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ll Jobs Act, la prima legge quantistica sul mondo del lavoro

All’epoca del suo iter parlamentare il Jobs Act venne presentato come una misura volta a ridurre il ricorso dei contratti a tempo determinato e a favorire quelli a tempo indeterminato sia per le nuove assunzioni sia per le trasformazioni dei contratti già in essere. Un paio di anni dopo con i numeri dell’occupazione positivi, a prima vista s’intende, la storia è cambiata [1]:

“Sono usciti oggi i nuovi dati Istat sul lavoro. E i risultati sono chiari: continua a scendere la disoccupazione, continua a crescere il numero dei posti di lavoro. Sono spariti i gufi anti JobsAct e tutti quelli che in questi anni hanno urlato e protestato scelgono la linea del silenzio. Bene”. È quanto scrive su Facebook il segretario del Pd, Matteo Renzi.

Ed ecco il sodale Poletti [3]:

“I dati Istat di oggi confermano che continua il cammino positivo e che il miglioramento dell’occupazione accompagna la crescita dell’economia. Prosegue la tendenza di medio-lungo periodo di crescita dell’occupazione: +375mila occupati nell’ultimo anno, +978mila da febbraio 2014, dei quali 565mila permanenti. Gli occupati, al netto dell’effetto della componente demografica, crescono in tutte le classi di età. Rilevante il crollo degli inattivi: diminuiscono di 391mila in un anno e di 921mila da febbraio 2014, per effetto dell’aumento degli occupati. Diminuiscono i disoccupati: -60mila in un anno, -368mila da febbraio 2014. 

Ve lo devo davvero scrivere che dietro c’è il trucco?

 

—- Migliora l’occupazione? —-

Partiamo dall’Istat, come nostro costume [4]:

Ad agosto 2017 la stima degli occupati continua a crescere (+0,2% rispetto a luglio, pari a +36 mila), confermando la persistenza della tendenza positiva già osservata negli ultimi mesi. Il tasso di occupazione sale al 58,2% (+0,1 punti percentuali). La crescita congiunturale dell’occupazione interessa tutte le classi di età ad eccezione dei 35-49enni ed è interamente dovuta alla componente femminile, mentre per gli uomini, dopo l’incremento dei due mesi precedenti, si registra un calo. Aumentano i dipendenti a termine, sostanzialmente stabili i permanenti, ancora in lieve calo gli indipendenti. Nel periodo giugno-agosto si registra una crescita degli occupati rispetto al trimestre precedente (+0,5%, +113 mila) che interessa entrambe le componenti di genere e tutte le classi di età ad eccezione dei 35-49enni. L’aumento interessa i lavoratori dipendenti, quasi esclusivamente a termine, mentre calano gli indipendenti. Dopo l’aumento di luglio, la stima delle persone in cerca di occupazione ad agosto cala dell’1,4% (-42 mila). La diminuzione della disoccupazione interessa entrambe le componenti di genere e tutte le classi di età ad eccezione dei 35-49enni. Il tasso di disoccupazione scende all’11,2% (-0,2 punti percentuali), quello giovanile al 35,1% (-0,2 punti).

Ma ecco in dettaglio le classi d’età: «Su base annua si conferma l’aumento degli occupati (+1,6%, +375 mila). La crescita interessa uomini e donne e riguarda i lavoratori dipendenti (+417 mila, di cui +350 mila a termine e +66 mila permanenti), mentre calano gli indipendenti (-42 mila). A crescere sono soprattutto gli occupati ultracinquantenni (+354 mila), ma crescono anche i 15-34enni (+167 mila), mentre calano i 35-49enni (-147 mila, sui quali influisce in modo determinante il calo demografico di questa classe). Nello stesso periodo diminuiscono sia i disoccupati (-2,0%, -60 mila) sia, soprattutto, gli inattivi (-2,9%, -391 mila)».

