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Singularity, fAIth e AItheist: come il Transumanesimo sta diventando sempre più un atto di fede (prima parte)

Negli ultimi caotici anni caratterizzati dallo sviluppo tecnologico dell’informatica, della genetica, della robotica e delle biotecnologie è salito alla ribalta il movimento culturale transumanista [1]:

La definizione di transumanesimo è la seguente: 1. Lo studio delle ramificazioni, delle promesse e dei potenziali pericoli dell’uso creativo di scienza, tecnologia ed altri mezzi per il superamento delle fondamentali limitazioni umane. 2. Il movimento intellettuale e culturale che propone come possibile e desiderabile l’alterare la condizione umana usando ragione e tecnologia, quindi abolendo l’invecchiamento ed aumentando le capacità intellettuali, fisiche e psicologiche della razza umana. Il transumanesimo può essere descritto come un’estensione dell’umanesimo, dal quale e’ in parte derivato. Gli umanisti sostengono l’importanza del singolo essere umano, del pensiero razionale, della libertà, della tolleranza e della democrazia. I transumanisti concordano con tutto ciò ed aggiungono una forte enfasi su quello che, potenzialmente, potremmo divenire. Non solo intendiamo utilizzare mezzi razionali per migliorare la condizione umana ed il mondo, ma vogliamo anche utilizzare gli stessi strumenti per migliorare l’organismo umano. 

Se lo percepite come una sorta di emanazione della scienza e della fantascienza non siete affatto nel torto. Ma, allo stesso tempo, ci troviamo alle prese con un movimento culturale che presenta un’inquietante somiglianza con la religione di stampo monoteista. Vediamo perché.

 

—- Sia lodata la Singolarità Tecnologica: il Regno del mind upload vi attende —-

Il transumanesimo è un movimento estremamente sfaccettato dove sono presenti posizioni fra loro considerevolmente differenti. Negli ultimi anni, complice le campagne d marketing legate al mito della Silicon Valley e delle start up, si è fatta strada l’idea delle intelligenze artificiali e della singolarità tecnologica [2]:

Una singolarità tecnologica è un punto, previsto nello sviluppo di una civilizzazione, dove il progresso tecnologico accelera oltre la capacità di comprendere e prevedere degli esseri umani moderni. • Dal momento in cui sarà realizzato il primo calcolatore più intelligente dell’uomo si assisterà a uno sviluppo esponenziale, potendo delegare la progettazione di nuovi sistemi ai sistemi già realizzati. la prima macchina ultra intelligente sarà l’ultima invenzione che l’uomo avrà la necessità di fare

Intelligenze artificiali, manco a dirlo, caratterizzate dalla superintelligenza:

Molti, ma non tutti, i transumanisti, pensano che una superintelligenza sarà creata nella prima metà del ventunesimo secolo. Perché ciò avvenga, due fattori devono essere presenti: l’hardware ed il software. Quando i produttori di chip preparano la prossima generazione di chip, si affidano alla cosiddetta legge di Moore. Essa sostiene che la velocità dei computer raddoppia all’incirca ogni anno e mezzo. Questa legge ha funzionato per ogni generazione di computer mai esistita, a partire dai primi modelli meccanici fino ai giorni nostri. Se la tendenza continua per qualche altro decennio, hardware dalle capacità comparabili a quelle del cervello umano sarà disponibile. La legge di Moore non è altro che una estrapolazione basata su quanto è finora sempre accaduto e non garantisce assolutamente che il ritmo del progresso continuerà inalterato, però, la possibilità che sia corretta nella sua previsione è corroborata dall’analisi di quelli che sono i limiti posti dalla fisica a tale progresso e da quello che è in via di sviluppo nei laboratori di oggi. Un’altra strada verso l’equivalenza con il cervello umano potrebbe essere quella dei computer massivamente paralleli, i quali non avrebbero neanche bisogno di processori più veloci. Per quanto riguarda il software, il progresso della neurologia ci rivelerà le strutture computazionali del cervello umano e le regole da esse utilizzate. Sarà quindi possibile implementare gli stessi algoritmi su di un computer. Usando una rete neuronale, si potrebbe evitare di dover programmare una superintelligenza: sarebbe invece possibile crescerla, nello stesso modo in cui cresce un bambino, imparando attraverso l’esperienza diretta. Un’alternativa potrebbe essere l’uso degli algoritmi genetici e di metodi classici dell’intelligenza artificiale per creare una superintelligenza che non abbia nessuna similitudine con il cervello umano. L’arrivo delle superintelligenze, in un modo o nell’altro, sarà un duro colpo per le filosofie basate sull’antropocentrismo, ma le conseguenze pratiche saranno molto più importanti. La creazione della superintelligenza è l’ultima invenzione di cui l’umanità avrà bisogno, dato che le superintelligenze potranno portare avanti il progresso scientifico-tecnologico molto più efficacemente di quanto potrebbero i loro, seppur geniali, inventori. La specie umana non sarà più la forma di vita più intelligente nell’universo conosciuto.

