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La crisi di Ryanair? È la più grave sconfitta del sindacato

Il capitalismo avrà anche parecchi difetti ma può vantare anche il pregio di cambiare rapidamente lo stato delle cose. Prendiamo Michael O’Leary, l’amministratore delegato di Ryanair. Fino a poco tempo fa si scriveva che «grazie a una lucidissima visione di business, è diventato l’innovatore del mercato aereo europeo», adottando una strategia basata su:

  • «Per i primi due anni O’Leary si butta a capofitto sui libri contabili. E la sua prima mossa è strategica: elimina tutti i costi più salati, dall’intero dipartimento marketing alle polizze assicurative. Diminuiti fino al 25% gli stipendi dei piloti, rinegoziati i contratti delle forniture di carburante…».
  • «Durante un viaggio negli Usa, scopre che la Southwest Airlines intascava decine di milioni di dollari con i suoi voli low cost: un modello di business che O’Leary, una volta sul posto, osserva con attenzione. E scopre che gli aerei Southwest scelgono scali secondari, restando a terra solo pe mezz’ora, rispetto agli altri che si fermavano un’ora e mezza. Veloce anche il check-in dei passeggeri, spediti a bordo senza numero di sedile. Una formula è semplice e replicabile in Europa».

Una marcia inarrestabile di profitti fino a oggi: «Ryanair lascia a terra migliaia di passeggeri. La compagnia low-cost ha annunciato la cancellazione di 40-50 voli al giorno nelle prossime sei settimane» [2]. Vi chiedete che cosa sta succedendo? Semplice, si tratta della più grande sconfitta del sindacato. Vediamo perché.

 

 

—- Dai cieli al suolo: il disastro Ryanair —-

I problemi per Ryanair sono molteplici e non sono limitati ai voli cancellati [3]:

Settecentodue voli sono stati cancellati solo in Italia. In tutta Europa più di 400.000 viaggiatori sono alla disperata ricerca di un nuovo volo dopo che un’ineffabile e-mail gli ha annunciato la cancellazione del viaggio appena il giorno prima. Settecento piloti in fuga da una compagnia aerea, senza rappresentanze sindacali, senza contratto collettivo e che chiede al personale di bordo di fare pure il piazzista. Questa la scena del disastro Ryanair.

Inizialmente l’azienda aveva tirato in ballo un errore di gestione delle ferie dei piloti per giustificare i voli cancellati, ma la realtà è decisamente differente [4]:

«La verità è che il caos in cui si trova ora Ryanair è dovuto all’alto numero di licenziamenti dei piloti. Da inizio anno se ne sono andati in centinaia. Sono più di mille nell’ultimo anno e mezzo. Sono scappati per le pessime condizioni di lavoro». A parlare è un pilota di 30 anni, che sotto anonimato racconta le condizioni di lavoro nella compagnia «low cost» di Michael O’Leary. Il pilota è uno dei tanti che ha scelto di cercare fortuna professionale altrove, da inizio estate ha infatti lasciato Ryanair per un contratto migliore in una compagnia concorrente.  

Ci sono altri motivi alla base della cancellazione dei duemila voli?  

«Oltre alla fuga per cercare contratti migliori c’è chi è rimasto e ha fatto un ricatto all’azienda, chiedendo le ferie desiderate e minacciando altrimenti di andarsene». 

E niente sindacati, ovviamente:

Che aria si respirava in azienda?  

«Tra colleghi l’ambiente è amichevole. Ma l’azienda fa terrorismo psicologico, non si può rivendicare nulla e non è consentito avere rapporti col sindacato. Al primo problema sei fuori. Certo, bisogna ammettere che hanno un grande fiuto per gli affari e competenza nel gestire l’azienda. Ma forse hanno tirato troppo la corda e ora sta venendo fuori tutto». 

E questo ci porta al punto successivo: l’inutilità del sindacato che non si traduce nella rovina dei lavoratori.

 

—- Il sindacato? Inutile —-

Tradizionalmente il sindacato aveva una sola strategia per ottenere delle concessioni da parte delle aziende: creare disservizi e interrompere il processo produttivo. Grazie agli scioperi si creava un danno all’azienda che era costretta a scendere a miti consigli aprendo la strada delle trattative con relativi miglioramenti salariali e delle condizioni lavorative.

A partire dagli anni ’70 le aziende hanno cominciato a frammentare il processo produttivo esternalizzando parte o l’intero processo produttivo. Se prima si aveva un’unica grande sede con personale assunto per le posizioni lì presenti (management, ricerca, HR, marketing, accounting, produzione, servizi), l’esternalizzazione permette di affidarsi ad aziende esterne per un periodo limitato di tempo e con precisi obblighi aziendali. Lo sciopero, pertando, diventa inutile perché vuol dire perdere il rinnovo del contratto ed esporsi ad azioni legali vista la mancata ottemperanza degli obblighi contrattuali.