Per quanto riguarda il tasso di disoccupazione: «Guardando alle altre classi di età, il tasso di occupazione nell’ultimo mese cresce tra i 25-34enni (+0,8 punti percentuali) e gli ultracinquantenni (+0,1 punti) mentre cala tra i 35-49enni (-0,2 punti). Il tasso di disoccupazione cala tra i 25-34enni (-0,8 punti) e gli ultracinquantenni (-0,1 punti) mentre cresce tra i 35-49enni (+0,1punti). Il tasso di inattività cala tra i 25-34enni (-0,2 punti), cresce tra i 35-49enni (+0,1 punti), rimane stabile tra gli over 50».

Ma il punto più interessante, ovviamente, è quello legato alla tipologia contrattuale «Nel mese di agosto 2017 crescono rispetto a luglio i lavoratori dipendenti (+0,2%, +43 mila) mentre calano ancora gli indipendenti (-0,1%, -7 mila). Tra i dipendenti l’aumento coinvolge esclusivamente i lavoratori a termine (+1,6%, +45 mila), a fronte di una sostanziale stabilità dei permanenti».

 

—- Un precario? È per sempre! —-

Ma analizziamo in dettaglio i numeri [5]:

Nei primi sette mesi del 2017, nel settore privato, si registra un saldo tra assunzioni e cessazioni pari a +1.073.000, superiore a quello del corrispondente periodo sia del 2016 (+825.000) che del 2015 (+930.000). Riportato su base annua, il saldo consente di misurare la variazione tendenziale delle posizioni di lavoro. Il saldo annualizzato – vale a dire la differenza tra assunzioni e cessazioni negli ultimi dodici mesi – a luglio 2017 risulta positivo, pari a +571.000 e in crescita continua da inizio anno. Tale risultato cumula la crescita tendenziale dei contratti a tempo indeterminato (+18.000), dei contratti di apprendistato (+52.000) e, soprattutto, dei contratti a tempo determinato (+501.000, inclusi i contratti stagionali). Queste tendenze attestano il rafforzamento della fase di ripresa occupazionale.

Mentre la fra nuove assunzioni domina il contratto a tempo: «Alla crescita delle assunzioni, riferite ai soli datori di lavoro privati, il maggior contributo è dato dalle assunzioni a tempo determinato (+25,9%) e dall’apprendistato (+25,9%) mentre sono diminuite quelle a tempo indeterminato (-4,6%: questo calo rispetto al 2016 è interamente imputabile alle assunzioni a part time)». Tra le assunzioni a tempo determinato, «appare significativo l’incremento dei contratti di somministrazione (+20,4%) e ancora di più quello dei contratti di lavoro a chiamata che, con riferimento sempre all’arco temporale gennaio-luglio, sono passati da 112.000 (2016) a 251.000 (2017), con un incremento del 124,7%».

L’ovvio risultato è la riduzione della quota dei contratti a tempo indeterminato sul totale: «Per effetto di questi andamenti si registra un’ulteriore compressione dell’incidenza dei contratti a tempo indeterminato sul totale delle assunzioni (24,2% nei primi sette mesi del 2017) mentre nel 2015, quando era in vigore l’esonero contributivo triennale per i contratti a tempo indeterminato, era stato raggiunto il picco del 38,8%. Le trasformazioni da tempo determinato a tempo indeterminato (ivi incluse le prosecuzioni a tempo indeterminato degli apprendisti) sono risultate 215.000, con un lieve incremento rispetto allo stesso periodo del 2016 (+0,7%)».

 

—- Il Jobs Act, la prima legge quantistica sul mondo del lavoro —-

Sul sito dedicato al Jobs Act si può leggere la ratio della legge [6]:

L’obiettivo primario del Jobs Act è creare nuova occupazione stabile. Il contratto a tempo indeterminato diventa finalmente la forma di assunzione privilegiata. Sono state fornite nuove regole più chiare e certe qualora si verifichino licenziamenti illegittimi. I lavoratori in questo caso saranno garantiti da un’indennità economica proporzionata alla loro anzianità aziendale.Comportamenti discriminatori o palesemente strumentali dei datori di lavoro saranno sanzionati con la reintegrazione del dipendente. Si previene il contenzioso giudiziario ​tramite un nuovo modello di conciliazione.

