pezzo questo, di cui consiglio la lettura a tutti

  3. Pingback: Spin vs radical chic | Buseca ن!

  4. magiupa
    2 settembre 2017

    se lo leggevo prima dicevo di qua della sinistra.
    😉

I commenti sono chiusi.

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Questa voce è stata pubblicata il 1 settembre 2017 da in Uncategorized con tag , , , , , .
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