Ma leggiamo cosa ha messo in ginocchio Ryanair [5]:

Sono un comandante (giovane, alla soglia dei 30 anni) ex Ryanair, impiegato nel sud est della Cina da inizio anno con stipendio quintuplicato.

Scrivo perché è evidente che quello che sta succedendo in quell’azienda (tra parentesi, tutto quello che racconta il mio ex collega nel vostro articolo è vero) è un buon indicatore di cosa potrebbe accadere fra qualche anno inItalia.

I cittadini giovani, così come i dipendenti Ryanair non hanno fatto molto rumore negli ultimi anni. Non sono scesi in piazza, non hanno protestato. Hanno però fatto una cosa molto più radicale e grave: hanno votato con i piedi. Un esodo silenzioso, sottovalutato e sminuito da chi è al potere (vedi il ministro Poletti verso i giovani e O’Leary verso i piloti, con le loro frasi arroganti e fuori luogo). Problema ignorato fino alla crisi della settimana scorsa, quando le operazioni e la credibilità aziendale sono state compromesse in modo grave.

Niente scioperi, niente trattative: i piloti se ne sono semplicemente andati verso lidi migliori mettendo in ginocchio il processo produttivo aziendale. Adesso Ryanair è costretta a migliorare le condizioni contrattuali sia per far rimanere i piloti, sia per recrutarne di nuovi.

Più in generale siamo di fronte a un poderoso effetto karmico verso i fanboy della flessibilità spacciata come soluzione definitiva ai problemi aziendali e occupazionali. Dal lato dell’impresa, infati, viene letta come la possibilità di scaricare il rischio d’impresa sui lavoratori (partita IVA) o di schiacciare i salari (precariato). Ma solo adesso si stanno accorgendo che in un mercato del lavoro flessibile, sempre più grande e non limitato al territorio nazionale, la flessibilità diventa un’arma di ricatto. E prima ancora una fonte di rovina del processo aziendale dato che un lavoratore nomade lascia la posizione per una migliore se ne ha l’occasione, è incurante del destino ultimo dell’azienda e non è interessato a migliorare il processo produttivo ma solo ad aumentare le sue competenze per potersi spostare con maggiore facilità.

Cosa rimane, allora, della mission aziendale, del brand e di tutte le belle paroline rigorosamente in inglese? Nulla, è fuffa. E tanti saluti all’etica aziendale. D’altronde è quello che le aziende hanno voluto per prime per disfarsi del sindacato che, infatti, è ridotto a balia dei pensionati. Ma, adesso, è persino peggio di prima perché in un sistema flessibile devi tenerti i lavoratori sennò scappano. E se tutti cominciano a muoversi in cerca di lidi migliori non solo avremo un disastro socioeconomico sulla pelle delle nazioni, ma prima ancora assisteremo al crollo di intere realtà economiche. Roba da manuale di economia, fra l’altro, ennesima conferma che l’homo oecnomicus cade rovinosamente proprio su quello che dovrebbe essere il suo campo d’elezione.

 

Approfondimenti:

– flexy: https://acidorsa.wordpress.com/2017/06/07/avete-rotto-il-cazzo/.

 

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[1] Cfr. https://www.millionaire.it/ryanair-un-impero-costruito-da-un-ex-edicolante-che-oggi-crea-oltre-2mila-nuovi-posti-di-lavoro/.

[2] Cfr. http://www.adnkronos.com/soldi/economia/2017/09/18/voli-cancellati-ryanair-fino-euro-rimborso_mn6LMBA0eEyblyc4teewtM.html.

[3] Cfr. http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Ryanair-cancella-722-voli-in-Italia-entro-fine-ottobre-a-piloti-bonus-fino-a-12mila-euro-per-rinuncia-a-ferie-8adde4e4-1ea9-4adb-afd5-f8674aa4f802.html.

[4] Cfr. http://www.lastampa.it/2017/09/20/economia/hanno-tirato-troppo-la-corda-chi-pu-scappa-da-oleary-5Rli1W1wKcAYZIUhF5CV4L/pagina.html.

[5] Cfr. https://it.businessinsider.com/un-giovane-pilota-italiano-ex-ryanair-scappato-in-cina-ryanair-che-fa-scappare-i-piloti-e-lo-specchio-dellitalia-che-fa-fuggire-i-giovani/.

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2 commenti su “La crisi di Ryanair? È la più grave sconfitta del sindacato

  1. Connacht
    21 ottobre 2017

    Credo che un fatto del genere verrebbe attribuito alla “mano invisibile” che mette nelle mani del dipendente il potere di regolare il mercato, senza bisogno di sindacati. Se un’azienda non offre condizioni lavorative soddisfacenti, il lavoratore può rivolgersi altrove e così fa, finché l’azienda stessa non alza i salari per rimanere competitiva.

    • Charly
      25 ottobre 2017

      In effetti è proprio un caso da manuale. Uno dei pochi 😀

I commenti sono chiusi.

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Questa voce è stata pubblicata il 23 settembre 2017 da in economia con tag , , .
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