Due elementi, pertanto: lavoro e lavoro stabile, almeno in teoria. In realtà il Jobs Act ha una curiosa natura quantistica visto che i suoi obiettivi cambiano al cambiare dell’osservatore. Se all’inizio con l’occupazione ferma si magnificava il passaggio da un contratto a tempo determinato a quello indeterminato mettendo le mani avanti in merito alla nuova occupazione, adesso con i dati dell’occupazione in crescita si esalta l’operato del Jobs Act dimenticando, però, che i lavori sono a tempo. E la promozione dell’indeterminato? Sparita, che volete che sia.

Che dobbiamo concludere? Che il Jobs Act è stato un fallimento come ampiamente previsto [7]:

Infatti, con le nuove tutele crescenti, il rischio è che, allo scadere dei tre anni di decontribuzione, quando il tempo indeterminato diventerà di nuovo costoso per i datori di lavoro, le aziende tornino ad assumere a tempo determinato, liberandosi dei contratti a tempo indeterminato prima che le tutele “crescano” troppo. […] Per un giudizio completo, quindi, bisogna ancora una volta aspettare i prossimi dati. Per il momento possiamo prevedere una nuova impennata dei contratti a tempo indeterminato nel mese di dicembre, l’ultimo mese utile per usufruire della decontribuzione piena. Di lì al 2018, con la progressiva uscita di scena degli incentivi sui nuovi assunti che già da gennaio scenderanno al 40 per cento, capiremo se la nostra economia sta effettivamente scommettendo sul tempo indeterminato, o se siamo di fronte a una bolla dovuta esclusivamente agli sgravi fiscali. 

Ed è degno di nota, infine, il crollo dell’alibi dell’articolo 18. Anche dopo la sua abolizione i contratti precari permangono e prevalgono.

 

Approfondimento:

– la qualità dell’occupazione: http://www.lavoce.info/archives/48649/occupazione-ripresa-la-qualita-bassa/.

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[1] Cfr. http://www.askanews.it/politica/2017/10/02/istat-renzi-aumentano-posti-lavoro-spariti-gufi-anti-jobs-act-pn_20171002_00055/.

[2] Cfr. http://lavoro.gov.it/stampa-e-media/comunicati/pagine/dati-istat-relativi-ad-occupati-e-disoccupati-di-agosto-2017.aspx/.

[3] Cfr http://lavoro.gov.it/stampa-e-media/comunicati/pagine/dati-istat-relativi-ad-occupati-e-disoccupati-di-agosto-2017.aspx/.

[4] Cfr. http://www.istat.it/it/archivio/204041.

[5] Cfr. https://www.inps.it/nuovoportaleinps/default.aspx?itemDir=46919.

[6] Cfr. http://www.jobsact.lavoro.gov.it/Pagine/default.aspx.

[7] Cfr. http://www.lavoce.info/archives/39391/come-cambia-il-mercato-del-lavoro-dopo-il-jobs-act/.

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2 commenti su “ll Jobs Act, la prima legge quantistica sul mondo del lavoro

  1. bortocal15
    4 ottobre 2017

    vorrei solo aggiungere qualcosa di sommamente impopolare: sulla base dei numeri, visto che l’aumento dell’occupazione riguarda soprattutto i lavoratori ultracinquantenni, il suo merito principale e` della Fornero e di Monti e il jobs act non c;entra nulla; per il resto guardiamo a Draghi e alla famigerata Europa.

    Matteo Renzi prosegue doltanto la sua politica delle penne del pavone…, dove non sai se ammirare di piu` la malafede o la stupidita`.

  2. Charly
    13 ottobre 2017

    La malafede temo, pur non essendo il nostro un conclamato genio.

I commenti sono chiusi.

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Questa voce è stata pubblicata il 3 ottobre 2017 da in economia con tag , , .
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