Charly's blog

Fine 21° secolo: l’eta degli imperi?

Torniamo al nostro scenario dedicato al secolo in corso. Siamo arrivati a poco più della metà del secolo con la netta affermazione degli Stati sia in temini politici sia in termini economici. Il lavoro è in via di estinzione o profondamente dequalificato dall’incedere senza soste della tecnologia che risulta essere, alla fine, la vera vincitrice e dominus incontrastato sia in ambito economico sia in ambito sociale. Il clima è sotto controllo, l’ambiente regge, la crisi energetica è superata grazie alla fusione nucleare. L’ingegneria genetica ormai è realtà in ampie parti del pianeta quali la Cina, il Giappone, l’India e nelle parti dell’Europa rimaste areligiose e non devastate dall’immigrazione islamica. Solo gli Stati Uniti e la Russia rimangono indietro insieme a quel che resta del mondo islamico (devastato dalla perdita di centralità economica del petrolio) per motivi religiosi. Ma è qui che iniziano i problemi…

 

—- Se le risorse del pianeta si esauriscono… —-

In questo scenario relativamente ottimista c’è un piccolissimo problema: le risorse naturali. E, si sa, anche loro presentano dei limiti in quanto non infinite su questo pianeta [1]:

Indio. Esaurimento previsto per il 2028. L’indio è un metallo argenteo che si trova accanto allo stagno nella tavola periodica, condividendone molte delle sue proprietà, come il colore e la densità. Con gli attuali livelli di produzione (l’ossido di indio è un conduttore a film sottile utilizzato nelle TV a schermo piatto), si calcola che si estinguerà appunto tra 17 anni.

Argento. Esaurimento previsto per il 2029. Dato che l’argento uccide i microbi, è sempre più utilizzato per i rivestimenti dei prodotti di maggiore consumo. Oltre che ovviamente per farne preziosi. Agli attuali livelli di consumo, gli restano circa 19 anni di vita ma se riciclato, il suo utilizzo può protrarsi ancora per qualche decennio.

Oro. Esaurimento previsto per il 2030. A incidere sulla sua estinzione senza dubbio è la crisi finanziaria globale, che ha accelerato la domanda di questo minerale. Secondo Julian Phillips, direttore del Gold Forecaster, probabilmente le riserve di oro ne avranno ancora “solo” per un altro ventennio.

Rame. Esaurimento previsto per il 2044. Il rame è utilizzato in quasi tutte le componenti delle infrastrutture: dai tubi alle apparecchiature elettriche. Il quantitativo delle riserve note al momento è pari a 540 milioni di tonnellate ma recenti lavori geologici in Sud America indicano che ci potrebbero essere ulteriori 1,3 miliardi di tonnellate di rame nascosti nelle montagne delle Ande. Insomma, almeno un altro trentennio lo abbiamo garantito.

Litio. Esaurimento previsto per il 2560. Sebbene la domanda per questo minerale stia sempre più aumentando, perché è una componente essenziale nelle batterie delle auto elettriche – dunque la domanda dovrebbe subire tra qualche decennio una sensibile accelerazione – le riserve ad oggi conosciute di litio sono grandi abbastanza per durare più di cinque secoli. Senza contare quello contenuto nell’acqua del mare.

Petrolio. Esaurimento previsto per il 2050. Malgrado le nuove frontiere tecnologiche che si stanno aprendo nel campo delle estrazioni, consentendo di estrarre petrolio anche in zone un tempo inimmaginabili (si pensi al largo del Golfo del Messico, tra i ghiacci dell’Alaska e nel Mar Caspio), le risorse di petrolio subiranno un picco di disponibilità a partire dal 2014. Ma nonostante l’incremento di cui sopra, se prima si prevedeva un suo esaurimento per il 2030, ora è slittato al 2050. O quanto meno, da quell’anno, si prevede che resterà solo il 10% dell’attuale quantità di petrolio. Insomma, abbiamo tutto il tempo per mettere sul mercato auto eco-sostenibili ma di contro, c’è anche tutto il tempo per inquinare il nostro Pianeta!