In pratica un essere onnisciente e, grazie alla tecnologia, prossimo all’onnipotenza. Guarda caso è la definizione di “dio” elaborata dalla filosofia (ma non dalle religioni dell’età del bronzo visto che gli Elohim e i Theoi erano tutt’altra cosa). Ma che vi sia lieto l’annuncio: il paradiso vi attende. Grazie alle superintelligenze, ovviamente, partirebbero a cascata una serie di innovazioni tecnologiche che porteranno alla sconfitta delle malattie, della fame, della povertà, dei disastri ambientali. Grazie alla robotica non si dovrà più lavorare e software sempre più complessi e sofisticati ci potranno fornire pacchetti personalizzati educativi o d’intrattenimento. Qualcuno, per caso, ha detto “paradiso”? E non dimenticate che grazie agli androiodi si potrà avere una felice vita sessuale se, al paradiso terrestre, preferite quello islamico.

 

—- Non di carne siete fatti, ma di bit e algoritmi —-

Abbiamo un dio, la fine dei tempi e delle sofferenze umane grazie alla singolarità tecnologica, un paradiso terrestre. Cosa manca all’elenco? Ad esempio, sapete cos’è il basilisco di Roko? Eccolo [3]:

Può esistere, ipotizzò un giorno Roko, un’intelligenza artificiale maligna che, in predicato di venire sviluppata in futuro, sia in grado di punire oggi coloro che non perseguono la sua prossima creazione? […] Il basilisco ideato da Roko non è nient’altro che una variante sul tema del paradosso di Newcomb: nella prima scatola c’è il dedicare la propria vita alla macchina super-intelligente; nella seconda, quella oscurata, il nulla oppure qualcosa di assimilabile alla dannazione eterna. In questa versione il basilisco, da attore razionale, cerca di limitare gli one-boxer inserendo nella seconda scatola la punizione più esemplare: è chi sceglie la prima a porre le basi per il suo avvento sulla Terra.

Se avete frequentato il liceo vi sarà venuto in mente la scommessa di Pascal [4]:

Il ragionamento di Pascal conduce alla conclusione che conviene credere in Dio perché:

se Dio esiste, si ottiene la salvezza;

se ci sbagliamo, si è vissuto un’esistenza lieta rispetto alla consapevolezza di finire in polvere.

Pascal afferma la superiorità della fede in virtù del fatto che essa è in grado di portarci all’eternità, che è infinitamente superiore ai piaceri effimeri, materiali, e finiti, di cui è possibile godere sulla terra, e che, dunque, concludendosi in dispiacere, non sono considerabili come veri piaceri.

Sempre dall’ambito della religione – in alcuni settori più cyber del transumanesimo – viene il disprezzo per la carne e per il mondo materiale tipico delle religioni monoteiste e il desiderio di ascendere a una realtà non più spirituale, ma cibernetica. E si tratta quest’ultima, ovviamente, di una dimensione scevra dai limiti e dai dolori del mondo materiale. Il paradiso sarà più terrestre che cyber, ma è sempre assicurato per i veri credenti.

E ancora, non manca una concezione del mondo basata sul progresso lineare. Da una parte abbiamo la fede nella crescente complessità della vita e dell’intelligenza e pazienza se virus e batteri, alghe e funghi sono tuttora in circolazione e non sono stati sostituiti da animali intelligenti. Dall’altra abbiamo la storia umana che si compirà nella singolarità tecnologica con la sostanziale fine della storia con tutti i dolori ad essa associata.

La mente umana, poi, non è carne ma un insieme di algoritmi che possono essere replicati o un software che può essere scaricato in un supporto informatico, mentre noi non siamo più una personalità o un’anima ma un avatar che può essere copiato, spostato. Insomma, se non vi basta la carne si può sempre inventare lo spirito e se neppure lo spirito vi basta più si può passare al bit. Con tanto di resurrezione dei morti creando delle copie – e pazienza se una copia non è la stessa cosa dell’originale – o grazie ai viaggi del tempo andando a recuperare i morti uno per uno (siamo intorno ai cento miliardi).

Tutto nuovo e originale? Si diceva di no: «In verità vi dico che alcuni di coloro che sono qui presenti non gusteranno la morte, finché non abbiano visto il regno di Dio venuto con potenza» (Marco 9,1). E poi: «In verità, in verità vi dico che se uno osserva la mia parola, non vedrà mai la morte» (Giovanni 8,51). E proprio come le religioni anche molti settori del transumanesimo presentano dogmi e atti di fede. Ma di questo parleremo la prossima volta.

 

[… continua]

——————————————————————————————

[1] Cfr. http://www.transumanisti.it/1.asp?idPagina=9.

[2] Cfr. http://bias.csr.unibo.it/maltoni/singularity.pdf.

[3] Cfr. http://www.rivistastudio.com/standard/il-basilisco-di-roko/.

[4] Cfr. https://it.wikipedia.org/wiki/Scommessa_di_Pascal.

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Un commento su “Singularity, fAIth e AItheist: come il Transumanesimo sta diventando sempre più un atto di fede (prima parte)

  1. magiupa
    14 settembre 2017

    invidio la fede

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Questa voce è stata pubblicata il 13 settembre 2017 da in Uncategorized con tag , , , .
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