Carbone. Esaurimento previsto per il 2072. A differenza del petrolio, il carbone è considerato come una fonte di energia inesauribile. Non è così, almeno nelle previsioni di David Rutledge del California Institut of Technology. Basta vedere cosa è successo nel Regno Unito, dove la rivoluzione industriale è nata e si è sviluppata per prima proprio grazie ai grandi giacimenti carbonferi. Anche qui le curve di produzione hanno seguito una forma a “S”, in crescita e poi in picchiata. Elaborando le disponibilità di carbone dalle miniere del resto del mondo, Rutledge conclude che il mondo avrà estratto il 90% di carbone del carbone disponibile già nel 2072.

Invito a non prendere per oro colato le date perché sono stime, e in genere non sono proprio affidabilissime, ma il trend è innegabile e nei prossimi decenni svariate risorse naturali saranno sempre più rare. Si può, pertanto, prevedere una corsa alle risorse sempre più accentutata anche perché è già in atto come dimostrano le azioni di USA e Cina (petrolio per i primi, risorse e terre coltivabili per i secondi) e persino della Francia (si veda in Africa). Per la Russia il discorso è differente perché le risorse naturali le ha già in casa, mentre il Sud America è un mondo a parte per svariate ragioni (posizione geografica, sottopopolamento).

 

—- Alzate gli occhi al cielo! —-

Prima di iscriversi al partito della decrescita vi inviterei a prendere in considerazione il fatto che il nostro universo non si limita al nostro pianeta. Non a caso la corsa alle risorse spaziali è già cominciata [2]:

«Il futuro dell’esplorazione spaziale? E’ certamente rivolto all’esplorazione e allo sfruttamento delle risorse minerarie degli asteroidi e della Luna». Lo afferma Arthur Dula, dell’Università di Houston Law Center, autore di un rapporto di 340 pagine, ormai quasi concluso, realizzato per l’Accademia Internazionale di Astronautica (IAA), che ha organizzato a Torino, in collaborazione con il Politecnico e il Centro Spaziale ALTEC, una “tre giorni” dedicata al futuro dell’astronautica: la nona edizione del Congresso Internazionale sul Futuro dell’Esplorazione Spaziale. 

La Luna offre anche il vantaggio di essere una base da cui partire per altre destinazioni [3]:

Ovviamente nello spazio l’acqua si trova nella maggior parte dei casi allo stato solido, cioè sotto forma di ghiaccio. Su asteroidi e comete non è possibile che l’acqua si mantenga allo stato liquido perché questi oggetti seguono delle orbite che li portano molto lontano dal Sole e dalla zona di abitabilità (cioè la fascia nei sistemi planetari dove è possibile che esista acqua liquida). Anche se non tutti sembrano essere d’accordo, la Luna è appetibile perché sotto la superficie dei poli nasconde 1,6 miliardi di tonnellate di ghiaccio d’acqua, oltre ad altri elementi chimici rari.

Nessuna novità, avevamo già visto che è meglio tornare sulla Luna piuttosto che andare a mettere una bandierina su Marte. Ma anche qui non mancano i problemi come il costo e le difficoltà tecniche. Anche se si può leggere in giro che i privati si stanno muovendo per iniziare le operazoni minerarie, in termini pratici non si dovrebbe dimenticare che dietro a quelle aziende ci sono gli Stati. D’altronde se la Nasa che ha accesso al PIL americano non ha le risorse necessarie per avviare la colonizzazione di Marte non vedo come lo possa fare un tipo della Silicon Valley.

In aggiunta si deve rammentare dell’interesse nazionale. Un’azienda con sede negli USA difficilmente venderà le sue risorse minerarie alla Cina, che è il principale competitor strategico, senza incorrere in reprimenda da parte degli USA. Per certi versi i rapporti che verranno a costituirsi nei prossimi anni saranno paragonabili a quelli che la Compagnia delle Indie intratteneva con i regni e i poteri politici. Indipendente sì, ma sempre all’interno delle indicazioni dettate dal potere politico. Ma nel nostro scenario gli Stati prenderanno il sopravvento andando a gestire anche il settore in questione. O, meglio, gli Stati prenderanno il sopravvento fino a quando non compariranno gli imperi…

 

—- L’età degli imperi —-

Ma cos’è un impero e per cosa si differenzia dalle altre organizzazioni politiche? A prima vista l’impero può essere definito tramite una mera descrizione di fattori:

  • dimensioni: gli imperi sono mediamente più grandi di un regno o di una repubblica;
  • multietnicità e multiculturalismo;

Ma gli stessi elementi si possono anche trovare in un regno, sebbene non si possano trovare in un repubblica visto che il multiculturalismo abbinato al voto porta alla guerra civile. Ma un unico fattore è ascrivibile all’impero rispetto alle altre entità politiche: l’ideologia universale sui cui si fonda con relativa pretesa superiorità su tutti gli altri poteri politici. Gli USA ne sono l’ultimo esempio:

  • binomio democrazia/capitalismo;
  • intolleranza verso altre forme di organizzazione politico ed economica;
  • l’ergersi come sceriffo del mondo;

La Russia e la Cina stanno cercando di recuperare una dimensione imperiale ma risultano limitati da svariati fattori e da alcune peculiarità come il fatto che l’Impero Cinese si considerava sì superiore al resto del mondo, ma non era interessato a civilizzare i barbari. L’Islam politico invece è un fallimento e lo smembramento degli Stati dell’area africana e asiatica – dovuto al fatto che non sono per davvero delle nazioni ma dei residuati degli imperi coloniali – porta indietro la politica alla dimensione delle tribù. La UE a sua volta è un impero fallito perché la geografia e duemila anni di storia non si possono ignorare con tanta facilità. Ma è una lezione che non si vuole capire.

Se l’economia sta portando alla ribalta il locale per questioni di vocazioni economiche legate a un singolo territorio, nel lungo periodo la crescente statalizzazione delle economie farà perdere peso alle entità locali. E in un contesto di forte competizione per le poche risorse naturali rimaste e le sfide poste dall’esplorazione spaziale potrebbero favorire gli imperi e le risorse che solo loro possono mobilitare (popolazione, risorse naturali).

La presenza degli imperi porta con sé anche altri due elementi. Il primo è il progressivo inferocirsi della vita politica e pubblica dato che gli imperi per gestire la loro popolazione multietnica devono fare affidamento, letteralmente, sul manganello. In più gli obiettivi imperiali richiedono risorse che non possono essere destinate alla popolazione rendendo la vita quotidiana più difficile rispetto a una repubblica basata sul welfare. Gli Stati Uniti ne sono un esempio lampante dato che sotto determinati indicatori socioeconomici sono più vicini ai paesi del terzo mondo rispetto a quelli del primo.

Il secondo fattore è che la pretesa di universalità rende la coesistenza fra imperi impossibile. La Guerra Fredda con il conflitto fra gli USA e l’URSS ne sono un esempio clarificatore: un confronto fra imperi mette in gioco il modello socioeconomico e culturale proposto con il rischio di un possibile catastrofico conflitto di massa. Viceversa i Regni possono cavarsela con conflitti limitati basati sulla teoria dell’equilibrio dei poteri come quelli del 18° secolo.

Non aspettatevi, tuttavia, un mondo diviso fra pochi imperi dato che mi aspetto esserci una coesistenza fra entità politiche fra loro assai differenti come i già citati imperi, gli Stati-Nazione, le città-Stato e le tribù. D’altronde è quello che è già successo negli ultimi millenni.

E dopo il periodo degli imperi che cosa ci sarà? Difficile a dirsi, ma il potere imperiale è strutturalmente inefficiente per via della sua multiculturalità e dell’impiego delle sue risorse per fini imperiali invece che per alleviare le condizioni di vita della sua popolazione. In genere, infatti, gli imperi durano poco e le sue componenti scivolano nello Stato-Nazione – la forma pù efficiente – o nel tribalismo locale. Ma nel nostro scenario sono presenti gli obblighi imposti dall’esplorazione spaziale e solo alcune innovazioni tecnologiche tali da abbassarne i requisiti potrebbero portare in auge gli Stati-nazioni e le alleanze fra di essi.

 

[ fine]

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[1] Cfr. https://www.tuttogreen.it/quante-risorse-naturali-ci-rimangono-un-grafico-interattivo-ce-lo-spiega/.

[2] Cfr. http://www.lastampa.it/2015/07/08/scienza/nel-futuro-sfrutteremo-i-minerali-presenti-sugli-asteroidi-e-sulla-luna-uOkzDqTW0cVsXPxJfKXrJL/pagina.html.

[3] Cfr. http://www.treccani.it/magazine/atlante/scienze/a_caccia_di_idrogeno_sulla_luna.html.

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Questa voce è stata pubblicata il 7 ottobre 2017 da in Uncategorized con tag , , , .
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